aprile 2013 archive

Momenti di terrore, una stalker ed il lieto fine

“Buongiorno, sono Tizianeda, vi ho lasciato sabato e domenica moltissimi messaggi sulla segreteria telefonica, e poi vi ho inviato tante mail. Ecco volevo dirvi che il mio sito, lamedagliadelrovescio non c’è più. Ho lo stomaco sottosopra e l’ansia a mille”
“Mi faccia capire ma il suo blog si occupa di monete?”
“No le monete non c’entrano nulla. Io parlo della mia famiglia, dello Sposo Errante, dei miei figli. C’è un po’ della mia vita lì. Ora al suo posto c’è una pagina triste che elenca siti di monete e francobolli”
“Signora in effetti è molto strano. Se finiamo questa conversazione faccio i controlli”.
Poiché la legge di Murphi è sempre in agguato dietro l’angolo come un maniaco con l’impermiabile, al ritorno della settimana vacanziera, Tizianeda ha scoperto che al posto del suo blog, dove da quasi un anno racconta le avventure della sua famigliola, c’era una paginetta triste e grigia che richiamava siti di monete e francobolli. Visto che Tizianeda sa mantenere nelle situazioni di profondo stress emotivo la lucidità di un pilota di razzi spaziali e i nervi saldi di un killer professionista, ha : 1) lasciato nella segreteria del numero verde dell’aziende che le ha ceduto il dominio, soltanto sette messaggi dell’identico tenore: “fate qualcosa!” 2) ha chiamato e messaggiato con l’informatico G. che le cura il sito, riversandogli il terrore di perdere per sempre la sua stanzetta colorata e supplicandolo di fare qualcosa 3) ha anche chiamato, perché sempre meglio una telefonata in più che una in meno, il grafico ipercinetico che le ha impostato la pagina, inondando anche lui della sua agitazione compulsiva “fai qualcosa!” 4) ha mandato quattro messaggi tutti uguali alla società giurando e spergiurando che lei era in regola con il pagamento del rinnovo del dominio, allegando sempre per quattro volte il bonifico e pregandoli di fare qualcosa 5) ha chiamato le sue amica, sua sorella, suo fratello e le sue cognate, per svolgere l’attività che attua con solenne precisione ed in cui è bravissima: lamentarsi.
Avrebbe anche voluto chiamare il Soccorso Alpino, la Croce Rossa e le Dame di San Vincenzo, ma poi ha preferito non esagerare.
Non contenta dell’attività di stalker professionista sino a quel momento svolta, è riuscita anche a parlate con un signore della società che le ha ceduto il server virtuale (spero che nessun informatico legga il sito perché non sono sicura di usare i termini giusti), chiamando al numero verde. Ha inondato il malcapitato della sua logorrea ansiogena e non contenta lo ha richiamato una seconda volta. Ha anche parlato con un amico di zio Peppino, suo fratello, che si è volontariamente interessato al caso disperato dandole rassicurazioni e spiegazioni. E per questo Tizianeda gli è grata.
Poi come d’incanto, il blog è riemerso dalle tenebre e quell’elenco antipatico e cialtrone di siti di monete e francobolli, che forse Tizianeda si sognerà per molto tempo, è scomparso chissà dove.
E’ CHE il blog, ormai è una parte importante della vita di Tizianeda, come un oggetto delicato che si custodisce con cura. Ma ancora più importante e prezioso è per lei il vostro affetto e la pazienza e le vostre incursioni qui, o i messaggi privati e su facebook. E questo privilegio rende le giornate di Tizianeda più ricche e divertenti.

