dicembre 2013 archive

Al Museo

Entusiasmo.

“Nooo, ma dobbiamo venire per forza!!?”
“Bambini, ma vi rendete conto che tutto il mondo ce li invidia?”
“Io preferirei stare a casa”
“Anche io, sul divano e con la coperta”
“Santo cielo!”

I guanti in lattice.

“Al museo non si corre, non si salta e non si cantano canzoni rap”
“I guanti in lattice li posso portare?”
“Ottenne, se proprio devi…santo cielo!”

I Bronzi.

“Bambini guardate, guardate che meraviglia, pensate sono stati trovati nel nostro mare e sono stati scolpiti più di 2000 anni fa…ma che emozione, guardate la barba e i riccioli, e le vene e che possenti, non mi stancherei mai di guardarli…poi andiamo a contemplare anche la Testa del Filosofo, ma che bello, che emozione…ehi ma mi state ascoltando… dove siete?”
“Io li sto guardando… ora andiamo?”
“Sono nudi…comunque ho fame…ce ne andiamo?”
“Santo cielo!”

Tizianeda e lo Sposo Errante, hanno deciso di portare i due minori al Museo più importante della loro città. Per dare a quei due gli stimoli culturali necessari alla loro crescita e la percezione di provenire da una civiltà sorprendente, i cui volti lontani sono simili ai nostri.
Nel mondo ideale di Tizianeda c’è una famigliola composta e strutturata che dinanzi ai fasti del passato si emoziona all’unanimità, come quelle famigliole del nord Europa perfettamente a loro agio dentro i musei. Nel mondo ideale di Tizianeda, ci sono due bambini che guardano stupiti senza fare domande, perché sapendo di andare ad assistere al genio dell’arte scultorea, spontaneamente hanno effettuato a casa ricerche di storia ellenica. Nel mondo ideale di Tizianeda, i figli si sono scambiati informazioni di scultura, poesia, filosofia, storia della Magna Grecia e soprattutto sulle meraviglie bronzee e virili dei due guerrieri, sul loro ritrovamento in mare, e sul loro rocambolesco restauro dai tempi biblici.
Nel mondo ideale di Tizianeda i due bambini, dinanzi ai Bronzi di Riace, si confrontano ad alta voce sulle nozioni acquisite richiamando l’attenzione degli astanti, che lodano la loro sorprendente cultura ma soprattutto rendono il giusto onore alla loro madre per aver allevato con cotanta cura ed attenzione e stimoli, quei due prodigi.
Nel mondo reale, Tizianeda spera che prima o poi i due ritorneranno da soli e spontaneamente a visitare il Museo della Magna Grecia , e guardando tutte le meraviglie esposte sentiranno di specchiarsi nella loro storia, sentendosi orgogliosi di provenire dal quel tempo grandioso.

P.s.: se per caso qualcuno andando al Museo, dovesse rinvenire un paio di guanti in lattice, tranquilli, sono dell’ottenne, al quale sono caduti dalla tasca. Se li indossate potreste essere teletrasportati in un’altra dimensione. Con lui, almeno, succede così.

P.P.S.: Buon Anno a tutti voi. E per una volta, Buon Anno speciale ai miei con-cittadini, che navigano con me in questo posto sbilenco. L’augurio di ritrovare la bellezza e la forza del passato ellenico, per ritornare a sentirci come quei due guerrieri fighissimi, senza vergogna delle nostre nudità.

