maggio 2013 archive

Cose da Donne

E’ che ieri sera Tizianeda non riusciva a scrivere un bel niente. Cioè scriveva scriveva e poi cancellava, cancellava, in preda ad un’agitazione nebulosa . Seduta ai piedi del letto del settenne addormentato dopo aver riscosso il suo dazio serale di presenza morbida e baci. Seduta mentre nel letto sopra la sua testa, il respiro rumoroso di natura aliena della undicenne le faceva da sottofondo inquietante. Ieri sera scriveva e cancellava sul suo mini computer, con addosso i piedi del piccolo di casa, accessoriati di unghie incolte che la facevano sentire la più debosciata, la più snaturata, la più distratta madre del mondo interplanetario. E così Tizianeda chiudeva il suo computer arrendendosi al vuoto mentale, copriva sotto il lenzuolo la prova tangibile della sua natura imperfetta, ripetendosi un numero imprecisato di volte “domani mattina cascasse il mondo la prima cosa che faccio le taglio” e mettendosi la fede nel dito anulare destro per ricordarselo. Poi si coricava accanto allo Sposo Errante già perduto nel sonno. E quando anche lei era vicina vicina a quella linea di confine tra la coscienza e l’oblio, l’agitazione improvvisa ha spezzato l’incantesimo miracoloso. Perché si è angosciata pensando alla undicenne che il giorno dopo sarebbe partita con il suo gruppo di scout laici per andare dall’altra parte del mare. Si è angosciata pesando al maltempo, ai boschi, ad Hansel e Gretel, al lupo cattivo, agli Orchi a Cappuccetto Rosso, alle streghe cattivissime. Poi l’angoscia ci è spostata sullo Sposo Errante pensando al suo errare, al suo “sono distrutto” serale, ha pensato ai treni sbrindellati alle strade malferme che attraversa e poi riattraversa perchè la sera vuole tornare a casa. Ha pensato alla salute, al tempo che passa, che ancora ci sono due mesi di lavoro intenso, alle scelte da prendere nel suo studio di avvocatessa, alle responsabilità che pesano. Ha pensato al frigo vuoto da riempire, a tutte le cose da fare e che rimanda perchè non sa come incastrarle e che si dimentica di tutto perché…non lo sa perché. E poiché quando si entra nel tunnel dell’autoflagellazione uscirne è impensabile, ha anche ricordato le unghie del settenne che mentre lei si angosciava per altro, loro dispettose sotto il lenzuolo lentamente crescevano ancora un po’.
Poi si è ricordata che da un po’ di giorni è più irritabile, intollerante lamentosa. Che si guarda allo specchio e non si piace. Che il suo nuovo taglio di capelli appena una settimana fa bellissimo, da due giorni è diventato orribile. Che è insopportabile anche a se stessa, che più spesso vorrebbe chiudersi in bagno con scuse becere per riprendere forze, che tuttavia lo Sposo Errante non sembra farci caso e la guarda come se dicesse “ho capito tutto normale” e pure “meglio lasciarla stare”. Si è ricordata che anche il mese scorso per due tre giorni si sentiva così angosciata, e che questa cosa ormai si ripete da molti molti anni. Che tra un po’, questo “quanto sono nervosa” passerà e che insomma avete capito di cosa sto parlando. Così Tizianeda confortata da questa illuminazione improvvisa, certa che il suo corpo troverà il modo da solo di sistemare tutto, si è addormentata avvolta dai respiri dei suoi tre innamorati.
P.s.: volevo solo informarvi che le unghie del settenne, che Tizianeda questa mattina ha dimenticato di tagliare, ancora crescono indisturbate nascoste da calze e scarpe, tra un pensierino, una lettura e la merenda scolastica. Quando torna da scuola, sicuro si provvederà al restyling.
P.P.S: questo post lo voglio dedicare sì a tutte le donne, ma soprattutto a tutte le donne libere di Calabria e loro sanno perché.

Tizianeda

Agli estremi della catena alimentare

“Perché hai quella faccia undicenne?”