Tizianeda

A proposito della famigliola

Così la famigliola è planata in questa città Europea, dai palazzi sensuali lungo le strade, e i tetti colore della pioggia.
Tizianeda , ha passeggiato per le sue vie, con i due minori e lo Sposo Errante.
Lei di questi giorni ricorda:
. I ragazzi, dalle mani innamorate sui corpi delle ragazze, loro perfide, di un distacco teatrale e provocante.
.I Ragazzi camminare con ragazzi, le ragazze con ragazze, con dita intrecciate e gli occhi increduli, perché qui l’amore è amore. E basta.
. Quei due debosciati e lo Sposo Errante che hanno riempito la vita di Tizianeda. Perché sedici anni prima, quando ha passeggiato giovane e libera, per le stesse vie con sua sorella Dada, ha detto “un giorno torneremo, ma con i nostri innamorati”. E Tizianeda ha mantenuto la promessa fatta a sé stessa, anche se la giovane donna di tanti anni fa non credeva allora, ad un ritorno così affollato.
. Il settenne, incredulo per gli uomini nella metro, o sotto i portici, o nelle strade, vestiti della loro povertà. Il settenne che ha costretto Tizianeda a fermarsi davanti a tutti, perché gli occhi non si distolgono, per dare soldi, e regalargli un sorriso ed uno sguardo, il suo.
. Una donna di tanti secoli fa con le mani intrecciate, sorridente e serafica, mentre in migliaia le rendono omaggio. Che però a guardarla bene ti conquista, perché la tipa, è una donna come noi, e forse oggi sarebbe una blogger spiritosa.
. Una ulcerosa litania di sottofondo composta dalle celestiali seguenti parole: “ho fame, ho sete, ce ne andiamo, mi sto annoiando, ce ne andiamo,ce ne andiamo, ce ne andiamo, ce ne andiamo”, dentro un museo pieno di tele dipinte che tutto il mondo invidia. E Tizianeda nell’inutile tentativo di coinvolgere quei due debosciati , si è posta la domanda che ogni madre savia,almeno una volta nella vita si fa “Ma dove ho sbagliato?”.
. I ragazzi italiani che lavorano lì,con cui Tizianeda ha chiacchierato e che ha riempito di domande. I nostri ragazzi che qui non perdono la dignità, anche se la distanza pesa e brucia.
. La pre- adolescenza, che ti segue , come un’ombra alla quale non puoi sfuggire. Perché è lì , nascosta in qualche anfratto della testa della undicenne, pronta a trasformarla da adorabile ragazzina giudiziosa in Lord Voldemort. E non ti salvano la città europea, i giardini fioriti, o i capolavori pittorici così belli che rischi la sindrome di Stendhal.
.La ragazzina undicenne unica rappresentante del glamour italico, con la sua valigia piena di capi abbinati e accessoriati.
. Il giaccone color verde muschio del settenne, scelto per la presenza di comode bretelle cucine all’interno. “Sei sicura di voler portare questo?” “Sì Sposo Errante guarda, con queste bretelle, se lo vuole levare poi lo puó indossare come uno zaino. Perché?” “Sembra un profugo” .
.Le macchie di latte, Yogurt, e di salse varie sul giaccone verde muschio, che hanno completato l’operazione “sembra un profugo” del settenne.
. la Pulizia per le strade e l’ordine, però non perfetti come nel nord Europa.
. La piazza con i portici e il giardino cosparso di sedie verdi che ci si siede per leggere chiacchierare o vedere il sole tramontare, come qualche secolo fa facevano i pittori o gli scrittori prolifici.
. La signora alta bionda boccolosa profumata curata raffinata magrissima diritta, incontrata sull’ascensore dell’albergo nel centro della città, prenotato dalla famigliola con un’offerta incredibile su internet. E Tizianeda, che in quell’albergo si sentiva come Alice nel Paese delle Meraviglie, perché lei è una provinciale stanziale senza possibilità di redenzione, si è detta: “Cavolo allora esistono veramente queste signore!”.
.Le tantissime donne nello stesso albergo, curate truccate eleganti, profumate boccolose di tutte le età, tutte insieme per un solenne, elegante, profumato, boccoloso convegno tra rappresentanti di una casa cosmetica. E Tizianeda si è chiesta, mentre assisteva a tanta competitiva eleganza, se ai convegni dei boscaioli si va vestiti con le camicie a scacchi rosse o verdi e la sega in spalla, se ai consessi dei pescatori di merluzzi nei mari del nord con le reti e gli stivali di gomma, o se ad un incontro di cacciatori di taglie,si incontrano tutti con distintivi,auricolari, pistole e la faccia mascherata.
. Le risate della famigliola, fino alle lacrime per incomprensibili attacchi di stortia collettiva, che le hanno fatto desiderare che questo tempo fermo non finisse mai.
. Il desiderio di fuga perché la convivenza senza pause e lontananze salvifiche da quei due, mette a dura prova i nervi, le cellule sinapsiche, la pazienza. Tizianeda ha talvolta desiderato la solitudine come un eremita misogeno.
E dopo i quattro giorni in questa elegante città europea che si chiama Parigi, la famigliola, si è recata in un altro posto, dove entità naniformi tiranneggiano tutti gli adulti, che però non possono avere cedimenti nervosi. Lì, pupazzi musica ricchi premi e cotillon, ti dicono che va tutto bene e se non ti diverti è solo colpa tua.
No, che avete capito, la famigliola non è ritornata in Italia, ma è in un posto tutto rosa e zuccheroso dove i bambini impazziscono dalla gioia e gli adulti impazziscono. E basta.
Un saluto allegro.