Tizianeda

La cartella

“Mamma, posso aprire la mia cartella, chè devo scrivere delle cose e salvarle lì dentro?”
“Ok, ti accendo il computer, però fai attenzione, non ti trascinare i file che sono sul desktop”
“Tranquilla mamma”
“…”
L’ottenne, a scuola, durante la lezione di informatica ha scoperto che con il nome “cartella”, oltre ad indicare il contenitore di libri, quaderni, borsellini e merende, si designa un luogo dove poter stipare, come in un magazzino fantascientifico, il suo mondo incantato e visionario o tutto ciò che i malcapitati genitori hanno fiduciosamente esposto sullo schermo del pc, non prevedendo la possibilità di una loro transumanza verso altri siti.
Così, nel fascicolo virtuale azzurro appositamente creato per lui e che porta il suo nome scritto a caratteri maiuscoli, l’ottenne ha inghiottito come un buco nero la luce: 10 filmati in cui lui è l’inossidabile protagonista, i suoi disegni di bambini volanti tra stelle e pianeti e scannerizzati dallo Sposo Errante, il file in jpg che raffigura Rosalinda, la principessa coraggiosa di un video gioco e che lui, trovandola bellissima, ama contemplare in silenzio. E avrebbe attratto, come in pifferario magico e iperattivo, molto di più, se i suoi zelanti genitori non glielo avessero impedito. E poi dentro la sua scatola incantata e sorprendente come la borsa di Mary Poppins, conserva i suoi scritti che raccontano il suo mondo onomatopeico ed evocativo.
“Guarda mamma, ho scritto un “post”, questo si intitola “Scivoli Swishosi e gare di corsa”, te lo leggo: “ Mi siedo nello scivolo e swish scivolo a tutta velocità swish swish swish e ancora swish.
Tanti minuti dopo, BOOM, ATTERRATO COL BOTTO 
Gara di corsa eeeeeeeeeeeee VROOOOOOOOOOOOOOOOOOOM PIÙ VELOCE DEEEEEEEELLLLLLAAAAAA LUCE””
Amore è decisamente originale...

“Questo invece l’ho chiamato “Rotolate a non finire” : “Ho rotolato e poi jddufwwishjqhjqwhqhwwhwshwuhshhshsddh e swish e di nuovo hgehegwjwgwjwgwsgwuwfqwwagwcvdbdcfhhdhdxshke qxwdvvdgegegegygdsgddsfgffdgsvdtwyqqfqgqgfsggggggggggggyqgqusqugsy43242424225sdfdffdsfsddsf. Quasi, quasi vomitavo…”.

Un saluto swishoso e rotolante a tutti.

Tizianeda

Si Balla!

“Porca miseria…che diavolo…”
“Mamma…”
“Undicenne tranquilla…”
“Mamma, mi spavento…”
“No, dormi, ci siamo io e papà che teniamo tutto sotto controllo…tuo fratello è sveglio?”
“Figurati…dorme”
“Sposo Errante…non ti alzi…ma lo hai sentito…era fortissimo…io mi vesto”
“Ma non esagerare. E’ che siamo al quarto piano e ti è sembrato forte…dormi”
“Ma come dormi… e se ne arriva un altro e se è di quelli distruttivi? Ma come fai ad essere così tranquillo?! Mi metto le scarpe…cosa stai facendo?”
“Mi alzo…. Faccio il caffe. I bambini?”
“La undicenne lo ha sentito, ma si è riaddormentata. L’ottenne non si è svegliato. Il suo inconscio avrà creduto di essere finalmente in uno dei suoi mondi movimentati”…
Alle 5.20, di questa mattinata a ridosso del Natale, la nostra terra del sud suddissimo ha deciso di svegliarci con un passo di cha cha cha, due di samba e quattro di rock and roll. Le reazioni della famigliola sono state alquanto differenti. Tizianeda si è immediatamente vestita, ha indossato le scarpe da tennis e si è avvolta con lo scialle di lana grigio che era della sua nonna Bianca, che la rende attraente come un piatto ipocalorico, ma la fa sentire protetta. Per pudore e per timore degli sberleffi dell’uomo adulto di casa, che non ha perso per un attimo il suo self control (sarà che ha fatto in gioventù sport pericolosi?), non ha riempito una valigia piena di viveri ed un borsone di coperte e vestiti. L’ottenne non si è accorto di nulla, almeno la sua parte conscia, la undicenne dopo le rassicurazioni della sua mamma che, come un’attrice da oscar, ha simulato sicurezza, si è riaddormentata. Lo Sposo Errante…insomma ormai lui avete capito come è. La rete si è scatenata dando vita ad un terremoto party 2.0. Tizianeda ora ha sonno ma la giornata inizia veramente. La terra invece, speriamo, si riaddormenti.
Un saluto ballerino a tutti voi. E Buon Natale!

Tizianeda

La prima volta

La prima volta che ho visto l’arcobaleno, avevo sette anni. Ero incastrata tra un banco ed una sedia , la maestra parlava e io guardavo fuori dalla finestra. Lui galleggiava colorato nell’aria. Era bellissimo e l’ho osservato fino a che non si è dissolto. Da quel giorno non ho più smesso di guardare attraverso le finestre.

