novembre 2012 archive

Un complicato inevitabile stadio dell’esistenza

“Sono l’unica che non esce sola con i compagni…tu mi fai sentire diversa!!”
Quando arriva è come un botto inaspettato che ti fa sussultare, una porta che si spalanca forte su una stanza sconosciuta, un enigma pieno di grovigli e trabocchetti. Così, ti senti come quando hai una parola sulla punta della lingua ma proprio, proprio non spunta dai meandri della memoria.
Quindi inspiri ed espiri, evochi tutte le energie benefiche del cosmo, speri che la Forza sia con te, sentendoti come Frodo nella Terra di Mezzo, come Obi-Wan Kenobi alle prese con l’Impero Galattico, come Teseo nel labirinto del Minotauro.
Solo che qui non hai di fronte un orrido mostro, ma una graziosa bambina con due grandi lirici occhi azzurro-grigi, circondati da ciglia ipnotiche. Una graziosa bambina di dieci anni ancora invischiata nell’infanzia ma attratta da un complicato inevitabile stadio dell’esistenza: l’adolescenza .
In mezzo a questo delirio ci sei tu costretta a misurarti per la prima maledettissima volta con questo spazio emotivo temporale che arriva all’improvviso come un acquazzone estivo, con questa bambina che la sera è Hermione Granger e la mattina dopo Lord Voldemort.
“Tesoro ricordati che c’è un tempo per ogni cosa, non avere fretta di disfarti dell’infanzia, perché una volta che la lasci non torna mica più. Certo poi verrà un tempo affascinante ed intenso, ma l’infanzia finché puoi tienitela stretta”.
“Ma quando finisce l’infanzia?”
“… ecco…credo… quando non ti diverti più a giocare con le bambole”.
Come un gran colpo di fortuna, come un buon senso che non sai di avere, ma che emerge nei momenti di ansia da prestazione o di terrore puro, queste parole si sono insinuate dentro i dedali mentali della ragazzina, ancora in bilico tra quello che è e quello che sta diventando…almeno per un po’.
Poi si ricomincia daccapo. Alle richieste di passeggiate pomeridiane con le amiche, si aggiungono le uscite al cinema con i compagni (anche maschi?) e persino l’aperitivo.
Sono certa che, questa ragazzina con lo smalto colorato sulle unghie, che si sistema ossessivamente il ciuffo dei capelli, ma poi si dimentica di lavarsi i denti, che va in estasi per un bel paio di scarpe con i tacchi ma gioca ancora con il fratello di sette anni, che da grande vuole fare la biologa, l’attrice, la stilista, la veterinaria o la salvatrice eroica di animali strani sparsi per la terra, sia confusa da tutto questo divenire. Dentro e fuori di sé.
Sono certa che alcuni no, non sono il muro che arresta il cammino, ma la scala sulla quale inerpicarsi per imparare l’attesa.
L’unica cosa di cui non sono certa, è se da questa tempesta e passione ne uscirò indenne, con i nervi ancora saldi e la serena consapevolezza che anche io tanto tempo fa ho attraversato lo stesso guado di mia figlia. Ma soprattutto con la ferma percezione che no, io oggi non sono come era la mia mamma vecchietta, allora inflessibile professoressa di lettere. O invece, sono proprio come lei?

Tizianeda

Colloqui, professori e tante mamme

Venerdì scorso, nella scuola della ragazzina si sono svolti i primi ufficiali colloqui con tutti i professori. Tizianeda non poteva mancare a questo incontro con gli insegnanti della decenne, neofita frequentatrice delle medie.
Mentre era lì che attendeva, si è guardata intorno e soprattutto ha osservato e parlato con alcune mamme.

