giugno 2013 archive

Eppure a volte…

“Eppure, Sposo Errante, ne vorrei un altro”
“Come??”
“E’ che a volte mi viene nostalgia, quando guardo le foto di quei due debosciati, piccini piccini. Ecco… mi si smuove un’emozione da qualche parte e penso che lo vorrei un altro figlio. Ma poi mi passa tranquillo”.
Sì per fortuna Tizianeda, riesce a fermare l’onda anomala della nostalgia, sottoponendosi a sedute di autocoscienza. Per bloccare lo tzunami malinconico, le basta far riemergere qualche lontano ricordo: 1) la follia da costante e progressivo stato di intossicazione ormonale. Per nove mesi 2) l’impossibilità di guidare la macchina per evidente alterazione della personalità 3) il taglio cesareo, nefasto come una grave intossicazione da cozze vongole e ostriche 4) i segni indelebili che tracciano la pelle come una carta geologica, volgarmente detti smagliature 4) i ginecologi 5) la mancanza di sonno che trasformerebbe anche le Fate Turchine in Erinni furenti 6) la borsa , stipata di pannolini body canottiere fazzoletti salviette tovagliette e altro, che quando la dimentichi, ti agiti come se avessi azionato il bottone di autodistruzione della galassia 7) l’instaurazione con il marito di un rapporto fratello/ sorella.
E’ grazie al riemergere dalla memoria di questi cupi pensieri, che Tizianeda non si farà tentare da certi istinti primordiali.
Però le basta rivedere le foto di quei due debosciati quando erano tondi e morbidi, le basta vedere un piede a salsiccia, una mano umida di bava. Le basta una foto con uno di quei due in braccio che ride o dorme e anche smoccia. Ecco le basta questo perché da qualche parte dentro senta un sussulto atavico.
Poi se questo succede in una domenica estiva con la temperatura autunnale, dentro un clima rilassato e amichevole, dove c’è anche una donna non più ragazzetta, con una tonda protuberanza che invade lo spazio e non resisti, devi toccare quel corpo abitato. Se questo succede il giorno del tuo compleanno, che si sa i compleanni sono l’avvertimento del tempo che tira dritto strafottente e invece un figlio è il tentativo ottimista di fermarlo, il tempo. Insomma se succedono tutte queste cose insieme, Tizianeda si sente qualcosa dentro che vibra e chiama. Ma poi, poi, per fortuna le passa.

Tizianeda

Cedimenti strutturali

“Perché rallenti Sposo Errante?”
“Ma non senti che fa uno strano rumore? C’è qualcosa che non va. Ho paura che si stia staccando la ruota. Non te ne sei mai accorta?”
“Sì l’altro giorno forse… ma poi non ho sentito più niente e non ci ho più pensato…”
Lo Sposo Errante e Tizianeda, sono usciti da casa presto presto, in un’ora in cui le strade sono attraversate da poche entità umane, che si materializzano come ectoplasmi svogliati.
Tizianeda ha pensato di accompagnare lei, l’uomo adulto di casa, che doveva prendere un aereo che lo avrebbe portato a Roma, per poi riportarsi sotto casa il rumoroso mezzo di trasporto.
Così, dopo aver lasciato sposo e bagagli, è ritornata indietro con la macchina cigolante che usa in città, la macchina che c’era prima che lei incontrasse il padre dei due minori debosciati. Quella senza servo sterzo, quella che sputa aria fredda in inverno e calda in estate e anche fuliggine e pulviscolo, quella con le manopole per aprire i finestrini posteriori che devi essere come Braccio di Ferro dopo la dieta di spinaci, o Clark Kent quando è senza occhiali e con il pigiama blu con la S. Quella che per parlarci dentro devi gridare come nella pancia di un Antonov da trasporto merci, in picchiata, quella che incastrata nel cruscotto ha un parallelepipedo di ferro e plastica per sentire la radio o infilarci le cassette, che però non funziona più.
“Ok Tizianeda vado, ci vediamo domani sera. Mi raccomando vai piano e appena arrivi a casa chiamami”
“Tranquillo se si stacca la ruota mi fermo sul ciglio della strada e faccio l’auto-stop. Meno male che mi sono vestita carina. Ho messo pure gli orecchini guarda”
“Mmmm”
Poi Tizianeda non ha potuto sperimentare le sue femminili doti attrattive, né ha dovuto svegliare, come probabilmente avrebbe fatto, la zia Dada, sua sorella.
Così procedendo alla velocità di una carovana di cammelli nel deserto, è ritornata nei suoi 90 mq, grazie alla simpatica macchinina, scortata dal rumore di aereo in picchiata e di treno sferragliante su rotaie consunte.
Tizianeda sospetta che l’inevitabile cedimento strutturale sia imminente.