La prima volta che sono stata colpita dalla maledizione: “quando sarai madre anche tu capirai”, avevo trentaquattro anni. Piangevo senza ritegno alla prima recita di mia figlia. In un colpo avevo delegittimato le proteste dell’adolescenza, verso le plateali manifestazioni emotive di mia madre. Ancora oggi mi commuovo vergognandomi come l’adolescente di allora. Solo che la mamma questa volta sono io.

La prima volta che ho capito che i nonni non sono immortali, avevo dieci anni. Le mie cugine giravano tristi tra le stanze di casa mia. La nonna delle torte, da quel giorno non l’avrei più rivista, se non nei sogni.

La prima volta che ho capito che non avrei più riavuto il mio corpo da ragazza, avevo 35 anni. Dentro di me si muoveva un bambino bello e grande. Uno spazio prepotente in un corpo inadeguato. Questo pensavo, mentre osservavo i raggi che dall’ombelico si irradiavano ondivaghi sulla pelle, sbucati a tradimento sulla mia pancia pronta ad esplodere.

La prima volta che ho sentito la libertà e la bellezza della giovinezza avevo 21 anni. Era estate, c’erano ragazzi e ragazze della mia età intorno a me, tutti sull’isola di Ventotene. Il tempo, in quei cinque giorni, si è addensato, regalandoci attimi di fresca perfezione.

La prima volta che ho capito che feste frizzi lazzi e uscite senza orari, dovevano essere archiviati per un tempo indefinito, avevo trentatré anni. Ero seduta in macchina con lo Sposo Errante, tenevo tra le braccia un corpo caldo avvolto da strati di coperte, una piccola femmina in divenire. Tornavamo a casa. Fuori nel buio delle strade il fermento giovanile dei veglioni di capodanno che stavano per iniziare.

La prima volta che un oggetto mi ha salvato la vita, avevo quattordici anni. L’oggetto era un libro e quando mi sono separata da lui perché la storia che mi aveva regalato era finita, per reggere il vuoto ne ho dovuto aprire un altro e poi un altro e poi un altro ancora. Fino ad oggi. Io a quel libro sono grata. Per questo lo tengo sul mio comodino senza rileggerlo. Per non deludere l’incanto di quella prima volta.

La prima volta che ho parlato con lo Sposo Errante, non la ricordo. Però lui sì. E questo mi basta.

La prima volta che ho sentito che stavano invadendo i miei spazi intimi e vitali, osando dove nessuno avevo mai osato , ero nuda e stesa su un lettino, in preda ad una logorrea compulsiva. Quattro mani cercavano tra costole e polmoni, i miei, di consegnare alla sua prima volta, una bambina seduta sulla mia vescica e con la testa appoggiata sul mio stomaco. Poi hanno estratta anche lei nuda e furente, e ci siamo guardate, per la prima volta.

Tizianeda

La radio

L’ottenne le ha detto: “Non ti preoccupare fai finta che stai parlando con noi” e Tizianeda si è immaginata urlante.
La undicenne le ha detto: ”Ciao”.
Lo zio Peppino, il suo simpatico e rassicurante fratello: “Mi raccomando non fare la tua solita voce gnegnegne”
Sua nipote M., che vive a Roma: “Zia portati un penna, chè se sei nervosa, la stringi forte, la tensione si scarica e ti concentri meglio”.
Le sue amiche l’hanno sfottuta: “Ma quando diventi famosa ci darai ancora retta?” “Smettetela…”
Sua sorella, la zia Dada, le ha sorriso.
Senzaditenellostudiodiavvocatasonoperduta, altrimenti detta O., è andata insieme a lei, perché dopo ore di condivisione di stress e fatica, il cazzeggio è al punto nr. 1 volume terzo del manuale: “Come garantire una elevata efficienza lavorativa, senza andare fuori di testa o dover ricorrere a metodi oltremodo alternativi”.
Lo Sposo Errante le ha dato un bacio e le ha detto: “Ciao bella, divertiti”.
La mamma vecchietta: “Brava” e anche: “ Non trascurare la famiglia” e anche: “Dove hai detto che vai?” “Vado in radio a parlare del blog, mamma vecchietta, Radio Febea ”.
Poi Tizianeda è salita insieme ad O. sulla macchina sgangherata che cigola e sferraglia e resiste, ed è arrivata in un posto fighissimo, pieno di facce sorridenti e simpatiche. Ha superato l’ansia da prestazione, la paura di incartarsi, di dimenticarsi chi fosse e la maledizione del gnegnegne, facendosi guidare dalle chiacchiere rilassate e tranquille. Ha persino superato il severo giudizio dei tre quarti della famigliola, rimasta a casa ad ascoltarla.
Quasi quasi, Tizianeda, in radio ci ritorna.

