marzo 2013 archive

Flusso di pensieri 2 dentro queste giornate

Venerdì
Ancora dorme piccino…gli tocco la fronte così vedo se ha la febbre…sembra fresco….si è svegliato lo seguo in bagno così boh per precauzione…ma che fa cade in avanti….oh mamma mia sta svenendo…menomale che ero qui con lui…gli sollevo le gambe… no il telefono ora no..si sta riprendendo… ok va meglio…sorride e ride …..accidenti che dolore di stomaco…bell’inizio di venerdì…ora sì che sono sveglia…anni di vita persi… allo Sposo Errante glielo dico stasera quando torna …uff che fatica a volte però…dai coraggio Tizianeda anche tu quando eri piccola ogni tanto ti collassavi quando avevi l’influenza o un’emozione forte o un dolore da qualche parte o uno spavento…una difesa dagli attacchi da dentro e da fuori……Lo Sposo errante è tornato ..mamma mia sembra stravolto…no no è proprio stravolto..ora glielo dico del settenne…no aspetto un po’… grazie al cielo la giornata è finita…che ci fanno quei due debosciati nel nostro letto…dormono…belli che sono…si sono presi tutto lo spazio..li sbaciucchio li sposto un po’e poi mi sdraio con loro…
Sabato
Oggi è sabato e mi basta nulla scalfirà il mio buon umore ……………….ma come tutti uomini anzianotti e nessuna donna … è la scelta meno saggia che si potesse fare…al diavolo accidentaccio…..
Domenica
E’ la decima crispella che mi mangio…noo la pasta ripiena patrimonio dell’umanità di nonna santa Gina..santo cielo le sue polpette al sugo…ha fatto anche le olive farcite…questa è l’ultima giuro… va be’ ne prendo un’altra che tanto stasera non mangio..la peperonata di zia A. la zia panificatrice…ha fatto anche una focaccia…con il lievito madre…ne assaggio un poco è con il lievito Tamagotchi che cresce nel suo frigo…la parmigiana…lo sformato di peperoni…la pastiera…… c’era pure l’insalata ma ce la siamo dimenticata povera insalatina non se l’è filata nessuno come al solito…..

Tizianeda

Il settenne, la febbre e le bolle

Segnali premonitori della febbre in un settenne, che tu però non comprendi subito:
1. Non vuole andare a scuola perché “soooono staaaanco”. Questo lamento mantrico, la sua mamma, lo accoglie con rassegnata indifferenza, perchè da 150 giorni circa, ogni mattina svegliarlo è più faticoso delle sette fatiche di Ercole, della permanenza nel deserto del popolo ebraico, della digestione di un pranzo pasquale.
2. Ti dice che sei crudele perché non gli concedi mai un giorno di”ferie”. Ma anche questo lo ripete periodicamente, un giorno sì e l’altro pure, quindi la mamma prosegue negli schizofrenici preparativi mattutini, arricchiti da materne raccomandazione – tiseilavatoidenti, haicontrollatolacartella, posaifumettiepreparati, ancoranontiseivestito, perchèsorridiguardandoilvuoto, ètardi, ètardissimo – ed altre amenità varie.
3. Da una settimana abbandona lungo i suoi tragitti casalinghi, come le molliche di Pollicino, virali tracce umide e sbrindellate di fazzoletti.
4. All’uscita della scuola la maestra di matematica ti chiede se è reduce di una difficile notte insonne “per tre ore è stato completamente assente. In un altro mondo”. L’ottusa mamma non capisce che la descritta condizione, è la conseguenza dell’elevata temperatura del settenne, e non della sua attitudine naturale al pensiero ultraterreno.
5. La maestra le racconta che invece di applicarsi nella risoluzione di divisione problemi e moltiplicazioni, il settenne si è esercitato con profonda disciplina e dedizione nella realizzazione di enormi bolle di saliva. Solo allora la mamma inizia a ravvisare una condizione inusuale nel minore, anche perché a lui la matematica piace proprio tanto. Decisamente meno le bolle di saliva.
6. Nel tragitto scuola casa, la mamma nell’appoggiargli le labbra sulla fronte, gli dice “mi sembri caldo”, accorgendosi anche che ha un incarnato tra il giallo ed il grigio.
7. Arrivata a casa gli misura la temperatura corporea con moderna strumentazione elettronica.
8. Scopre con sollievo che le bolle di saliva sono l’effetto psicotropo della febbre.

