maggio 2014 archive

Ovviamente ha ragione lei

Insieme con la dodicenne sulla principale via cittadina.
“Dodicenne smettila, lo so perché rallenti il passo. Non si ascoltano i discorsi degli altri”
“Mamma, ma la signora al telefono urla, come si fa a non sentirla…aspetta…senti senti…”
“IO NON HO FATTO FINTA DI NON VEDERTI…TU HAI FATTO FINTA…”
“Oh basta dodicenne”
“Aspetta mamma…allora…lei e lui stanno insieme. Vivono in una casa in affitto, ma non pagano da mesi. Lei è disoccupata…lui non le dà soldi”
“Ma stai costruendo una storia?”
“Sì mamma”
“Continua…”
“Lui lavora. Lei si è stancata di lui perché le dice tante bugie e la tradisce…”
“Santo cielo dodicenne…”
“A ME TU NON REGALI NIENTE COMPRI TUTTO A QUELLE GRANDISSIME @#§ççç@@@@…. DELLE TUE AMICHE”
“Visto mamma che avevo ragione”
“Già… sorprendente…come urla…povera creatura però…dai continua”
“Lui non ha il coraggio di lasciarla. Non hanno figli. Lei è disperata e si sente sola. Lui se ne va in giro con la macchina e gli amici. Lei esce sempre perché è arrabbiata…ovviamente ha ragione lei”
“Ovviamente, dodicenne”.

Tizianeda lo sa, non si fa, non si ascoltano le conversazione degli altri, specie quelle disperate. Anche se sei sulla principale via cittadina, anche se ti passano accanto, anche se urlano talmente tanto che potresti sentirli a un chilometro di distanza e controvento. Ma appena la dodicenne ha iniziato a costruirne una storia, Tizianeda non ha resistito. Ha messo da parte la signorina Rottermaier che è in lei (poca in realtà), e si è fatta trasportare dal flusso creativo della minore. Non succederà più. Forse.

Tizianeda

Affinità elettive

Sabato sera la famigliola è stata invitata tutta al completo da G. moglie di C., cugino dello Sposo Errante. Così, per stare in casa loro in compagnia di altri amici, della pizza cucinata dalle mani gentili di lei, in compagnia di chiacchiere, vino, birra e risate rilassate.
G., che a Tizianeda piace moltissimo, per la forza calda che le comunica, per il modo diretto e garbato con cui dice quello che pensa, per i capelli neri e gli occhi azzurri, è la mamma di due bambini e C., il cugino dello Sposo Errante, è il papà.
Con loro, con i due bambini, l’ottenne per tutta la serata, ha viaggiato in mondi altri e visionari, dove tutto è possibile, il tempo si ferma, dove puoi volare senza soffrire di vertigini, sconfiggere draghi e mostri rivoltanti senza essere sbranato, salire su torri impervie senza cadere nel vuoto, navigare in mezzo alla tempesta senza annegare, fingere di essere un’altra persona senza mai smettere di essere te stesso, fare pace senza avere mai litigato veramente, correre senza stancarti.
Dei due fratelli l’ottenne ha trovato una maggiore affinità con G, il più piccolo. Tizianeda si è chiesta perché. Poi ha capito, anche grazie ai racconti della sua mamma, che le ha detto che G., le fa sempre domande filosofiche dalle risposte difficilissime.
“Cosa stai disegnando con il dito nell’aria, G.?”
“I miei pensieri…”
“Lo sai che anche l’ottenne disegna bambini volanti tra le stelle?”
“Mamma non è la stessa cosa, i suoi disegni sono astratti, i miei no!”
“Hai ragione ottenne, non ci avevo pensato…”
Sì Tizianeda non aveva pensato che le anime affini, comunque esse siano, finiscono sempre per trovarsi e capirsi con la naturalezza di chi parla lo stesso linguaggio, incomprensibile o comprensibile solo in parte agli altri che non hanno il privilegio e i talenti per muoversi nel loro mondo che si offre improvviso e rigoglioso lasciandoci stupiti.

