La prima volta

La prima volta che ho visto l’arcobaleno, avevo sette anni. Ero incastrata tra un banco ed una sedia , la maestra parlava e io guardavo fuori dalla finestra. Lui galleggiava colorato nell’aria. Era bellissimo e l’ho osservato fino a che non si è dissolto. Da quel giorno non ho più smesso di guardare attraverso le finestre.

La prima volta che sono stata colpita dalla maledizione: “quando sarai madre anche tu capirai”, avevo trentaquattro anni. Piangevo senza ritegno alla prima recita di mia figlia. In un colpo avevo delegittimato le proteste dell’adolescenza, verso le plateali manifestazioni emotive di mia madre. Ancora oggi mi commuovo vergognandomi come l’adolescente di allora. Solo che la mamma questa volta sono io.

La prima volta che ho capito che i nonni non sono immortali, avevo dieci anni. Le mie cugine giravano tristi tra le stanze di casa mia. La nonna delle torte, da quel giorno non l’avrei più rivista, se non nei sogni.

La prima volta che ho capito che non avrei più riavuto il mio corpo da ragazza, avevo 35 anni. Dentro di me si muoveva un bambino bello e grande. Uno spazio prepotente in un corpo inadeguato. Questo pensavo, mentre osservavo i raggi che dall’ombelico si irradiavano ondivaghi sulla pelle, sbucati a tradimento sulla mia pancia pronta ad esplodere.

La prima volta che ho sentito la libertà e la bellezza della giovinezza avevo 21 anni. Era estate, c’erano ragazzi e ragazze della mia età intorno a me, tutti sull’isola di Ventotene. Il tempo, in quei cinque giorni, si è addensato, regalandoci attimi di fresca perfezione.

La prima volta che ho capito che feste frizzi lazzi e uscite senza orari, dovevano essere archiviati per un tempo indefinito, avevo trentatré anni. Ero seduta in macchina con lo Sposo Errante, tenevo tra le braccia un corpo caldo avvolto da strati di coperte, una piccola femmina in divenire. Tornavamo a casa. Fuori nel buio delle strade il fermento giovanile dei veglioni di capodanno che stavano per iniziare.

La prima volta che un oggetto mi ha salvato la vita, avevo quattordici anni. L’oggetto era un libro e quando mi sono separata da lui perché la storia che mi aveva regalato era finita, per reggere il vuoto ne ho dovuto aprire un altro e poi un altro e poi un altro ancora. Fino ad oggi. Io a quel libro sono grata. Per questo lo tengo sul mio comodino senza rileggerlo. Per non deludere l’incanto di quella prima volta.

La prima volta che ho parlato con lo Sposo Errante, non la ricordo. Però lui sì. E questo mi basta.

La prima volta che ho sentito che stavano invadendo i miei spazi intimi e vitali, osando dove nessuno avevo mai osato , ero nuda e stesa su un lettino, in preda ad una logorrea compulsiva. Quattro mani cercavano tra costole e polmoni, i miei, di consegnare alla sua prima volta, una bambina seduta sulla mia vescica e con la testa appoggiata sul mio stomaco. Poi hanno estratta anche lei nuda e furente, e ci siamo guardate, per la prima volta.

Tizianeda

4 thoughts on “La prima volta”

  1. Zio Peppino ha detto:

    E che grande soddisfazione la prima volta che da piccolo ti ho impiccato la Barbie

    1. Tizianeda ha detto:

      Mostro!!

  2. Guendalina Strana ha detto:

    Ecco, questa è la prima volta che sono davvero contenta di non avere fratelli maschi! Zio Peppino, dovresti essere pentito di quel gesto! Tuttavia devo confessare che decapitavo settimanalmente la Barbie preferita di mia sorella.

  3. Tizianeda ha detto:

    Mostri tutti e due!! 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *