ottobre 2013 archive

Come Galileo Galilei e forse anche di più

Tizianeda, ormai da un po’, convive con una entità affascinante ma anche destabilizzante, una entità proteiforme e mutante.
E come per le cose che non si comprendono mai del tutto, la osserva, come fa lo scienziato con i fenomeni della natura per cercare di capirli. Tipo quel signore simpatico di tanti secoli fa, Galileo Galilei, che non si capacitava che il sole potesse girare attorno alla terra e allora con l’ostinazione dello sguardo e con con il coraggio dei visionari, ha creato un bel po’ di casini con le sue intuizioni geniali. Sì tipo lui.
Ora però, il fenomeno oggetto di esame scientifico da parte di Tizianeda, avrebbe certamente terrorizzato Galileo Galileo, più avvezzo allo studio di corpi lontani lontani e meno multiformi. Insomma, lui, lo scienziato, si sarebbe arreso, trovando molto più semplice lo studio di mondi con i quali non avrebbe dovuto interagire.
Perché il fenomeno oggetto di pervicace osservazione da parte di Tizianeda si chiama pre-adolescenza, che solo a pronunciarla ti viene un brivido lungo la schiena.
La pre-adolescenza, che ha le forme graziose di una ragazzina undicenne che vagola ignara dentro i 90 mq della famigliola.
La ragazzina, che ride di un sorriso nuovo, ormai da un po’. Che passa con la velocità di una pioggia torrenziale dalla modalità: “vi amo tutti mia madre è la migliore del mondo mio padre pure mio fratello è il numero uno”, alla modalità: “voi siete i miei nemici non mi capite ora mi teletrasporto”.
La ragazzina che ha smesso di giocare con le bambole e ritaglia le foto della rock star. Che sta scoprendo con occhi diversi, quei tipi con la voce strana, che si chiamano maschi. La ragazzina che è colta da silenzi inquietanti cui seguono inaspettati, inusuali ed entusiasti attacchi logorroici. Che ascolta la musica di cantanti sconosciuti a noi adulti, prova inconfutabile di una evidente distanza temporale tra generazioni (leggi: siamo vecchi).
E così, Tizianeda osserva la pre-adolescenza, come un fenomeno nuovo dinanzi al quale spesso si sente inadeguata, non sufficientemente strutturata, poco preparata. E succede che le viene un gran mal di pancia e vorrebbe uno di quei libri salvifici con tutte le risposte.
Però altre volte, inspira ed espira, invoca gli spiriti benevoli delle Donne Sagaci, e come d’incanto tutto sembra facilissimo. Come l’altra sera che le ha fatto un discorso lungo lungo che c’era pure il settenne, e le ha parlato di valori, di verità, rispetto, studio, cultura, indipendenza, dei no che aiutano a crescere ecc cc e le ha spiegato che anche se a volte si trasforma in Lord Voldemort, le vuole bene uguale, e che è sempre lì pronta ad ascoltare le sue parole. E dopo questo discorso che ha portato la pace cosmica nella famigliola e nei moti incostanti di questo tempo di mezzo, Tizianeda si sarebbe voluta dare una bella pacca sulla spalla da sola, ma poi si sono tutti fatti avvolgere da un sonno ristoratore, chè la pre-adolescenza consuma un bel po’ di energie, come le applicazioni alle batterie del cellulare.

P.s: Ma Galileo Galilei, se avesse avuto figli al seguito nelle sue passeggiate scientifiche, sarebbe riuscito a formulare le sue teorie o impossibilitato a trovare la concentrazione giusta, ancora avremmo creduto che il sole gira attorno alla terra? Oppure, a trovare le risposte sarebbe stata una donna, che tanto a fare e pensare alla velocità della luce anche in condizioni avverse di caos pediatrico, è abituata ormai da secoli.

Che la pace cosmica sia con voi. E un saluto allegro.