Esternazioni di un maschio settenne che ha la febbre
1. Sono distrutto
2. Sono instabile
3. Ho sensazioni stratosferiche
4. Mi sento come se migliaia di bollicine si danno il batti cinque nel mio corpo
5. Perché ti tieni tutti questi libri sul comodino se poi non li leggi. Guarda quello non lo hai finito, vedo il segno ancora all’inizio?
5. Monti è di destra o di sinistra, e Bersani e Vendola e Grillo?

La mamma del settenne spera che la febbre passi presto, anche se teme che la normalizzazione della temperatura non muterà i comportamenti e le sue esternazioni, ma almeno la smetterà con le bolle di saliva.

p.s.: qualche giorno fa Tizianeda ha inviato ad un giornale on-line una lettera, in cui manifestava il desiderio di condividere con i lettori un suo post. Il giornale on-line ha accolto la sua richiesta, anche se Tizianeda che è una stonata, non se ne era accorta, ma per quello per fortuna ci sono le amiche. Tizianeda è stata così felice quando l’altra mattina M. l’ha chiamata per dirglielo, che ha dovuto fare ricorso a tutte la sua forza interiore, per mantenere la disciplina, visto che si trovava nel suo studio di avvocatessa e doveva lavorare. E di nuovo ha dovuto chiedere aiuto alla stessa forza interiore, per non abbracciare dalla contentezza, l’ufficiale giudiziario che proprio in quel momento è arrivato a portarle delle notifiche. Si è limitata a dargli una pacca sulla spalla, però leggera, e a sorridergli molto più del solito.
Se vi va di vedere quale post è stato pubblicato, questo è il link del giornale On-line:
http://www.strill.it/index.php?option=com_content&view=article&id=160106:reggio-quando-a-parlare-e-lindignazione&catid=37:lettere-a-strill&Itemid=99

P.P.S: Ovviamente Buona Pasqua a tutti voi!!

Tizianeda

Gli amici dall’altra parte del mare, il tempo che passa e David Bowie

“Ciao Tizianeda, sabato avete impegni? Vorremmo venire a trovarvi con Franci ed i bambini”.
“Ma che meraviglia. Finalmente ci rivediamo. Sono due anni”
“ Che non ci incontriamo tutti insieme? Almeno quattro”
“Ma veramente, così tanto!”…
Quando Tizianeda era giovane giovane, terminati gli studi universitari, in un tempo in cui lo Sposo Errante si trovava nella imprevedibile nebulosa del futuro e con lui, i voluti effetti collaterali del loro incontro. Quando Tizianeda vagava in un fluire lento, ignara dei funambolici giochi di incastro che un’altra vita le avrebbe chiesto. Quando l’inquietudine era la sua cifra stilistica e le energie vitali non subivano gli scuotimenti di giornate capricciose come un grafico impazzito. Ecco in questo tempo qui, Tizianeda e sua sorella, la zia Dada, allora soltanto Dada, frequentavano amici dall’altra parte del mare, che raggiungevano salendo su una nave grande e ferrosa, che le portava nella città di fronte alla sua. Li raggiungevano per divertirsi alle loro feste, mangiare insieme, andare a teatro o a un concerto.
Intanto però, il tempo, quello sciroccato, è andato dritto in avanti, e Tizianeda e tutti gli altri con lui, a farsi trasportare, costruendoci sopra le loro vite da adulti, tassello su tassello come i lego.
Il tempo li allontanava da quel punto iniziale, da quegli spazi fermi e bianchi come una casa estiva, mettendo ognuno sulla propria traiettoria. Loro però legati da quel punto, da quei posti spensierati, hanno partecipato, a volte da lontano, ai movimenti delle altre vite, quelli radiosi e quelli bui. Per questo l’altra sera, Tizianeda ed i suoi amici, anche se erano quattro anni che non si incontravano, si sono salutati con empatica intimità, che sembrava si fossero lasciati il giorno prima. Perché l’altra sera gli amici dell’altra parte del mare, sono approdati nella casa della famigliola, per incontrarsi con le loro vite mutate, le loro facce tracciate, i bambini ed una sorpresa pasquale nella pancia di lei, una sorpresa che si muoveva e sguazzava nel liquido primordiale della sua mamma Franci. Si sono abbracciati, baciati, guardati, ognuno ha sbaciuccato i bambini degli altri in un comune sentire. Tizianeda è stata salutata con “ciao amica mia” e questo le ha scaldato il cuore proprio, proprio un bel po’.
Sono arrivati anche i fratelli di Tizianeda con le loro famiglie, e le stanze si sono riempite di voci e futuro.
Quando poi la casa si è svuotata e i bambini nel sonno, le hanno restituito il silenzio, Tizianeda, che ama annegare nella masochista nostalgia del tempo perduto, ha acceso lo stereo per ascoltare David Bowie , nel suo ultimo Cd, regalo dallo Sposo Errante. Perché quando era una ragazzina anni ‘80, lei era irrazionalmente innamorata di quell’alieno dagli occhi dissociati, subiva la fascinazione delle sue stranezze, ne percepiva la potenza e forse ne intuiva l’erotismo. Lo ha ascoltato, seduta sul divano avvolta da multistrati di una coperta spessa, pensando alla giornata trascorsa, pensando al suo presente denso in cui si piace, anche se accidenti non è più ragazza, pensando a David Bowie che è un signore anziano fascinoso, con chissà quanti acciacchi.E immersa nella profondità di tali pensieri, si è addormentata avvolta nella sua spessa e calda coperta.