“No niente è che a volte ci penso”

Tizianeda, lo sa bene cosa significano la voce con la tremarella e gli occhi  immensi, che invadono   la stanza di quel colore, che non è verde, non è azzurro, non è grigio. Perché anche Tizianeda a volte ci pensava con quello stesso sguardo, in quell’età che sei in bilico su perché irrisolti.

“E’ che a volte penso alla morte mamma e penso che dopo non ci sia niente. Tu che dici mamma”.

“Ecco insomma, è normale che ti poni questa domanda ed è normale che a volte hai paura … e comunque papà dice che qualche cosa ci sarà di sicuro, e papà lo sapete non sbaglia quasi mai, e poi scusa non siamo vissuti per milioni e milioni di anni e ti preoccupi adesso?”

“Però mamma! hai ragione”.

Tizianeda non sa quale intuizione fortunosamente uscita dalle sue labbra non del tutto rilassate, abbia riportato la undicenne nel mondo delle certezze quotidiane. Non sa se è  stata la acquisita consapevolezza della normalità della paura, o la coscienza che il papà ne sa molto più di lei, del tutto ignorante quando si parla di universo, stelle, spazio, buchi neri e roba del genere. O se è stato quel  pensiero filosofico venuto all’ultimo, anche se espresso  in forma primitiva. Ma qualunque sia stata la causa del suo ritorno all’ordinario senza tempo,  la undicenne e l’altro debosciato settenne, dopo si sono persi in complesse e più serene dissertazioni zen-metafisiche.

“Tu in che cosa ti vorresti reincarnare dopo la morte?” Ha chiesto  il fratello alla sorella.

E la sorella, la dolce undicenne dopo molto meditare ha deciso che si reincarnerà in un simpatico animale, che secondo studi fatti dalla ragazzina,  pervicace spettatrice di documentari su belve feroci, è il più temuto della foresta, persino dai leoni che preferiscono stargli alla larga. “In una iena!”.

Quanto al settenne, lui,  trasferirà la sua anima dentro il corpo di un imperturbabile, serafico lento ciccionissimo e felice bruco. Insomma due figli agli estremi della catena alimentare animale che speriamo si rincontrino e si riconoscano.

 

 

Tizianeda

Buon Muolk a tutti

“Ciao Sposo Errante, stasera ho fatto un po’ tardi allo studio di avvocatessa…come stai?”

“Sono stravolto”

“Hai ragione, anche io…dai che siamo  a casa sani e salvi…preparo la cena”

“Mamma come cammini?”

“Come Michael  Jackson ,  all’indietro…dai  facciamo la serata moonwalk. Fallo anche tu Sposo Errante”

“Mamma papà è più bravo di te”

“Che dici undicenne, è terrificante e poi è serio anche quando fa il deficiente, non è corretto”

“Mamma guarda anche io so fare il muolk”

“Il moonwalk settenne…dio sei terribile”…

Tizianeda, quando la situazione si fa dura, quando la stanchezza è una massa densa, quando troppo  attrattiva è la tentazione di abbandonarsi ai lamenti,  si aggrappa alla stortia (perdonate il termine indigeno che usa spesso, ma le piace troppo), travolgendo i due minori debosciati, cosa alquanto facile, ma anche il serissimo di casa, che paziente e divertito si sottopone alla follia compulsiva. Per questo prima di sedersi a tavola per la cena i quattro della famigliola hanno camminato all’indietro come zombie disorientati, con buona pace di MJ. Tizianeda a dire il vero ha proseguito anche dopo cena e la mattina quando ha svegliato i minori, e quando ha preparato la colazione, e poi lo ha fatto fare anche a suo fratello, lo zio Peppino, che accidenti è stato bravino, e ha deciso che lo farà tutte le volte che si sentirà triste o stanca o con il desiderio di fuga incorporato.  E forse lo farà fare anche ai nonni ottantenni, alle sue amiche, a sua sorella Dada che è un’altra serissima, alle sue cognate a ai suoi nipoti, alle maestre del settenne e alle professoresse della undicenne, ai suoi vicini di casa che sorridono poco e alle mamme che incontra all’uscita della scuola.

Così alla fine si sentiranno in armonia con l’universo e consolati per ogni attimo della giornata  senza leggerezza.

Buon “muolk” a tutti.

