Luglio 2012 archive

Tutto in una notte

I due adulti della famigliola, lo Sposo Errante e Tizianeda, un insolito venerdì sera, si sono tuffati in una gaudente movida, grazie al benevolo soccorso degli zii- fratelli di Tizianeda e dei loro coniugi, che per una notte hanno preso in consegna il seienne e la decenne.
Tizianeda è uscita da casa eccitata come un’adolescente al primo appuntamento, elegante ed imbellettata, del tutto incredula che ad aspettarla c’erano ben due diverse serate danzanti.
L’uomo adulto è uscito da casa con le sue comode scarpe ai piedi, pazientemente consapevole che fra qualche ora, avrebbe cercato di sottrarre la sua sposa dalla pista da ballo….. inutilmente.

Festa nr. 1
La ragazzina di casa fa parte di un gruppo laico Scout. Gli adulti dell’associazione, per autofinanziarsi hanno organizzato una serata musicale, con una band di cinquantenni, indigena e filo Baden Powell.
Ad aspettarci, decine di volti sorridenti dalle età altalenanti, in un locale con le ventole sul soffitto circondato da canne di bambù. C’erano gli Scout adolescenti di sedici diciassette e diciotto anni, c’erano i ventenni, c’erano quarantenni ed anche cinquantenni, c’erano uomini e donne di sessanta o settanta anni, uniti dall’universale desiderio di divertirsi, ballare, stare insieme, dentro un insolito e sano flusso generazionale. Tutti o quasi, incuranti del caldo che faceva sudare…. tanto.
Quando la band di cinquantenni ha iniziato a suonare il twist, una moltitudine di fianchi di tutte le età, ha iniziato all’unisono ad ondulare, come attivata da un arcano comando. Mentre la miscellanea di musica, gioia ed entusiasmo trasportava la miriade di bacini verso una serata allegra, data l’ora, l’uomo adulto di casa ed io abbiamo lasciato la festa nr. 1 per recarci alla festa nr. 2.

Festa nr. 2.
La moglie di un amico di infanzia dello sposo, di quelli che se anche non si esce insieme o si scelgono vite diverse, ci si vorrà per sempre bene, ha festeggiato i raggiunti quaranta anni, in un posto aperto, appoggiato sul mare come una nave ormeggiata. All’orizzonte la rassicurante visione di mille luci fluttuanti su montagne ingoiate da una notte lontana.
Quando siamo arrivati, siamo stati accolti da decine di respiri e volti sconosciuti, rallegrati da un tasso alcolico senza ritorno.
Un gruppo di donne magrissime, abbronzatissime, altissime, dotate di nasi perfetti e insolite bocche afro, si muoveva compatto, svolgendo all’unisono le stesse azioni: abbracciarsi, chiacchierare, ridere, bere, mangiare, ballare in cerchio…. come al liceo.
Gli uomini si aggiravano iperattivi sul rumoroso pavimento di legno, tutti con un bicchiere in mano.
Lo sposo della festeggiata, per darci il benvenuto, ci ha consegnato due bevande profumate di estate e limoni, composte da un liquido chiaro, ghiaccio e foglie di menta.
“Vado a ballare!” ho detto allo sposo, mentre abbandonavo il cocktail oscuro su un tavolo.
Ho approfittato della felice condizione di chi, ad una festa, non conosce quasi nessuno, come un’imbucata.
Ho chiuso gli occhi e ho iniziato a muovermi felice e sola. Ho aperto gli occhi dopo un bel po’. C’era un tipo palestrato cinquantenne che ballava accovacciato, facendo fluttuare le braccia verso l’alto.
Ho richiuso gli occhi. Poi qualcuno mi ha urtato. Ho riaperto gli occhi. Attorno al danzatore con le gambe piegate a 90 gradi, c’erano quattro donne nella stessa posizione che muovevano i sederi su e giù, vicino al pavimento. Lui sembrava un santone folle in preda ad una visione, circondato dalle sue adepte. Una donna con tacchi altissimi, vestito bianco corto, magra ed abbronzata si è unita alla setta danzante, rischiando di cadere più volte, con le gambe all’insù.
Ho richiuso gli occhi. Finalmente la musica ed io. Dopo un po’ ho sentito l’aria intorno spostarsi con forza. Ho riaperto gli occhi. Una quarantenne abbronzata e magrissima vestita con un mini abito nero si agitava convulsamente. Si abbassava sulle gambe, facendo serpeggianti movimenti con il bacino, per rialzarsi in un’ ola verticale. L’effetto domino è stato immediato. Sono stata circonda da corpi in preda a crisi convulsive, compreso il tipo palestrato accovacciato, ora con una bottiglia in mano, piena di liquido marrone, che ha tentato ripetutamente ed inutilmente di offrirmi.
Mi sono allontanata, ho richiuso gli occhi.
“La tortaaa!!!!”.
La musica si è spenta, e tutti, seguendo il flusso ci siamo recati per assistere all’irrinunciabile soffio delle candeline. Gli amici abbandonate momentaneamente le bevande allegre, si sono dedicati ad altra attività ludica: il lancio della torta sulla festeggiata e gli invitati.
Saggiamente la musica ha ricominciato a pompare forte.
Mentre mi avvicinavo alla pista, una donna non più giovane, vestita come Marta Marzotto a Portofino, ha deciso di socializzare con lo sposo errante invitandolo a ballare ed a bere qualcosa insieme. Lui l’ha guardata come se un alieno gli avesse proposto di vivisezionarlo per scopi sperimentali.
Caina, mi sono goduta il fallito approccio, pensando a quanto fosse stata sfortunata la signora, intercettando, per rallegrare la sua serata, l’uomo con il tasso alcolico più basso della festa ed il meno avvezzo ad incontri occasionali.
Poi son tornata a ballare, mentre lo sposo fuggiva da un amico sobrio.
Stavolta gli occhi li ho tenuti aperti per osservare lo spettacolo che mi girava intorno. Così ho ballato e guardato, guardato e ballato, perché quando ti si dispiega un mondo che è così lontano dal tuo, lo sforzo è quello di comprendere senza giudicare, di osservare per cogliere le sfumature, percepire le pieghe nascoste. E dopo occhi chiusi ed aperti, balli e musica, bottiglie ormai svuotate, visi veri e artificiali, allegria indotta che non c’era e divertimento sincero, io ed il paziente sposo siamo tornati a casa nostra.