Tizianeda

Cronaca di due voli

Parte prima. Ovvero il primo aereo.
Alle 4 e 30 del mattino, i quattro della famigliola vagavano per i 90 mq in un’ora innaturale per la veglia, in cui non è più notte e il giorno sembra ancora intrappolato nell’altra parte della terra. Alle 5 e 30, dopo le sollecitazioni ansiogene dello Sposo Errante, che concentrato e sobrio, cercava di contenere inutilmente l’indisciplina eccitata degli altri tre, la famigliola si trovava per le strade cittadine ancora avvolte dall’incantesimo del sonno umano. Alle 5 e 45, i quattro deambulavano all’interno dell’aeroporto per salire su un aereo che li avrebbe portati a Roma e poi da Roma salire su un altro aereo che li avrebbe portati ancora più lontano. Prima dell’imbarco, il settenne che ama la precisione, si accorgeva che al check in dell’aeroporto era affissa una fotografia che raffigurava gli oggetti banditi dai voli. Il suo bisogno di certezze trovava pace e silenzio, dopo che riceveva ferme rassicurazioni, che no, il suo gioco elettronico non era assimilabile a pistole, a forbici acuminate, a coltelli, a bombe a mano, a liquidi infiammabili, ad ammennicoli vari, funzionali alla progettazione e costruzione dentro un bagno dell’aereo, di un ordigno presumibilmente molto distruttivo . Alle 6 e 45 l’aereo decollava con la famigliola dentro . Alle 6 e 45 ed un secondo, il settenne e Tizianeda si abbracciavano stretti, cercando di superare il disagio reciproco di essere chiusi in quella roba volante, con la protezione magica del sacchettoacchiappaincubi, la bisaccia di panno rosso cucito dalle mani della zia M, che scaccia i brutti sogni, ma anche sull’aereo fa la sua figura. Alle 7 e 45 l’oggetto volante è atterrato nella capitale, dopo che Tizianeda per un’ora ha cercato di distrarsi leggendo, dopo che ha subito la logorrea compulsiva del settenne, dopo che ha capito che l’oscuro rumore che a tratti compariva durante il volo, non proveniva dalle viscere dell’aereo pronto ad esplodere , ma dall’ugola di un rilassato signore che dormiva un sedile dietro il suo.

Parte seconda. Ovvero il secondo aereo che portava la famigliola in un posto ancora più lontano.
“Mamma perché abbiamo tutti i giubbotti salvagente sotto il sedile ed il signore ci spiega come usarli”
“Mio caro figliolo vedi vi è una possibilità non del tutto remota che l’aereo subisca un guasto tale che l’esperto pilota sia costretto a farlo planare dolcemente sul mare. In tale ipotesi è bene che ciascuno di noi sia dotato di un salvagente, perché ove l’atterraggio sull’acqua vada bene, tuttavia l’aereo potrebbe non galleggiare e pertanto saremo costretti a tuffarci ”.
Questo è quanto forse, una mamma dotata di senso della realtà avrebbe con molta tranquillità spiegato al proprio figlio. Ma invece Tizianeda ha detto “perché a volte succede che il comandante voglia fare un regalo ai passeggeri. Così plana dolcemente sull’acqua e si fanno tutti un bel bagno a mare, ma solo se hanno il salvagente. E’ la regola”
“Davvero mamma? Figo!”.
Così il secondo viaggio con questo esordio menzognero è proseguito serenamente. Il settenne che è dotato del salvifico e distraente talento dello stupore, ha ammirato le nuvole che avvolgevano l’aereo, il mare sotto, le isole un po’ qua ed un po’ là, senza mai smettere di parlare. Quanto a Tizianeda, scopriva dopo pochi minuti di volo, che il tipo fascinoso capitatole accanto era un pilota di aerei di linea, che rassicurava lei ed il settenne, decantando l’ affidabilità di quel mezzo di trasporto volante. E lei, Tizianeda, che proprio si è trattenuta dal richiedere al malcapitato, rassicurazioni su ogni rumore strano da lei percepito come un grave problema alle funzioni vitali dell’aereo o sui vuoti d’aria forse preludio della catastrofe, tuttavia nel vedere la serenità del suo vicino di posto, si è sentita confortata e sicura, come l’ipocondriaco che scopre di viaggiare con un luminare della medicina. E così, anche il secondo aereo è atterrato ed i quattro della famigliola sono arrivati dove dovevano arrivare, sani e salvi.

