marzo 2014 archive

Di questi tre giorni…

In questi giorni di fine marzo, Tizianeda e la dodicenne, loro due sole, si sono concesse un incontro ravvicinato con una città, che è un po’ come il sugo della nonna Santa Gina, chè non ci sono abbastanza aggettivi per definirla, o come le sue polpette: patrimonio dell’umanità. Hanno invaso con il loro allegro disordine da comune hippie, la casa luminosa e accogliente degli zii M., lasciando nella città sbilenca, due maschi dalla età i caratteri le priorità differenti, a tessere un’intesa senza la presenza di interferenze femmine.
Di questi tre giorni Tizianeda si porterà:
– lo sguardo di una donna, che ha imbrigliato il suo sguardo dentro un tempo denso. Uno sguardo da un luogo altro. Uno sguardo pece, uno sguardo che rimanda la sensualità carnale della vita, dispetto alla sorte e alla morte. Uno sguardo che racconta senza disvelarla la sua complessità ossimora, che è un invito a fermarti, a guardare dentro il nero. Uno sguardo che senti nella pancia e nel respiro e nel battito accelerato e smuove giù fino in fondo un’essenza che non sai, ma che è anche la tua. E poi la intuizione magnifica di un bambino di una scuola elementare con il dito teso a indicare un quadro: “guardate c’è Frida”. Frida Kahlo, la donna, l’artista messicana, lì presente con i suoi autoritratti, nelle stanze delle Scuderie del Quirinale.
– la primavera. Nel giubbotto colorato della dodicenne, nelle urla acute e trasparenti delle sue amiche coetanee incontrate lì, nei loro abbracci assoluti, come assoluto è il sentire a quell’età. La primavera nell’aria chiazzata di macchie cipria in movimento, rilasciate da alberi dalla generosità fugace e perfetta. Architetture fragili di bellezza profumata, che quasi non ci credi.
– la città. Perché Roma è un luogo che gli occhi non si stancano mai di guardare e stupirsi. Perché è un posto che ti lascia addosso il desiderio di ritornare e un senso inappagato e nostalgico di bellezza troppa.
– qualche chilo in più distribuito in parti dannatamente diseguali sul suo corpo – ché la zia M., accidenti, cucina da Dio – unito al mantra ossessivo, secondo cui sicuramente lei, lunedì inizierà una dieta triste triste.

E buon inizio settimana a tutti voi (ovviamente non triste triste).

Tizianeda

Prime volte

Le ragazze dei 90 mq sono salite insieme su un aereo, loro senza i due maschi di casa, lasciati a terra a cavarsela da soli, per la prima volta. “Femmine con le femmine, maschi con i maschi”, ripetendo un mantra che pare sia stato coniato un tempo, da qualche illuminato bambino di una scuola elementare. Tizianeda sola su un aereo insieme alla dodicenne, per assolvere a una promessa fatta a lei, la ragazzina, e a se stessa, che con questo viaggio celebra un’altra prima volta. Chè non si è mai troppo grandi, mai troppo completi, mai abbastanza curiosi per le prime volte. E poi, mai mai è troppo tardi per celebrare tutte le prime volte, che ti fanno sentire in movimento dentro il flusso di un viaggio che può ancor regalarti l’incanto, per superare il propri imiti e le paure cha accidenti ti imbrigliano.
Così, prima di allontanarsi, con lo Sposo Errante si sono scambiati reciproche raccomandazioni – “”mi raccomando Tizianeda, non essere distratta come al tuo solito, non perdere le cose, stai attenta, scialati… ” ecc ecc… “mi raccomando Sposo Errante, divertitevi con l’ottenne lo so che mangerete porcherie che giocherete ai video giochi e forse farete cose pericolose…” ecc ecc…
E poi, nella città sbilenca a pochissimi chilometri dai 90 mq è iniziata la complessa macchina organizzativa dell’accudimento culinario “ cosa gli preparo in questi giorni da mangiare, ma per colazione cosa mangiano e all’ottenne?” ecc ecc “Nonna santa Gina, mamma dello Sposo Errante, tranquilla lascia che se la cavino da soli, preparagli quello che vuoi, all’ottenne lo sai, basta un piatto di pasta e lenticchie, le tue polpette al sugo patrimonio dell’umanità, la tua salsa che nessun aggettivo per lui è abbastanza” ecc. ecc….
E ora che è arrivata in questa città altra, ora che dagli oblò ha visto un enorme aereo, proprio quello dell’America di Obama, fermo sulla pista, che ammiccando ha detto proprio a lei: “yes you can!”, ora che insieme alla ragazzina di casa ha fatto scivolare sull’asfalto le ruote della valigia, ora che è stata invasa della grazia e della bellezza di questa città. Insomma ora Tizianeda, sente che ovunque vada può continuare a sentirsi a casa, può sconfiggere la paura, può concentrarsi sullo sguardo fuori, perchè la casa in cui abita avvolta e protetta è lei.

