Una convivenza forzata

Non li voglio, non li voglio e non li voglio. Le mie ridotte forze mentali non possono sopportare la loro presenza in casa. Se ci penso, mi sento Superman con la criptonite infilata dappertutto. Che poi lo Sposo Errante, erra e quei due me li devo gestire io “Volete caffè, pane e mortadella. Una birra?” Perché qui al sud sud certe cose sono sacre, come la mamma, e se due tipi vengono ad occupare la tua intimità domestica, mica li puoi lasciare in balia della fame e della sete? Però no, non li voglio con la scia polverosa che lasciano ovunque, che non la levi così facilmente e poi finisci per trovartela anche a distanza di tempo, come i coriandoli. Non li voglio, chè a vederli girare per casa provo un vago imbarazzo, un senso di invasione, sgradevole come l’orticaria. E per vestirmi, cambiarmi, infilare i calzettoni, soffiarmi il naso o tagliarmi le unghie, devo chiudermi a chiave dentro una stanza, e come una folle paranoico controllare, almeno tre volte, che la serratura sia ben chiusa. Che poi sto lì a disinfettare tutto il tempo il bagno condiviso con loro – “Ci sono i bambini”- e se non ci ucciderà la polvere, passeremo una settimana strafatti dei fumi dell’ alcool etilico costantemente nell’etere. No, non li voglio, che è un’altra cosa che si aggiunge alle mille faccende da incastrare, che poi io quelle crepe sul controsoffitto pitturato da neanche un mese, non le vedo – “Ma come è possibile guarda, rischia di caderci in testa” “Sposo Errante io non vedo niente” “Guarda è piegato!” “Non mi sembra”. Non li voglio quei due no, no e poi no…..
“Tesoro ricordati che domani vengono P e C a sistemarci il controsoffitto pericolante”
“Come domani, ma io non… ma quando pensavi di dirmelo”
“Veramente ne abbiamo parlato la settimana scorsa, quando è venuto P. a guardare il soffitto del soggiorno”.
L’avevo censurata nella mia mente questa cosa, porca miseria, cancellata come si cancella una cosa sgradevole…Che poi sono simpatici P e C ed è la terza volta che si incastrano nella nostra vita familiare, ed è pure piacevole chiacchierarci, però non li voglio no e poi no…
“Ve lo faccio il caffe?”
Da martedì, gli stessi pittori che circa un mese fa avevano ritinteggiato le pareti dei 90 mq della famigliola, e otto anni fa tutta la casa appena ristrutturata, che oltre a saper pitturare pare sappiano anche aggiustare i controsoffitti pericolanti, sono stati nuovamente prelevati e rinchiusi in casa per una convivenza forzata con la famigliola, meno lo Sposo Errante che erra.
Ed ora Tizianeda osserva il pavimento ricoperto da uno strato bianco polveroso, e si chiede se è approdata sulla luna, o se è stata catapultata da un sadico dentro un incubo, che la rende nervosa e impolverata come un nomade del deserto. Ora si abbandona alla sconfortante ipotesi che le impronte bianche lasciate dalle scarpe, diventeranno un tutt’uno con l’arredo. Ora guarda il controsoffitto, che secondo lo Sposo Errante stava per crollare in testa alla famigliola, con la pittura nuova di un mese tutta scartavetrata e i faretti un tempo ben piantati nel cartongesso, che ciondolano tristi. Poveri faretti trattenuti dai fili della corrente, che sembrano la installazione di un artista fighetto, dentro un museo di un’ariosa città europea.
E mentre sta lì ad inalare alcool etilico, polveri fluttuanti nell’aria, a fare caffè e a chiacchierare con P e C, pensa che vorrebbe essere altrove, possibilmente in un posto senza controsoffitti.

Tizianeda

2 thoughts on “Una convivenza forzata”

  1. Antonella ha detto:

    Cara Tizianeda, proprio non ti invidio! Se, però, ti può consolare, ad incontrarti fuori col tuo bel sorriso contagioso non si direbbe che stai subendo un’invasione di extraterrestri. Altre al tuo posto sarebbero una lagna da tenere a debita distanza! Ti abbraccio.

    1. Tizianeda ha detto:

      Spero che domani l’incubo finisca e gli alieni ritornino sul loro pianeta. Intanto continuo a sorridere . Un bacio e grazie!

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