1. La mamma extraterrestre.

“Sono qui per i miei gemelli. Ho lasciato i due figli più piccoli a casa”
“Gli altri due!? Ho capito… quelli frutto della passione…eheheh!!”
“No, no tutti voluti. Voglio anzi avere il quinto figlio. La casa mi sembra vuota altrimenti”.
Tizianeda ha guardato quella donna con un tonto stupore, l’ha esaminata in ogni centimetro del suo corpo per rassicurarsi di avere davanti a lei un esponente del genere umano e non una pericolosa abitante di chissà quale destabilizzante mondo ultragalattico. Dopo essersi accertata che non era una super eroina con sintomatiche mutazioni genetiche, tipo branchie, piedi palmati, antenne retrattili, squame, pelle verde, corpo elastico o invisibile, lame rotanti e alabarde spaziali, ha iniziato ad inondare di domande la poveretta.
Così ha scoperto che la sua vita affollata è perfettamente organizzata, è perfettamente caotica, perfettamente incastrata, che è frutto della strategia precisa e consapevole di una ex bambina senza fratelli, da sempre desiderosa di spazi pieni e vocianti, che suo marito è proprio come lei. Tizianeda avrebbe voluto esaminare anche il marito.

2. La mamma cafona con aiuto.
Il problema principale dei colloqui di massa con i professori della scuola secondaria, è l’accaparramento del primo posto nella lunga sfiancante attesa. E poiché i professori, contrariamente alle maestre della scuola elementare sono tanti e dislocati per l’occasione in diverse aule sparse per l’istituto, l’accaparramento deve essere veloce e simultaneo. Questo Tizianeda lo ha scoperto una volta entrata nell’edificio, dopo essere arrivata davanti al portone sbarrato alle due del pomeriggio. Lo ha capito dopo un’ora e mezza di attesa all’addiaccio e dopo che, come la sfigatissima piccola fiammiferaia, si era congelata gli arti inferiori e superiori. Così una mamma ossigenata, fusonata, ingioiellata, ricoperta di uno spesso strato di colori sulla faccia, placida le spiegava che la sua attesa era stata inutile. “Non importa chi arriva per primo, ma chi per primo segna il proprio nome sui fogli affissi sulle porte delle aule” “ma io sono qui dalle due, sono la prima” “guardi ho un figlio anche in terza media e so bene come funziona, sono esperta”.
Talmente esperta che il figlio di terza media venuto con lei, alto magro e stramaleddetamente veloce, si è precipitato per le scale non appena i bidelli hanno dato il via. Mentre Tizianeda arrancava alla prima rampa, lui aveva segnato il nome della sua signora reverendissima madre su tutti i fogli degli insegnanti, gli stessi con cui doveva parlare Tizianeda.

3. La mamma super organizzata.

Tizianeda ha sempre provato una ammirata invidia, per le mamme hotuttosottocontrollo. Venerdì c’erano le mamme dotate di elenco con i nomi dei professori con cui parlare, lo schema delle aule e forse anche la cartina con le uscite di emergenza. Erano perfettamente informata delle strane regole di prenotazione, dotate di penna più ricambio per poter segnare i loro nomi sui fogli affissi alle porte.
Le mamme super organizzate hanno i capelli sistemati per l’occasione, sono discretamente truccate, correttamente vestite, ricordano i nomi di tutti i libri su cui studiano i figli, conoscono, perché li hanno calcolati, i tempi di sosta davanti ad ogni porta e prevedono con matematica precisione a che ora usciranno dal plesso scolastico. Se sono stanche non si vede, se vorrebbero essere altrove non se ne accorge nessuno, hanno già la cena pronta e forse la tavola apparecchiata.