Tizianeda

Un posto luminoso

Il copione è sempre uguale: i tre quarti della famigliola ciondolano, il restante quarto, quello efficiente, brontola.
Perché domenica mattina, gli abitanti dei 90 mq, superando la pigrizia del giorno festivo che solitamente li assale relegandoli nel girone degli accidiosi, hanno deciso di fare una gita in un posto non molto lontano dalla loro città sbilenca.
Così grazie agli sforzi dello Sposo Errante nell’arginare l’anarchia mattiniera – con la macchina che ha attraversato strade accompagnate ora dal mare, ora da colline, ora da gallerie, ora da uliveti e prati ornati di primavera – la famigliola è approdata in un Parco Museo. Il Musaba, qui nel sud suddissimo, appoggiato in una vallata, come un’isola dalla vegetazione ipertrofica in mezzo all’oceano. Un’isola cosparsa di sculture totemiche, alcune immense, evocative, morbide, sensuali, spirituali, colorate, simboliche, a toccare le nuvole o adagiate placide tra l’erba e i fiori. E anche chiazzata di dipinti, mosaici, costruzioni medievali e moderne. Un posto che ti innamori e che ti restituisce un’energia calda. Come probabilmente è successo negli anni sessanta all’artista che ha incontrato con il suo sguardo visionario questi luoghi informi abitati da ruderi e vegetazione avvolgente. Perché con i posti è un po’ come con le persone. E’ una questione di attimi e sguardi che cambiano la percezione dello spazio e del tempo. Sguardi che vedono.
Un miracolo amoroso che ha incantato con la sua magia anche i due minori, stupiti da un luogo così insolito e colorato, così armonioso e dinamico.
E a Tizianeda, lasciandolo, è rimasto dentro il desiderio di ritornarci, per sdraiarsi tra le campanule gialle a fissare le nuvole, per diventare anche lei parte dell’energia misteriosa che attraversa questo spazio luminoso. Quello del suo sud suddissimo.

Tizianeda

Se non avessi incontrato la mamma…

Lui è ordinato. Lei no.

Nei suoi cassetti ogni calza ha la sua gemella –“ma come fai sono tutti perfettamente appaiati!!” – e qualche volta lei vorrebbe nascondergli qualche compagna, così per tigna.

Sul suo comodino le riviste che lo addentrano nelle passioni che persegue con pervicacia, sono allineate e mai scomposte. Il comodino di lei sembra la bancarella del libro usato –“ma non puoi sistemarli nella libreria?” “no, li devo leggere e poi mi piace averli vicini vicini anche di notte…” –

Lei apre i cassetti, lui li chiude. Lei dimentica, lui ricorda.

Lui ha fatto dello sport la sua cifra della giovinezza e anche dopo. Si è anche lanciato da piccoli aeroplani in volo, toccando le nuvole e facendo capriole nell’azzurro. Al solo pensiero a lei viene il mal di pancia, il mal di mare, il tremolio alle gambe e pensa di essere stata fortunata ad averlo conosciuto quando, al posto del paracadute, c’era la motocicletta Enduro con la quale l’ha corteggiata, portandosela in giro.

Lei sulla motocicletta lo stringeva forte, lui la lasciava fare. Poi la motocicletta è stata soppiantata da una bambina. Da stringere forte.

