aprile 2014 archive

E insomma la famigliola

E insomma la famigliola, ha deciso di partire, di fuggire per pochi giorni in una città di un’altra nazione. Tizianeda di queste ore ricorda:
– un ottenne logorroico sull’aereo. Ché la paura del decollo, del mal di pancia, del vomito, del bagno nell’acqua gelida in caso di ammaraggio, l’affronta avvolgendo di parole la sua interlocutrice preferita nei momenti di emergenza: Tizianeda. E quando le possibilità catastrofiche lasciano spazio all’ entusiasmo divertito, perché volare su un aereo si trasforma improvvisa in un’esperienza fighissima , lui continua a parlare.
– ll giovane autista dinoccolato del servizio navetta efficiente ed economico, che ha condotto la famigliola in albergo. Tizianeda avrebbe voluto importunarlo, come fa di solito con gli sconosciuti, chiedere informazioni del posto e poi magari farsi raccontare un po’ della sua vita. Ma ogni possibilità di conversazione è stata ostacolata dalla musica romantica e sdolcinata ascoltata dal giovane ad alimentare chissà quale struggimento amoroso.
– il chiosco di hot dog con cipolle e salse con i dispenser lasciati all’uso responsabile degli astanti “Sapete che vi dico…sono contenta di essere qui e ceniamo con questi!” “Dici sul serio mamma?” “Sì ottenne dico sul serio” “Non ci posso credere allora è vero che questa città è magica come dicono”. E pentirsi subito dopo aver visto l’ottenne svuotare per la quarta volta i dispenser del ketchup e della maionese, temendo un sonoro cazziatone dalla signorina venditrice di hot dog, o una lavanda gastrica del minore con annesso sonoro cazziatone, in lingua sconosciuta, dei medici. Eventi poi non verificatisi.
– le donne del luogo bonissime. Tizianeda qui si sente una hobbit nella Terra di mezzo popolata solo da Elfe fighe.
– l’odore acre e intenso trasportato da una nube di fumo che Tizianeda ha inalato fino ai polmoni : “Sposo errante ma questa puzza proviene dalla sigaretta gigante che si sta fumando quel ragazzo?” “Direi proprio di sì Tizianeda” “Santo cielo bambini non respirate tappatevi il naso…me la sono fumata tutta pure io …” .
– e poi insomma quei tre con Tizianeda in questa bella città che il cielo e le nuvole sembrano spuntare improvvisi da dietro i palazzi antichi. E non è il fumo passivo la causa di queste visioni.Almeno spera.

p.s.: dimenticavo la città dove è andata la famigliola si chiama Praga. E un saluto molto molto allegro a tutti voi.

Tizianeda

Cunta e Canta

“Che dici Sposo Errante partecipo?”
“Certo, cosa aspetti?”
“Ma è un contest, che non ho mai capito cosa significhi esattamente, so solo che devo scrivere un post che parli della mia terra, pubblicarlo sul blog e inviarlo all’associazione Calabresi Creativi… se non ricordo male… l’associazione provvederà a pubblicarlo nella pagina fb ufficiale “Cunta e canta”… chi vuole entra lì e se gli piace il tuo articolo manifesta con un click il suo apprezzamento”
“E quindi?”
“E quindi questa cosa qui mi mette ansia anche perché non riuscirei a dire a nessuno entra e metti “mi piace”…non ci riesco, sarò limitata ma non ci riesco”
“Ma quanti problemi ti poni, se è una cosa che vuoi fare, partecipa….”
“Oh sì, avrei l’occasione di parlare del mio sud suddissimo con questo post, raccontarlo in modo diverso…anche se in fondo già lo faccio da quasi due anni… e poi chi viene selezionato, sarà la voce narrante di un Festival itinerante per le lande Calabresi, dovrà raccontare i luoghi, la gente le tradizioni il cibo, dovrà assaggiare il cibo nostro buonissimo…ok mi hai convinto partecipo!”
“Brava. E di cosa parlerai?”
“E di che vuoi che parli…Melicuccà”.

Ecco parlerò di Melicuccà, il paese dove è nata la nonna Bianca, lei che mi chiamava Tizianeda, la mamma della mamma vecchietta. Parlerò del suo paesello, che improvviso ti appare come da un incantesimo. Quello che per arrivarci devi percorrere strade ondivaghe protette dai corpi vivi e silenti degli uliveti, legati tra di loro da una danza di reti rosse e verdi a colorare la terra antica. Arriverò con le parole fino alla casa del mio bis-nonno Carlo, così sorprendente e iperbolico in tutto. Racconterò la sua forza fertile – povera bis-nonna Teresa di 21 anni più giovane per 12 anni gravida- la cultura profonda intelligente affettuosa, la passione per la letteratura e per la gente e i canti popolari che narrano la sua terra e i sogni e la tristezza e il dolore e l’amore. Il mio bis-nonno di tanto tempo fa, che ha scelto di vivere a Melicuccà, piccola isolata troppo amata, come si ama una donna persa, della cui nostalgia non puoi guarire se non ritrovandola. Lui che esercitava la professione di medico a Gioia Tauro un paese più grande importante, ma che poi ha scelto la casa bianca con le stanze ariose, con le finestre di sole, sospesa tra fontane cieli nuvole e campanili. Quella casa che molti anni dopo, attraversando placida il tempo, quando il mio bis-nonno era un ricordo in chi lo aveva amato, è diventata il luogo dell’appartenenza. Il luogo in cui il passato ha continuato ad abitare nella memoria delle due figlie signorine, le sorelle della nonna Bianca, rimaste lì ancora per molti anni a narrarcelo e nelle fotografie sparse per le stanze consunte dal tempo. Il luogo che ora abita in noi nipoti e pro-nipoti. Perché il rapporto con la propria terra è profondo e indissolubile. Il mio bis-nonno questo lo sapeva.
Sapeva questo amore che riversava nell’urgenza di raccogliere i canti del suo popolo, per non disperdere la bellezza sincera dei sentimenti. Lui, che mi immagino concentrato in quello sforzo amoroso che è la scrittura. Il bis nonno Carlo di tanto tempo fa, che per come ho ritrovato in un libricino prezioso che si intitola “D’Amuri e di Sdegno”, scriveva che i canti “sono un tesoro, una religione di amore e dolore, di sdegno e di gioia. In quei canti s’impara ad amare il popolo, a comprenderlo a stimarlo; si sente l’inno del suo sorriso e de’ suoi sospiri, la musica e il mistero della sua mestizia, il sogno delle sue speranze come l’impulsiva veemenza del suo carattere, lo schianto del suo dolore, il ruggito felino dei suoi sdegni”.
E io qui ora, a sentirmi parte naturale di queste lande assolate e rigogliose, delle rue sperdute, degli uliveti contorti nello sforzo di invecchiare, del vento che rimesta la memoria.

Tizianeda

Momenti irripetibili di fugace felicità

“Mamma guarda è divertentissimo…prima vado verso giù e poi all’improvviso risalgo…guarda…”
“Ottenne hai ragione!!!”
Da una settimana, l’ottenne frequenta una scuola di taekwondo, un’arte marziale coreana, dove tutti adulti e piccini vagano per le grandi stanze con infradito e Kimono bianchi. Tutti tranne l’ottenne, il ragazzino di casa, il cui status di neofita gli consente ancora l’uso di una divisa sciatta, arruffata e colorata. Come piace a lui. Frequenta la scuola con entusiasmo e zelo perché lì c’è una stanza che suscita il suo stupore – “mamma tu non puoi entrare, nel cartello c’è scritto che possono entrare solo gli ATLETI e ci sono pure i grandi…dai sbrighiamoci altrimenti se arrivo tardi non posso stare con gli altri atleti nello spogliatoio”- e perché all’ingresso della struttura c’è un marciapiede lungo lungo che prima scende verso giù e poi sale verso su. E percorrerlo velocemente è un esercizio fighissimo, molto più dei calci e pugni, che lui dà con decisa gentilezza. E poiché l’ottenne ha capito che la bellezza e la gioia e i momenti di felicità diventano ancora più intensi se condivisi, ieri sera dopo la lezione ha coinvolto tre piccoli atleti e la sua mamma, tutti a correre su e giù sul marciapiede con il dosso e a ridere e a esclamare.
Poi è arrivato il padre di un bambino, uno dei tre, il giubbotto aperto e il passo altrove. E’ stato invitato dal figlio a giocare a quel gioco fantastico scoperto dall’ottenne. Non lo ha fatto, ha farfugliato qualcosa ed è scomparso dentro la struttura. Tizianeda ha guardato la faccia delusa del bambino e lo sguardo chiuso di quel padre distratto, che lei no non giudica, perché ognuno sa il peso delle proprie giornate e i percorsi di una vita, e nessuno, nessuno ha il diritto di sentirsi migliore degli altri per la propria diversità o per la capacità di godere di attimi di leggerezza indulgente. Però pensa che avrebbe potuto chiamarlo, fermarlo, sorridergli, invitarlo anche lei a correre sul marciapiede, superare il suo pudore e le strutture da adulto. Perché quel padre dal passo frettoloso e distratto, si è fatto sfuggire un momento irripetibile di fugace felicità, la possibilità di una pausa disinvolta, la condivisione di una ilarità affettuosa.

Tizianeda

Traslochi

“Ciao informatico, volevo dirti che la pagina del blog è tutta bianca…”
“Ah bene bene Tizianeda, ora posso completare il trasferimento del sito, solo qualche ora. Tranquilla e sistemo tutto…”
Su consiglio dell’informatico che le cura il blog, Tizianeda ha effettuato un trasloco da una piattaforma a un’altra, di tutte ma proprio tutte le parole depositate lì dentro, dei disegni e dei loghi social. Ha accolto la proposta che l’informatico le ha fatto con la seraficità dei santoni e la sicurezza di chi naviga imperturbabile tra numeri formule e astrazioni. Lo ha fatto con fiducia e una fitta lieve allo stomaco. Ha detto ok, rassicurata dal giovane esperto che parla piano, ha la faccia morbida e piena di chi osserva placido il mondo fuori che scorre, che preferisce le risposte essenziali e sorride gentile con il distacco necessario per gestire l’irruenza, le domande, il panico e la maldestra ignoranza della sua cliente blogger.
Così Tizianeda ha aspettato, come si aspetta dietro la porta di una partoriente, ha monitorato la pagina vuota bianca e luminosa come un’infermiera zelante, ha importunato più del necessario l’informatico e poi come promesso il blog è riapparso dal suo trip allucinogeno di incomprensibili formule matematiche.
E ora Tizianeda è contenta e forse anche l’informatico.

Tizianeda

Esternazioni di un ottenne

La dodicenne da quattro giorni vaga insieme a un esercito di coetanei e qualche ardito adulto tra le valli luminose della Sicilia.
L’ottenne nonostante la nostalgia della consanguinea, gode del privilegio di spazi, padre e madre tutti per sé.
Tizianeda, dotata di un figlio unico, in questi giorni ha ascoltato le sue esternazioni prolifiche.
Ha parlato dell’universo infinito, delle galassie che girano girano e non si fermano mai, della supernova, dei quasar, dei buchi neri, che si possono chiamare con un nome fascinosissimo: stelle oscure – “Forte, magari dentro c’è Dart Fener con la sua spadona luminosa ad accoglierci” “Che dici mamma, nei buchi neri si precipita…forse si vomita…io vomiterei sicuro…lo sai che alcuni studiosi dicono che l’attrazione ti potrebbe fare entrare in un’altra dimensione…” “Bellissimo…comunque volevo dirti che questo è il terzo piatto di pasta e lenticchie che ti stai mangiando…la tua pancia sarà un buco nero ”.
Oltre ai risvolti inquieti dell’universo le ha rivelato, perché a tavola si cambia argomento alla velocità della luce, che ognuno ha diritto ad avere un nome “appropriato” e che sì il suo nome è perfetto per la sua faccia, mentre quello di Tizianeda un po’ meno. Le ha raccontato degli incontri scolastici in cui si parla di bullismo dove va con l’entusiasmo di chi certe storie le può raccontare perché le ha conosciute e superate grazie anche alla sinergia tra gli adulti. Le ha rivelato che quando fa il rap e il Beat Box, i suoni con la bocca, tutti possono credere che lui sia un duro perché i rapper sembrano dei duri, ma invece è dolce e gentile e così spiazza tutti quando lo capiscono.
E poi le ha spiegato coma si impasta la pizza, le ha detto che il lavoro di una regina è difficile perché, porella, deve gestire il popolo. Ha voluto sapere un bel po’ di cose sulla dittatura e la differenza con la democrazia.
Sabato la dodicenne ritornerà dalla gita scolastica. Il padre e la madre saranno nuovamente spazi condivisi. Tizianeda forse si riposerà.

Tizianeda

La festa, i fidanzati, i lenti e i ricordi

La dodicenne è stata invitata alla festa di compleanno di una compagna di scuola. In casa. Con la presenza dei maschi, e di sparpagliate coppie di innamorati, in quell’età in cui, l’amore è distratto, volubile, informe, ingenuo, uno status da esibire con orgoglio agli altri relegati al ruolo paria di “non fidanzati”.
“Dodicenne tutto a posto ti sei divertita?”
“Sì”
“E cosa hai fatto?”
“Niente sono stata con la mia amica F., erano quasi tutti fidanzati”
“Quasi tutti che vuol dire”
“Tre coppie”
“Su quanti invitati’”
“Boh, almeno quindici…perché sorridi?”
“Niente…così, pensavo che alla tua età si ha una percezione delle proporzioni alquanto strana…”
Già quell’età, di cui Tizianeda ha ricordi nebbiosi e contrastanti.
Così per ritornare a quel tempo di mezzo e immedesimarsi con l’ingarbugliato sentire della ragazzina, ha interrogato la zia Dada, sua sorella, di 13 mesi più grande di lei, con cui ha condiviso la pre-adolescenza, le feste, i vestiti, le confidenze, le pene d’amore monotonamente sue – ché la zia Dada assorbita dallo studio non si abbandonava al lusso di sciocche distrazioni – la stanza, i giochi da bambini che resistevano alla progressiva perdita dell’infanzia, i professori e lo zio Peppino il fratello di due anni più piccolo.
“Zia Dada, ma a che età abbiamo visto pomiciare le prime coppie alle feste. Eravamo al liceo vero?”
“No, già alle medie. Ma in terza…”
“Santo cielo!”
Ha chiesto allo Sposo Errante, che ha avuto un’infanzia felice, selvaggia, di cortili, strade, bambini, pericoli, terra e sudore.
“Sposo Errante?”
“Sì Tizianeda”
“Quando ti sei accorto per la prima volta delle ragazze, dico nel senso di accorto accorto…”
“Dodici, tredici anni”
“E cosa è successo?”
“Ho smesso di divertirmi…”
Allo zio Peppino, no, ha preferito non chiedere, chè i fratelli hanno il talento oscuro di generare panico e terrore.
Poi ha chiesto all’ottenne, perché le indagini per essere serie e approfondite devono condursi trasversalmente : “Ottenne ma a te di una ragazzina cosa ti colpisce maggiormente?”
“Mamma, lo so che ti deluderò, ma non è il carattere come vorresti, è la bellezza…il viso…poi la bambina M. quando alle feste è vestita elegante…la guardo di più perché è … così bella…”
“Capisco…” maschi…
E poiché il suo campione Istat immediatamente reperibile si era esaurito, Tizianeda si è addentrata nella nebbia fitta dei suoi ricordi pre-adolescenziali, in quel tempo veloce e confuso degli anni della scuola media.
Ed eccola lì alle feste in casa, compagni inclusi, capelli corti e informi, un po’ come il resto. Con la musica anni ottanta, che si ballava tutti, con corpi insicuri e impacciati, come quelli di oggi, anche se pare, oggi, non si balli più. Con i cambiamenti in corso inesorabili e ingestibili. Femmine e maschi a scrutarsi furtivi, con l’urgenza di archiviare l’infanzia. E poi i balli lenti, a dondolarsi come le gondole di Venezia, braccia distese a scongiurare l’imbarazzo dei corpi, distantissimi e ingessati che in mezzo poteva passarci un treno, una mandria, un fiume in piena, lo Stretto di Messina, la banda musicale del paese, la processione del Santo.
E poi…meglio rinfittire la nebbia lasciando lì nascosti questi ragazzini anni ’80 a dondolarsi a distanza di sicurezza, loro non così diversi dai nostri, in quell’ età buffa e innocente.

Buon inizio settimana dondolante a tutti!

Tizianeda

Il fidanzato di Hong Kong

Sono tornate. Le ragazze dei 90 mq, Tizianeda e la dodicenne, hanno lasciato Roma per ritornare nella loro città sbilenca.
All’aeroporto ad aspettarle i due maschi: l’ottenne e lo Sposo Errante.
“Sposo Errante, sapessi che bel viaggio di ritorno!! Pensa ho chiacchierato per tutto il tempo in inglese con un signore che veniva dalla Costa Rica… che viaggione che si è fatto…”
“Sì papà, è vero mamma ha parlato tutto il tempo con questo tipo e ridevano pure…forse se parlavano ancora, si fidanzavano…”
“Santo cielo dodicenne cosa dici…mamma è curiosa e le piace chiacchierare, poi ancora di più con persone che vengono da mondi lontani dai nostri, e comunque se il viaggio durava almeno un’ora in più non mi fidanzavo, credo…dai scherzo… sicuramente mi avrebbe raccontato un mucchio di altre cose…che peccato aveva iniziato a farmi vedere le foto dei suoi figli”
“Mmm, è che mi dà fastidio ecco…”
“Piccola suocerina…comunque R., che veniva dalla Costa Rica, in realtà è di origine cinese, Hong Kong, ma i suoi genitori si sono trasferiti quando lui era piccino, infatti parla il cantonese lo spagnolo e l’inglese è un criminologo è stato cinque ore nell’aeroporto di Roma … ma prima aveva fatto scalo ad Amsterdam è la seconda volta che è in Europa la prima volta è stato in Spagna ha due figli uno piccino e uno adolescente che gli hanno chiesto di portargli i confetti. La sua terra è molto bella ed è racchiusa tra due oceani, gli ho detto di andare al Museo della Magna-Grecia di vedere i Bronzi di Riace di prendere il gelato di Cesare che tanto è lì vicino e di farsi una passeggiata sul lungo mare. Gli ho detto di vedere i nostri monti dell’Aspromonte che sono meravigliosi e di visitare il villaggio dei pescatori di Scilla, Chianalea. Gli ho anche detto di comprare i torroni di Bagnara. Mi ha fatto scrivere tutto sul suo I- phone”
“Mi immagino poveretto quante domande gli avrai fatto…”
“Insomma Sposo Errante, non tantissime e che ho pensato che era così lontano da casa sua, in un posto sconosciuto, gli ho fatto da comitato di accoglienza…avrei voluto chiedergli un mucchio di altre cose ma siamo atterrati…peccato”
Sì, peccato, chè Tizianeda al criminologo che parla il cantonese, che porterà i confetti ai figli in Costa Rica, avrebbe voluto fare ancora tante tante tante domande. Perché le vite degli altri sono interessanti, perché è più forte di lei, perché le viene naturale chiacchierare con persone sconosciute, che contrariamente a quanto si crede spesso amano raccontarsi mentre c’è chi li ascolta. E a volte è un gesto, un movimento impercettibile del corpo o un modo diverso di guardare che attraggono Tizianeda, perché pensa alle loro storie, alla loro vita nascosta da scoprire.
E pazienza se al gemellaggio tra popoli, assista una pre-adolescente pronta a proteggere il suo territorio da attacchi di potenziali e alquanto improbabili fidanzati.

Tizianeda