4. La mamma che si aggirava confusa.
In mezzo a questo tripudio di donne, qua e là interrotto dalla presenza di padri, si aggirava una mamma confusa.
Una mamma che anche se era lì ad aspettare dalle due del pomeriggio è riuscita a dimenticare di scrivere il suo nome su alcuni fogli di prenotazione, così balzando agli ultimi posti. Una mamma che non aveva la penna con sé perché non ci aveva pensato prima di uscire frettolosamente da casa. Che si è accorta di avere le calze vistosamente sfilate su tutti e due i piedi. Che si è divertita a chiacchierare con le altre mamme in attesa e si è un po’ arrabbiata per le piccole prepotenze che la avviliscono. Ha incontrato le tante belle mamme conosciute cinque anni prima nell’aula di prima elementare di sua figlia e rivederle lì le è sembrato strano e malinconicamente sentimentale. E’ riuscita a parlare con i professori della ragazzina, anche se non con tutti perché su alcuni elenchi era l’ultima e doveva andare via. E’ andata a lavorare in uno stato di confusione mentale perché era davvero molto stanca .La mamma che si aggirava confusa non si sogna minimamente di avere cinque figli e neanche quattro ed a pensarci neanche tre, anche se quando vede bimbi piccini piccini le viene un sussulto nostalgico, che però le passa subito. Quel giorno la cena a casa non era pronta con anticipo organizzato e la tavola non era apparecchiata. A quelle ci ha pensato dopo, improvvisando.

Tizianeda

Il settenne…da sabato

Sette anni e nove mesi fa, eri una promessa che si ingrandiva dentro di me.
Poi sei arrivato corpo e pianto da un taglio cattivo sul mio corpo, seguendo le tracce lasciate da tua sorella.
Eri grande e sorprendentemente lungo. Ancora una volta la vita mi regalava un bambino bello, ancor una volta venivo presidiata da un amore stupito, questa volta da subito, senza pazienti giorni di attesa. Tua sorella aveva segnato una strada ferma per te, lei senza volerlo, lei senza volerti. Ti sei attaccato placido, con il tuo sguardo lucido ed una calma vorace, al mio corpo che precipitava dentro una stanchezza calda.
Mi hai invischiato in un amore denso che non so raccontare. Mi hai invischiato da quel giorno e mi invischi ancora, con il tuo modo strambo di essere, mio piccolo sbrindellato bambino. Tu che ti muovi magro e veloce con quei ciuffi allegri sulla testa. Con il tuo sguardo scuro sopra un sorriso che avvolge e confonde. Che racconti su fogli sparsi i tuoi mondi visionari, foreste luminose, bambini felici e volteggianti. Tu che fai volare anche le parole. Che dici di non annoiarti mai perché pensi, pensi sempre. Che ami le donne di un amore assoluto ché senza di loro, il mondo sarebbe triste. Che ti muovi e vibri dentro e fuori, e per questo sei libero, e nessuno mai potrà imbrigliarti con dita dritte e fredde. Sei innocente e lucido, come i poeti o i folli. Sei forte come un prestigiatore con le sue idee. Sei fragile come chi sente addosso gli odori del mondo. Sei appassionato e pigro. Sei distratto, a volte perso in chissà quale mondo.
Sei come la vita, come il suono ed il silenzio, come la bellezza che ogni giorno ti incanta e sperde.
Buon compleanno mio settenne, buon compleanno mio piccolo D.