Tizianeda

Cambiamenti

C’è chi cambia spesso casa, chi il colore delle pareti, chi mariti o fidanzati, chi la disposizione dei mobili nelle stanze, chi le scarpe o i vestiti o tutti e due, chi le macchine o i cellulari. C’è chi cambia spesso idea e opinione sulle cose, chi gli amici e chi le comitive. E poi c’è chi invece, cambia il parrucchiere. Chè arriva proprio il preciso momento, che quelle mani prima esperte, prodigiose, supreme, sublimi, virtuose manovratrici di forbici, pettini e spazzole, all’improvviso, come un amore consunto che si disvela, diventano le artefici del tuo malumore, da capello oddiocomestomaleequantopocomipiaccio. Per non parlare di quando già dal primo incontro non c’è affinità elettiva.
E così Tizianeda, che non vuole soffermarsi sui risvolti psicoanalitici di tanto cambiare, ha collezionato decine di specialisti del capello ordinato.
Perché prima c’era lei la parrucchiera, la stessa da trent’anni, della mamma ora vecchietta, dentro un appartamento arredato come un salotto zuccheroso, incastrato negli anni cinquanta. Lei padrona indiscussa della tua testa come la Regina di Cuori nel Paese delle Meraviglie. Poi sono arrivate quelle dal ciuffo tutto da una parte , poi quelle che maledizione sono troppo corti spezzettati ricci lunghi medi, quello troppo anni ottanta, poi quella scortese, quello oh mio dio sono la più tamarra del mondo tamarrissimo e molti altri ancora.
Poi dopo tanti anni, dentro la casa della famigliola un giorno d’estate è arrivato lui un ragazzo quasi cinquantenne, che tagliava e parlava con la stessa velocità. Che in un tripudio logorroico ha raccontato con generosa fiducia, la sua vita gaudente, i suoi tanti fidanzati, le sue clienti innamorate e devote, la sua filosofia di vita da ragazzo dei fiori, senza padroni o schemi complicati. Ha generosamente mostrato i suoi muscoli in una canotta stitica, i suoi tatuaggi e la sua svampita allegria, conquistando i due debosciati minori, seduti, attenti e compunti per la nuova inusuale presenza. Ha anche conquistato Tizianeda, che si è ritrovata con una testa nuova e mai vista prima. “Tesoro, la prossima volta ti faccio un taglio corto corto corto” “Più di questo?” “Sì, sarai una strafiga…immaginati con un rossetto rosso fuoco e tantissimo rimmel, un vestito nero ed i tacchi” “Mi viene difficile comunque vedremo”. E questa volta che Tizianeda sentiva che lui era l’uomo giusto, quello che è per sempre, come la parrucchiera anni cinquanta della mamma vecchietta, non aveva fatto i conti con la vita, che alle volte è proprio bastardella ed ha posato, spera in un altrove colorato e gaudente, quel bel ragazzo quasi cinquantenne.
E così, Tizianeda ha continuato a vagare tra i saloni cittadini, fino all’altro ieri, dove è approdata tra giovanotti gentili, poltroncine indemoniate e massaggiatrici del cuoio capelluto. Ha dovuto anche rispondere a un questionario. Alla domanda: perché hai cambiato parrucchiere? Lei che è sincera ha risposto: io i parrucchieri li cambio in continuazione da sempre. E si è sentita scorbutica come Lucy dei Peanuts.
Ma almeno così, già sanno cosa li aspetta.

P.S.: Non sono sicura che nei prossimi giorni riuscirò a postare. Altrimenti, vi racconterò quando la famigliola tornerà. Un saluto allegro.

