La radio

L’ottenne le ha detto: “Non ti preoccupare fai finta che stai parlando con noi” e Tizianeda si è immaginata urlante.
La undicenne le ha detto: ”Ciao”.
Lo zio Peppino, il suo simpatico e rassicurante fratello: “Mi raccomando non fare la tua solita voce gnegnegne”
Sua nipote M., che vive a Roma: “Zia portati un penna, chè se sei nervosa, la stringi forte, la tensione si scarica e ti concentri meglio”.
Le sue amiche l’hanno sfottuta: “Ma quando diventi famosa ci darai ancora retta?” “Smettetela…”
Sua sorella, la zia Dada, le ha sorriso.
Senzaditenellostudiodiavvocatasonoperduta, altrimenti detta O., è andata insieme a lei, perché dopo ore di condivisione di stress e fatica, il cazzeggio è al punto nr. 1 volume terzo del manuale: “Come garantire una elevata efficienza lavorativa, senza andare fuori di testa o dover ricorrere a metodi oltremodo alternativi”.
Lo Sposo Errante le ha dato un bacio e le ha detto: “Ciao bella, divertiti”.
La mamma vecchietta: “Brava” e anche: “ Non trascurare la famiglia” e anche: “Dove hai detto che vai?” “Vado in radio a parlare del blog, mamma vecchietta, Radio Febea ”.
Poi Tizianeda è salita insieme ad O. sulla macchina sgangherata che cigola e sferraglia e resiste, ed è arrivata in un posto fighissimo, pieno di facce sorridenti e simpatiche. Ha superato l’ansia da prestazione, la paura di incartarsi, di dimenticarsi chi fosse e la maledizione del gnegnegne, facendosi guidare dalle chiacchiere rilassate e tranquille. Ha persino superato il severo giudizio dei tre quarti della famigliola, rimasta a casa ad ascoltarla.
Quasi quasi, Tizianeda, in radio ci ritorna.

Tizianeda

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