Tizianeda

Due pittori, una casa, e quattro Pig Pen

“Secondo me dobbiamo farle verde chiaro, rosso chiaro, arancione e rosa”.
“Noi le vorremmo bianche”
“Nooo tutte bianche nooo”.
Per giorni la sera a tavola, i quattro elementi della famigliola si sono confrontati, ognuno con la propria personale idea cromatico-estetica.
Perché i due adulti sciroccati e temerari, hanno deciso che sì, era giunto il momento di dipingere le pareti di casa ormai consunte e sbrindellate, cambiare colore, occultare i graffiti furtivamente disegnati dal seienne, in un tempo non molto remoto.
Così i due maggiorenni poco sani di mente, hanno sequestrato per una settimana gli stessi pittori che sette anni addietro avevano dipinto le stesse pareti della stessa casa. Li hanno rinchiusi negli stessi 90 mq per sette terrificanti giorni, li hanno sfamati con panini con la mortadella, birre e caffè, costretti a fare prove su prove per scegliere il colore giusto. Per sette lunghi giorni l’ordinario caos familiare ha raggiunto le vette del non ritorno, dello sconforto puro, del machimelohafattofare.
In questo tumulto nevrotico lo sposo errante non ha smesso di errare, Tizianeda ad incastrare i vari pezzi della giornata, i bambini a girovagare impassibili e perfettamente a loro agio tra mobili accatastati ricoperti da teli e polvere.
La polvere, come un maleficio, si è anche impossessata dei vestiti delle facce e capelli dei quattro della famigliola tramutati in quattro sporchissimi Pig Pen.
Poi dopo la tempesta i primi accenni di sereno. Le stanze ad una ad una sono state ridipinte, i colori giusti scelti, anche grazie a qualche dritta provvidenziale soffiata da amichevoli occhi esperti. Tra i membri della famigliola si è giunti ad un equo compromesso che ha reso tutti felici e contenti.
I pittori sono stati liberati dalla prigionia, hanno smesso di mangiare pane con la mortadella e di subire i dubbi cromatici di Tizianeda. I quattro reietti della casa, due dei quali profondamente provati da questa esperienza, avranno bisogno di un bel po’ di tempo, prima di liberasi dalla polvere che ormai volteggia intorno a loro come un indistruttibile campo magnetico.

Tizianeda

La crema le lumache e l’infanzia

“Mamma la tua faccia puzza di olive”.
Questo mi ha detto la decenne baciandomi prima di andare a scuola.
“Sarà la crema alla bava di lumaca, che ho messo”
“Che schifo!!”
Ogni tanto Tizianeda usa questa crema stipata in un contenitore piccolo con dispenser, che quando lo premi fa “sghisc”, e sembra proprio una lumaca collerica disturbata nel suo vivere lento, che manda schiuma e bolle come un invasato.
“Ma come ti sembra?” mi ha chiesto una volta un’amica curiosa, tentata anche lei dall’acquisto.
Mi mette di buon’umore, e mi stimola i ricordi. Quando sento quello sghisc, che esce nevrotico dal contenitore, vedo tre bambini in un giardino di un paesino presidiato dagli uliveti. Vedo un cespuglio fitto e verde. Lì, dentro quel profumato bosco in miniatura, nascosti, asparagi e lumache, tante tantissime. Vedo una casa antica e ferma , vedo una fontana di pietra ed una grande scalinata che dalla strada scende giù fino al giardino. Vedo due donne placide, dai capelli bianchi ed ancora folti , sedute all’aperto con fili sottili ed uncinetti. Chiacchierano e contemplano beate quel tempo muto. Loro che non ci sono più, le zie, prozie, proprozie, amate da una grande famiglia sparsa per l’italia.
Le lumache si fanno prendere, rigirare, toccare dai tre bambini, da Tizianeda ed i suoi fratelli e sembrano serafiche per quella lentezza assegnata dalla natura, fino allo sbotto finale, fino alla schiumazza isterica, che rivela la loro vera natura collerica.
Ora questa natura collerica è tutta spalmata sulla mia faccia, in attesa di un miracolo. Fa effetto?
Boh!? Io spero di sì, anche le mie amiche attendono fiduciose. La decenne invece, dice che puzzo di olive e che sono sempre la stessa.
Male che vada mi rimangono lo sghisc che dispensa buonumore benefico anche per la pelle, e i miei preziosi ricordi.