Tizianeda

Quella cosa lì

L’altro giorno c’era un signore vestito di bianco con delle scarpe vecchie vecchie, che sicuro hanno un buco sotto, che se saltella su una pozzanghera gli si bagnano le calze. Un signore con le mani sorridenti, circondato da tipi strani, alcuni pure torvi, che tanto lui non li ascolta. Ecco l’altro giorno questo signore che sembra una mamma, insomma ha detto che no, non dobbiamo avere paura . Non però dei mostri intergalattici, degli zombi, del buio, dei film dell’orrore, di Dracula, delle puzzette, delle montagne russe , delle punture, dei ragni, o delle smorfie di quando si girano gli occhi all’indietro e si contorce la bocca. No perché questa mamma non parlava ai bambini quel giorno. Lui il tipo vestito di bianco con le scarpe consunte, parlava ai non più bambini. Questo signore vestito di bianco, che piace persino a quella riottosa e diffidente di Tizianeda, ha detto a tutti gli adulti imbalsamati di non avere paura di quella cosa lì che spesso non la vedi. Perché sei preso da mille rivoli che corrono veloci, cose da grandi o hai un pensiero che proprio dalla testa non si leva o sei distratto da tutta quella roba sbriluccicante ed inutile, occupato a far la guerra con qualcuno o a parlarti addosso. E però se sei così, finisce che questa cosa qui, che è immensa come tutte le gioie minute della vita, la perdi , come una stella cometa che passa una volta ogni mille anni e tu invece guardavi a terra o solo sbadigliavi. Questa cosa qui, che è come il solletico o una risata allegra o una carezza che non ti aspetti o una foto che trovi per caso, di quando eri ragazzetta, di quando si usavano i capelli cotonati e le spalline attaccate alle giacche con il feltro. Questa cosa qui, che il signore vestito come una mamma indaffarata nelle faccende di casa, ha chiamato tenerezza.
Come quella che Tizianeda ha provato quando un bambino di sette anni l’ha chiamata sul cellulare, da casa, e che importa se lei si trovava in un ufficio in mezzo a carte da acquisire e gente concentrata. E tra un sì, dei grazie e qualche firma, Tizianeda lo ha dovuto ascoltare, perché quel settenne non ti dà scampo. Ha dovuto ascoltare il minore di casa preso tra due “e” che se gli metti sopra l’accento cambia tutto. Ha dovuto ascoltare la ventina di esempi diligentemente imparati, per poi sperticarsi in lodi e appellativi stucchevoli – “amore mio, tesoro del mio cuore, gioia sei bravissimo” – incurante o forse solo dimentica degli sguardi stupiti dei presenti.
O l’altra sera quando la undicenne le ha preparato un bigliettino sobrio, grande quanto un tappeto persiano nel salone di un Marajà , in cui per farsi revocare una punizione, per lei sa cosa, le ha scritto una poesia, dicendole che era ironica bella e divertente. E questo è bastato a Tizianeda, anche se sa che per una bambina nel pieno della preadolescenza, con le unghie smaltate ma le mani sporche di inchiostro, la mamma fata turchina, dopo pochi minuti, può ritornare ad essere la strega cattiva di Hansel e Gretel.
E poi c’è l’abbraccio di un’amica, lo Sposo errante che ti chiama “così solo per sentirti”, un messaggio affettuoso, una richiesta di aiuto, una telefonata.
Piccoli attimi di bellezza innocente, che però colorano e pure un bel po’ la vita di Tizianeda, facendola sentire vera, salda e forte.

Tizianeda

A volte succede

Non lo fanno spesso, perché sono di quelli che preferiscono organizzare a casa, di quelli che la mondanità serale del fine settimana è surclassata da incontri pomeridiani o mattinieri, di quelli che sì, amano divertirsi, ma possibilmente entro le 22. E di solito il sabato sera, Tizianeda assembla acqua farina e lievito dentro un grande piatto smaltato, che era di sua nonna Bianca. Poi arrivano i suoi fratelli, preannunciandosi con la solita telefonata “La fai la pizza stasera?”, che tanto lei ne prepara in più, perché li aspetta. A volte, la famigliola occupa la casa di amici, così il sabato diventa un tripudio di mocciosi di tutte le età, e tardi non si rientra, non per i minori, tutti affetti da collettiva eccitazione compulsiva serale, ma per gli adulti che valicata la soglia delle 23, vengono colpiti da narcolessia.
Però a volte succede che i due maggiorenni di casa, presi da un entusiasmo positivo, si concedano una serata senza quei due debosciati che vengono felicemente accolti dagli zii. Il settenne, a casa della cugina che si crede sorella gemella e la undicenne, dallo zio del cuore e la sua famigliola.
Succede che si concedano una serata da adulti, da persone libere, al servizio solo del loro bio-ritmo, senza interruzioni esterne, richieste, lamentele, micro risse da sedare, urgenze improcrastinabili, cacca serale del settenne che in quei momenti lì vuole compagnia, per abbandonarsi a confidenze e riflessioni sui grandi sistemi della vita, di cui Tizianeda è la privilegiata destinataria.
E insomma, a volte, succede, come è successo questo sabato, che si sono incontrati con amici, che anche loro hanno avuto un bel da fare per organizzare la permanenza notturna dei figli. Si sono ritrovati in casa, per mangiare, chiacchierare, ridere, scherzare in un clima felicemente rilassato, di chi ha imparato a conoscersi e piacersi negli anni, di chi si è scelto ed è rimasto. E sono persino usciti in quell’ora in cui solitamente il sonno profondo è la coperta di Tizianeda, sono usciti per approdare in un locale vicino, come quando erano giovani giovani, in un locale consigliato a Tizianeda “E’ un posto bellissimo, pieno di musica, un clima internazionale, ci sarà anche un ragazzo bravo che canta”. E Tiziana avvolta da tanto entusiasmo, volendosi concedere un guizzo di mondanità, in quel posto è andata, trascinando anche gli altri. Sono arrivati attratti dalle chiacchiere e dalle risate dove 1. ha visto tanta tanta tanta tanta gente davanti all’ingresso, sulla strada 2. è entrata nel locale per incontrare l’amica divulgatrice e anche lì c’era tanta tanta tanta gente vicina vicina in uno spazio ristretto 3. ha detto tantissimi “permesso” per poter passare, ma nessuno pare sentisse. Ha creduto che forse dire permesso non è più cool, e che avrebbe dovuto iniziato a dare spintoni e spallate, ma la sua voce interiore le ha consigliato di non farlo 4. dopo neanche dieci passi all’interno del locale a forma di elle, Tizianeda ha rischiato di sbattere contro uno specchio attaccato al muro, dove la elle finiva all’improvviso come un vicolo cieco. C’era talmente tanta penombra che non si è vista riflessa, come una vampira 5. è uscita, chiedendosi “ma io che cavolo ci faccio qui?” 6. una volta uscita si è guardata attorno: la maggior parte degli astanti, aveva vent’anni o poco più 7. ha pensato che lei ed i suoi amici, in quel contesto, sembravano dei genitori ansiosi alla ricerca dei figli fuggiti da casa 8. ha pensato che venti anni prima si sarebbe tanto divertita ed entusiasmata per un locale come questo, odoroso di inquietudine giovanile, ma che oggi per lei è come un pianeta sperduto di un’altra galassia 9. il musicista che doveva cantare, alle 23 e 30 ancora non cantava. 10. gli ultraquarantenni hanno così deciso di abbandonare l’allegro convivio, per una lenta, sorridente e chiacchierosa passeggiata notturna, più conforme ai loro mutati gusti. Poi, serenamente, sono tornati ciascuno a casa propria.
“Sposo Errante mi sembra strana la casa senza i bambini. Mi mancano” “Anche a me”. Queste le ultime parole che Tizianeda e l’uomo adulto di casa si sono detti, prima di sprofondare in un sonno caldo.

