Le polpette al sugo la memoria e i messaggi

“Mamma, sono super squisite!”
“Magnificamente deliziose!”
“Tutto quello che fa nonna Gina è buonissimo… le lenticchie poi!”
“Sì però bambini mangiate piano, così vi strafogate!”
“Lei ha più polpette di me, non è giusto”
“Le ho divise in parti uguali, anche il sugo, quindi non fate le solite storie!!”
Tizianeda osserva i due minori che divorano come idrovore le polpette al sugo di nonna santa Gina, la mamma dello Sposo Errante. Li osserva mentre cercano l’aggettivo perfetto da associare a tanto tripudio saporoso – “ non esiste una parola adatta” – mentre fanno sparire le ultime chiazze di pomodoro rimaste nel piatto.
“Tu non assaggi le polpette mamma?”
“No, le ho già mangiate a pranzo. Stasera tisana”. Cioè: a pranzo ne ho ingerito una quantità smisurata di cui mi vergogno, che forse digerirò in un’altra vita dopo molte reincarnazioni, e già sento le cinquemilasettecentottantacinque calorie che hanno preso possesso del mio corpo e con le quali mi dovrò rassegnare ad una convivenza conflittuale, per il resto dei miei giorni.
E mentre Tizianeda naviga nel tumultuoso e conosciuto mare dei sensi di colpa, mentre si abbandona a sogni di rivincita della volontà sul desiderio, mentre progetta strategie per sviluppare l’atarassia nei confronti del cibo ipercalorico, riesce anche a perdersi in pensieri che la trasportano in un altrove che non c’è più.
Rivede, con gli occhi dell’adulta di oggi, le sue nonne dentro le loro cucine antiche. Pensa alla nonna Bianca vecchietta e curva dai movimenti lenti ed energici, pensa alla sua pasta e lenticchie. Pensa alla nonna Ines snella e alta, la nonna delle torte. Pensa al messaggio amoroso di profumi e sapori, custodito nel silenzio di credenze odorose, che a volte per incanto riappaiono, proprio quando Tizianeda pensa di averli perduti per sempre.
“Bambini, fissatevi nella memoria l’odore e il sapore delle polpette, e chissà forse un giorno quando sarete grandi, ritornerete qui e ora”.
Così dice a quei due, , mentre si allontanano indifferenti, dopo avere saccheggiato i piatti ormai orfani delle polpette.
Perchè sa che un giorno, quando la vita adulta li avrà allontanati da questo tempo fermo, all’improvviso un odore o un sapore che pensavano di aver dimenticato, li riporterà davanti alla tavola fumante di polpette al sugo, restituendogli lo stesso piacere innocente, lo stesso momento di intima bellezza e grazia, non ancora distratta dalla vita che scorre. E spera che questi messaggi amorosi lasciati in balia della memoria, come una lettera dentro la bottiglia tra le onde del mare, chiusi in un odore o un sapore, gli lascino lo stesso stupore dell’infanzia, li rendano persone solide e clementi, nell’inconsapevole percezione, che a tratti si mostrerà, di venire da un qui e ora lieti, da un ordinario minuto e sereno.

Tizianeda

4 thoughts on “Le polpette al sugo la memoria e i messaggi”

  1. EmmeGiElle ha detto:

    qualunque commento sarebbe banale…io e nonna Lillina, qui e ora ! TVB Tizianeda

  2. Tizianeda ha detto:

    Grazie bellina e che sia sempre qui e ora. 🙂

  3. bianca ha detto:

    …sono sempre TUTTI con me…. QUI E ORA ….
    Non potrei vivere…altrimenti! :’)

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