Tizianeda

Sei mesi

“Ma perché, cosa ti manca figlia mia…hai una bella famiglia, un marito, dei figli, un buon lavoro, cos’è questa scempiaggine del blog?”.
Con questo trasporto entusiasta, la mamma vecchietta di Tizianeda, professoressa di lettere in pensione, un giorno, ha accolto la notizia ingenuamente rivelata, che la sua cara figlia secondogenita, la ex adolescente ribelle e contestatrice, avrebbe iniziato a scrivere le vicende tragicomiche della sua famigliola, in un posto potenzialmente accessibile a tutto il mondo informatizzato.
Da quel giorno sono passati sei mesi.
La mamma vecchietta, da molto tempo ormai rassegnata ad avere la figlia poco allineata, oggi guarda con discreta curiosità a questa “stranezza”.
Da quel giorno, Tizianeda nella sua stanzetta colorata, dove con sincerità racconta il suo mondo dentro e fuori, dove riceve visite, abbracci inaspettati, empatia, entusiasmo e racconti generosamente condivisi, ha provato una miscellanea di emozioni sorprendenti.
Tizianeda è qui per un’urgenza che le volteggiava dentro, perché scrivere le piace, le piace unire le parole, dare una forma alle immagini ed alle emozioni. E’ qui perché sa che il racconto stupito dell’ordinario può essere avvolgente. Perché ci sono i suoi figli che un giorno, se ne avranno voglia, leggeranno questa traccia amorosa. Tizianeda scrive perché è donna, e scrive anche per le donne. Perché sa che la leggerezza e l’ironia sono un bel modo per salvarsi. Perchè è esibizionista ed anche un po’ buffona.
Per questo ancora oggi continua a farlo. Perché quando libera i suoi racconti, sente le farfalle nello stomaco, come un insicuro innamorato. Perché scrivendo si guarda dentro. Perché prova una gioia confusa che ancora deve imparare a gestire e disciplinare. Perchè quando legge i commenti ai post, le viene la voglia di ballare il tip tap. Di cantare e battere le mani, per le mail divertite che le arrivano. Perchè le piace firmarsi Tizianeda, che era il modo amorevolmente unico con cui la chiamava la sua nonna Bianca di tanto tempo fa.
Per questo oggi Tizianeda vi dice grazie. Per il vostro sostegno, per l’entusiasmo, per la pazienza, per i vostri generosi passaparola.
Ma soprattutto a dirvi il suo grazie stupito, oggi è Tiziana.

Tizianeda

Flusso di pensieri dentro una giornata qualsiasi

Se ne è andato aveva una voce stanca…dormo ancora un po’……coraggio Tizianeda alzati dal letto…..ce la puoi fare. Ecco …..santo cielo chi è questa tipa sconvolta che mi guarda dallo specchio…che bel silenzio c’è in casa…dai fai colazione che poi svegli i due mostri…orrida cioccolata con le nocciole esci fuori da questa casa… ne assaggio solo un pezzetto che tanto durante il giorno lo smaltisco….
Che ci fa la decenne con lo zaino in spalla alle sette e venti…il seienne sta facendo ancora colazione in mutande con lo sguardo perso..ora lo riporto nel mondo degli umani… come sono belli…..madonna quanto è sbrindellato ….i calzettoni sopra i pantaloni della tuta non si possono guardare……noooo e quelle unghie nere quando gli sono cresciute…cosa penseranno di me le maestre..un bambino allevato nella foresta pluviale dai primati…ecco lei è andata..ora esco sul balcone e la vedo girare l’angolo, ma le ho fatte tutte le raccomandazioni??…Bella della mia vita che bel passo fermo…finisci di prepararti Tizianeda dai che devi accompagnare il seienne…..piove un po’ non ho preso l’ombrello… ma tanto sono cinque minuti a piedi…corriamo…sono l’unica mamma con minore senza ombrello che corre…pero’ è divertente e magari smaltisco il pezzo di cioccolata….siamo due sbrindellati.
Maledette carte quando scomparirete tutte….ogginoncelapossofare….devo rispondere a unmiloneduecentosessantamilacinquecento mail….ho bisogno di caffeina..chiamo la mia amicatuttabella per caffè e chiacchiere al bar giù..tanto sono cinque minuti, vabbè dieci..a volte venti… è che il tempo passa in fretta quando parliamo…
….già le dodici e cinquanta..devo andare a scuola….ha smesso di piovere meno male..avevo l’ombrello stavolta..eccolo…ma cosa penserà mai tutto il tempo..mi avrà vista?..devo portarlo dal barbiere ha i ciuffi in testa esplosi…dov’è la ragazzina… imbronciata come sempre… no è un finto broncio c’è il suo amico del cuore..prove tecniche di femminilità. ..povera me.
…non capisco niente maledetti problemi di geometria..nuocciono gravemente all’autostima delle mamme..quasi tutte le mamme..chiamo la zia Dada così glieli spiega…a me no perché tanto è inutile…
Finirà mai questa giornata?……cosa preparo per cena…vediamo un po’….
Dormono finalmente quanto sono belli… gli dò due bacetti…bene un po’ di pace… ora posso vedermi un bel film o leggere uno dei dieci libri impolverati sul comodino, scrivere un post, chiacchierare con lo sposo errante, o potrei dedicarmi alla cura del corpo, lavarmi i capelli fare ginnastica cucinare per tutta la settimana che viene………mi corico sono troppo stanca.
…anche se venisse Johnny Depp in versione erotica pirata dei caraibi tra lui ed il cuscino sceglierei il cuscino.…ma come mi sono ridot…………………………………………………………………

Tizianeda

Tre M ed una I

“Mamma voglio stare con loro perché gli voglio bene e non così per caso”.
Questo ha detto piangendo l’ormai quasi settenne, dopo aver salutato la zia M., lo zio M., la cugina M e la cugina I., sotto un cielo domenicale gonfio di nuvole, mentre piano ci allontanavamo da un viale fresco di alberi di un quartiere romano, per ritornare a casa nel Sud Sud.
Ed è vero l’amore non è mai così per caso.
Quando per la prima volta Tizianeda ha conosciuto questa famigliola piena di M dove l’unica lettera dissonante era un forse nella pancia della sua mamma, le vite di lei e dello Sposo Errante fluivano parallele e vicine da neanche due mesi, come un gioco allegro, un vortice prodigioso, come due correnti ondose nello scorrere del mare, che si incontrano si toccano e mai si confondono.
Era il 1998, Tizianeda aveva 28 anni, anche se sembrava una ragazzina. Aveva sopracciglia folte, un guardaroba scarno, labili risorse economiche per un lavoro, quello di avvocatessa, ancora poco strutturato e l’entusiasmo incosciente di chi è innamorato.
“Voglio farti conoscere mia sorella e la sua famiglia. Vivono a Roma… ti piaceranno”. Le ha detto sicuro l’uomo adulto di casa.
Così sono partiti la mattina di un dicembre freddo ed umido, attraversando strade malferme dentro un avvicendarsi di Regioni, spensierati e leggeri come la giovinezza.
Poi sul pianerottolo della casa romana, Tizianeda ha poggiato i suoi occhi su un sorriso di attesa e sollievo, il sorriso della prima M, un sorriso con la frangia bionda, con gli stivali ed un prato fiorito rosa su un vestito morbido. Il sorriso di una bambina di nove anni dalla voce calma e riflessiva.
Quella bambina ha sorriso a Tizianeda, ai suoi ribelli capelli neri e ricci, ai suoi pantaloni larghi, alle sue scarpe da tennis, alla sua faccia senza trucco, al suo corpo piccolo e formoso. Quella bambina è stata la porta aperta che ha fatto entrare Tizianeda serena nella nuova famiglia che da quel giorno è diventata anche la sua.
“Sai zietta quel giorno avevo paura che dall’ascensore uscisse una donna bionda alta con la minigonna le calze a rete ed i tacchi a spillo”. Questo ha confessato a Tizianeda molto tempo dopo la nipote M., affascinata e spaventata dai racconti che sentiva sullo zio scapestrato e libero, che scompariva con la sua Enduro e volteggiava felice tra le nuvole con un paracadute sulle spalle.
Così Tizianeda è entrata in quella casa che profuma di cucina buona, di lenzuola fresche e ricamate, di pane, di vino rosso sulla tavola apparecchiata, di pulito.
E’ entrata avvolta dai sorrisi, che l’hanno ammaliata e conquistata.
Ed ancora oggi, in questo tempo mutato dal nostro vivere, con dentro la nipote I, oggi tredicenne sottile e fluttuante, nata dopo un silente e sorprendente colpo di teatro, con dentro la decenne ed il seienne, si sono salutati domenica mattina, la famigliola e la nonna santa Gina venuta anche lei dal Sud Sud, con le tre M ed una I, con gli stessi sorrisi di tanti anni fa e quel piacere lieve e riposante di quando si sta insieme e che ferma il tempo, che non è mai così per caso, come dice sagace il piccolo di casa, avvolto dalla nostalgia.