Tizianeda

Un abbraccio

Ci siamo abbracciate una settimana fa, dentro una serata festaiola, vicina al mare, con la musica e le lucine colorate, come quando eravamo insieme al Liceo, in quella classe abitata per cinque anni da ragazzetti confusi e inquieti –“Bellissima serata, mi sono divertita un casino, grazie” “Grazie a te Tizianeda per essere venuta, è sempre bello quando ci vediamo” “Vero”.
Poi è successo che ci siamo riabbracciate oggi, dopo otto giorni dall’ultima volta, di un abbraccio che senti ogni traccia pulsante dell’altro, fino al sangue che scorre dentro e fa battere il cuore. Di un abbraccio lungo, che dice aspetta, aspetta un po’ che mi riposo. Di un abbraccio che è una pausa, un attimo fermo. Ho abbracciato la mia compagnella di tanto tempo fa che aveva il fuoco dentro di chi guarda la vita e la attraversa determinata, ho abbracciato la studentessa universitaria che è andata lontano a studiare e non l’ho più vista per un po’. Ho abbracciato la donna indipendente che ho ritrovato dopo qualche anno e che mi ha accolta quando ero una mina vagante. Ho abbracciato lei il giorno delle sue nozze ed io ero lì felice con lo Sposo Errante di oggi. Ho abbracciato la mamma che è diventata, senza perdere la freschezza della ragazzetta. L’ho abbracciata oggi nella casa di sua madre che non c’è più, ma le ha lasciato il dono di continuare il disegno misterioso delle vite in divenire, come una brava atleta che passa la staffetta alla compagna di squadra senza esitare, per non farle sentire la paura.
L’ho abbracciata e lei ha abbracciato me, chè gli abbracci sono una porta d’ingresso discreta nella vita dell’altro e dicono quello che le parole non sanno dire.

Tizianeda

Ciao e grazie

“Mamma ti devo dire una cosa”.
Se un bambino settenne, ti prende per mano, ti chiede di andare con lui in un angolo nascosto dei vostri 90 mq, ti parla a voce bassa, ti guarda con il suo sguardo scuro e denso, tu non hai scampo e lo devi seguire per ascoltarlo, con le orecchie, gli occhi, le mani ed il cuore. Devi mollare tutto ma proprio tutto, e lo dovresti fare anche se fossi Superman che deve salvare la terra da un attacco di alieni rancorosi, anche se fossi la ruffianissima Fata Turchina che trama per spingere al matrimonio la povera Cenerentola con il noioso principe Sempreazzurro, anche se fossi Frodo alle prese con l’anello della sfiga.
“Dimmi settenne, cosa succede?”
“Mamma, ti devo dire una cosa, ma ho paura che poi ti dispiaci…va bè te lo dico lo stesso. Mamma … io penso che Rosalinda è più bella di te”.
“Oh, tesoro, hai proprio ragione, questa Rosalinda è proprio più bella, anche se è un personaggio dei cartoni. Stai tranquillo, saranno tantissime le signorine che troverai più belle della mamma. Non mi dispiaccio mica. E’ normale”.
“Davvero mamma ?! Grazie. Ciao”.
Perché arriva il giorno che Rosalinda, che c’è sempre stata, all’improvviso la vedi. Alzi lo sguardo e tutto cambia perché tu stai cambiando. Perché arriva proprio quel preciso intimo momento che il tuo sguardo fuori ti avvicina poco a poco alla persona che diventerai. Chè sei tutto un movimento dentro e fuori e fai come le zolle tettoniche che fluttuano, si muovono, scorrono , si allontanano, come una danza arcana che disegna tracce nell’aria. E lo so che i cambiamenti spaventano, ma anche questo è normale, tu però non smettere di muoverti e guardare. Ciao e grazie.