Lui non ha il senso del pericolo, lei è sempre stata sin da piccola timorosa davanti alle prove fisiche.

Lei ha la testa persa in mille pensieri e idee e progetti, lui è i suoi piedi per terra.

Lei è un po’ folle, poco allineata, anche lui, ma in modo diverso.

Lei ama stare in compagnia e possibilmente ballare ballare ballare. Per lui una stanza con tre persone è sin troppo affollata.

Lui è silenzioso, lei parla parla parla parla parla.

Lui un giorno le ha detto “sposiamoci”. Lei, in un moto di ribellione ha detto “no, voglio prima essere indipendente economicamente e poi non sono pronta” ecc. ecc.. Lui non si è scomposto davanti a quella lei così inquieta. Dopo pochi mesi erano sposati. Lei aveva quasi trent’anni.

Lui continua a non farsi intimorire dalla sua compagna complicata che però lo fa divertire, subendone il fascino o forse possedendo una elevata capacità di sopportazione dello stress.

Lui, che parla poco, un giorno ha detto ai loro figli “se non avessi incontrato la mamma, non mi sarei sposato”. Lei lo ha guardato e ha pensato “è proprio mattissimo”. Lei invece, pensa che se non avesse sposato lui, si sarebbe sposata con qualcun’ altro. Ma lei sa anche, che avrebbe fatto la sciocchezza del secolo.

Tizianeda

Ma tu sai cosa vuol dire “sesso”? E un post scriptum

Il sabato è il giorno della settimana in cui tutta la famigliola al completo pranza serena attorno alla tavola. Di solito serena…
“Mamma sai che mi ha detto un bambino a scuola oggi, solo perché mi vede spesso chiacchierare con C.?”
“No ottenne, dimmi”
“Che io e lei facciamo sesso”
Santo cielo benedetto!!
“Ma tu sai cosa vuol dire “fare sesso”?”
“No mamma”
Inspira espira, la voce non ti trema, sei una svedese progressista, ce la puoi fare… Sposo Errante dici qualcosa… ho capito parlo io…
“Vedi tesoro, e ascolta anche tu dodicenne…”
“Mmm”
“Ecco, il bambino sicuramente non sa cosa significhi la parola “sesso”. Perché il sesso è un modo di esprimere amore con tutto il corpo, ma riguarda gli adulti consenzienti…sapete che vuol dire consenzienti, vero? Bravi. Io e papà per esempio che ci vogliamo bene, per poter avere voi abbiamo fatto sesso, così papà ha piantato un semino nella mia pancia dove si trova l’ovulo che è come un nido caldo…Sposo Errante vuoi aggiungere qualcosa?”
“No, no, vai benissimo, continua tu…”
Sembra una lezione di giardinaggio. Ma è sicuro che si comprende il racconto del seme e dell’ovulo…sempre meglio dell’ape e del fiore…glielo dico anche che il sesso è una cosa molto divertente…naa, non sono abbastanza svedese progressista… avranno tempo per capirlo fra molti molti anni…che fatica…
“Insomma, i bambini per dirsi che si vogliono bene ed esprimerlo con il corpo, si danno i bacetti sulle guance o si abbracciano e questo non si chiama sesso, è affetto, ma non sesso. Gli adulti innamorati possono esprimere questo sentimento anche con il sesso che è più di un bacetto e un abbraccio”
Decisamente di più in realtà…anche questo lo capiranno un giorno…quante volte ho pronunciato la parola sesso? Santo cielo!
“Ok bambini, se non avete domande vi potete alzare da tavola…”
Abbiate pietà della vostra mamma…alzatevi…
“No mamma, non abbiamo domande da fare, grazie…vieni ottenne andiamo a giocare…”.

