luglio 2012 archive

La strada

Variegate attività commerciali presenti sulla via dove abito:
1) Investigatore privato. Si pubblicizza con vistosa insegna luminosa dove è impresso il numero di telefono.Ho il sospetto che il titolare (del tutto sconosciuto) sia un folle sociopatico che da anni usa i suoi sofisticati strumenti di spionaggio per controllare il vicinato, composto da vegliardi settantenni, oltre che dalla famigliola…..credo che l’investigatore sia diventato ancora più sociopatico.
2) Cantina o bettola. L’insegna è bianca, luminosa, le scritte sono di color amaranto. Gli astanti sono gli stessi da almeno trenta anni, e da almeno trenta anni comprano lo stesso prodotto consumato sul posto: vino al bicchiere. Il proprietario cinquantenne e i clienti, stanziano la maggior parte del tempo sul marciapiede antistante al “locale”, circondati da botti di legno, una grossa moto da città ed una sedia sull’uscio, dove è riposto seduto e sonnecchiante il padre novantenne del proprietario. Nelle infinite volte che entro ed esco da casa, loro sono lì, parlano di calcio, guardano le donne passare pur rimanendo immobili e con lo sguardo fisso. Penso siano tutti degli ologrammi. Un giorno di questi li tocco.
3) Negozio di fumetti colorato frequentato da ragazzi e ragazze. Chiacchierano a bassa voce, sono educati, distrattamente ti osservano passare. Penso che con la mia vita caotica ed il mio perenne correre, sembro a loro molto più irreale dei personaggi dei fumetti che leggono. L’insegna è a forma di nuvoletta azzurra.
4) Servizio di pompe funebri. Attività florida aperta da pochi anni tra gli scongiuri generali. L’ufficio/negozio è sito sul livello della strada, chiuso da una vetrata. È possibile, passandoci davanti, vedere all’interno l’esposizione dei prodotti. L’insegna è fissata su un grosso palo piantato sul marciapiede.
………Dimenticavo:
5) “Casa di appuntamento”. L’attività si svolgeva in un appartamento nel palazzo accanto al mio. E’ stata chiusa dopo una retata della polizia. Non c’era nessuna insegna.

Tizianeda

Le scarpe

Odio guidare la macchina. Mi piace camminare a passo svelto con la musica attaccata alle orecchie. Per questo l’altra mattina, per le strade cittadine vagavo in cerca di un paio di scarpe comode, adatte alla mia quotidiana attività motoria. Dovevano essere con poco tacco e confortevoli, come quelle che indossano le signore anzianotte, con i piedi bitorzoluti e consunti.
Mentre mi dedicavo alla noiosa attività di entrare ed uscire dai negozi, ho incontrato A., la mia amica alta ed entusiasta.
“Mi devo comprare un paio di scarpe”
“Ne ho visto adesso un paio bellissimo..sono perfette per te, seguimi!”.
Fiduciosa le sono andata dietro, perchè si sa le amiche, quelle che ti conoscono, quelle con cui chiacchieri, con cui raggiungi le alte vette dell’armonia e gli abissi del disaccordo, quelle a cui pensi se hai bisogno di un consiglio o per trovare consolazione, quando mostrano tanto travolgente entusiasmo , le segui senza discutere.
“Ti ho detto che voglio scarpe comode da passeggio?…però non correre che un passo tuo sono almeno tre dei miei!!”
“Guarda … non sono bellissime!”.
Dovevo immaginare che tanta eccitazione, non poteva essere stata generata da anonime e rassicuranti scarpe adatte a stabili deambulazioni.
“Sono da Drag Queen!”
“Misuratele, se potessi le comprerei per me…ma con questo tacco!”.
Così le ho misurate e le ho comprate, dimenticando dentro gli oscuri meandri della mente, il motivo del mio originario vagare annoiato per i negozi, travolto dall’idea che la mia amica A. mi veda come non sono: una gran figa sopra dei trampoli assurdi!
Poi ho portato i femminili oggetti contundenti a casa, che sono stati scoperti dalla ragazzina decenne.
“Mamma cosa è questa meraviglia!!!”
La mia non più bimba, in preda ad un’ eccitazione irrefrenabile ha indossato le scarpe da Drag Queen, e non le ha più tolte. Sono due giorni che passeggia per casa con loro ai piedi, come fossero confortevoli pantofoline.
Io la guardo, come si vede la bellezza che improvvisa ti si piazza davanti, come si guarda qualcosa in divenire, un cambiamento epocale, guardo la donna ancora nascosta dentro di lei che allontana un millimetro alla volta la bambina, in una lenta ed impercettibile evoluzione, come quella della terra.
A dire il vero, guardo anche le mie scarpe e mi convinco che ho fatto proprio bene a seguire la mia amica A., alta ed entusiasta.