Tizianeda

Memeis ma si può dire anche meuemei

“Memeis”
“Come, settenne?”
“Vuol dire ciao in Mimiese …ma si può dire anche meuemei. In infiniti modi si può dire ciao”
Già i Miemi, gli omini che un giorno sono spuntati dal cervello iperattivo del settenne, che vivono nel mondo dei Minuscoli detto anche Pasticciato, che cantano, saltano, corrono, ballano e pare si mettano in un mare di guai.
“Anche le parole delle canzoni cambiano sempre, solo il ritornello non cambia mai…lo vuoi sentire un ritornello?”
“Sì certo”
“Hei hei monscellehi kehermahas minohei…
“Eh??”
“Vedi che il mimiese è una lingua strana”
Ipnotica come quelle lingue dimenticate nei tempi, tipo il gaelico antico o la lingua egizia dei faraoni e il settenne sarà la reincarnazione di un mattissimo Hight Lander o con questa oscura formula magica sta risvegliando tutte le mummie stese nei loro sarcofagi e domani avremo la casa invasa da omini imbalsamati e rinsecchiti.
“Ti ricordi mamma, che i Miemi nascono dall’uovo?”
“E chi farebbe queste uova?”
“Ovvio la madre…ma non sempre. A volte spuntano dal niente”
“Tipo una carota o una patata”
“Sì…e poi questi venuti dal nulla devono cercare una madre e un padre. Ma non c’è problema perchè sanno già camminare parlare e fare tutto”
“E certo”
“Spiano i genitori degli altri bambini e se sono buoni li scelgono”
“Ora vado a disegnarne qualcuno nel mondo cubo”
Già, il settenne, a scuola, ha imparato a disegnare i cubi, che poi rappresenterebbero le migliaia. A scuola appunto.
A casa invece sono delle trappole dove i Miemi vengono imprigionati. Però lui a tutti i cubi mette una porta ed una chiave nascosta in qualche angolo. Perché nelle sue storie alla fine si salvano tutti e ci si diverte un mondo.

Un Memeis allegro a tutti voi.

Tizianeda

Molto bene, molto bene yeah!

“Vengo a prenderti io nel pomeriggio…alle cinque meno un quarto”
“Sì, ma come mi devo vestire?”
“Comoda, in tuta, o metti i leggins. Ovviamente scarpe da ginnastica. E’ una palestra”
“Ok”
Tizianeda, che per stare comoda ha indossato un paio di jeans e delle ballerine color verde pantofola, è stata prelevata nei suoi 90 mq, dalla sua amica M. L’amica che sa guidare le moto, ama viaggiare sola, è capace di cambiare una ruota e aggiustare il motore della macchina come fosse il meccanico personale di Alonso. Che ti abbraccia ogni volta che ti vede, anche se non lo sa, perché lo fa con gli occhi. E tutto questo a Tizianeda piace.
Poi insieme a S., l’amica di M, sono arrivate in una palestra grande grande. Nella palestra c’è uno stanzone immenso, pieno di attrezzi per il fitness, il pavimento scuro, molti bicipiti, tanto sudore, un numero rilevante di canottiere, signore truccate, ed una luce soffusa, come in quei bar fighissimi dei film americani, dove c’è un lui una lei e dialoghi improbabili. Ma non era lì che dovevano entrare. Così ha seguito la sua amica M., e sono approdate in un altro stanzone, pieno di luce. Grande come un hangar.
“Vengono due signori che educano al sorriso. Insegneranno probabilmente delle tecniche per lasciarsi andare ma nell’ambito della disciplina Yoga.”
Così le aveva detto l’amica M. E Tizianeda, anche se pensa di non avere bisogno di guru del sorriso, con la sua amica M, ci è andata. Così. Perché è curiosa e voleva incontrare maestri di vita, spiritualità ed empatia.
E da questi maestri di vita, spiritualità ed empatia, per i trenta minuti in cui lei e le sue compagne di avventura, sono riuscite a stare dentro l’hangar, prima di fuggire, sono state invitate ad emettere versi tipo “ohoh ahah”, come Babbo Natale con le renne. A esprime la propria contentezza per essere lì in quel folto consesso agitato gridando con le braccia in alto “molto bene molto bene Yeahhh!!!!”. Hanno dovuto simulare risate rumorose da rivolgere agli sconosciuti presenti e sono state cazziate quando, invece di obbedire, ridevano tra di loro veramente. Poi qualcuno ha acceso la musica, e come per incanto la palestra si è trasformata in un gaudente villaggio turistico, con immancabile trenino umano.
“No guarda il trenino proprio no, che anche alle feste mi mette tristezza…dai ora sono tutti distratti, scappiamo prima che ci fanno di nuovo qualche cazziatone”
“Sì andiamo via”.
E così le tre donne sono fuggite, lasciando la folla e la festa di capodanno.
“Mi aspettavo qualcosa di diverso”
“Anche io”
“Sì anche io”
“Comunque il prossimo sabato se vi interesse c’è una lezione di danza del ventre…”.

Tizianeda, che ha dato risposte incerte, ancora non sa se andrà alla lezione di danza del ventre che non ci si vede proprio, o se preferirà accompagnare la undicenne in piscina al posto dello Sposo Errante…

Un sorriso yeah a tutti voi!

