gennaio 2013 archive

Della normalità e del prodigio

Raccontare l’ordinario, la normalità di un interno familiare, un universo minuto…

. Sabato o dell’eccezione che conferma la regola.
“Teniamoceli con noi questo sabato. Stiamo tutto il giorno insieme sotto il piumone. Che ne dici?” – “Va bene bella”, ha risposto lo Sposo Errante con il suo sorriso da ragazzo.
Che è una cosa che non facciamo mai, perché non si fa. Le regole, la disciplina, la scuola che non si può mica saltare così per un guizzo, un capriccio o il desiderio di due genitori di disorientare il tempo, giusto per un giorno. Però ogni tanto… ogni tanto, l’eccezione, ha il gusto delle cose belle che improvvise tornano. Come un dolcetto buono che non mangiavi chissà da quanto, o una musica allegra che ti riporta a un tempo leggero, in cui tutto era possibilità allo stato brado.
Per questo il sabato i due minori non sono andati a scuola. “Eccezionalmente bambini”. Che poi sotto il piumone ci siamo veramente stati tutti e quattro la mattina ad oziare e scherzare, giusto un po’. “Ora però si esce”. “Ok. Maschi con i maschi e femmine con le femmine”. Così ci siamo divisi, noi ragazze a bighellonare in giro, ad estorcere caffè e pan brioche alla zia panificatrice per passione, la zia A, sorella dell’uomo adulto di casa, che sforna per la gioia di tutti noi, famelici ammiratori di pane, biscotti, pizze, brioche, torte, e quanto di stupefacente si può creare con farina e lievito. Lei che ha quello madre, che deve nutrire come un bambino, un Tamagotchi che ribolle dentro il suo frigo, che se va in vacanza se lo deve portare, come si fa con i criceti, le tartarughe o i canarini.
I maschi invece, notoriamente più seri, sono andati dalla nonna santa Gina, per accompagnarla al cimitero, dal marito, che per lei è importante. Chè viene da un tempo in cui il culto dei morti è un vincolo sacro, in cui i fiori messi davanti alle fotografie sono lettere d’amore, che commuovono anche a chi crede che la vita sia solo qui e ora e che dopo, dopo boh, chissà. Il settenne, ha dato anche lui il suo contributo, aggirandosi tra tombe e loculi, spostando le cose, mettendo acqua nei vasi, chiedendo quando andiamo via, e poi il nonno dov’è, il nonno se gli parlo mi sente, ma è dentro la scatola con i fiori, quando andiamo via, ma è in una navicella spaziale, perchè io non lo vedo, perché io non lo sento e quando andiamo via.

. Domenica ovvero apologia della normalità.
“Devi fare i compiti di matematica” “Ma sono stanco ed ho fame” “Hai finito di mangiare un’ora fa. Non è possibile” “Mamma, io digerisco subito”.
I compiti di matematica che il settenne, avrebbe potuto fare in mezz’ora, vista la sua inspiegabile facilità nella gestione di numeri ed astrazioni, hanno invece usurpato tre ore di un pomeriggio domenicale, minando o forse rafforzando il sistema nervoso di Tizianeda.
Perché tra moltiplicazioni, addizioni, sottrazioni, , tra la scomposizione di numeri, tra la risoluzione di problemi, e la costruzione di figure geometriche, ci sono state 1. una quantità imprecisata di lamentele e richieste: sono stanco, ho sete, ho fame, mi fa male la gamba destra, mi fa male la gamba sinistra, se giro il collo mi fa male qui, se sollevo il braccio mi fa male lì, mi duole la pancia, devo fare pipì, devo fare la cacca, non è giusto, quanto minuti mi restano per giocare alla wii, non trovo la penna rossa, ma uffaaa 2. Un paio di tentativi di fuga “dove sei…ma che fai, ti leggi Topolino invece di studiare?”
E dopo, con i compiti finalmente svolti, la decenne ritornata dall’uscita con gli Scout, la cena preparata, anche la domenica si è arrotolata su sé stessa, ordinaria e prodigiosa, con il suo universo minuto.
E domenica, che era “La giornata della memoria”, che la decenne ha disegnato una farfalla con le ali a strisce nere e bianche, per ricordare i bambini nei campi di concentramento volati chissà dove, dopo due giorni così, pieni di una normalità avvolgente, alla quale Tizianeda si aggrappa per sentirsi salda, ha pensato a quella stessa normalità sottratta e profanata molti decenni fa. Scarpe, occhiali, borse, argenteria, libri, giocattoli, nomi, fotografie, tracce di un ordinario disintegrato, che un giorno sei nel tepore della tua casa ed il giorno dopo nel freddo umiliante di una baracca.
E pensando a tutto questo, al mondo che a volte prende la strada della follia disumana,del gesto che disintegra, Tizianeda benedice la sua vita così ordinaria e per questo prodigiosa, benedice il suo ricco universo minuto.