Tizianeda

Tutti al mare?

Aveva pensato di andare tutti al mare che tanto, qui ce n’è tantissimo. Di riempire la borsa quella grande grande e colorata, di teli spugnosi, maschere e retini per i due minori debosciati a caccia della Sirenetta, di Nemo, della Balena di Pinocchio, Nettuno, dei cavallucci marini e di qualche pesciolino anonimo. Di costumi asciutti che ad un certo punto sostituiscono quelli bagnati, di crema protezione infinito +, di frutta fresca che ti eleva allo status di nutrizionista perfetta. Aveva pensato sì di andare al mare, e chi se ne frega se nell’ombrellone accanto c’è sempre la bonazza ricoperta di uno stitico perizoma, chi se ne frega se il contatto con l’acqua fa riemergere dai suoi ricordi come un cibo mal digerito, la maledizione del mantra ossessivo: bagnati nucapolsipancia pena la sincope immediata da acque dei mari del nord. Che importa se poi arriverà quell’orario della mattina, in cui la sua pressione sanguigna si abbasserà in modo direttamente proporzionale all’aumento della fame, maledicendo tutta quella frutta in borsa mentre quelli due file più avanti, si strafogano di panini con la parmigiana.
Ecco Tizianeda, in nome del benessere familiare aveva deciso stoicamente di soffocare la sua innata avversione per le spiagge estive, aveva deciso di immolarsi in nome del superiore benessere familiare, di farsi dolcemente trasportare dai consigli delle nonne, delle altre mamme, dei pediatri, delle associazioni pro-spiaggia, pro-mare, pro-sole, pro-iodio ad oltranza, sentendosi così una donna fantastica e altruista…
“Allora ragazzi, diamoci una mossa. Che ne dite se facciamo un pic-nic in montagna?”.

P.S.: Solo per dire che la famigliola, alla fine di tanto meditare, non è andata ne’ al mare ne’ nella proposta montagna, optando per la terza possibilità: l’ozio casalingo. Così la undicenne ed il settenne hanno giocato, guardato la Tv, chiacchierato, bisticciato. Lo Sposo Errante ha potuto stare un po’ di più con il fidanzato: il suo nuovo basso elettrico supersonico. Tizianeda ha deciso che voleva cucinare (iniziando in preda ad un impulso misterioso e compulsivo dalla sera prima). Ha anche guardato un film bellissimo, una storia a lieto fine come una favola piena di vita vera. Un film pieno di femmine spagnole gioiose e giocose, fiere e coraggiose come certe donne della terra capovolta. Lo ha visto, seduta placida sul divano, con il settenne attaccato come un mollusco, tra un bacio a ventosa ed un abbraccio.

Tizianeda

Hai mangiato?

“Tesoro mio devo darti una ferale notizia che certamente ti turberà ”
“Allora non voglio sapere. Ma quando torni a casa, mio sposo. Non ti vedo da stamane e già mi manchi”
“Anche tu mi manchi oltremodo. Nel mio cuore alberga la nostalgia di te, mia adorata”
“La tua tristezza per questa forzata distanza giammai è paragonabile alla mia. Ma ti prego palesa il motivo di questa telefonata”
“Il lavoro mi costringere a sostare in questa lontana città. ”
“Sarà una lunga notte”…
Stare insieme da quindici anni, fidanzamento compreso, avere due minori debosciati che deambulano in 90 mq, usare buona parte delle scarse energie in dotazione, nella gestione di vite complesse, e poi i tempi ridotti, la pragmaticità predominante, la preferenza per l’ uso essenziale delle parole e una dose di allegra cialtroneria. Insomma questo miscuglio di vita e delirio, ha l’indubbio vantaggio di preservarti da conversazioni così impegnative, concedendotene altre…
“Bella, stasera non riesco a tornare a casa, ho troppo lavoro”
“ Ma hai un ricambio?”
“Ho lo spazzolino”
“Ah ok”
“Ci sentiamo più tardi”
“Ciao bello”
“ciao”
Click.

P.S: Elsa Morante diceva che la frase d’amore più vera è: “hai mangiato?”, che poi equivale a domande o affermazioni tipo: hai bevuto, ti sei messo il cappello, copriti, la lavastoviglie la svuoto io, riposati e cose simili. Pensate anche voi ai piccoli gesti protesi, alle frasi ordinarie che a soffermarsi vedi la bellezza. E sorridete.

Tizianeda

Tranne quelle stupendamente affascinanti

“Non mi piaccio con questo vestito”
“Ma che dici sei bellissima. Vero mamma che mia sorella è proprio bella? Il problema è che tu non sei sicura di te”
“Ma guarda, guarda come è gonfio qua…non mi piace…”
“Ma undicenne sei adorabile…”
“Mamma, ecco! “Adorabile” non voglio sentirlo dire! NON voglio essere adorabile”.
“Hai ragione indossa quello che vuoi”
“Dici sul serio mamma?”
“Certo amore mio”.
Perché avrà ragione il sagace settenne nel credere che sua sorella, intossicata dal subbuglio schizofrenico della pre-adolescenza, nuoti nel mare denso dell’insicurezza corporea.
Così come ha ragione la undicenne quando dice che in fondo tutte le ragazze della sua età non si piacciono sempre ,“tranne quelle stupendamente affascinanti”, facendo dell’ironia il suo luminoso campo magnetico.
Così come, si spera, avrà avuto ragione la mamma di quei due debosciati, a ritrarsi, lasciando libera la undicenne di vestirsi secondo la sua divisa di ordinanza: pantaloni e maglietta, perché solo così, per ora si sente se stessa.
Chè non si deve per forza piacere agli altri, non si deve sempre avere paura di dispiacere chi ci chiede di essere quello che non siamo. Non si deve per forza essere adorabili.
Insomma non bisogna per forza essere, come quelle due signorine sfortunatissime, le cui gesta ci narrano dalla prima infanzia. Le due ragazze orfane che in casa non se le filava nessuno e le costringevano a fare tutto il giorno le faccende domestiche, senza uno svago, un libro, una vacanza. Quelle due, che invece di mandare tutti al diavolo, cantavano, sorridevano, parlavano con gli animali, si sentivano un tutt’uno armonico con l’universo . Quelle due che alla fine si sposano con il primo arrivato, dopo un bacetto o mezz’oretta di valzer.

Tizianeda

Post lamentoso con post scriptum contento

E’ stato un impulso irrefrenabile. Era lì, dentro la stanza in penombra occupata da una luce nocciola, tra le gambe di una sedia impassibile. Dentro quella stanza immobile da più di quarant’anni. La stanza della mamma vecchietta, quella che c’è l’armadio con le ante che cigolano, i cassetti odorosi di antico, di cipria e di rosa, con i comodini sbiaditi appesi al muro. Lì, come dimenticata e in dissonanza con tutto il resto, lei serafica ed in attesa, sul pavimento consumato dai passi, lei sirena tentatrice, lei che ci sali sopra e tac, ti penti dopo un nano secondo, proprio come è successo a Tizianeda. E dopo che lo sconforto e gli improperi hanno creato un inossidabile collante tra tutte le sue cellule sinapsiche, dopo essere scesa e risalita quattro volte da quell’oggetto destabilizzante, dopo aver visto per lo stesso numero di volte che l’ago stronzettino, come un mulo testardo, si arrestava sempre un po’ più avanti del consentito, dopo essersi detta che sicuro, era colpa dei vestiti pesanti, della troppa acqua bevuta in mattinata, di un passeggero gonfiore, della ritenzione, del nervosismo, della stanchezza, di una segreta cospirazione di una setta vegana, dei little people, di una congiuntura astrale negativa, del pavimento non in asse, dell’umidità, di un guasto nel meccanismo e del tempo instabile. Insomma dopo tutto questo Tizianeda, che pensava con pervicace ottusità che i vestiti un po’ più stretti avessero subito gli effetti nefasti di lavaggi sbagliati, ha deciso che nei prossimi giorni diventerà un po’ più antipatica e musona. Che detto in un linguaggio triste triste, ha deciso che inizierà una dieta ipocalorica (ma non troppo).

P.S: Oggi il post “è partito” un po’ più tardi. Avrei dovuto scriverlo ieri sera, ma poi ho iniziato a leggere un libro, che ho comprato, dopo aver ascoltato nel pomeriggio tre delle dieci autrici provenienti da diverse regioni italiane, sud nord centro isole. Ieri ho ascoltato tre donne calabresi, come me. Vi dico questo, anche se lamedagliadelrovescio non è un blog che parla di letteratura, però prova a raccontare di vita, quotidianità, resistenza, ordinario, prodigio, di ce la posso fare, di empatia, comunicazione, identità, maternità, di esserci, di essere comunque dentro le cose con uno sguardo femmina. Ieri ascoltando queste tre donne, ascoltando Doriana, Giovanna, Denise e Letizia che le ha presentate, e poi ritrovandole tra le parole scritte, mi sono sentita parte di una rete comunicante, mi sono sentita forte della mia identità di donna, ma anche e soprattutto di donna di una terra controversa (come il titolo del libro dove è stato lasciato uno spazio arioso tra le lettere diventando così due parole: Contro Versa), una terra di cui si parla spesso per sottrazione e negazione, ma che è molto di più. Mi sono sentita parte di una trama femminile che ogni giorno esercita quell’azione ripetuta che loro chiamano con una parola bellissima: la restanza.

Tizianeda

Attimi

No, non è sempre facile. Intendo l’ordinario, la quotidianità, i gesti ripetuti, il lunedì e la domenica lenta, lo stesso mantra giornaliero: lavati vestiti sbrigati. E la pre – adolescenza, i capricci che esplodono quando pensi di essere già fuori da questo, la città, regolarsi, saper dire, fare la cosa giusta, la gente, la solitudine che non hai quando la vorresti, gli spazi vuoti dove nascondersi, i limiti, i tuoi, trovare le parole, sorridere, consolare, non fermarsi, la cena, le strade malferme, la dispensa vuota, accompagnare, ritornare in tempo, incastrare, non pensare, pensarci troppo, e poi ancora questo e quello e tutto quanto.
No. Non è sempre facile. Ma succede, sì succede, in questo tumulto senza significato, senza un ritmo salvifico come quello preciso e forte del cuore, senza definizione e forma. Succede il prodigio e attimi di lieve intimità, succede la voce giusta che dà un nome alla bellezza, il gesto proteso che ferma il tempo.
Come il 10 e mezzo che il settenne ha dato all’amore che sente dentro e ti racconta , perché se ti devi muovere tra 1 e 10, il voto giusto sta in quel mezzo in più, sta nel travalicare e trasgredire, chè solo così è amore.
Come le mani che ti aspettano con l’accappatoio per asciugare, riscaldare, frizionare, abbracciare consolare per ogni piccolo o grande peso incastrato nell’anima e così scioglierlo o renderlo dimentico o inoffensivo.
Come la undicenne così bambina così sorprendentemente saggia che consiglia le coetanee, come una femminista agguerrita e consapevole, richiamandole al rispetto di sé davanti a maschietti impertinenti.
Come le chiacchiere femmine, le risate, le confidenze, con in bocca il profumo di birra in libertà.
Come il pomeriggio passato a leggere un autore a cui pensavi da tempo con un prima o poi. E leggerlo leggerlo leggerlo, entrando in quella dimensione irraggiungibile al mondo fuori. La grazia della voce giusta.
Come le persone che ami e che ti amano e che attraversano le tue giornate a volte tediose, a volte interminabili, rendendole sorprendentemente prodigiose.

Tizianeda

In questo periodo dell’anno

Che bello questo periodo dell’anno, in cui non capisci in che diavolo di stagione sei e il tuo abbigliamento è dissociato dalla temperatura esterna. Il periodo dell’anno in cui all’improvviso ti ricordi che esiste una categoria di lavoratrici dette estetiste. Il periodo dell’anno in cui, come tutti gli anni, ti chiedi perché sei così stanca, svogliata, assonnata, nervosa, ingrassata e ipocondriaca. Il periodo dell’anno in cui la misantropia ti sembra una virtù da perseguire, ed il silenzio la condizione migliore del mondo. Il periodo in cui ti perdi in sogni irrealizzabili come un bagno caldo e odoroso di lavanda dentro una stanza nebbiosa, circondata da un tripudio di candele tremolanti. Anche se sai che avrai bisogno del bagno di qualcun’altro, perché a casa tua avete solo due cabine doccia.
Insomma il periodo dell’anno in cui invochi la buona sorte, la Fatina delle Donne Sfiancate, il Karma, le congiunzioni astrali favorevoli, perché il tuo fragile stato mentale non debba affrontare eventi destabilizzanti.
E poiché evidentemente la buona sorte, la Fatina delle donne sfiancate, il Karma e le congiunzioni astrali favorevoli non sono entità collaborative, in questi giorni nei 90 mq della famigliola, la undicenne è stata colta da un torcicollo devastante che la fa ciondolare in preda ai lamenti dal divano alla poltrona e poi dal divano al letto e il settenne da un raffreddore compulsivo, con conseguente abbandono per tutta la casa, dei suoi fazzoletti umidi ed accartocciati. Proprio come Pollicino le molliche nel bosco.
Ovviamente le condizioni precarie dei due minori hanno scombussolato le abitudini notturne della famigliola. Lo Sposo errante dorme solo (che bella parola!) nella loro stanza, la undicenne il settenne ed il suo sacchetto acchiappa incubi, con Tizianeda nel lettone.
Lei così, gode della privilegiata condizione di addormentarsi in compagnia del respiro di natura aliena della ragazzina di casa, e dell’abbraccio ossuto del settenne.
E poiché le sventure non giungono mai da sole, la lavatrice della famigliola, ha esalato l’ultimo respiro, per come ufficialmente accertato dal tecnico accorso sui luoghi della disgrazia.
Proprio bello questo periodo dell’anno!

Tizianeda

Come nei film

“Settenne che ti prende. Perchè ti contorci e ridi in quel modo lì”
“Mamma non ci posso credere, è successa una cosa incredibile”
“…”
“Ho visto due seduti sull’autobus che si baciavano, ma non in modo normale…si baciavano come nei film in quel modo sdolcinato”
“Perché scusa, come sarebbe il bacio normale?”
“Quello dura un secondo, invece nei film almeno cinque minuti ”
“Ma guarda che gli adulti a volte si baciano un po’ come nei film”
“No mamma quelli erano esagerati. Proprio impressionanti guarda non si staccavano mai …facevano così…”
“Va be’, ho capito settenne, sei stato molto chiaro”.
Tizianeda travolta dall’eloquenza verbale e fisica del settenne, ha preferito lasciar perdere.
Ma poiché dovrà essere preparata, quando il prossimo bacio cinematografico si mostrerà ai minori in tutto il suo lumacoso fulgore, si è prospettata una serie di possibili comportamenti da tenere: 1. cambiare canale, usando le mirabolanti doti di prontezza di riflessi, tipica del genitore imbarazzato 2. intavolare una conversazione seria, chiedendo loro cosa pensano della critica della ragion pura di Kant o della rivoluzione francese. I due i chiederanno se gli alieni hanno lobotomizzato la loro mamma, ma almeno si perderanno la scena del bacio 3. Mostrarsi rilassata deglutendo in silenzio, fingendo di essere una svedese progressista e non una povera bacchettona.
Insomma. Vi farò sapere.

Tizianeda