Oggi. Ovvero vi racconto cosa è successo

Oggi non è stata una giornata poi così diversa dalle altre, tranne per una cosa che Tizianeda ha fatto e che solitamente non fa. Ed ora vi racconto cosa è successo.
La mattina è uscita con il settenne nel pieno della sua logorrea compulsiva, per accompagnarlo a scuola, e pioveva, pioveva tanto, e siccome a scuola ci vanno a piedi, il settenne è arrivato zuppo e umido come un pescatore di salmoni in Norvegia. Allora Tizianeda è ritornata di corsa a casa, gli ha preso un ricambio ed è ritornata a scuola. Ha portato persino delle buste per fargli appoggiare i piedi senza scarpe nel bagno della scuola e mentre lo aiutava a svestirsi , per un po’ ha creduto di essere una mamma efficiente ed organizzata, con i ricambi piegati e le scarpe, ed insomma con tutte le cose. Per un po’ appunto – “mamma le mie calze sono bagnate” “noo solo un po’ umide, dai che dentro le scarpe si asciugano” “a me sembrano bagnate” “settenne ho dimenticato quelle asciutte, dai che ora si sistemano”.
Poi, è andata con la sua macchina, a casa di O, quella che senza nel suo studio di avvocatessa, Tizianeda si sente persa. E’ andata a prenderla perché grandinava, perché O era a piedi, perché era più ammorbata di un bambino catarroso, e perché Tizianeda soffre della sindrome mammachiocciachevieneintuosoccorso. Alle otto e trenta Tizianeda già si sentiva esausta e pervasa da struggenti pensieri : ho i capelli come un cespo di lattughe mosce, le mie sopracciglia stanno prendendo il sopravvento sulla faccia, devo curarmi un po’ di più come fanno le signore dabbene…ma sono io una signora dabbene? E mentre si abbandonava a tale profondo sentire, attraversava con le ruote della macchina tutte le millesettecento voragini sparse in modo causale, lungo il tragitto macchina parcheggiata /casa di O – casa di O. / studio di avvocatessa di Tizianeda. Le due hanno lavorato tutta la mattina, intervallando la fatica con sobrie battute da collegiali pudibonde. All’una Tizianeda si è riportata i due minori a casa. Il settenne ha mostrato con orgoglio il disegno che raffigurava il suo papà “dovevamo farlo buffo mamma”, con tre gambe quattro braccia, capelli fucsia lunghi lunghi, baffoni neri come super mario occhi fluttuanti attorno alla testa, ed un severo vestito a strisce colorate, lo Sposo Errante praticamente.
Poi Tizianeda, dopo aver controllato i compiti dei due, è ritornata prima del solito nel suo studio di avvocatessa, un piano sotto la casa della famigliola, è lì è stata fino a che non è tornata a casa due ore dopo per preparasi. Si è lavata e vestita ed è uscita, alle 17 e 30, e questa è la cosa che solitamente non fa, perché a quell’ora è rinchiusa come un carcerato semi volontario dentro il suo studio. E’ uscita per andare in una libreria non molto lontano, di quelle grandi e fitte di libri, di quelle che resistono nonostante tutto, dove un calabrese che nella vita passata sarà stato arabo o giù di lì, con un curriculum che ha fatto sentire Tizianeda una povera ignorante senza speranza, ha raccontato a quelli che erano venuti ad ascoltarlo, la storia della poesia araba in Sicilia, quell’isola grande e luminosa che dalla città di Tizianeda si vede di giorno e si intuisce di notte. Nella stanza circondata da libri, c’era anche la donna dai capelli arancioni, che Tizianeda conosce da un po’. Che tutte e due vorrebbero chiacchierare fitte fitte di più, ed incontrarsi ogni tanto, così per parlare di libri e delle storie che ci sono dentro. A Tizianeda la donna dai capelli arancioni piace, che è di quelle mattissime, come le persone che vibrano, che si porta ovunque vada, come uno scudo protettivo, come un bambino da preservare, come un dolore nascosto, un libro, il suo libro di quelli che non presti a nessuno. Lei che è di quelle mattissime che hanno David Grossman dentro la borsa, come un coltello contundente. E insomma c’era lei, c’erano le poesie delicate, c’era l’arabo che è sabbia e vento mischiati, ed i poeti “ che vedono”, loro che sanno il nome alle cose, così che anche gli altri, i non poeti,ascoltandoli, possano evocarle e riconoscerle.
Dopo Tizianeda è tornata casa, e lì ha consolato lo Sposo errante stravolto dalla stanchezza, ha consolato il settenne che avrebbe voluto per la terza volta consecutiva la pasta e lenticchie, ha consolato la undicenne che è adolescente e quindi senza preavviso viene avvolta dal mutismo e dalla malinconia.
Ed ora è proprio arrivato il bel momento, che Tizianeda assapora come un dolcetto gustoso, il momento del sonno narcolettico, chè domani si ricomincia. Un saluto allegro.

Tizianeda

2 thoughts on “Oggi. Ovvero vi racconto cosa è successo”

  1. Antonella ha detto:

    Visto che tu ormai di diritto frequenti l’ambiente della letteratura e poesia, e che quindi sei invitata a questi consessi per pochi eletti potresti, la prossima volta, portarti dietro una a cui piace leggere e ascoltare, che promette di non dire una sola parola e di annuire soltanto? Un abbraccio

  2. Tizianeda ha detto:

    Hai ragione cara Antonella, per farmi perdonare domani notte vengo a prenderti a casa per andare ad ascoltare letture di poesia cimiteriale al chiaro di luna. Scherzo. Baciuzzi

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