Tizianeda

Non mi freghi

Orrido rivoltante mutevole mostro Ogginocelapossofare,
che mellifluo sghignazzi in queste giornate piene di troppe cose. Ti vedo mentre mi spii, in attesa di assistere al crollo, alla resa, al momento in cui mi fermo davanti alle tante vite che cerco di tenere compatte, perché tutto scivoli e non si sfaldi .
Parlo con te rivoltante essere multiforme, per dirti che anche se la sera arrivo stremata verso il traguardo del letto, come il disperso nel deserto verso la pozza d’acqua, tu bestia spregevole, non mi freghi, sai.
E lo so che ci sei tu con me, sotto il piumone la mattina, quando la voglia di alzarsi, ha lo stesso effetto emotivo dell’idea di trovarsi nudi, in mezzo ad una tempesta di neve sull’Himalaya.
E lo so che tu sei accanto a me, quando poi, il tentativo di risvegliare il settenne per accompagnarlo a scuola, avvolto da uno stato catatonico semi-irreversibile, mi appare difficile come convertire un serial-killer all’amore universale.
E lo so, lo so molto bene, che sei lì appostato nella stanza dei minori, tra i giocattoli ed i vestiti ed i libri sparsi in un disordine scientifico, e non capisco se un portale magico mi ha trasportato in un incubo o se invece sono davanti a un quadro post-moderno che fa dei miei figli due geni incompresi, o se, in un momento di distrazione, un folle ha liberato una mandria di bufali imbestialiti in casa. E mentre nel dubbio decido comunque di gridare, distribuendo equamente minacce e strali, che a sentirmi penso che una così non la vorrei come mamma, lo so che tu ridi acuto e beato.
E ti ho visto, giusto un attimo, seduto sulla scrivania del mio studio di avvocatessa, quando ancora alle nove di sera, finivo i compiti della giornata, pensando ai tre quarti della famiglia un piano più sopra in fiduciosa attesa del mio ritorno, schiacciata dai sensi di colpi e da pensieri apocalittici tipo: 1. Staranno morendo di fame (in realtà lo Sposo Errante tornato dal suo errare, cuoco sopraffino e fantasioso, quella sera ha sfamato i minori con pane tostato e prosciutto,che insieme al caffè è diventato la seconda pietanza in grado di cucinare) 2. Un giorno la decenne ed il settenne, mi rinfacceranno che quella sera gli ho rovinato la vita tornando tardi dal lavoro, mentre sbattendo la porta di casa usciranno con i loro amici punkabbestia. 3. non li troverò afflitti per la mia prolungata assenza e mi diranno serafici “già tornata?”.
E ancora ci sei tu, quando vedo lo Sposo Errante stanco del suo errare e penso che lo vorrei qui con me, quando vedo la mia città davanti al mare, una volta bella e ora dannata, quando un’inaspettata mancanza di gentilezza mi lascia uno stupore triste, ed insomma in tutte quelle storie ordinarie che chiamiamo vita, da gestire anche con la testa.
Lo so che ci sei tu pervicacemente accanto a me, e per questo non mi freghi, anche perché, bello, io vengo da una stirpe di femmine forti. Loro mi hanno trasmesso il loro sguardo, il loro modo di camminare vibrando, di pensare, di ridere e di fregare la paura, tiè.
Quindi gentilmente, oggi che è venerdì e domani sabato e poi viene la domenica, vedi di andartene, perché insomma sei pure un po’ noioso. E sappi, presenza ottusa, che come non freghi me, non fregherai quelle come me.