Tizianeda

Davide e Golia

Il piccolo di casa, la sera a letto ama circondarsi di oggetti familiari e rassicuranti. Oltre al sacchettoacchiappaincubi, bisaccia di panno rosso cucita dalle mani pazienti della zia M., che di notte risucchia dalla sua testa i brutti sogni (“però mamma non funziona molto bene perché si prende pure quelli buoni”), ci sono i suoi piccoli pupazzi spelacchiati e consunti: il cagnolino Tuffy ed il procione Procy.
Il primo, il più bisognoso dell’affetto del suo padroncino ha un solo enorme sproporzionato occhio tondo, perché l’altro non c’è più, sostituito da una cavità nera e profonda come un cratere di un vulcano pronto a risvegliarsi (“ Mamma è’ stato il suo amico Procy il procione a cacciarglielo, però non lo ha fatto apposta, quindi Tuffy lo ha perdonato”).
Poi ci sono io, seduta sul bordo del letto che raccolgo le confidenze del piccolo che ignora il sonno, preso dalla serale logorrea compulsiva.
“Mamma Tuffy non vuole solo le coccole. Lui è anche un eroe! Sconfigge i giganti cattivi!”
“Ma come fa così piccino ad uccidere i giganti!”
“Ora ti spiego. Si fa ingoiare e così quasi strozza il gigante. Poi scende giù giù nell’intestino e si muove fortissimo da una parte e dall’altra . Ti faccio vedere…così…… prima che al gigante esce il vomito lui risale veloce veloce e dopo il gigante vomita e muore”.
“Molto furbo questo Tuffy”.
“Mi dimenticavo. Quando è fuori si scrolla tutto. Perché lui è un cane e non si può fare la doccia”.
“E perché si deve scrollare?”
Sgrana gli occhi e parla greve: “Perché mamma il gigante dentro……… è pieno di sangue!!”.
La sua voce trema mentre mi descrive quest’ultima scena decisamente troppo splatter per lui…..Per fortuna c’è il sacchettoacchiappaincubi!

Tizianeda

Storia triste senza lieto fine

Protagonista:
la cesta del bucato.
Coprotagonista:
tu.
Ambientazione:
stanza piccola e angusta arredata con meste mensole piene di inutili oggetti dimenticati e detersivi comprati con le offerte dei supermercati. Ci sono anche la cassetta degli attrezzi e la lavatrice.
Sceneggiatura:
la protagonista e tu vi guardate. Tu sospiri mugolando. Vorresti cospargere tutto di benzina, accendere un cerino, buttarlo sopra quella cosa informe, chiudere la porta della stanza piccola ed angusta ed allontanarti al rallentatore, spietata e fighissima, mentre alle tue spalle si innalza una massa di fuoco. Ma non lo fai.
La protagonista è un’ informe bitorzoluta montagna, immobile e affatto profumata, come roba accatastata in una discarica. Ti sei distratta e lei è di nuovo piena. La coprotagonista crede che la cesta del bucato viva di vita propria. Ha ragione. La protagonista è uno spirito maligno che agisce non visto per sfibrare i nervi della coprotagonista. Una notte mentre la famiglia è immersa nel sonno, la cesta del bucato infila una stronzettina calza rossa nella lavatrice piena di mutande e magliette bianche del marito della coprotagonista, che diventano tutte di un bel rosa brillante.
Epilogo:
“Bellissimo colore il rosa!” Esclami tu, mentre il maschio adulto di casa osservava incredulo i suoi nuovi capi di intimo.
Fine della storia triste senza lieto fine.

Tizianeda

Tiziano Ferro

Tiziano Ferro canta in televisione.
“Mi piace quest’uomo. Pensa a quanti ragazzi avrà dato coraggio facendo coming out” dico allo sposo.
“Che vuol dire ?” mi chiede il seienne.
“E’ quando una persona rivela pubblicamente chi è.Tiziano Ferro ha detto di essere omosessuale”.
“Che vuol dire eprosessuale?”
“Non eprosessuale, omosessuale”
Lo sposo ed io spieghiamo al piccolo di casa, così come si spiega perché il sole sorge ad est e tramonta ad ovest, così come si spiegano la luna e le stelle. Come si spiega perché i fiori sbocciano in primavera e le rondini migrano d’inverno. Glielo spieghiamo così come si racconta l’ordine naturale delle cose nell’universo.
“Come mamma si è innamorata di papà e papà di mamma, una donna può innamorarsi di un’altra donna ed un uomo di un altro uomo, e se ne hanno voglia vivono insieme”.
“Ho capito è come avere due papà o due mamme”.
“Già, è come avere due papà o due mamme”.