Tizianeda

La mattina davanti al mare

La mattina, dopo aver salutato la undicenne e il settenne inghiottiti dalle scale pubbliche della scuola, va verso il mare che tocca la sua città, come un amante a volte timido, a volte ardito e passionale, a volte rabbioso. Fa sempre la stessa strada, percorre le stesse vie che scendono giù. La sua fedele processione solitaria e geometrica. Poi arriva su una terrazza che è di tutti e sembra non finire mai, e si chiama Lungomare Falcomatà. Ed è come un balcone aperto di una reggia sospesa tra il cielo e le nuvole, che guarda tutta quell’acqua in movimento e lontano dall’altra parte del mare, l’isola, con la sua fila di montagne viola e bitorzolute. Arriva lì in quello spazio arioso, dentro un tempo di quaranta minuti di movimento a passo veloce, prima di cominciare ad incastrare le sue tante vite da tenere compatte. E mentre cammina con la musica nelle orecchie, guarda. Guarda tutto quello che le si muove intorno. Guarda i gabbiani sospesi sopra la sua testa, con il becco aperto, tonti e felici, guarda le nuvole che si spostano rimbalzando, guarda gli alberi giganti, con le foglie grandi e dure, con le radici che serpeggiano attorno alla terra, come danzatrici del ventre bonissime e forti. Guarda le signore che corrono composte, con il rossetto sulle labbra e forse la borsetta nascosta. Sorride ad un signore, sempre lo stesso, che ricambia gentile e chissà, prima o poi glielo dirà che ha lo stesso sorriso di suo fratello, del sindaco della sua città sbilenca, quello amato che non c’è più. Ormai da troppo tempo.
Poi scende da quella terrazza lunga lunga lunga, per avvicinarsi ancora di più al mare, che se vuole lo può toccare e se spegne la musica nelle orecchie, sentire.
Lì vede i ragazzini che a scuola non ci sono andati e ciondolano con un sorriso imbarazzato alcuni, mentre gli altri, i più sgamati, si muovono spavaldi. Guarda gli innamorati giovanissimi, che il mare non può nascondere i loro baci e gli abbracci, scambiati tra il rumore dell’acqua e la sabbia. Guarda una donna vestita di rosa, che cammina con i piedi dentro l’acqua e fa roteare le braccia. Guarda i vecchi con la canna da pesca, che chissà se lo prendono qualche pesce o sono semplicemente lì, ad aspettare che il mare restituisca qualche ricordo. A volte guarda la gente e costruisce storie nella testa, perché, boh, non lo sa perché. Come quell’uomo e quella donna seduti sulle scalinate dell’Arena dove in estate fanno gli spettacoli, che lei parlava parlava e si toccava i capelli neri e ricci e lui annuiva con la sua faccia bianca, ma si capiva che non sentiva le sue parole, chè la guardava confuso negli occhi e forse neanche lei capiva i suoni che dalla sua bocca si poggiavano sulla bocca di lui.
E a volte anche incontra. Come la sua amica che fa le polpette di melenzane più buone dell’universo, che camminava con la felpa verde addosso, che è dimagrita ed è ritornata come quando quindici anni fa l’aveva conosciuta. E si sono abbracciate, perché è bello incontrarsi in posti con il mare accanto, che non te lo aspetti.
E poi ad un certo punto il mare deve finire e lei tornare, per azionare la macchina di sofisticata ingegneria che è la quotidianità, anche se lei nelle materie scientifiche è sempre stata un disastro.
E insomma, si deve proprio allontanare da quel posto odoroso. Ma tanto il mare lo sa, che dentro di lei c’è già la nostalgia. Lo sa che Tizianeda, da lui, presto, ritorna.