Tizianeda

Oggi. Ovvero vi racconto cosa è successo

Oggi non è stata una giornata poi così diversa dalle altre, tranne per una cosa che Tizianeda ha fatto e che solitamente non fa. Ed ora vi racconto cosa è successo.
La mattina è uscita con il settenne nel pieno della sua logorrea compulsiva, per accompagnarlo a scuola, e pioveva, pioveva tanto, e siccome a scuola ci vanno a piedi, il settenne è arrivato zuppo e umido come un pescatore di salmoni in Norvegia. Allora Tizianeda è ritornata di corsa a casa, gli ha preso un ricambio ed è ritornata a scuola. Ha portato persino delle buste per fargli appoggiare i piedi senza scarpe nel bagno della scuola e mentre lo aiutava a svestirsi , per un po’ ha creduto di essere una mamma efficiente ed organizzata, con i ricambi piegati e le scarpe, ed insomma con tutte le cose. Per un po’ appunto – “mamma le mie calze sono bagnate” “noo solo un po’ umide, dai che dentro le scarpe si asciugano” “a me sembrano bagnate” “settenne ho dimenticato quelle asciutte, dai che ora si sistemano”.
Poi, è andata con la sua macchina, a casa di O, quella che senza nel suo studio di avvocatessa, Tizianeda si sente persa. E’ andata a prenderla perché grandinava, perché O era a piedi, perché era più ammorbata di un bambino catarroso, e perché Tizianeda soffre della sindrome mammachiocciachevieneintuosoccorso. Alle otto e trenta Tizianeda già si sentiva esausta e pervasa da struggenti pensieri : ho i capelli come un cespo di lattughe mosce, le mie sopracciglia stanno prendendo il sopravvento sulla faccia, devo curarmi un po’ di più come fanno le signore dabbene…ma sono io una signora dabbene? E mentre si abbandonava a tale profondo sentire, attraversava con le ruote della macchina tutte le millesettecento voragini sparse in modo causale, lungo il tragitto macchina parcheggiata /casa di O – casa di O. / studio di avvocatessa di Tizianeda. Le due hanno lavorato tutta la mattina, intervallando la fatica con sobrie battute da collegiali pudibonde. All’una Tizianeda si è riportata i due minori a casa. Il settenne ha mostrato con orgoglio il disegno che raffigurava il suo papà “dovevamo farlo buffo mamma”, con tre gambe quattro braccia, capelli fucsia lunghi lunghi, baffoni neri come super mario occhi fluttuanti attorno alla testa, ed un severo vestito a strisce colorate, lo Sposo Errante praticamente.
Poi Tizianeda, dopo aver controllato i compiti dei due, è ritornata prima del solito nel suo studio di avvocatessa, un piano sotto la casa della famigliola, è lì è stata fino a che non è tornata a casa due ore dopo per preparasi. Si è lavata e vestita ed è uscita, alle 17 e 30, e questa è la cosa che solitamente non fa, perché a quell’ora è rinchiusa come un carcerato semi volontario dentro il suo studio. E’ uscita per andare in una libreria non molto lontano, di quelle grandi e fitte di libri, di quelle che resistono nonostante tutto, dove un calabrese che nella vita passata sarà stato arabo o giù di lì, con un curriculum che ha fatto sentire Tizianeda una povera ignorante senza speranza, ha raccontato a quelli che erano venuti ad ascoltarlo, la storia della poesia araba in Sicilia, quell’isola grande e luminosa che dalla città di Tizianeda si vede di giorno e si intuisce di notte. Nella stanza circondata da libri, c’era anche la donna dai capelli arancioni, che Tizianeda conosce da un po’. Che tutte e due vorrebbero chiacchierare fitte fitte di più, ed incontrarsi ogni tanto, così per parlare di libri e delle storie che ci sono dentro. A Tizianeda la donna dai capelli arancioni piace, che è di quelle mattissime, come le persone che vibrano, che si porta ovunque vada, come uno scudo protettivo, come un bambino da preservare, come un dolore nascosto, un libro, il suo libro di quelli che non presti a nessuno. Lei che è di quelle mattissime che hanno David Grossman dentro la borsa, come un coltello contundente. E insomma c’era lei, c’erano le poesie delicate, c’era l’arabo che è sabbia e vento mischiati, ed i poeti “ che vedono”, loro che sanno il nome alle cose, così che anche gli altri, i non poeti,ascoltandoli, possano evocarle e riconoscerle.
Dopo Tizianeda è tornata casa, e lì ha consolato lo Sposo errante stravolto dalla stanchezza, ha consolato il settenne che avrebbe voluto per la terza volta consecutiva la pasta e lenticchie, ha consolato la undicenne che è adolescente e quindi senza preavviso viene avvolta dal mutismo e dalla malinconia.
Ed ora è proprio arrivato il bel momento, che Tizianeda assapora come un dolcetto gustoso, il momento del sonno narcolettico, chè domani si ricomincia. Un saluto allegro.

