La ragazzina undicenne

Quando ci siamo viste per la prima volta, io avevo paura, tu eri arrabbiata. Il mio sguardo era liquido, il tuo torvo di chi è stato derubato di uno spazio unico e irripetibile. Prima di incontrarci, poco prima, in quella stanza di ferro e acciaio, cantavo una canzone di Joni Mitchell, The Circle Game, quella che fa “E le stagioni girano in tondo e i cavallucci colorati vanno su e giù Prigionieri sulla giostra del tempo Non possiamo tornare indietro ma solo guardare da dove veniamo E girare e girare e girare in questo girotondo”, però in inglese. Che poi non era la canzone più adatta per la nostra prima volta, lo so, eppure mi ci sono aggrappata per non cedere e liquefarmi. E mentre cantavo con la voce che tremava, mentre appoggiavo la fronte sul petto di una donna dalle mani forti, un’altra mi infilava un ago grosso nella schiena. E mentre le mie gambe scomparivano dai sensi e file veloci di parole, le mie, coprivano l’assenza, loro, i dottori, con mani rabbiose tra le mie costole e il tuo corpo, non riuscivano ad acciuffarti, a farti traslocare dall’altra parte. Dio se hanno faticato. E dovevo capirlo già allora e anche prima di che materia sei plasmata, dovevo capirlo quando ti sei abbarbicata dentro la mia pancia, seduta come una regina sul trono o un manifestante che occupa un edificio, chè no a testa in giù non ti sei voluta girare, come tutti gli altri. Lo dovevo capire già allora di cosa sei capace, lo dovevo capire dal primo sguardo che ci siamo scambiate e in quello sguardo tu eri madre ed io figlia, tu immensa ed io piccola, eravamo le due Alice nel Paese delle Meraviglie. Io trasparente e fragile come carta velina, tu con addosso il peso di insegnarmi a diventare roccia strada e vento che soffia alle spalle. Tu che sei la misura del tempo passato insieme, con le ore e i giorni e gli anni che ti sono cresciuti addosso. Tu mia bella undicenne, tu con quegli occhi che ci hanno stupito da subito “Cambierà il colore. Noi non abbiano gli occhi così, ma che è? Azzurro grigio verde? Cambieranno”. Ed invece no, il tuo corpo è cresciuto attorno a quegli occhi dal colore che non è mio né di tuo padre, quegli occhi dal colore che non ha nome, un po’ come quelli di tuo zio Peppino, quello pazzo, che ami tanto. Tu, che sei i tuoi occhi e come loro conquisti e ipnotizzi, che non posso definirti, chè hai la complessità ossimora delle donne. Perché sei forte e fragile, sei prepotente e generosa, sei lieve, sei un muro invalicabile, sei indipendente e avida di sguardi e consenso. Sei furba ed ingenua, sei malinconica e folle, sei ironica e scontrosa. Tu che vedi l’essenza e il peso ma hai imparato la leggerezza. Sei un corpo che non si decide tra la nostalgia e il desiderio e la paura di essere finalmente ragazza. Tu sei roccia, sei strada e vento, tu sei acqua e fuoco, sei la terra, tu sei la luna, che si mostra e si nasconde. Auguri mia sorprendente undicenne, auguri mia tutta bella A.

Tizianeda

11 thoughts on “La ragazzina undicenne”

  1. EmmeGiElle ha detto:

    e piango di commozione e tenerezza…<3

  2. zia bianca ha detto:

    …infiniti auguri alla undicenne!!! Mi sono commossa !!! Brava Tì! 🙂

  3. francesca ha detto:

    Complimenti, è poesia!!!! Auguri ad entrambe.

  4. Tizianeda ha detto:

    Grazie grazie, lo so che dico sempre grazie, però grazie!!!

  5. antonella ha detto:

    Brava Tizianeda, riesci a confondermi per la precisione, la delicatezza, la profondità con cui descrivi sentimenti che appartengono un pò a noi tutti, ma che noi, poveri mortali, non sappiamo esprimere. Grazie, quindi, a te che riesci a compiere questo prodigio. Un abbraccio forte.

  6. Tizianeda ha detto:

    Antonella anche io mi confondo un bel po’ con tutti questi complimenti. Grazie anche io ti abbraccio forte.

    1. Aruta ha detto:

      Auguri cari alla figlia-madre ed alla madre-figlia, l’una già promessa di donna e l’altra sempre pronta a guardare il mondo tornando bambina, nel giorno che, pur distaccandole, le unirà per sempre…
      Grazie a te T. per la forza evocativa con cui ci riconduci ai momenti più importanti della vita, accompagnati dalle tue dolci parole in quel percorso a ritroso in cui, alle volte, quando non è troppo doloroso, è bello sprofondare, come figlia o come madre, o come madre-figlia e figlia-madre. Baci

  7. Tizianeda ha detto:

    Grazie preziosa Aruta. Grazie dalla madre dalla figlia dalla madre-figlia e dalla figlia-madre. Grazie per le tue empatiche profonde parole. Ti abbraccio e bacio

  8. Zio Peppino ha detto:

    … E mi scialo proprio quando duetti con Aruta. Un bacio alla mia nipotina che sta crescendo un po’ Rock and Pop ricca della Sua Grande Anima coltivata anche dalle nostre di cui sei radice e acqua.

    1. Tizianeda ha detto:

      Zio Peppino, stai decisamente invecchiando! Buon per noi. 🙂

  9. Zio Peppino ha detto:

    … Come Gandalf il bianco sto diventando più puro ma purtroppo anke più stitico

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