Tizianeda

La pizza del sabato sera

Venerdì sera:
“Pronto Tizianeda. Elisabetta mi sta dicendo che è tanto che non mangia la tua pizza. Che fai impasti sabato?”
“Ciao, Peppino. Quindi tua moglie ti avrebbe detto di chiamarmi…se Elisabetta te lo ha chiesto, impasto. Venite”
Sabato pomeriggio ore 16,00:
“Tizianeda, questa sera viene nostro fratello a casa tua per la pizza?”
“Già Dada. Nostro fratello si è invitato usando i suoi soliti espedienti”
“Ma ne hai impastata abbastanza? E se veniamo anche noi?”
“Lo sai, zia Dada che ne impasto sempre in più…vi aspetto”
Sabato pomeriggio ore 18,30:
“Pronto mamma, sono la undicenne. Posso dire a F., che è qui accanto a me, di venire stasera a mangiare la pizza a casa nostra. Le ho detto che tu la fai buonissima”
“E certo. Dille di venire”
Sabato pomeriggio ore 18,35
“Pronto mamma, sono sempre io la undicenne. C’è anche S., che è qui accanto a me, posso invitare anche lei?”
“Tu che dici? Certo dille che può venire”.
I 90 mq della famigliola, impregnati dell’aroma di lievito farina e acqua, sabato sera sono stati occupati dai due fratelli di Tizianeda, la zia Dada e lo zio Peppino, le loro famiglie e le due compagne di scuola della undicenne: sei adulti, tre bambini, tre pre-adolescenti.
I sei adulti, hanno chiacchierato, i tre bambini hanno giocato, le tre pre-adolescenti si sono inabissate dentro una stanza, come spie in missione segreta dentro un sottomarino nascosto, con il loro mondo distante ed imperscrutabile.
I sei adulti hanno mangiato, i tre bambini sudato come avventori esagitati dentro una discoteca affollata. Delle tre pre-adolescenti ogni tanto arrivava l’eco di una risata, carpita per caso da Tizianeda, che sempre per caso sostava davanti la porta chiusa.
I sei adulti hanno riso parecchio, i tre bambini hanno improvvisato uno spettacolo di danza funky o hip- hop o qualcosa del genere e Tizianeda si è molto emozionata guardando il settenne che quando balla è bellissimo e felice.
Anche le tre pre-adolescenti, uscite dal rifugio hanno voluto far conoscere agli adulti presenti le loro capacità motorie-danzanti e Tizianeda si è molto emozionata guardando la undicenne ridere di una risata nuova che non le aveva mai sentito prima, una risata fresca da ragazza, dentro i suoi occhi di quel colore strano che non è azzurro ne’ grigio, ne’ verde.
Poi il caos si è dileguato, ognuno è ritornato nei propri metri quadri, i pupazzi abbandonati sono stati raccolti, la stanza rifugio delle tre pre-adolescenti arieggiata. Lo Sposo Errante colto dalla sindrome da casalinga disperata ha riordinato la cucina, per poi godersi il silenzio riconquistato. Perché per lui, che sì ama i fratelli di Tizianeda e le loro famiglie, che sa quanto lei sguazzi felice nella confusione allegra, ma in un’altra vita è stato un viaggiatore solitario o forse un asceta nel silenzio di una vallata o probabilmente il nonno montanaro di Heidi. Insomma per lo Sposo Errante, una serata così, piena di bambini, pre-adolescenti, grida, sudore, pupazzi e balletti, è più destabilizzante del “colpo di stato” di un dittatore sociopatico.

Un saluto allegro.

Tizianeda

Questioni di cuore

“Ma giorno vent’uno, Sposo Errante, è il nostro anniversario di fidanzamento…quant’è che stiamo insieme?”
“Mmm…quindici anni”
“Non mi dire mamma, tu e papà state insieme da quindici anni, senza esservi lasciati neanche una volta! Fiiiigo!!”
“Già proprio così, settenne”
“Pensa se anche io e M. ci fidanziamo e poi stiamo insieme fino a quando diventiamo adulti, senza lasciarci mai”
“Santo cielo, da adesso? Ma magari poi incontri la donna della tua vita quando sarai grande”
“Mamma, io ho già incontrato la donna della mia vita!”
“Allora dovresti dirglielo”
“Papà, io non sono come te … tu le sai proprio gestire queste cose delle fidanzate, io no”
“Oppure potresti darle un bel bacetto, come ha fatto papà con me”
“Non credo proprio di riuscirci…vado a giocare, ciao”.
L’amore, per il settenne, ha la forma di due occhi dalle ciglia lunghe lunghe che sembrano truccate quanto sono nere, di un sorriso quieto e una massa di capelli fitti, come una foresta incantata. Lui non sa se riuscirà mai a dirle quello che sente, chè le parole gli si bloccano dentro quando la guarda e gli esce dalla bocca solo: “ciao”, mentre solleva piano la mano. Però dopo la scuola, a casa, racconta sempre i sorrisi gentili di lei, catturati tra i banchi. E questa bellezza improvvisa e inaspettata, al settenne, basta.

Che l’amore vi colga. Ed un saluto allegro.

