La ragazzina decenne

Mi aspettavo uno tsunami, un terremoto emotivo, uno struggimento nostalgico senza ritorno, ed invece….
Ti ho lasciata nella piazza calda, piena di ragazzini in divisa Scout, gli zaini accatastati in disordine, e un pulmino sonnecchiante, circondato dalle vostre presenze eccitate.
Non ho aspettato il momento della partenza come faceva mia madre, che non si scollava dalla strada con gli occhi grondanti e rossi, fino a che non sparivo dall’orizzonte.
Sono andata via prima, con tuo fratello in lacrime, lui sì, già avvolto dalla nostalgia.
Sette giorni di distanza e silenzio, senza il sollievo di una telefonata, perché queste sono le regole, affidata ad altri ed a te stessa.
Faccio i conti con il mio mutismo, il mio essere dimidiata, come tutte le donne, tutte le madri, tra il sollievo e la mancanza.
E’ una voce sorda, un silenzio ovattato, un ventre pieno.
Ora che non giri per la casa, mi scontro con quello che so, che ho sempre saputo: tu non mi appartieni, non sei mia, non sei di tuo padre, non sei del mio passato.
E’ mio però il nostro tempo condiviso, da quando tutto è iniziato, da quando mi hanno detto che c’eri, da quando hai occupato il mio respiro, allargato i muscoli prima compatti del mio corpo, cambiato per sempre il mio sguardo. E’ mio questo tempo da quando sono stata espugnata da dentro. Perché l’amore non sempre e non subito è solare e facile.
L’amore si è insidiato come un seme piccolo piccolo nella terra, non il giorno in cui hai iniziato a crescermi dentro, e neanche il giorno in cui ti ho vista per la prima volta e ti ho baciata, perché è così che si fa, e a te non è piaciuto. L’amore è successo dopo, quando eri da un mese la costante presenza nei miei giorni mutati per sempre. Dopo che mi hai stordita e confusa. Dopo che ho dato un nome alla paura. Io ero seduta sul divano di casa con fuori l’inverno, quando all’improvviso, con voce lenta ho detto a tuo padre che mi ero pentita, che non ero pronta.
Lui quel giorno mi ha guardato stupito ed incredulo con due occhi da bambino, ed io ho iniziato a guarire dallo sperdimento, ho iniziato a diventare madre.
Si è aperta una porta ed io sola, l’ ho attraversata con te, sicura tra le mie braccia.
E’ mio questo tempo dentro il quale ti muovi ed io ti guardo e ti accompagno, restando ogni giorno un po’ più in disparte. Guardo il tuo modo vibrante e già femminile di percorrere lo spazio, il tuo sguardo ironico, le tue mani mobili a volte nevrotiche.
Tra pochi giorni ci rivedremo, ragazzina. Ti troverò cambiata, impercettibilmente. Nel diverso movimento della tua testa, in un guizzo nei tuoi occhi, in un altro modo di far scorrere le dita tra i capelli o di sorridere. Ed ancora, davanti a tanto innamorato stupore, rinnoverò come una preghiera arcana quello che so e che ho sempre saputo: tu non mi appartieni, non sei mia, non sei di tuo padre, non sei del mio passato.

Tizianeda

16 thoughts on “La ragazzina decenne”

  1. bianca ha detto:

    …e Tizianeda diventò mamma mentre la decenne iniziò a vivere la sua vita…!! :)))

  2. EmmeGiElle ha detto:

    “…e da allora sono perche’ tu sei,
    e da allora sei, sono e siamo,
    e per amore saro’, sarai, saremo.”
    PABLO NERUDA

    n.b. Non potrei scrivere niente di mio che tu non abbia già meravigliosamente scritto !!! IO TI ADORO

    1. Tizianeda ha detto:

      Grazie EmmeGiElle..anche e non solo, per aver portato Pablo Neruda con te. Baci

      p.s.: anche il mio ego, oggi alle stelle, ti ringrazia tutto gaudente!!!! 🙂

      1. EmmeGiElle ha detto:

        Sicuramente P.N. la dedicò ad una donna…ma credo sia la sintesi efficace dell’amore materno, anche se poi quando lei “sarà”, io “sarò” sola ed il “saremo” lo sentirò solo io !!! 🙂

        1. Tizianeda ha detto:

          Davvero efficace ed ineccepibile la tua spiegazione del testo. Sono sicura che P.N. sorride sornione! 🙂

  3. Citty ha detto:

    È molto bello quello che hai scritto, ma è ancora più bello che tu lo condivida con altri. Grazie!

    1. Tizianeda ha detto:

      Grazie a te Citty ….super mamma!

  4. Antonella ha detto:

    E’ difficile accettare che loro non ci appartengono, che sono “diversi” da come vorremmo, da come li avevamo immaginati. Di certo è la nostra vita, di donne e madri, che ha subito uno stravolgimento, meraviglioso ed insopportabile, da quando sono entrati nella nostra vita.
    Un abbraccio

    1. Tizianeda ha detto:

      Un abbraccio a te cara Antonella !

  5. marina ha detto:

    non vedo l’ora di rivederla questa decenne!!!!

  6. Anna ha detto:

    Solo oggi leggo il tuo blog dopo l’ultima volta che ci siamo viste e scopro con lo stupore di una bimba di poter commentare, in particolare, uno dei tuoi pensieri di mamma che mi ha fatto a lungo piangere per l’intensità con cui hai saputo esprimere con poche parole quanto i nostri pargoli siano importanti per noi,ma anche riflettere sul fatto che stanno crescendo e questo mi ha resa un pò triste perchè come dici non sono nostri.Ti abbraccio e mi complimento per il tuo modo coinvolgente e travolgente di scrivere

    1. Tizianeda ha detto:

      AnnaMaria, che dirti…..grazie!!!

  7. laura ha detto:

    profonda e bellissima poesia…………………………………….

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *