Giochi in libertà

“Allora vado, mamma…”
“Ok, a dopo”…
“Mamma, mia sorella dov’ è?”
“E’ andata da D., settenne”
“La raggiungo…”
“Va bene, ciao”…
“Tizianeda, i bambini dove sono…”
“Sono andati da D. a giocare, Sposo Errante, ci sono tutti gli altri. Il settenne è andato solo”
“Ah, bravo”.
In questo paesello appoggiato nella frescura, presidiato da abeti, faggi, ortensie, roseti, felci, funghi, rondini, pettirossi, scoiattoli, volpi, fatine, folletti ecc., che di notte, ti guarda un cielo affollato e le stelle friniscono e il silenzio, sensuale, ti parla lento. Il posto dove la famigliola ama dedicare il suo tempo di vuoto estivo, passeggiare ricoperta dall’ombra boscosa, chiacchierare con altre famigliole come loro in fuga dal caos delirante della città, che non disdegna di mangiare in compagnia e dedicarsi ad attimi salvifici di cazzeggio. Insomma in questo posto qui, i due minori, con la santa benedizione dello Sposo Errante e Tizianeda, si sono mossi sereni e liberi tra le casette abitate da altri minori dalle età altalenanti, per incontrarsi, riempire lo spazio della loro semi-irrazionalità pediatrica, inventare mondi con dialoghi surreali, raccontare negli angoli più bui dei giardini storie paurosissime, piene di mostri bavosi, ectoplasmi, vampiri e altri esseri rivoltanti, scrivere sceneggiature di film dove tutti muoiono, poi resuscitano poi rimuoiono ed alla fine si ritorna a casa, diventare un tutt’uno empatico-corporeo con la terra aspromontana, di difficilissima asportazione.
Così, dopo tutte queste giornate nella testa, di libertà innnocente, di giochi e spazio verde, Tizianeda, che a volte è masochista, non riesce a non pensare al momento del ritorno in città ad ai minori imbrigliati nei 90 mq condominiali. E da qualche parte, sente un sussulto di terrore.

Tizianeda

One thought on “Giochi in libertà”

  1. Guendalina Strana ha detto:

    È strano, quello che dovrebbe essere la normalità, ci stupisce, ci emoziona e non vorremmo giustamente lasciarlo andare…ma poi si torna alla normale follia del vita di tutti i giorni. Ci si deve tornare sempre, anche quando ha perso completamente senso.

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