Tizianeda

Due ballerini di tango, un suonatore ed una rissa

Da un angolo della stanza, rischiarato da una luce timida, sgorgava una musica sensuale ed avvolgente. Un uomo silenzioso con il suo strumento tra le braccia, seguiva le note, che morbide riempivano l’aria.
La donna dopo una giornata calda e frenetica che le aveva risucchiato le già poche energie, procedeva con passo fiacco, consolata da quella musica suadente.
Avrebbe voluto togliersi le scarpe e spogliarsi, ma all’improvviso veniva catturata da due braccia soffici femminili che iniziavano a coinvolgerla in una danza turbinosa “Permette un tango?”…… anche se la musica era una bossanova.
Le due donne strette strette iniziarono a marciare avanti e indietro ballando a specchio, ciascuna con un braccio che stringeva il fianco dell’altra mentre gli altri due rispettivi arti, spiccavano in avanti con le dita delle mani intrecciate.
“Ora facciamo un bel caschè”.
“Non credo che la mia schiena……piano!”
Dopo pochi minuti di danza, all’improvviso un maschio ossuto, in abiti discinti, bello da impazzire, si avvicinava al duo danzante, cercando di impossessarsi della ballerina più alta e di maggiore età.
“Ora tocca a me”.
“No, ho iniziato prima io e non ho finito”.
Il disaccordo verbale sfociava in una zuffa mentre il suonatore nell’angolo, procedeva impassibile a far vibrare le corde del suo basso elettrico.
Dopo spintoni, urla, insulti e terribili offese: “stupido!!” “no! Stupida tu” la donna sedava la rissa concedendo a quei due debosciati cinque minuti ciascuno di tango .
Così l’oggetto della contesa, ha continuato a subire pericolosi caschè accompagnati da risate allegre della compagna, per poi danzare con il maschio , felicemente avvinghiato alle sue rotondità .
“Va bene bambini ora basta, la mamma deve preparare la cena!”.
E così la mamma, dopo una giornata nevrotica, dopo un insolito tango su un pentagramma bossanova, una gioiosa ragazzina decenne che attentava alla sua schiena, una rissa sedata, un seienne appassionato di donne formose, un musicista imperturbabile, ha affrontato l’ultimo ostacolo della giornata: un frigorifero vuoto ed una cena da inventare.

Tizianeda

Le donne sono ragazze……

“Non piangere….vieni a casa mia ti offro una gazzosa al caffè”.
“Ti ho portato due libri…sono sicura che ti piaceranno”
“…………………………..”
“Ho avuto un attacco di panico”
“Sei meravigliosa!”
“Usciamo solo noi ragazze?”
“Sono felice di averti conosciuta!”
“Caffè?”
“Coraggio!”
“Come stai?”
“E’ stato bello stare con voi”
“Ahahahahahahah”
“Mangi abbastanza?”
“Sei dimagrita..stai benissimo!”
“Queste scarpe sono stupende!”
“Secondo me stai sbagliando”
“Certi uomini sono proprio stronzi”
“Certe donne sono proprio stronze”
“Grazie”
………
L’amicizia tra donne è un pentagramma mutevole ed avvolgente. E’ una coperta di lana per l’inverno. E’ una lingua arcana. E’ capirsi senza spiegare, è sentirsi senza vedersi. I silenzi parlano per loro. Le donne corrono veloci anche quando il vento non le spinge. Le donne si toccano, si abbracciano, perché l’amicizia è corpo, è carne. Le donne stanno dove c’è il dolore, mani che consolano. Tra di loro ridono scurrili come rozzi galeotti, sono ragazze anche a settant’anni. Si sussurrano l’anima. Parlano dei figli. A volte dei compagni, lamentando le mancanze. L’amicizia fra donne è nuda. E’ parole esatte. E’ un sentire condiviso. E’ solitudine accolta. E’ quotidianità, piccoli gesti lievi. Due donne sedute, che si sfiorano le spalle in un salotto terso … guardano mute fuori dalla finestra.