 

 

Tizianeda

Esserci

 

E’ arrivata in tempo, appena in tempo con   passo veloce, di chi è abituata a corse funamboliche come le donne, come le mamme come chi lavora, come chi crede che a quella festa lì per strada non puoi mica non esserci. Chè non si può dire di credere in qualcosa e di crederci proprio tanto se poi non partecipi, se non porti la tua anima e il tuo corpo, se manca il tuo  sorriso e la tua forza. Non poteva non esserci lei,  che quando vede quei film di diritti negati di libertà soffocate di discriminazioni e prepotenze,  si commuove e indigna, come se quelle cose brutte le si insinuassero dentro. Che guarda quei film e spera che i malvagi perdano e male, e poi  impreca ad alta voce e gesticola,  disturbando la visione di chi le sta accanto (solitamente lo Sposo Errante  sostenitore  semi rassegnato del silenzio tombale durante la visione casalinga). Non poteva non esserci lei, con quei ragazzi e ragazze coraggiosi, che nella sua  piccola città sbilenca, si sono radunati sulla via principale, proprio  sulle scale del Teatro che guarda le stanze dei potenti nel palazzo di fronte. Lei che è arrivata e lì ha incontrato le facce di chi c’è sempre, ha visto qualche mamma vicina ai propri figli, ha visto  Eleonora l’amica con gli occhi da aliena e i capelli colore della terra, ha visto bambini e facce sorridenti.  E poi ha incontrato loro i ragazzi e le ragazze  che volevano  raccontare con un gesto lieve e delicato la normalità dell’amore. Raccontarla ai riottosi, a chi ha   paura, perché da sempre gli è stato insegnato altro, alle persone che non si sono mai soffermate pensando “tanto a me che importa”. Ha incontrato i ragazzi e le ragazze che su quelle scale si sono baciati per dire che l’amore è amore e basta.  Si sono baciati per dire che se un diritto viene violato o non riconosciuto tutti finiamo per implodere. Si sono baciati per chiedere di non avere paura, chè si ha paura di quello che non si vede e non si conosce. Si sono baciati per dire che l’omosessualità non è una malattia, si sono baciati perché sanno che la lotta per i propri diritti vuole gesti, coraggio, visibilità e un po’ di sfrontatezza. Si sono baciati perché vogliono poterlo continuare a fare ma non sulle scale del Teatro Comunale. Si sono baciati  perché l’omofobia quella sì,  è spaventosa come una malattia mortale.

 

Tizianeda

Chi sono quei quattro?

Ci sono quattro persone,  che camminano più o meno vicine lungo un tragitto. C’è un tipo ossuto e scuro che emette inquietanti versi “tszi tszi gnieee tszi tszi”, che riecheggiano sopra i marciapiedi. C’è una tipa magra magra con la testa cosparsa di molle bionde, alta quanto l’ ossuto e scuro. Lei ha due orecchie nere  e lunghe che le spuntano dalla  testa . Poi c’è anche un’altra tizia, un po’ più alta di quei due, con lo sguardo che è a tratti  un misto di “e va be’, devo fare qualche cosa, ma guarda tu”. Ha la giacca fucsia e le ballerine ai piedi verde smeraldo. Che chissà che le passava per la testa prima di vestirsi così a muzzo. E in fine, c’è l’ultima tipa. Cammina un po’ distante dal gruppo, un po’ più avanti, facendo finta di essere sola. E’ carina con le sue eteree scarpette cipria ricoperte di borchie acuminate, felice sintesi di quello che lei è adesso. Questo insolito consesso potrebbe essere:

a) Una setta strampalata predicatrice dell’accostamento cromatico libero (a muzzo appunto), adoratrice di versi onomatopeici,  conigli e rock and roll .

b) Quattro pazzi fuggiti dal manicomio.

c) I coraggiosi Hobbit della Compagnia dell’Anello venuti a salvare la Terra di Mezzo dagli oppressori.

d) O semplicemente, un settenne che gioca per strada. E mentre cammina delizia gli astanti con un piacevole  sottofondo musicale rap, emesso dalla sua bocca sputacchiante. La cugina coetanea del settenne che si crede sua sorella gemella, con in testa il cappello da coniglio arrivato qualche mese fa  dall’America,  dentro una scatola. Tizianeda con le sue ballerine verde smeraldo che le ricordano tanto le pantofole di feltro che aveva quando era ragazza e studiava all’università dall’altra parte del mare. Quelle pantofole che una volta si è dimenticata di togliere. Così è uscita da casa per recarsi nel suo serissimo Ateneo oltreconfine, ignara degli accessori discreti ai piedi, valorizzati da spessi calzettoni bianchi. Tizianeda che pensa anche  ai due aggettivi  usati dal settenne per il compito a casa: ”cicciottella” e anche “un po’ grassottella”, che pensa alle zucchine e alle pietanze tristi tristi. Che si chiede perché le maestre assegnano ai minori  testi  intitolati “Descrivi la tua mamma” – “Devi per forza metterci questi due aggettivi?”, “Mamma la maestra vuole che diciamo la verità” , “…” -. E in fine la undicenne, che cammina un po’ lontana senza perdere di vista gli altri. Lei avvolta negli effetti psicotropi  della pre-adolescenza. Che, prende distanza e misura da quei due piccoli debosciati e strambi come l’infanzia e dalla tipa con la giacca fucsia e le scarpe verde smeraldo che è lì con loro e li guarda  beata e divertita anche se a tratti ha un sussulto pensando alle zucchine, alle pietanze tristi tristi  e alla dieta che prima o poi dovrà iniziare.

 

 

 

 

Tizianeda

Piccoli piaceri della vita

Piccoli piaceri della vita :

–       il profumo delle pesche

–       la cesta del bucato da lavare. Quando è vuota

–       il venerdì sera

–       il rumore del vino versato nel bicchiere

–       l’odore antico della credenza della nonna

–       i due minori addormentati nel lettone che si girano contemporaneamente su un fianco

–       le polpette al sugo di nonna santa Gina

–       i libri sul comodino

–       trovare in casa un oggetto che credevi perduto   mentre stai cercando altro

–        le parolacce

–       camminare

–       ballare sola in casa

–       pronunciare le parole “a muzzo” “stortia” “scialare”

–       il caffè delle 11,00 in compagnia

–       la mia pianta di orchidee, quando si deciderà di fare almeno un fiore (anche smunto)

–       scrivere

–        gli occhi che si chiudono dal sonno, mentre la sera leggi un libro a letto

–       impastare acqua farina e lievito

–       la telefonata del sabato pomeriggio: “fai la pizza stasera?”

–       un film che parla di diritti violati, che ti arrabbi per tutto il tempo, ma poi i malvagi perdono

–       le scarpe con il tacco alto, però comode che ci sai camminare anche tu

–       un bacio sulla guancia con lo schiocco

–       le battute da collegiali pudibonde scambiate con le amiche davanti ad un bicchiere di birra

–       sorridere, chè tanto non costa niente

… e potrei  continuare per giorni e giorni, ma mi fermo qui. Se vi va continuate voi…

Tizianeda

Un anno

 Un anno fa iniziava l’avventura della terra capovolta con questo post qui. Poi se ne è aggiunto un altro e poi un altro e poi un altro ancora. In questo anno ho ricevuto l’affetto di tutti voi che da qui passate, che con me vi fermate per poi ritornare. Che lasciate come un messaggio in mare, preservato da una bottiglia sigillata , i vostri pensieri. Oggi faccio festa con voi, per esempio in  un posto colorato come questo:

 

image

Un saluto allegro e festoso.

Tizianeda

Il monolite

“Tizianeda mi hanno chiamato. E’ arrivato. Vado a prenderlo”
“Ok”
Nei 90 mq della famigliola, ce n’era già uno, che lui usava applicandosi come un alunno concentrato. Poi ha esordito dicendo “Sì però è un giocattolo”.
Dopo questo messaggio subliminare, ha riempito il suo comodino di riviste monotematiche, che se le leggi dall’ultima pagina alla prima e viceversa fa lo stesso. Ti annoi.
Un giorno ha anche portato una piccola scatoletta piena di pulsanti – “Che diavolo è” “Un compressore dinamico” “ ??”. E poiché le passioni si nutrono di ossessività, lui lo Sposo Errante, che è un tipo concludente, pratico e risoluto, e prosegue diritto in avanti come le frecce di Robin Hood, ha ascoltato in rete i consigli di ragazzotti compunti, chiesto e richiesto lume al maestro, sobillato di domande e dubbi i rivenditori specializzati, studiato sulle sue allegre riviste e poi lo ha scelto.
Quando è stato chiamato, è andato a prenderselo, lo ha pagato e lo ha portato a casa dentro un’enorme custodia rettangolare chiara, con il manico blu. Una custodia lunga quasi quanto Tizianeda, quindi non moltissimo. Così pesante che dentro potevano esserci pietre, mitra o un basso elettrico degno di Jaco Pastorius.
“Allora che ne pensi” “Bellissimo me lo aspettavo più colorato, un po’ più rock, magari con il fulmine disegnato degli AC/DC, o la linguaccia di quei cantanti che ora sono anziani” “Ma finiscila” “Però cavolo la custodia è bellissima, con questa moquette arancione dentro è fighissima. Sembra di essere negli anni settanta”.
Tizianeda, che non resiste a non fare la scema, non ha detto allo Sposo Errante che in realtà è molto contenta del suo nuovo basso elettrico supersonico, anche se non ha nessun disegno colorato sopra. Ed è contenta che lui si faccia portare da questa passione preziosa, intima e comunicativa, che si chiama musica.
Certo ora dovranno allocare nei loro 90 mq, la custodia lunga e pesante con dentro il basso nuovo e luccicante. Tizianeda ha proposto: sotto il letto, sull’armadio, dietro qualche porta, nello sgabuzzino, ma le sue strepitose idee sono state ignorate dall’uomo adulto di casa. In attesa di una scelta, che teme non ci sarà mai, il monolite con dentro lo strumento riposa con loro nella stanza da letto, vicino vicino allo Sposo Errante e alle sue riviste allegre.

Tizianeda

Vento che soffia

Lui fluttua nel surreale mondo dell’infanzia, dove l’impossibile è possibile, dove la magia esiste, il Topino dei denti è un ricco filantropo che elargisce soldi, dove la notte di Natale, un grasso signore con barba, cappello e pigiama rosso attraversa i cieli stellati di tutti i continenti, con qualche renna polverosa.
Lei è bloccata nella terra di mezzo della pre-adolescenza. Dove gli umori instabili, lo sguardo che cambia, il desiderio di autonomia, di sperimentarsi donna e la puzza di ascelle sono un tutt’uno confuso.
Lui è di una bellezza ossuta e scura.
Lei è morbidezza femmina e luminosa.
Lei soffre della sindrome “dove avete nascosto la cioccolata”.
Lui di una irrecuperabile dipendenza da pasta e lenticchie.
Se a lei dici “partiamo” dopo cinque minuti ha la valigia pronta.
Se a lui dici “partiamo” lui ti risponde “ma no dai di nuovo”. Anche se l’ultimo viaggio lo avete fatto un anno fa.
Lei è silenziosa. Parla con gli occhi, con le dita che attorcigliano i capelli, con le mani in movimento.
Lui ha mille perché in testa, il desiderio di conoscere e capire, la logorrea compulsiva incorporata, che la sera aumenta in forma direttamente proporzionale, al tuo bisogno di sonno e silenzio.
Lei la mattina si alza dal letto e dopo cinque minuti è pronta per andare a scuola.
Per lui il risveglio è un rituale lentissimo, accompagnato da un sottofondo melodico composto dalle seguenti parole: “tesoro sveglia, dai cucciolo, svegliati, ma insomma ancora a letto, sto perdendo la pazienza, dai su…ancora stai facendo colazione, dove stai andando la porta è di là, cosa fai lì seduto, ma a cosa pensi..” ed amenità simili.
Lei sa vestirsi, abbinare, associare i colori, essere stilosa e originale, perché non sempre le figlie femmine prendono dalle mamme tristemente sobrie.
Lui è un bambino vestito-indifferente. È dotato dell’abilità oscura di indossare magliette maglioni camicie e mutande al contrario. “Ma sono al contrario” “Va be’ che importa…”.
Lei disegna ragazzine serafiche e statiche, femminili e riflessive.
Lui bambini e bambine fluttuanti. Piccoli ometti felici e avventurosi che saltano fanno capriole e non si fermano mai.
Loro sono quei due, i due minori, la ragazzina ed il piccolo di casa, i due debosciati, la undicenne ed il settenne. Loro due unici nei talenti e nei difetti. Quei due, con le loro paure e i sogni, con la curiosità di conoscere la vita e il coraggio da trovare dentro.
E poi ci sono gli altri due, lo Sposo Errante e Tizianeda, che ora sono il vento che soffia dietro le loro spalle e si insinua nelle loro orecchie e scende giù giù, fino a dentro. Il vento che vuole essere coraggio, fatto di lettere per dare il nome alla paura, chè solo così la puoi sconfiggere quella lì. Il vento che racconta che la vita è un mistero curioso e originale da attraversare, non come armadi chiusi e freddi, ma vibrando e vedendo. Il vento che è un’osmosi che fa passare la bellezza. Il vento che dice di amarli proprio così, per come sono. Perché poi dovrà arrivare quel giorno, che questo vento, che no, non è perfetto, non avrà più bisogno di soffiare, perché loro, la undicenne ed il settenne, saranno vento che soffia.