Tizianeda

Su una navicella spaziale

E insomma succede che le settimane e le giornate e le ore si nascondano una dentro l’altra. E tu dentro, a schizzare veloce, come su una nave spaziale supersonica.
E succede che questa navicella, che attraversa lo spazio ed il tempo, è la tua vita che sta tutta lì, tra luci, pulsanti, indicazioni di bordo, stelle e pianeti che osservi incantata da dietro il vetro, e le emozioni che ti nascono, che le devi decifrare come una mappa del tesoro, e ti travolgono o semplicemente ti avvolgono. Che poi, per essere ascoltate, le emozioni, non vogliono percorsi funambolici. Basta il viaggio e quello che vedi e senti e costruisci e che ti stupisce nella sua quotidianità minuta.
Così succede, per esempio, che all’ottenne l’incisivo superiore penzolante e scricchiolante ormai da mesi, all’improvviso, si stacchi, lasciandogli il sorriso più sbilenco, arioso, folle e divertente mai visto in vita tua.
E succede che la undicenne cresce e cambia veloce e sfugge e costruisce il suo mondo distante e soltanto suo. Ma succede anche che la pre-adolescenza conceda a Tizianeda dei momenti di intimità con quella ragazzina sorprendentemente ironica e acuta, che si aggira silenziosa e confusa nei 90 mq, con gli umori che cambiano alla velocità della luce.
Perchè succede che la undicenne all’improvviso ti travolge di parole che veloci le escono da dentro, per concedere un pezzo del suo mondo a Tizianeda, che ascoltandola vede questo tempo di mezzo affascinante e arduo e scombussolante come le montagne russe, in cui anche lei impara ogni giorno. Impara a capire quando è il momento della vicinanza e delle parole necessarie, come l’amore, che sa e riconosce anche il momento di ritrarsi, nonostante i dubbi, i limiti, la propria storia e la paura del viaggio che a volte ti prende.

P.S.: piccola comunicazione di servizio. Venerdì 13 sarò a Radio Febea (FM100.3 -100.6 – 107.00), nella trasmissione di Domenico Bucarelli(la diretta inizia alle 17.00). Si parlerà, oltre che del blog, anche del mercatino di prodotti a Km 0 e delle iniziative associative che si terranno questa domenica presso la Casa-famiglia Gullì. Anche per questa occasione ci sarà, oltre che Radio Febea e la testata online Socialsud, Lamedagliadelrovescio con un post scritto per l’evento.
Se vi capita di passare venerdi sulle frequenze radio o domenica dalle parti di Casa-Gullì, io sono lì che vi aspetto. Un saluto allegro.

Tizianeda

L’invito

Antefatto:

“Ma dobbiamo andarci per forza Sposo Errante?”
“Tizianeda, è la quarta volta che ci invitano ed abbiamo sempre detto che avevamo altri impegni. Dai, non possiamo essere scortesi”
“Va be, non ci frequentiamo neanche. E poi non so cosa dire. Sarò presa per un’asociale…”
“Ma Tizianeda…”
“Diciamo che la famigliola è stata selezionata tra un milione di famigliole per un programma segretissimo della NASA sul teletrasporto e che fra un’ora li penseremo dalla Kamchatka”
“No non ci crederanno”
“Che i bambini vogliono essere portati in Groenlandia per la caccia dei Narvali?”
“No è poco credibile”
“Che sono una sociopatica bipolare e dopo pochi minuti in compagnia inizio a dire parolacce e a fare battute sconce”
“…”
“E d’accordo andiamo…uffa però”

Location:

Una casa.

Protagonisti:

La undicenne e l’ ottenne.