P.S.: Sabato, oltre a intavolare conversazioni amene con i due minori, Tizianeda e lo Sposo Errante, nella loro città sbilenca, hanno partecipato alla iniziativa che si teneva contemporaneamente in altre città Italiane, chiamata “Slotmob”. In sostanza sono andati in un bar, il Bar Strati, dopo avere accompagnato i bambini a scuola e hanno ordinato un caffè, attività che piace molto qui nel sud suddissimo. In questo caso il caffè sapeva ancora più di buono, perché nel bar scelto e indicato dalle associazioni aderenti, invece delle spaventose e orride e idrovore Slot-machine ci sono un rassicurante e paterno biliardino, un proprietario gentile con un mucchio di certificati in regola e le tazzine del caffè calde (anche se non è quest’ultimo il motivo per cui è stato scelto). Arrivati lì volti sorridenti e decisi, hanno parlato della dipendenza da gioco d’azzardo, delle responsabilità dello Stato, ma anche di cambiamento sociale, di etica, di responsabilità civica, della propria città. E tutto questo a Tizianeda è piaciuto molto, rendendola speranzosa.

Un saluto “peace and love” a tutti.

Tizianeda

Dancing in the Moonlight

“Dai bambini balliamo…vieni ottenne…”
“Pure io zia?”
“Certo, sentite che bella questa canzone…si intitola Dancing in the Moonlight”
“E’ vero è bella…”
L’ultima ossessione musicale di Tizianeda è una canzone di qualche anno fa che se la ascolti non puoi stare fermo. Sarebbe innaturale, come camminare sull’acqua, come indossare i gambaletti color carne o scalare una montagna con gli zoccoli del Dottor Scholl. Così l’ha ballata con l’ottenne e la cugina sua coetanea che si crede sorella gemella. Ha coinvolto anche la riottosa dodicenne dal cuore infranto, perché non c’è nulla di più terapeutico per i cuori infranti di una canzona allegra che fa muovere il corpo felice. E poi ha fatto ballare lo Sposo Errante quando stanchissimo e torvo la sera è tornato dal suo errare, riportato dai treni sbrindellati e dalle strade malferme. Perché non c’è nulla di più terapeutico per uno Sposo errante stanco e torvo, di una canzone come questa. E poi Tizianeda ha ballato tutte le volte che ha potuto. In cucina, nel soggiorno, nella stanza dei bambini, nella sua stanza e in bagno. Perché lei in questi giorni si sente proprio come questa musica.
Sarà che le sue passeggiate mattutine davanti al mare hanno beneficiato del prodigio di un cielo dall’azzurro liscio e luminoso e di un mare placido e rassicurante che le veniva voglia di immergerci i piedi e da un profumo estivo di acqua e sale. Forse sarà stato questo. O forse perché da un po’ le frullano nella testa pensieri e progetti. O forse perché gli ultimi giorni di marzo si troverà in un luogo che lei ama tanto, con la dodicenne. Loro due, lasciando i maschi a casa a cavarsela da soli. O forse perché in questi giorni i due minori tra chiacchiere e risate le hanno regalato pezzi sorprendenti del loro mondo e del loro sguardo curioso. O forse il blog, o forse perché si sente amata. O forse non lo sa. Semplicemente per ora le gira così. E i momenti di grazia si accolgono come una sorpresa inaspettata.
Sicuramente continuerà ad ascoltare Dancing in the Moonlight e a ballare, perché non c’è niente di più terapeutico per mantenere la follia, di una canzone con questo ritmo.
E insomma danzate anche voi in the moonlight, se vi va, con chi vi va o anche da soli. Perché non c’è niente di più terapeutico, nella confusione della vita, di una musica che ci fa muovere felici.

Tizianeda

Io ti sceglierei sempre

“Sai mamma, oggi a scuola ho detto una cosa alla bambina M.”
“Ma dai ottenne, la bambina M., quella che ti piace tanto?”
“Sì, lei. Vuoi sapere cosa le ho detto?”
“Eh certo!”
“Le ho detto: che ci posso fare se mi piaci così tanto”
“Nooo, ma lo sai che ci vuol un bel po’ di coraggio per esprimere certi sentimenti…”
“Infatti mamma, sono stato coraggioso anche se mi sentivo morire, ma dovevo dirglielo per forza”
“Ma come mai le hai detto così?”
“Stavamo facendo un gioco che si chiama: obbligo verità giudizio salvataggio bellezza simpatia. A me è toccata “bellezza” e chi dovevo scegliere secondo te?”
“E se ti usciva per esempio “Verità”?”
“Sceglievo lo stesso lei perché la verità è che mi piace tanto…”
“E quando scelgono te cosa dicono?”
“Veramente non mi scelgono quasi mai, anzi MAI”