P.s.: Lunedì pomeriggio Tizianeda, con sua somma gioia torna in radio. Si porterà con lei Lamedagliadelrovescio. Se vi va potete sintonizzarvi sulle frequenze di Febea Radio (FM 100.3, 100.6, 107.0) dalle 17.00 in poi. Parlerà di quello che è successo dall’ultimo incontro e dell’articolo pubblicato domenica su Socialsud che è questo : http://www.socialsud.it/socialsud/domeniche-in-famiglia/

Un saluto allegro e astratto a tutti voi.

Tizianeda

Di

Di pietra, di acqua, di abbracci, di vento, di sale, di sorrisi, di battito, di respiro, di tristezza, di danzare, di silenzio, di niente, di tutto, di me, di voi, di altro, di altrove, di faccio, di farò, di desiderio, di scegliere, di mani, di stringere, di liberare, di ombra, di corpo, di colore, di musica, di chiaroscuri, di grigi, di cercare, di capire, di non capire, di aspettare, di non aspettare più, di essenza, di superficie, di sprofondare, di riemergere, di consolare, di fermarsi, di correre via, di ritornare, di non tornare indietro, di bellezza, di quello che non siamo, di quello che vogliamo, di dolore, di vestirsi, di spogliarsi, di attesa, di amore e ancora di amore e ancora di amore, di vita che è bella e originale e ti sorprende, di nonostante tutto, di calore, di freddo, di parole, di cercarle, di quelle esatte, di sbagliare, di ricominciare, di forza, di baciare, di dire, di fare, di disfare, di sentire, di quello che sono, di quello che siamo, di ascoltare, di grazie, di stupore, sempre di stupore, di sorridere, e ancora di nuovo sorridere e ancora e ancora davanti allo specchio e a voi il mio specchio. E ancora e poi ancora e qui e ora.

Tizianeda

Farfalle

La famigliola è andata in un posto bello bellissimo, vicino alla città sbilenca. Ad accoglierli il viola fitto e arruffato dei fiori di cardo, rivolti, come occhi stupiti e increduli, verso il mare che è lontano e giù giù, anche se sembra caderti addosso. Ma non lo fa. E finisce che osservi la bellezza polposa del tuo sud suddissimo dentro un pomeriggio ventoso e assolato. La osservi silenzioso e sorridente, chè la bellezza fa questo effetto, ti rende muto e felice.
Poi la famigliola è entrata dentro una struttura poggiata su questa collina colorata che sembra una fortezza, ma più aperta e accogliente o sembra un castello ma più morbido e meno austero. E tra mura e acqua e cielo e sentieri e distese d’erba e papaveri e cardi e mare, in quest’isola sospesa tra le nuvole e il vento, la famigliola ha camminato.
Così è entrata dentro una stanza, che c’erano fiori, piante, suono di acqua che scorre e di foresta. E dentro la stanza c’era la poesia che volteggiava sulle teste, colorata e lieve, ignara dello stupore gioioso che la osservava dal pavimento. Decine di farfalle tropicali che si appoggiavano fiduciose sui vestiti e le dita delle mani, chè l’ottenne non voleva più andare via rapito da tanta grazia delicata e che ha preferito alla successiva visione di insetti dalle forme incredibili a dai poteri mimetici fantascientifici. E agli scarafaggi puzzolenti del Madacascar che se si arrabbiano fanno “pfu pfu”, suscitando l’entusiasmo ilare della dodicenne. Tutti insetti curati e amati dai due appassionati entomologi che ci hanno spiegato un po’, questo mondo misterioso.
Nell’isola sospesa tra cielo e vento, che si chiama Ecolandia, dentro le mura, c’è anche una mostra fotografica, che Tizianeda era già andata a vedere qualche giorno prima, ma voleva tornarci. Raffigurati bambini con gli occhi a mandorla, dai sorrisi innocenti e la bellezza disarmante, catturati dallo sguardo di fotografi sensibili, che hanno saputo vedere con gli occhi innamorati dei genitori di questi bambini. Delle loro mamme e dei loro papà, che questo amore profondo e coraggioso ce lo hanno restituito con la generosità e la delicatezza che solo chi ama, sa e può. E anche in quel corridoio dove erano esposte le fotografie, Tizianeda ha sentito volteggiare le farfalle, sulla sua testa e nel suo stomaco e nel respiro.