Tizianeda

Baricco, Proust ed il Manuale delle Giovani Marmotte

Come dentro un uovo caldo che ti ovatta. Per novanta minuti ho riavuto i miei venti anni di quando una volta a settimana, nel pieno dei pruriti della giovinezza lo ascoltavo sbavante, come si fa con un guru, un santone o come con chi, attraverso le parole e la capacità di vedere e scomporre, ti incanta. “Non ci sono per nessuno, arrangiatevi per un’ora e mezza, se mi vogliono dite che sono morta”.
Così, mentre i maschi della casa assistevano, comodamente seduti sul divano, alla lieta e rilassante visione di Titanic in 3D, che lì la gente che muore è tantissima, e lo Sposo Errante ormai è un tutt’uno con i film catastrofici – “ho preso due film, Titanic in 3 D e l’ultimo film su Dracula dicono sia un capolavoro” “non ho parole, ed inizio anche a preoccuparmi per te ” – io, Tizianeda, nella penombra di una stanza, scomodamente seduta su una seggiola, seguivo attraverso internet la lezione di Alessandro Baricco sulla scrittura di Proust, notizia carpita da Twitter e da una tipa bella con la frangia, che parla lieve di libri. Così l’ho ascoltato fino in fondo, con una faccia beata da ebete, dentro la mia bolla felice.
“Ti sei scialata?” (che per chi non fosse del sud sud sarebbe : hai provato quell’immenso piacere che coinvolge tutto l’essere tuo dalle radici e ti scombussola le viscere al punto che ti senti un tutt’uno armonico con il creato?) , mi chiedeva lo Sposo Errante, all’esito delle nostre rispettive visioni. “Sì, è stato bellissimo”.
“Mamma ma tu PrOst lo hai finito di leggere?” “Si dice Proust, settenne, e comunque no, non so se riuscirò mai, sono sette volumi” “Oh! Il Manuale delle Giovani Marmotte ha otto volumi!” “Come Proust” “No mamma, Proust ha scritto solo sette libri. Nel Manuale delle Giovani Marmotte i libri sono O-T-T-O non sette , non è la stessa cosa!”.

Tizianeda

Qualcosa di inaspettato

La giornata, si prospettava uggiosa e uguale alle altre. Una mattina che proprio non hai voglia di andarci in quelle stanze che sono delle scatole chiuse, luce e aria in un tutt’uno grumoso. Con i neon neri di polvere, che colorano le facce di giallo.
Si chiamano aule di udienza questi posti, ché sei avvocata e la mattina così è il lavoro, a prendere i fascicoli, che poi tra le parole scritte a macchina ci sono storie di persone. Devi parlare con i colleghi e il giudice seduto sullo scranno. Tutti dentro questa nave ormeggiata di sbieco. Così sei lì insieme agli altri, che si vede vorrebbero essere altrove, forse fuori sotto il cielo a bighellonare per le strade, o davanti al mare a farsi ipnotizzare, a guardare la Sicilia dall’altra parte, con le montagne bitorzolute in fila. Invece aspetti il tuo turno e parli con i colleghi e il giudice e blablablabla.
Poi però, quel giorno è successo qualcosa di inaspettato.
“Avvocato il consulente è già qui per il conferimento dell’incarico…gentilmente, parlate a bassa voce e rispettate la fila. Stanotte non ho dormito e non mi sento bene…allora ingegnere lei accetta l’incarico che le ho conferito vero?”
“Sì giudice”
Ora glielo chiedo. Con quell’affermazione rimasta sospesa…
“Ha il bambino malato? Per questo non ha dormito ?”.
“Sì avvocato, mio figlio ha vomitato tutta la notte non le dico lo stavo per portare all’ospedale”
“Gastroenterite?”
“No catarro…gli viene la tosse così violenta che vomita..infatti scusate ho il cellulare aperto ma se mi chiamano dovrò andare via….Ingegnere di quanto giorni ha bisogno per la perizia? Novanta, va bene scriviamo….sono stanchissima avvocato forse due ore avrò dormito…. è che non si fa fare l’aerosol”.
Qui con il corpo, lì con il cuore, e un po’ qui e un po’ lì con le parole: una donna.
Così l’aula ingessata si è sciolta in un abbraccio empatico tra muscoli facciali finalmente rilassati, che per un attimo ho pensato che ci saremmo tutti presi per mano e avremmo intonato un canto gospel, chiedendo esultanti di essere salvati dal catarro, dal vomito e dalla tosse.
“Giudice le volevo dire una cosa”
“Mi dica Ingegnere, abbiamo omesso qualcosa nel verbale di udienza?”
“No…se il bambino non si vuole fare l’aerosol, gli dia le gocce pediatriche xyz, sono miracolose!”
“Grazie ingegnere le scrivo qui sul foglio!”.