Storia:

“Mamma non mi sento molto a mio agio in questa casa”
“Schh non gridare undicenne”
“Ma hai visto quanti tappeti, e divani e cuscini e quadri e addobbi natalizi e specchi…”
“Va bene però non gridare ”
“Allora Tizianeda tutto bene?”
“Sì padrona di casa gentile, tutto bene grazie”
“Ottenne che c’è..”
“Mamma mi annoio…”
“Sì però non stare accasciato in quel modo sul divano damascato…undicenne cosa fai con il mignolo alzato”
“Faccio la fine, mamma”
“Smettila di fare la spiritosa”
“Perché ridi allora”
“Non rido è un tic nervoso”
“Padrona di casa gentile, non credo sia il caso di far mangiare all’ottenne la pasta al pomodoro seduto su quella sedia ricoperta di stoffa riccamente ricamata e costosa”
“Tizianeda, ma no, non succederà niente…”
“Ottenne, per favore mangia concentrato, mi raccomando”
“Tranquilla mamma”
“…”
“Mamma…”
“Undicenne cosa…”
“Quanti anni ha quella signora…almeno sessanta…ma ha la gonna cortissima e i tacchi a spillo e i capelli neri neri e lunghissimi e le unghie rosa brillante e…”
“Schh non gridare e abbassa il mignolo”
“Ottenne, la tua camicia…hai protetto la sedia con la tua camicia. Ci saranno almeno cento chiazze di sugo…”
“Mamma…mi sto annoiando”
“Mamma…”
“Dimmi undicenne”
“Hai sentito cosa ha detto la signora con la minigonna…”di chi è la Fendi che suona?”…aahhh. Non poteva dire semplicemente che squilla un cellulare in una borsa…”
“Sì però non gridare e abbassa quel mignolo”
“Stanno parlando di cappotti firmati. La signora bionda ha detto che ha buttato tutti i pantaloni di non so quale marca, mah”
“Abbassa quel mignolo, per favore”
“Mamma, hai sentito cosa ha detto la signora vestita come una ventenne e con i capelli lunghi lunghi e neri? Che se siamo in tredici non mangia perché porta male…”
“Sì benissimo, però non gridare”
“Mi ha detto anche che ho gli occhi dello stesso colore di papà. Ma papà ha gli occhi nocciola”
“A me che dimostro diciotto anni. Non vedrà bene…ottenne cosa c’è?”
“Mi annooooiooooo”
“Signora Tizianeda…”
“Sì signora bionda invitata anche lei?”
“Ma lo sa che ho avuto una terribile gastroenterite…terribile…un virus…ho vomitato…”
“Incredibile…”
“Infatti stasera non mangio niente…”
“Certo”
“Mamma, ma se si è calata tutto…anche il gelato ed il panettone..”
“Schhh undicenne”
“Mamma…”
“Cosa c’è ottenne…”
“Mi sto annoiiiaaaandoooo, non ci sono bambiiiiniii…”

Tizianeda

Tentazioni

Qualche giorno fa, un’ elegante scatola lunghissima e piatta ha vagato da Roma per giungere placida fino al sud suddissimo. Prima è stata consegnata dalle mani gentili della zia M, nelle mani della nipote bella bella R., che l’ha riposta in valigia e così ha viaggiato con lei. La nipote bella bella, ha consegnato l’oggetto prezioso alla nonna santa Gina, poi la nonna Santa Gina l’ha dato allo Sposo Errante. L’uomo adulto di casa, ha fatto terminare il viaggio della scatola, nei 90 mq della famigliola, riponendola nel buio della dispensa, insieme a pasta, marmellate, farina, conserve di pomodori, pacchi di legumi e altro, nascondendola come fosse uno di quei libro malefici delle storie fantasy. Invece la scatola lunga lunga ed elegante, regalo della zia M., è emersa dal buio triste del suo nascondiglio, iniziando il suo inesorabile declino. Perché in quella simpatica scatolina con su scritto a caratteri enormi: “Padri Trappisti”, giaceva avvolta in una carta dorata e rumorosa una fulgida tavoletta di cioccolata al latte, cosparsa di nocciole gigantesche , come le zucche dell’orto dei Peanuts.
Le reazioni dei 4 della famigliola dinanzi al magico oggetto ipercalorico non sono state tutte univoche:
Uno dei 4, metterebbe a dura prova l’ego dei Padri Trappisti cioccolatai – “Lo vuoi un pezzo di questa fantastica cioccolata piena di nocciole, senti che buona ottenne’” “No grazie, lo sai che non mi piace la cioccolata e neanche le nocciole”.
Poi c’è l’altro maschio di casa – “Ma Sposo errante, non mi hai detto che la zia M ci ha regalato la cioccolata dei Padri Trappisti” “Me ne ero dimenticato, forse l’ho messa nel mobile lì sopra, o forse in quell’altro…non ricordo” “Siete proprio strani voi maschi, sai?”
Un altro elemento della famigliola, ha invece dato un grande esempio di auto controllo e disciplina “dov’è dov’è dov’è la cioccolata…la voglio”
Infine anche la ragazzina, ha mostrato auto controllo e disciplina “santo cielo ma chi ha finito tutta la cioccolata” “boh, io ne ho presa pochissima, mamma!” “e ora cosa stai masticando?” “niente…va be’ un poco” “lo sai undicenne che ce la siamo mangiata tutta noi due” “sì mamma è vero” “la pagheremo cara” “lo so mamma” “la prossima volta a zia M., chiediamo di mandarci una tisana disintossicante dei Padri Trappisti…tu dici che la fanno?” “Non credo mamma” “Anche io non credo”.