¬

Tizianeda

La Fatina delle Donne Sfiancate

Driiiin
“Signora siamo gli elettricisti in quale stanza dobbiamo andare?”
Driiiin
“Avvocatessa sono venuto a controllare lo scanner che non funziona”
Driiin
“Tizianeda, sono la mamma vecchietta, apri”
Driiin
“Ciao collega, sono venuta a prendere le misure della stanza”
Driin
“Mamma mi puoi stampare il disegno di una zucca?”
Driin
“Riciao mamma, anche di un albero di ulivo”
Driin
“Mamma mi ero dimenticata… devo fare una ricerca su internet sugli dei dell’Olimpo ”.
“Signora dobbiamo staccare la luce dieci minuti”
“Io non ho finito di controllare lo scanner”
Driin
“Ciao collega sono venuta per parlare di quella questione”
Driin
“Mamma scusa se ti disturbo ma volevo ricordarti di comprare i denti di Dracula per la festa di Halloween”.
Din don
“Tizianeda sono la Fatina delle Donne Sfiancate! Oggi esaudirò un tuo desiderio, ma sappi che non puoi chiedere cambiamenti epocali della tua vita, tipo diventare alta bionda magra e figa, ma solo un piccolo desiderio che possa portare un po’ di sollievo alla tua vita supercinetica”
Se succedesse una cosa del genere, cioè se davvero all’improvviso suonasse alla porta questa tipa con un desiderio da esaudire, anche se piccolo piccolo, Tizianeda chiederebbe senza pensare di poter dormire. Dormire di un sonno profondo e ristoratore. Dormire per due giorni di seguito come la Bella Addormentata sul Baldacchino, senza però il noioso Principe Sempreazzurro con il suo zelante bacio del risveglio. Perchè in questi giorni di un autunno tardivo, Tizianeda è un tripudio di sbadigli accompagnati dalla voglia di accasciarsi ovunque: sulla sua scrivania di lavoro, mentre il primo pomeriggio controlla i compiti del seienne, in Tribunale sulla spalla di un qualsiasi comodo collega, o mentre aspetta il suo turno da qualche parte, o ancora mentre guida.
Però siccome è avida di desideri, lei vorrebbe anche avere i capelli auto-pulenti ed auto-ordinanti invece di ricorrere ad orari terroristici e nemici del sonno per dargli una forma ed un contegno, vorrebbe le gambe lisce e lucide, anziché un habitat incolto e rigoglioso, vorrebbe ingozzarsi di cioccolata e dolci senza soffrire di apocalittici sensi di colpa e delle diatribe con la bilancia in cui finisce sempre per essere perdente.
E poi vorrebbe lo sposo errante stanziale, e lei lavorare meno. Uno stare lento in casa, un bicchiere fumante di tè, il vento del Sud, che gira fuori la sera, che è un rimprovero ed un canto malinconico, un libro stretto tra le dita come un incontro fortunato e salvifico, i bambini indaffarati nel loro fare rilassato.
Solo questo chiederebbe alla Fatina delle Donne Sfiancate….sempre che un giorno non troppo lontano, questa tipa strana, suoni alla sua porta.

Tizianeda