Tizianeda

Carissima e insostituibile sorellina

“Carissima e insostituibile sorellina…” . Un incipit lieve e innocente, per una lettera appoggiata su una storia che inizia in un tempo lontano lontano, che quasi non si crede. Una lettera su un foglio bianco e ruvido, riempito di parole chiare. Parole intrecciate dentro una trama antica, che quando tutto è cominciato c’erano due bambine di dieci anni, due compagne di scuola, due vicine di casa, due amiche. Insieme hanno visto il loro corpi riempirsi, e poi… poi i loro ventri gonfiarsi e ancora svuotarsi. Hanno visto i seni e la pelle dell’altra raggrinzire, senza troppa paura del tempo, che inesorabile, si prendeva la loro giovinezza.
Una lettera appoggiata su una storia che inizia tra due bambine di dieci anni l’una l’opposto e il completamento dell’altra. G. svampita, anticonformista, passionale, svogliata, generosa, ostinata, alta di una bellezza nervosa. M. obbediente, studiosa, timorosa, sincera, sognatrice, piccola e riccia di capelli neri e fitti su una faccia tonda. Loro due insieme a percorrere spazi antichi fatti di poche cose, dentro un tempo semplice, in bianco e nero. Lungo questa linea le bambine sono diventate donne. Una studiava, studiava e sospirava con le narici sopra libri pieni di amori romantici e improbabili, l’altra che l’amore lo aveva davvero, con lui si sposava diventando madre . Poi si sa che il destino fa giochi di prestigio con la vita e M. quella seria e sognatrice, la consolidata zitella, la laureata, la professoressa di lettere, diventava anche lei insieme a tutto il resto, sposa e poi madre, di tre figli, di Tizianeda e dei suoi fratelli Dada e Peppino oggi zia e zio della decenne e del settenne .
Dentro questo tempo mutato, le due, hanno continuato a vedersi ed amarsi di un amore antico e misterioso che solo l’amicizia sa. Come due adolescenti, hanno continuato a telefonarsi tutti i giorni ed incontrarsi, per chiacchierare, consigliarsi, raccontarsi e abbandonarsi senza ritegno alla loro passione senile, i rebus, ossessionando figli nipoti e mariti per accellerare la soluzione da portare trionfante all’altra.
“Questo animale cos’è Peppino?” “”Un muflone” “Oh fai il serio..Tizianeda cos’è questo?” “Mi sembra un muflone” “Ho capito lo chiedo a vostra sorella che non è come voi!” “Sì però se ti fai suggerire mica è corretto!” “Anche lei si fa aiutare e non le dicono scempiaggini come fate voi due !”.
Ed ora che l’amica del cuore della mamma vecchietta, da ormai due anni vive in una città dalla parte opposta all’Italia di qua giù, perché lì c’è chi ha troppo bisogno di lei. Ora che non le vedo più sedute una accanto all’altra spalla contro spalla a chiacchierare fitte con la Settimana Enigmistica tra le mani nodose. Ora che il telefono è il filo che le fa sentire più vicine. Che si spediscono fotografie e lettere piene di tenera intimità scritta a mano, perché loro vengono da un tempo altro. Insomma, ora penso al prologo di questa storia così bella e antica, penso al valore dell’amicizia che non chiede, ma si nutre del rilassato piacere di stare e crescere insieme con la persona che la vita ti ha portato davanti, ma che tu hai scelto. Penso alle quattro lievi parole scritte dall’amica lontana : “carissima e insostituibile sorellina”, che magicamente mi hanno fatto capire che le due donne anziane sono sempre quelle due bambine di dieci anni, nel tempo in cui scoprivano stupite la grazia e l’innocenza dell’amicizia.