Tizianeda

L’editto

“Ah, dimenticavo bambini, domani non andrete a scuola… rimarrà chiusa”.
“Ma come chiusa. Ora ce lo dici, che abbiamo fatto tutti i compiti?”
“Certo undicenne. Ho aspettato apposta”
“Crudele”.
Venerdì sera la Protezione civile, ha emesso un’ordinanza, perentoria come un editto imperiale, che i minori hanno recepito così: ” Udite udite cittadini e cittadine, ma soprattutto bambine e bambini, giungerà molto presto un tornado terrificante uno tzunami ciclopico, vento acqua tempesta freddo neve gelo grandine tuoni fulmini e saette. Insomma fenomeni naturali mai visti in questa cittadina sbilenca che conosce solo lo scirocco. Dovete stare in casa, oziare, ciondolare, giocare, mangiare latte, biscotti e cioccolata , infilarvi nel lettone di mamma e papà ed uscire fino a nuovo editto. Firmato: La Signora Reverendissima Protezione civile”.
Ed i due che sono bambini rispettosi delle regole e degli editti imperiali, hanno indossato, come Clark Kent la super calzamaglia che lo trasforma nei momenti di pericolo in Superman, il pigiama, che hanno tolto domenica mattina, previe minacce di Tizianeda, più molesta della kriptonite. Hanno appoggiato naso e polpastrelli ai vetri delle porte finestre ed aspettato che arrivasse l’evento catastrofico dal cielo, come si aspetta Babbo Natale con le renne polverose, ma con animi più eccitati.
“Mamma ma quando la bomba d’acqua arriva, la casa si sfascia?”
“No gioia, non è come la capanna di paglia dei tre porcellini”
“Non vola all’aria in tanti pezzetti?”
“No tesoro, noi siamo molto fortunati. Noi abbiamo una casa sicura e calda e il maltempo lo vediamo da qui e anche il mare quando è cattivo e si infuria lo guardiamo da lontano”.
Così rassicurati dalle parole e protetti dai loro super-pigiami, i due minori di casa hanno felicemente ciondolato nei 90 mq della famigliola, per due giorni, contenti di non dover uscire da casa. E anche Tizianeda è stata felice di chiudersi dentro casa con la famigliola, libera dai sensi di colpa, grazie all’editto imperiale della Signora Reverendissima Protezione Civile.
Poi la bomba d’acqua non è arrivata. Non nella città sbilenca. È arrivata in altre città sbilenche del suo sud suddissimo, che si sono trasformate in canali veneziani, solo che sotto l’acqua torbida ci sono strade e porte e scale e stanze e sedie, tavoli, vasi e chissà cosa altro. E sopra l’acqua un bel po’ di rabbia e isolamento.
Oggi i minori della famigliola e tutti gli altri sono tornati a scuola, qui da noi. Mentre in molte cittadine l’editto permane e vigila. Lo Sposo Errante ha ugualmente preso i treni sbrindellati e percorso le strade malferme per andare dove l’emergenza c’è ancora. E Tizianeda, sapendolo non nel sicuro dei 90 mq, ha un bel po’ di paura.

Tizianeda