Tizianeda

Arrabbiata da un po’

E’ che il post del lunedì o della domenica sera, dovrebbe essere lieve più degli altri, perché il lunedì devi essere una macchina con il pieno già fatto. Che così sei già pronto e le paure si colorano un po’, o si fanno più sbiadite.
E’ che però sono fermi lì quei pensieri che mica sono tanto bellini e gentili e non sanno di làlàlà dududu.
E’ che c’è questa città tutta scassata dentro e fuori. Dentro la testa della gente e per le strade. Che come si fa, come si fa a tacere in un posto come questo, che è lo scheletro di un palazzo dimenticato. E’ che poi se cammini tutte le mattine vicino al mare che ci si può toccare, su una strada lunga e aperta, ti ammali di rabbia e rimpianto, chè la tua città che vorresti tutta lì, sembra il paradiso. E nel paradiso quando hai la fortuna di capitarci, ci respiri dentro e se lo sporchi è una bestemmia che ti ritorna indietro come una maledizione.
E’ però c’è quel momento che il mare lo devi lasciare, ti devi allontanare da quel ventre che ti presta il suo silenzio . Ed è un incantesimo che si sfalda e tutto odora di nero, quello stesso nero polveroso che anche il vulcano dall’altra parte del mare ci ha vomitato, con la cattiveria che solo un vulcano sa, prendendosi le strade e mescolando le facce, i capelli, il fiato con la sua fuliggine.
E’ per questo che il post non è lieve, perché Tizianeda è arrabbiata da un po’, è arrabbiata per lei e quelli che si sentono come lei, è arrabbiata per i suoi figli, è arrabbiata per i ragazzi di vent’anni che vanno via con la loro luce, è arrabbiata per i giovani di trent’anni che qui si fanno il mazzo, è arrabbiata per quelli che si sono rassegnati alla bruttezza e non la vedono più, è arrabbiata per la distanza dei potenti, è arrabbiata per la gretta ignoranza dei malavitosi che non appartengono alla razza umana, chè la propria terra non si svende, deficienti. E’arrabbiata per le strade interrotte e malferme che attraversano la sua Calabria bella e florida che in primavera sboccia come una ragazza acerba, e ci acceca di giallo e azzurro e verde e rosso e viola e rosa, che non la puoi contenere tanta bellezza polposa. E’ arrabbiata per i treni cattivi e sporchi e vecchi che a volte non arrivano e non capisci perché, e ci si deve arrangiare. Quei treni brutti che nessuno vuole, ma poi li piazzano qui. Quei treni che Tizianeda conosce bene perché li racconta il suo Sposo Errante, che se perde quello giusto è l’inferno. E’ arrabbiata perché almeno avessero la decenza di chiamarli con nomi onesti e più evocativi tipo ”treno che è sporco ma prima o poi vi riporta a casa e ringrazia che non ti viene il tifo” oppure “treno che abbiamo potuto rifilare solo a voi” o “treno che è più nuovo del treno a vapore o di una littorina dismessa messa a marcire nel deposito dei vagoni”.
Ed è arrabbiata per un bel po’ di altre cose che proprio non le piacciono e le rimangono incastrate dentro la testa, come un pezzo di cibo nella gola.
E Tizianeda pensa a questa convivenza di prodigio ed orrore che no non si mescolano, non si mescolano mai, tanto sono netti e definiti, come l’acqua e l’olio. Pensa a tutte le cose che proprio non ne può fare a meno, chè sono parte di quell’essenza di lei che viene da lontano e che piace e scalda, come un abbraccio o un bacio di chi ami. E questo, anche questo non l’aiuta.

Tizianeda

Fidanzati, l’otto marzo e nascondino

Interessanti riflessioni emerse all’ora di pranzo attorno alla tavola imbandita, tra la ragazzina undicenne, il settenne, la cugina coetanea che si crede sorella gemella del maschio piccolo di casa, lo Sposo Errante e Tizianeda (ma questi ultimi due per l’apporto dato alla conversazione sono stati due presenze inutili).
. ad undici anni le ragazzine desiderano avere un fidanzato.
. anche in seconda elementare capita di fidanzarsi.
. a quell’età tuttavia non si tratta di una “relazione seria”.
. in realtà neanche ad undici anni il fidanzamento può considerarsi una relazione seria.
. per quella si deve aspettare il primo liceo, quindi facendo un breve e non faticoso calcolo matematico bisogna avere 14 anni.
. che sia stata scelta questa data per convenzione, per fantasia o perché loro, i minori sanno cose che alle menti ottenebrate dal tempo, sfuggono, gli adulti presenti hanno preferito non approfondirlo.
. alla domanda “ma che ve ne fate di un fidanzato” la risposta è stata “niente, lo esibiamo”.
. alla detta risposta lo Sposo Errante è impallidito. A Tizianeda è venuto in mente un Toy-boy.
. poi il settenne, che dice di essere ancora fidanzato con la stessa bambina dell’asilo, che gli piace anche una sua compagna di scuola dalle ciglia nere nere che sembrano truccate, ma che non corteggerebbe mai perché di lei è innamorato perdutamente il suo amico del cuore, si è all’improvviso inserito nella conversazione con questa affermazione: “l’otto marzo non è solo la festa della donna ma anche degli uomini che sono gentili con le donne. Quindi è anche la mia festa”.
Poi i tre minori presenti, si sono alzati da tavola, ed hanno iniziato a giocare a nascondino dentro casa in 90 mq., dove il copione è sempre lo stesso. I due cugini che si credono fratelli gemelli si nascondono sempre nello stesso posto, fanno un casino assurdo e vengono stanati. La undicenne riesce a scomparire anche in uno spazio così piccolo e vince sempre, ma con quei due gioca facile. Tizianeda in preda alla nostalgia infantile si è chiesta quando ha smesso di divertirsi così tanto. Forse da quando ha iniziato a pensare seriamente ai fidanzati. Quindi dai 14 anni in poi. Però ora che la sua situazione sentimentale, ormai da tempo, non subisce più i faticosi struggimenti della giovinezza, ha deciso di ricominciare a giocare a questo gioco. Ovviamente con quei tre debosciati. Nel frattempo, loro, i fidanzati, per i tre minori, sono ritornati ad essere un’astrazione nebulosa e riposti nella cesta dei giocattoli, tra bambole, macchinine e pupazzi, in attesa che le idee si facciano più chiare, anche per gli adulti di casa.

Tizianeda

Insomma, soddisfazioni!