Tizianeda

Due versioni

Versione nr. 1:

Nel condominio dove abita la famigliola, vive da pochi anni una coppia di sposi cinquantenni.
Lui è uomo del Sud come Tizianeda, lei viene da una civile e composta nazione europea.
Sono alti, belli, eleganti e sobri.
Lavorano entrambi per una società. Non staranno molti anni in città.
Salutano cordialmente quando ti incontrano, si soffermano per chiacchierare senza essere invadenti. Per il resto del tempo sono presenze discrete e impercettibili.

Versione nr. 2:

Nel condominio dove abita la famigliola, vive da pochi anni, una coppia di sposi cinquantenni.
Lui dice di essere uomo del sud, lei dice di venire da una civile e composta nazione europea.
Sono alti, fascinosi, eleganti e discreti.
Non è dato sapere se come e quanto si fermeranno nella stessa città di Tizianeda.
Quando ti incontrano, salutano accennando un sorriso, si intrattengono appena, per il resto del tempo sono presenze evanescenti e misteriose.
Apparentemente lavorano per una società.
In realtà sono due spie sotto copertura per i servizi segreti internazionali. Praticano il Judo, il Karate, il Kung Fu, il Taekwondo e la Lotta greco-romana. Parlano perfettamente l’inglese, il francese, il tedesco, il cinese, l’arabo maghrebino e tutte le lingue caucasiche nord-occidentali. Maneggiano pistole e bazooka con la stessa naturalezza con la quale Tizianeda appoggia i piatti sulla tavola per apparecchiarla. Hanno una collezione di armi Ninja nascoste in un cunicolo segreto, come Batman o Highlander.
Nel buio della notte, vestiti con aderentissime tute nere, come quelle di Eva Kant e Diabolik, saltano tra i tetti dei palazzi per stanare pericolose bande di criminali.
Ora……
Una delle due versioni è vera, l’altra pare di no …ma Tizianeda non ricorda più quale…

Tizianeda

Camminando a zig zag la domenica pomeriggio

E’ successo che Tizianeda è uscita con la ragazzina, la sua quasi undicenne. Domenica pomeriggio, che già fuori era buio e i negozi sulla via principale tutti aperti. E’ successo che hanno passeggiato lente, insieme al fluire umano, come piace a noi del sud che tanto anche d’inverno, non fa mai troppo freddo. E’ successo che hanno riso e scherzato e camminato a zig zag come due ubriachi, perché Tizianeda non sa procedere dritta ma ondeggia – “Non hai il controllo del tuo corpo” le dice sempre lo Sposo Errante – così come la decenne che ha assorbito come un’osmosi, la stessa andatura incostante. E’ successo che la serata procedeva allegramente, tra chiacchiere, risate e improvvise dichiarazioni d’amore filiale. E’ successo tutto questo fino a quando Tizianeda ha ricordato che doveva rinfoltire quegli indumenti del guardaroba che languivano ormai scarni dentro un cassetto di casa sua. Una parte mai utilizzata, perché regalo di amiche spiritose ed ottimiste ma nemiche della praticità e del confort.
“Dai entriamo nel negozio tesoro, così ne compro qualcuna”.
“Mamma che ne dici di questa?” “Ma che scherzi?” madonna è da porno star. “Allora questa?” “Sono al contrario. Vedi la parte sottile, quella che sembra un filo va dietro. Pensa che scomode. Comunque no ” “Queste?” “Per carita, è come non averle!” .
Così Tizianeda ha scelto in totale autonomia, mentre la minore, inorridiva dei gusti per lei bacchettoni della sua mamma.
“Tesoro non le lasciare incustodite sul bancone che magari qualcuno non sapendo le prende”
“Mamma stai tranquilla, nessuno vorrebbe le tue mutande tristi”.
Così le due sono tornate a casa insieme al pacchetto con dentro gli indumenti “tristi” ma sufficientemente arditi per Tizianeda. Hanno camminato ridendo rassegnate per quella distanza estetica, hanno camminato ondeggiando,in quel modo strambo che appartiene solo a loro.