Tizianeda

Facchiù

“Mamma, ma io posso dire ad alta voce facchiù?”.
“Direi di no. E’ una brutta parola e chi conosce l’inglese la capisce”.
“ Però in Mimiese la posso dire”
“Come!?”
Già i Miemi, quei bimbi senza naso, piccoli piccoli che abitano nel mondo “Pasticciato” che parlano una lingua oscura e mutevole che nessuno capisce, a parte il loro creatore. Che sono tantissimi ed in perenne movimento, che vivono avventure stralunate nella testa di mio figlio di sei anni e sui fogli formato A4 sparsi per la casa.
“Certo perché in mimiese facchiù vuol dire : cosa stai facendo tu?………mamma facchiù?”.
Ed io bestia che gli rispondo….”Mi sto lavando i denti… Ora però fila a letto!”.

Tizianeda

La conta

“1, 2, 3, 4, 5, oddio, 6, 7, 8, 9 non è possibile…10…bastardelli! ”.
Mi aggiro depressa per casa, con in testa un tragico interrogativo: “E’ arrivato il momento di farmi la tinta ai capelli?”.
Il tempo passa bellezza, mi dico masochista.Dieci capelli bianchi disposti sulla mia testa! Cerco di tirarmi su con il mezzo gaudio: tutti in fondo invecchiano… non mi consolo.
Provo a pensare a soluzioni semplici, veloci ed affidabili:
1) Li brucio con la piastra .
2) Li coloro con i pennarelli indelebili neri dei miei figli.
3) Li nascondo sotto una frangia. Però le frange stanno bene alle ventenni e a Monica Bellucci. Io non appartengo a nessuna delle due categorie.
Allora decido di fare un referendum familiar-popolare.
“Che ne dite se mi tingo i capelli?”.
Perché no? Dice la ragazzina.
Fatteli arancioni. Risponde il piccolo.
Non ne hai bisogno, dice il sagace uomo adulto di casa.
La pace interiore è ristabilita…almeno per qualche giorno, fino alla prossima conta.

P.S.: questo post è dedicato a Maddalena e Italia due donne di un tempo che è stato, come i loro nomi. Le mie prozie, ribattezzate “le Signorine” da un paese presidiato dagli uliveti.
E’ dedicato al loro modo distratto e beffardo di invecchiare, dentro una casa ariosa, palpitante di vite antiche.
Alle loro rughe che portavano con lieve indifferenza, alle loro voci musicali e roche, ai loro capelli bianchi.
A zia Lena, che a novant’anni pensava a quando avrebbe festeggiato i cento circondata dal giubilo di noi amati nipoti e pronipoti. A zia Lulù e alla sua passione per la letteratura, da divulgare fino allo sfinimento.
Invecchiare per loro era un dettaglio trascurabile. La loro vita era piena di altro, era piena di noi, e di un passato da ricordare a voce alta.
Loro sono una storia che vale la pena raccontare, una storia che prima o poi vi racconterò.

Tizianeda

Succede

Succede che la terra si capovolge dalla parte sbagliata in un modo che non ti aspetti, o non vorresti.
Succede che la lente colorata che hai in tasca, che tieni come un amuleto o un controcanto allegro, si sgretola come sabbia, e la tua mano cerca a vuoto.
Succede che un dolore che non ti appartiene, perché è di altri che conosci, ti raggiunge, come l’aria che si sposta per una catastrofe lontana. Come le onde di un terremoto cattivo esploso altrove. Di quelle che, dove sei tu , fanno tremare nevrotiche le cose rannicchiate sui mobili, senza distruggere, ma lasciandoti addosso una densa tristezza e la percezione vaga di una perdita possibile.
Succede che le parole si svuotano, gli occhi si cercano in una chiesa piena di caldo e persone, tutte assiepate, tutte chiuse a pugno, tutte con un perché dentro, tutte spettatrici di un’assenza.
Succede che un padre abbraccia ed una madre parla, e mentre la loro forza ti inonda, rinnovi, come una preghiera sussurrata, la tua fede nell’uomo.
Succede che volano palloncini bianchi che andranno chissà dove, e si battono le mani, mentre il dolore ti sfila davanti.
Succede che torni a casa, il tuo sposo sbuccia un po’ di frutta fresca, la taglia a pezzi piccoli, la posa su un piatto ed in silenzio la mangiate insieme.

Tizianeda