Tizianeda

Come Hansel e Gretel

“Ricordati che stasera quando torno dobbiamo portare il settenne dal dentista”
“E chi se lo dimentica Sposo Errante, speriamo bene”.
Tizianeda e lo Sposo Errante, sentendosi come gli sciroccati genitori di Hansel e Gretel, i bambini abbandonati nel bosco, ma afflitti da sensi di colpa maggiori di quei due, hanno condotto l’ignaro settenne per un fulgido incontro con il dentista. Perchè i denti da latte, che sono un tutt’uno con la ostinata personalità del piccolo di casa, hanno deciso di rimanere tenacemente abbarbicati alle gengive, e poco importa se dietro spuntano i loro successori.
Tizianeda avrebbe preferito scalare una montagna con le espadrillas, vedere un film dell’horror (però solo di giorno), uscire con i gambaletti color carne e la gonna corta, piuttosto che sottoporre il settenne, all’estrazione del suo incisivo inferiore.
Perché al minore di casa, che per affrontare ogni evento sconosciuto e quindi potenzialmente destabilizzante, deve prima acquisire dettagliate informazioni, che ti chiede il perché di ogni cosa, che ha fatto fare a Tizianeda una ricerca in rete su Palazzo Chigi per sapere perché si chiamasse così, che vorrebbe mangiare tutti i giorni pasta e lenticchie, e che ogni mattina viene accolto dalle bambine della sua classe, grate della sua gentilezza, con materna empatie come solo le bambine sanno .Insomma ad uno così, come del resto ad ogni bambino, non lo puoi mica imbrogliare o prendere alla sprovvista.
Per questo dinanzi alle sensazioni sgradevoli della anestesia locale e al tentativo di fuga del settenne dallo studio del dottore, Tizianeda ha iniziato a spiegare tutto ma proprio tutto al suo ometto prezioso.
“L’anestesia è sgradevole hai ragione. Neanche a me è mai piaciuta e so cosa stai provando. Ed hai anche ragione a voler andare via. Ma quel dente lì non può proprio stare. Ora sai che facciamo? Te lo tiro io. Dottore mi dia la pinza per favore…Grazie. Vedi questa è un po’ come la pinza di mamma per tirare i peli. Ma più grossa…”
E dopo che il settenne si tranquillizzava ritornando sulla poltrona delle torture, dopo che lo Sposo Errante godeva della privilegiata posizione di chi, stando nella stanza accanto, dice di sentirsi male, dopo che il dentista si riappropriava della sua tenaglia – “dottore mi può spiegare meglio come si fa che non ho capito?” – e dopo che lei assisteva da una posizione indubbiamente in prima fila alla estirpazione del dentino stronzettino, insomma dopo tutto questo, il settenne come se nulla fosse, orgoglioso della sua sudata finestrella, che lo rendeva simile ai suoi coetanei, dichiarava di essere il bambino più felice del mondo.
Tizianeda ora pensa che i film dell’horror, li potrà vedere anche di notte in una stanza buia e da sola.

Tizianeda