“Pvonto, signora Tizianeda?”
“Sì sono io”
“Volevo divle che la pvossimma settimana in pvofumevia vevvà un’ espevta della nota casa estetica ABC. Si vicovda è già venuta un po’ di tempo fa. Volevo chievdevle se vuole pvenotavsi pev un tvatattamento al viso e magavi la tvucchiamo. Ci vediamo venevdì alle 11?”.
Se all’improvviso una mattina invernale, una voce gentile ti invita ad entrare nel tempio sbriluccicoso delle cremine miracolose, dei trucchi, della pelle levigata, della faccia senza occhiaie, dei gloss, glitter, scrub ed altre cose strane che non sai neanche a cosa servono. Se la voce si insinua dentro la tua brama di vacanze estive, come quella degli ebrei di Mosè per la terra promessa. Se la voce giunge ai tuoi condotti uditivi, proprio in quei giorni dell’anno, quelli che sono il centro dell’inverno, quelli in cui ti senti più stanco del solito, più insopportabilmente lamentoso, quelli in cui gli infidi virus influenzali sono i nemici contro cui resistere strafacendoti di vitamine c, che reperisci dal tuo pusher sotto casa, il fruttivendolo. Se quelle erre timide si insinuano tra te e la voglia di andare in letargo fino all’avvento della bella stagione, e la mancanza di sonno e riposo mentale attuano la lenta ed inesorabile trasformazione da ragazza gentile ad intollerante zia bislacca. Se ti seduce in quei giorni in cui la mente è affollata come la metro all’ora di punta ed il venerdì è il migliore dei mondi possibili. Ecco quando in questo periodo dell’anno ti arriva una telefonata così, tu ci vai in quella profumeria anche se lì ci entri non più di due volte l’anno, quando il rimmel è più rinsecchito di un cardo nella stagione della siccità, o quando la scatola del fard è talmente vuota che se ci parli dentro ti ritorna l’eco.
“Sì signorina vengo a farmi massaggiare e poi truccare”.
E così Tizianeda ci è andata quella mattina, che poi se ne era anche dimenticata, ma per fortuna la signorina dalla erre gentile, l’ha richiamata per ricordarglielo, perché si sa, le signorine dalla erre gentile che lavorano nelle profumeria capiscono quando hanno a che fare con pigre clienti riottose.
Ci è andata Tizianeda pregustandosi un’ora di massaggio nel silenzio, promettendo a se stessa che non avrebbe parlato con l’esperta della casa estetica ABC, non sarebbe entrata in confidenza come le viene naturale, non avrebbe proferito parole e sorrisi, mantenendo serafico distacco. Si sarebbe goduta lo strofinamento di creme in un silenzio metafisico, dimenticandosi che l’esperta è una persona con chissà quante storie da raccontare, ma pensando che è solo due mani al servizio della sua faccia stanca.
“Se non ricordo male lei ha una figlia”
“Signora Tizianeda, se lo ricorda?”
“Sì certo, ma diamoci del tu”
E’ bastato questo breve scambio confidenziale, perché l’ora di silenzio e meditazione, il progetto di distacco ultraterreno si riempisse di confidenze e chiacchiere, in cui l’oggetto principale ed i protagonisti della conversazione sono stati loro, i minori che affollano i nostri consunti neuroni e le nostre vite in bilico tra i sensi di colpa, l’amore ultraterreno e la voglia di fuga, con il classico finale di scambio di visione di fotografie che li ritraggono in tutti i modi possibili.
Così Tizianeda è uscita da quella profumeria senza avere memoria dei massaggi facciali, dell’agognato momento di pace e amore, ma piena di notizie sulla vita della mamma-lavoratrice. E’ uscita da lì perfettamente truccata -“mi raccomando truccatemi poco”- e lei con quel poco di fard, fondotinta, rossetto e altro, con cui andrebbe solo ad una premiazione internazionale o un evento mondiale o alla notte degli Oscar, si è presentata all’uscita della scuola del settenne , vergognandosi come se si fosse presentata con abiti succinti da adolescente ribelle. E’ uscita da lì con il rimmel nuovo, che quello che aveva giaceva consumato nel fondo della sua borsetta, ed un ombretto color bronzo, che forse non metterà mai o smetterà di mettere dopo vari tentativi falliti, per eguagliare le mani dell’esperta.
Però il pomeriggio quando è tornato lo Sposo Errante, le soddisfazioni sono state tante.
“Non noti niente di nuovo?” “No” “Guarda bene” “Non so …ti sei tagliata i capelli” “ Ma no, non sparare a muzzo, guarda la faccia, gli occhi” “Certo ti sei aggiustata le sopracciglia” “Va be’ lascia perdere”.
Insomma soddisfazioni!

Tizianeda

La famigliola secondo il settenne

Testo narrativo assegnato dalla Maestra al settenne:
La mia famiglia.
La mia famiglia è composta da me, mia sorella, mio papà e mia mamma.
Mia sorella si arrabbia spesso con me, quando giochiamo a M** K** W** ed io arrivo primo e lei seconda o terza.
Mio papà è quello più serio della famiglia, ma è allo stesso tempo gentile.
Mia mamma è un po’ bassa, si arrabbia spesso con noi, ma almeno lei non è seria.
Io voglio molto bene alla mia famiglia e loro vogliono molto bene a me
”.
Che potrebbe voler dire: ho una sorella iraconda, che proprio non la tiene quando perde, e quindi non la tiene mai. Ho un papà che ride poco, ed una mamma dagli umori instabili, più simile alla matrigna di Biancaneve che alla fatina di Cenerentola.
Oppure : con mia sorella gioco e mi diverto anche perché sono fortissimo. Con mio papà mi sento sicuro, lui è una persona affidabile, è un tipo in gamba il mio papà. La mamma, che di mestiere non avrebbe potuto fare la modella, vuole, ma proprio tanto, che tutto fili liscio e sia compatto. Per questo urla un po’. Insomma fa come le scosse di assestamento dei terremoti. Però lei che è anche matta, mi fa sentire allegro e leggero. E anche se siamo così, cioè anche se non siamo come quelle famiglie della pubblicità che sono tutti uguali, tutti alti, con i denti bianchi e dritti e pure i capelli sempre pettinati, non come i miei esplosi sulla testa. Dove le case sono ordinate anche se ci sono bambini e poi mangiano le porcherie ma non hanno mal di pancia. Dove le mamme non sono stanche, ridono e sono sveglissime con le facce senza occhiaie anche se è sera ed i papà non invecchiano mai e si tengono la cravatta tutto il giorno. Ecco anche se non siamo come quelli lì, noi ci vogliamo bene lo stesso, e pure un bel po’, proprio un bel po’.

Tizianeda