Tizianeda

Dal Settenne a Tizianeda

Prima si è ammalato lui, il settenne, godendo del privilegio infantile di tralasciare la scuola, di essere esentato dallo svolgimento di pensierini, dal ripasso delle tabelline, dalla ripetizione di lezioni piene di regole grammaticali. Ha potuto dormire nel lettone, abbarbicato con tutta la sua ossuta lunghezza alle forme della mamma, tossendole e starnutendole generosamente in bocca. Questa amena attività notturna, ha consentito a tutti i suoi germi di traslocare dal suo ecosistema a quello di Tizianeda. Così anche Tizianeda ha iniziato a starnutire, tossire, desiderare di abitare sotto spesse coltri di coperte, di essere sola in una clinica lussuosa, curata da sorridenti infermiere svizzere. Invece ha continuato a lavorare, a correggere compiti pomeridiani, curare moribondi, gridare; ma questo, con minor vigore. Per sopravvivere al freddo, insinuatosi insieme ai virus nelle pieghe nascoste del suo corpo, si è rivestita di multi strati di maglioni, che non ha abbandonato anche quando tre piani più sotto rispetto a casa sua (sì, Tizianeda cerca di compensare la lontananza dello Sposo Errante con ogni espediente di vicinanza di tutto il resto), si è recata, per farsi visitare, nell’ambulatorio della dottoressa di base e che, sventurata, ha faticato per trovare il corpo di Tizianeda “signora quanta roba ha addosso, è vestita come le mie pazienti più anziane!” . E poi nel perseguire con pervicacia, l’attività distruttiva del suo fascino femminile, in casa, ha anche applicato il maschio-repellente metodo del fazzoletto nascosto nel risvolto della manica del maglione (inquietante come i gambaletti di nailon color carne, i baffi e la vestaglia azzurra di pile spesso) . Ha anche, in preda ai fumi della febbre, insegnato questo metodo di conservazione al settenne, che ha recepito diligentemente. Così a girare per casa con il bozzo nella manica erano in due. Tizianeda sa che, se un giorno la sua futura nuora la odierà per questo, non gliene farà una colpa. Poi è lentamente guarita, permanendo in lei, tuttavia, un aggravato stato di stordimento mentale. Sabato mattina, liberatasi dei multi strati di lana che l’avvolgevano, per rimpossessarsi della sua femminilità perduta, si è strofinata in faccia una crema con delle palline piccole piccole, che si chiama scrub. Forse ha eliminato tutte le cellule morte, ma crede che si sia tenuta tutte quelle stanche. Si è anche colorata le unghie dei piedi con lo smalto, che fa tanto donna che si prende cura di sé ed è perfetta anche se deve uscire per le strade deserte a riporre il sacchetto dell’immondizia nel cassonetto dietro l’angolo. Ha lavato i capelli che prima o poi dovrà tagliare, sperando che nel frattempo nessun altro si influenzi ed ha tirato fuori dall’armadio le sue belle scarpe nere con il tacco che non prendeva da troppo tempo, che quando le mette si sente una sinuosa ballerina di tango. Ma questa, è un’altra storia.

Tizianeda

No, non è dedicato a loro

Ha i denti di chi da ragazzina l’apparecchio lo teneva nella scatola colorata e non in bocca, gli occhi legati all’umore e alla luce. Marroni verdi, verdi e un po’ marrone, ma sono verdi? No marroni. Le dita piccole, e tracce in faccia di sorrisi regalati così, che tanto non costa nessuna fatica. Dentro ha una forza che quasi non ci crede e piedi larghi che hanno attraversato strade di fuoco, ed ora il fuoco non la spaventa più, o almeno lo può guardare dritto in faccia. A sedici anni, oh sì tardi molto tardi, ha scoperto che c’era qualcosa di sorprendente cui aggrapparsi, dove scomparire, per poi a volte ritrovarsi. A sedici anni il primo l’ha delicatamente condannata alla ricerca continua di storie, che la facessero sentire ancora ancora e ancora sospesa in quel modo lì. Da allora la luce dei libri, dove ha trovato risposte che nessuno sapeva darle, che l’hanno consolata nei momenti bui della giovinezza o soltanto distratta in un tempo sordo. Ha faticato, attraversando foreste nere e tzunami senza appigli, così oggi riconosce la dolcezza nei vicoli nascosti. Le piace essere donna. Le piace avere una figlia per tramandarle l’orgoglio della sua identità di genere. E’ felice di avere un figlio che vede la bellezza unica delle donne, chè lui già le ama di un amore ispirato. Le piace il suo corpo imperfetto, il suo umore che fluttua, il talento tutto femminile di stare dentro le cose della vita. Le piacciono sua sorella, le sue nipoti, sua figlia, le sue cognate, la nonna vecchietta e la nonna santa Gina, le sue scarpe con il tacco alto nell’armadio. Le piacciono le sue cugine, le sue amiche, i suoi capelli con tracce nascoste di bianco. Le piacciono le donne che segue in rete e quelle che ha ritrovato grazie alla rete. Le piacciono le ragazzine che si muovono insieme compatte toccandosi i capelli, le piace la loro grazia timida. Le piace che è cambiata lentamente come la terra e le piace avere quarant’anni e poco più, chè mai si è sentita così. Certo le piacciono anche gli uomini, anche se questo post, no, non è dedicato a loro.

Tizianeda