Tizianeda

Un pomeriggio insieme

Sono stati un pomeriggio insieme, nei 90 mq della famigliola. Hanno in comune la stessa logorrea compulsiva, la fantasia ipercinetica che a seguirli ti senti sulle montagne russe, l’indifferenza per il calcio di cui non parlano mai, l’uso visionario dei giocattoli, che fanno vivere in strambe avventure con le loro voci. Uno sorride o ride praticamente sempre, per l’altro sembra che il mondo sia una faccenda serissima, anche i giochi che lo fanno divertire da matti e non vorrebbe smettere mai. Hanno la stessa bellezza scura e l’innocenza dell’infanzia. Uno è attratto da storie paurosissime, scene splatter mostri rivoltanti, l’altro preferirebbe farne a meno.
Così sono stati, sabato pomeriggio, nei 90 mq della famigliola, il settenne ed il suo amico D.. Hanno chiacchierato chiacchierato chiacchierato, raccontandosi i loro sogni scombinati e mille altre cose. Hanno giocato con i video giochi, guardato i cartoni animati, inventato storie avventurose con omini di plastica che a sentirli urlare concitati in quel modo, sembrava bisticciassero. Ed invece non hanno litigato mai. Hanno fatto merenda con latte – tiepido per uno freddo per l’altro – e biscotti. Hanno dato sfoggio reciproco delle loro speciali e uniche abilità: emettere rumori inquietanti con la voce, formare lingue filanti con la saliva, arrampicarsi in mezzo allo stipite delle porte mani e piedi fino a toccare con la testa la cima e poi lanciarsi, costruire con i regoli piramidi alte alte e colorate, distruggere le piramidi alte alte e colorate. Tutto questo mentre Tizianeda si godeva il suo pomeriggio casalingo riuscendo – tra la lettura di un libro meraviglioso e cupo come una strada buia, la preparazione dell’impasto per la pizza, e la frittura delle patate sbucciate – ad osservare i due amici. Perché l’amicizia è una cosa bella da guardare, specie quella dei bambini con il loro fare rilassato e semplice.L’amicizia che non chiede nulla, se non di stare insieme, così, un pomeriggio, inconsapevolmente appagata di quello che sorprendentemente unisce, ma anche rassicurata e accolta dalle differenze che sono “opposto e completamento”.

Tizianeda

Come le altre mamme

“Dai settenne, che ce n’è ancora…aspetta che lo spremo io…aspetta eh… c-i s-t-o r-i-u-s-c-e-n-d-o a farne uscire un po’…vedi”
“Mamma ma non abbiamo altro dentifricio?”
“Ehm…no ho dimenticato di comprarlo”
“Mi sa che tu non sei organizzata come le altre mamme”.
Tizianeda avrebbe preferito un giudizio secco e perentorio da parte del suo settenne piuttosto che subire il confronto – che non concede possibilità di riscatto – con le “altre” mamme. Quelle hotuttosottocontrolloanchequandodormo, quelle che il frigo non rimanda mai l’eco se ci parli dentro, quelle che la dispensa è piena come gli scaffali di un supermercato opulento, che la casa è fluorescente per quanto è pulita, che il lunedì mattina sanno cosa prepareranno per cena il venerdì. Che la cesta del bucato sporco è un’astrazione, che all’entrata della scuola, sembrano il prodotto di una seduta dal parrucchiere che è anche visagista, stylist e psicoterapeuta. Che conoscono alla perfezione nome, cognome, peso, data di nascita e codice fiscale delle maestre dei loro figli, il titolo di tutti i libri scolastici ed approssimativamente il peso giornaliero dello zaino.
Però è vero, Tizianeda non è organizzata come le mamme organizzate. Perché capita che il tubetto del dentifricio sia più prosciugato di una fiumara a ferragosto, che al contenitore vuoto del sapone liquido aggiunga più volte l’acqua prima di ricordarsi di acquistarne un altro, capita che la carestia sembri essersi impossessata della sua dispensa. Che il cambio di stagione invernale lo faccia quando elevata è la probabilità di beccarsi la broncopolmonite e quello estivo quando uscire con guanti e cappello appaia oltremodo inopportuno. Capita che la notte abbia un sussulto di terrore per un pagamento dimenticato, e che la sua cesta del bucato si trasformi in un’entità indemoniata che vive di vita propria, anche se lei ogni sera o quasi, riempie la lavatrice. Sì a Tizianeda capitano tante cose che fanno di lei una mamma non organizzata. Però ogni tanto o forse spesso, decide di autoassolversi, chè la perfezione alla fine è pure un po’ noiosetta e nasconde insidie nevrotiche. E lo fa quando osserva quei due nella loro serenità pediatrica, che vagolano felici e sicuri dentro i 90 mq della famigliola, affatto preoccupati per il poco collaborativo tubetto stronzettino del dentifricio, o per la maglietta preferita inghiottita da tempo immemore dalla cesta indemoniata del bucato.

Tizianeda