Tizianeda

L’ozio,la scuola, il funambolo e gli alieni

Dopo quasi quindici giorni di permanenza dentro casa, dopo che li ha visti aggirarsi in mutande e vestaglia o stravaccati sul divano. Dopo aver urlato un numero imprecisato di volte, per lo stato di devastazione indifferente della loro stanza. Dopo essere stata travolta da infidi sensi di colpa per non avergli riempito questo tempo vacante, con gite, incontri culturali, viaggi, cinema, libri, teatro, escursioni, inviti di amici con torte e biscotti, con attività ludiche e altro.Insomma dopo tutto questo, le sinapsi cerebrali, quelle poche sopravvissute, si sono concentrate su un unico palpitante desiderio: la riapertura delle scuole, evento salvifico, ripristinatore di vite caotiche e ormai senza regole.
Tizianeda invoca la scuola, così quei due minori debosciati, la finiranno di fregarla tutte le sere, facendosi trovare caldi e incollati sotto il piumone matrimoniale. “Stanotte dormiamo qui!” le dicono quando pensa di trovarli addormentati nei loro letti. Mentre l’uomo adulto di casa sacrifica il talamo nuziale, pregustandosi la solitudine notturna nella stanza dei minori, Tizianeda si rassegna a dormire con i due tipi sorridenti e felici. Per questo lei invoca la scuola, santa protettrice delle notti agitate. Così il bambino magro e spigoloso la finirà di addormentarsi lungo la metà del suo corpo regalandole un risveglio scricchiolante. Così il settenne troverà un limite nella stanchezza scolastica, alla sua logorrea compulsiva – “mamma lo senti questo rumore?” “mmm” “forse è un cadavere” “i cadaveri non fanno rumore” “allora è un cadavere che sta per morire “non credo” “allora è uno zombie” “può darsi però ora dormi”. Invoca la scuola, così tra lei e il suo sonno non si piazzerà il respiro profondo e cavernoso della decenne interrotto da frasi in una lingua di provenienza aliena.
Invoca la scuola, perché la sbracata rilassatezza di questi giorni ha causato una crescita allarmante delle unghie del settenne, libero anche dall’acqua come Pig Pen, che è stato sottoposto a un restailing come quello di un competente specialista, o di un autolavaggio fate voi.
Invoca la scuola, perché ci sono state mattine in cui tutta la famigliola ha dormito fino alle undici, con gran stupore generale specie di Tizianeda che ha un ricordo annebbiato di questi risvegli giovanili e senza figli. La invoca, perchè quando sei cresciuta con in testa il mantra della sua mamma ora vecchietta “l’ozio è il padre dei vizi”, tutte quelle ore perse hanno il peso gravoso dei sensi di colpa. Invoca la scuola, perché in fondo Tizianeda ha uno spirito anarchico, che deve un po’ imbrigliare in regole e orari per non dargli troppo spazio, perché le piace trovare l’equilibrio tra la follia e il bisogno consapevole di ordine. Come il funambolo, certo che per non cadere dal filo sospeso, sì deve essere un po’ tocco, ma anche straordinariamente equilibrato, con addosso una divertita fiducia in se stesso e nel filo che lo protegge dal vuoto.

p.s.: mentre Tizianeda vi scrive lo sposo errante sta guardando un film. “Ho comprato un film bellissimo stasera lo vediamo tutti” “ solo se e’ d’amore, dove lui ama lei, lei ama lui e poi vivono felici e contenti” “no è il prequel di Alien, bellissimo!” “vado di là a scrivere il post!”.
Ecco perché Tizianeda invoca la scuola e la fine delle ferie. Così la sera lui, nel bisogno impellente di ricongiungersi con il letto non potrà scegliere film con orridi mostri bavosi e musiche agghiaccianti, dove tutti o quasi tutti muoiono dopo due ore di ansiogene scene sanguinolente.

Tizianeda