Ecco, ho fatto la domanda del secolo. E ora? Vorrei dirgli che io per ognuna di queste parole lo sceglierei e gli racconterei una storia…
Obbligo: ti obbligo di darmi un bacio. Ti obbligo di sorridere, di disegnare bambini volanti e felici e liberi sui fogli bianchi, sui muri, sull’asfalto, in mezzo alle stelle, sull’acqua, nel cielo azzurro, sotto i cuscini, dentro i tuoi sogni e nei sogni di chi vuoi tu, tra i capelli, sulle mani, sulle facce tristi.
Verità: che ci posso fare se mi piaci così tanto. E io, in questo caso, non ho bisogno del coraggio per dirtelo.
Giudizio: no che non ti giudico, ti accompagno, ti guido, ti consiglio, ti amo, ti sgrido, ti spiego, ti guardo, mi preoccupo, mi inorgoglisco, sbaglio, mi domando quale sia la cosa giusta da fare e dire, mi viene il mal di pancia e il nervoso, ma non ti giudico.
Salvataggio: mini elenco delle cose che ci salvano: 1. Un abbraccio, ma che duri almeno il tempo di una canzone lenta 2. La cretineria che ci coglie improvvisa la sera prima di addormentarci 3. Un “ti voglio bene”, quando meno te lo aspetti, come un agguato dietro l’angolo. Se aggiungi un bacio con lo schiocco vale doppio. E se arriva quando sei triste, vale triplo. E se è dentro un abbraccio lungo il tempo di una canzone lenta e sei pure triste, il quadruplo.

Bellezza: passo. Non sono un arbitro imparziale. Per me tu sei bellissimo. Punto.
Simpatia: non sempre sei simpatico, quando sei irremovibile non lo sei o quando la sensibilità, accidenti troppo simile alla mia, ti imbriglia. Ma tu hai l’arguzia dei visionari e sai giocare con le parole. E questo ti rende molto simpatico.
Ecco ho finito. Certo non gli dirò:” io ti sceglierei sempre”, chè fa troppo mamma mielosa, chioccia iper-protettiva. Ora penso a qualcosa di moderno e sagace. Degno di una madre nord-europea matura e irremovibile che sa calibrare nella giusta dose dolcezza e durezza, propendendo più verso la seconda.

“Mamma non dici più niente?”
“Pensavo, ecco…sì insomma pensavo amore, che io ti sceglierei sempre…”

Tizianeda

Con tutte le donne, ma anche con gli uomini

“Buongiorno, che ne dici di autocelebrarci in quanto “Wonder-women” con una cena a casa mia per l’8 marzo? Ovviamente compresi i mariti e la prole!”.
L’amica di Tizianeda, A., con un vintage sms, ha invitato lei con annessa famigliola nella sua casa che ha una parete fighissima color rosso pompeiano, la possibilità di vedere il mare lontano e la fila di monti bitorzoluti da una posizione privilegiata, e i profumi accoglienti e materni di una giornata passata a cucinare per gli ospiti.
Ovviamente Tizianeda, ha detto sì. E avrebbe dato il suo pieno assenso anche se l’invito fosse stato per Il Giorno della Liberazione, per La Festa della Repubblica, La Festa del Lavoro, Ognissanti, l’Epifania, Santo Stefano, La Giornata Nazionale del Sollievo, l’OKtoberfest, La Festa della Primavera.
Nella casa accogliente dell’amica A., con la sua voce calma e la risata che ti avvolge, per autocelebrarsi ci saranno anche l’amica tutta ma proprio tutta bella MGL e l’amica M. che abbraccia con gli occhi e che maneggia motori e motociclette con la naturalezza di una Etoil alla prima della Carmen. Anche loro con prole e mariti.
Sono le amiche di oggi, con cui Tizianeda ha iniziato il viaggio affascinante della conoscenza prima e della calma empatia dopo e a poco a poco, quando i loro figli si sono tutti incontrati nella stessa classe della scuola elementare, sette anni fa. E se l’amicizia è come l’amore in cui bisogna riconoscersi e ritrovarsi e avere la voglia la volontà il desiderio di abitarlo, ecco allora loro sono per Tizianeda la “stanza tutta per sè”, con cui condividere il pentagramma di emozioni, la gioia, l’allegria, i momenti di sconforto femmina, il dolore, la paura e il coraggio. Sisters, mothers e daughters.

Per questo l’8 marzo Tizianeda lo festeggerà con loro. Per sentirsi avvolta e protetta quel giorno, al sicuro.
E stando nelle loro stanze, tra i loro sorrisi placidi, l’8 marzo, dentro di sè lo festeggerà con tutte le donne. Lo festeggerà con la zia Dada, la sua sister di sangue, la prima da sempre. Con la dodicenne, già orgogliosamente femmina. Lo festeggerà con tutte le donne che conosce e che ama e con cui c’è affinità elettiva, anche con le donne con cui si frequenta poco o con cui comunica tramite la rete. Quelle che l’hanno aiutata a capire guardandosi in profondità. Con le sue nonne, le femmine della sua stirpe, le sue prozie di Melicuccà, la mamma vecchietta. Lo festeggerà con le donne che non festeggeranno e con le donne che andranno nei locali affollati, con entusiasmo e leggerezza. Lo festeggerà con le amiche con cui non si frequenta più, perché a volte succede e lo farà per quel tratto di strada prezioso che conserva dentro. Lo festeggerà con le donne che dedicano la loro vita per l’affermazione dei diritti delle donne o per qualsiasi altra causa in cui credono fino al midollo.
E lo festeggerà con gli uomini, i due con cui condivide i 90 mq e la sua vita chè senza di loro si sentirebbe persa e tutti gli altri quelli che hanno attraversato la sua storia e quelli che l’attraversano con la loro forza gentile.

Un saluto femmina a tutti.

Tizianeda

Semel in anno licet insavire

La sua spocchia radical-chic che a tratti emerge, l’aveva sempre fatta sorridere beffarda dinanzi a una tale eventualità con frasi tipo “ahahah ma figurati…a questa età! Io? Neanche per sogno…”.
Poi è successo che hanno comunicato a lei e ai tre quarti della famigliola, che la macchina organizzativa era partita, che sì, si sarebbe fatta, che sabato 1 marzo “tutti a casa mia”.
Così Tizianeda – travolta dall’entusiasmo, dalla possibilità di fare baldoria dinanzi alla quale non si tira mai indietro, di giocare insieme a una miscellanea di generazioni al gioco pagano del travestimento – ha deciso di non dire nulla alla tipa antipatica e radical-chic che si nasconde in lei e di godersi, alla faccia della coerenza, il carnevale.
E’ andata alla festa in casa, come quelle che si facevano quando era ragazza, con dei fiori sulla testa, sistemati tra i capelli dalla sua amica M, che muovendosi sicura tra bulloni, pistoni, tubi, radiatori, candele eccetera, ha una manualità migliore della sua: “che dici se li fissiamo al nastro con la cucitrice?” “mi sembra un’ottima idea”. E’ andata insieme a una lieve ragazzina hippy, a un meccanico pieno di attrezzi infilati nelle tasche della salopette e lo Sposo Errante – “ma tu Sposo Errante non ti travesti? “No, scatto qualche fotografia” “Pensavo a una scritta da attaccarti sul petto tipo : Tiziana’s toy boy” “No” “Ok allora ti disegno qualcosa di piccolo sul collo” “Mmm”.
E poi lì, nella casa che li ha accolti, c’erano bambini silenziosi e compunti e adulti allegri, divertiti e divertenti. Alcuni molto divertenti. Qualcuno molto trasparente, qualcun altro molto accessoriato, altri insolitamente capelloni, la bambola antagonista di Chucky, colori, auto-ironia, ridarola, chiacchiere, musica, un fotografo serio serio che ha fermato la bellezza chiara dei sorrisi, e il bisogno e la voglia di concedersi una pausa, dal delirio, quello vero, del mondo fuori.

Tizianeda