P. S.: Ancora oggi non ho smaltito tutto quel danzare nella notte umida, tra cervicale, sinusite e dolori articolari.

Tizianeda

Mangia qualche cosa

Ore 5 del pomeriggio.
Con le cuffie attaccate alle orecchie e l’i-pod acceso, cammino per strada. Vado a lavorare.
All’improvviso si materializza un collega avvocato. Ci salutiamo. Ci baciamo….. siamo meridionali.
“Ciao, tutto bene?”
“Sì tutto bene, e tu ?”
E’ infervorato per la discussione tenuta davanti ad un collegio di giudici.
Speriamo non inizi a raccontare.
“Non hai idea di cosa mi è successo oggi in udienza !”.
Perché non esiste il tele-trasporto? ☹
Spengo il dispensatore di musica portatile e tento di sintonizzarmi sui suoi racconti…..tento, appunto.
Le mie capacità di concentrazione sono pari a quelle di un bambino iperattivo costretto da un maestro ottuso a studiare.
Lo guardo senza vederlo, fingendo attenzione. Per dare credibilità alla mia patetica pantomima, immobilizzo la faccia dentro un sorriso ebete , ogni tanto annuisco e commento con vaghi “certo”, “ovvio”, “sì”.
Solo a tratti mi arriva alle orecchie l’eco di suoni familiari: “…..giurisprudenza……collegio…………notificazione……………inconsistente……….cancelleria……..giudici……………………………………………..”.
“Allora tu che ne pensi?”. Sono fottuta!
Ecco a cosa penso: ad un grande immenso gigantesco BOH!
Penso che hai interrotto il mio momento zen, tragitto casa-studio, con i tuoi discorsi uggiosi. Che sono stanca. Che la mattina sono sopravvissuta, come Frodo nella Terra di Mezzo, al Tribunale e alla sua varia umanità. Che a casa ho sostenuto un’avventura ancora più perigliosa : i miei figli. Che vorrei essere in un centro benessere a farmi massaggiare da mani pietose, anziché concludere la giornata chiusa nel mio studio di avvocatessa!
Questo penso. Però non glielo dico.
Poi come per incanto, l’intuizione, soffiata dalle Anime Buone delle Mamme Sfiancate venutemi in soccorso .
“Hai un’aria affaticata. Sei pallido. Dovresti andartene a casa e mangiare qualche cosa!”.
“Dici?”. Mi risponde preoccupato. Annuisco subito pentita (ma non troppo) della mia perfidia.
Ci salutiamo, sfiorandoci con le guance .
Lui mi volta le spalle e si incammina mesto con la borsa 24 ore dondolante. Io mi rimetto le cuffie alle orecchie, per godermi i pochi minuti di sospirata solitudine.

Tizianeda