P.s.: Molte fotografie erano accompagnate da frasi significative una di queste è di Charlie Chaplin, la condivido con voi e la leggo pensando a Damiana e Fabio : “E’ buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vivere osando, perché il mondo appartiene a chi osa. La vita è troppo bella per essere insignificante!”.

Un saluto allegro e volteggiante a tutti voi!

Tizianeda

Narcolessia

“Guarda, già è a letto…”
“Schh ottenne, non vedi che dorme…”
“Mamma dormi, sei viva?”
“Sì è viva, respira, se metti il dito sotto le sue narici lo senti pure tu”
“Ha il libro aperto sulla pancia”
“Ora glielo poso…ma che fai ottenne non prendermi il posto mi sono messa prima io vicino a lei”
“No, voglio stare io spostati…uffa…”
“Bambini cosa combinate…”
“Mamma pensavamo che eri morta”
“No ottenne, me ne guardo bene, sono solo stanca…”
“Ti ho posato il libro ti sei addormentata mentre leggevi, mamma. Non ti preoccupare non ti ho perso il segno…ti abbiamo dato tanti baci e carezze…”
“Grazie dodicenne, ora però andate a dormire anche voi nei vostri letti, fate i bravi, chè mamma ha sonno”
“Non vieni anche tu con noi?”
“No, stasera no, ottenne”
“Mamma non ti preoccupare, ci penso io a lui. Vieni, andiamo a dormire…”
“Grazie amore mio. Datemi un bacio”
“Buonanotte mamma”
“Buonanotte belli miei”.

A volte succede, che Tizianeda abbia attacchi improvvisi di narcolessia. Approfitta della presenza più o meno attenta dello Sposo errante nei 90 mq, confida nella buona sorte, e in gran segreto dopo cena, si rintana nel suo letto, in orari da prima infanzia. Come ieri sera, che dentro gli intrecci caraibici di amori e colera, si è addormentata, abbandonando sulla sua pancia i desideri romantici e malinconici di Florentino Ariza. Poi dal piacevole e rilassante stato di primo sonno, le sono giunte le voci della dodicenne e dell’ottenne. I due hanno accertato, con metodi scientifici inconfutabili, che la loro mamma respirava, le hanno dato baci e carezze come si fa con i bambini inermi, si sono spintonati nel letto accanto al corpo di Tizianeda incapace di reagire, e poi muovendosi a compassione dinanzi alla derelitta che gli stava davanti, dopo aver riempito le sue guance del loro amore umido, come due adulti responsabili sono andati nella loro stanza per dormire, camminando placidi mano nella mano.

Tizianeda

Descrivi la tua mamma. E un post scriptum speciale.

TESTO DESCRITTIVO
Descrivi la tua mamma.
La mia mamma si chiama T.C., ha quasi 44 anni e fa l’avvocato.
Mia mamma è un po’ bassa e grassoccia .
Mia mamma è molto simpatica ma quando si arrabbia diventa serissima.
L’abbigliamento di mia madre, a casa, non è molto curato, ma quando va alle feste con le sue amiche è molto elegante .
Mia mamma, a me, ispira molta fiducia.
Io voglio tantissimo bene a mia mamma e posso dire che è una mamma fantastica”.

Un ottenne

P.S.: Il 12 maggio, lunedì, saranno due anni che questo sito fluttua in rete. Gli anniversari mi piacciono molto. Perché servono a ricordare, a guardare il percorso tracciato, a sentirsi più coraggiosi e forti e convinti che le scelte fatte – quelle che ti sembra che stai osando, che stai aggiungendo alla tua vita qualcosa di sorprendentemente nuovo, che non sai come andrà a finire – ecco, sono state quelle giuste. Gli anniversari sono anche un’occasione per dire grazie. A chi in questo percorso ha creduto, prima ancora di vederne le tracce. Così, per affetto che sempre mi cade addosso inaspettato, come una fresca pioggia estiva. A chi se ne è innamorato subito e non lo ha lasciato più. A chi si è aggiunto strada facendo, mentre il blog cresceva con me e con i pensieri e la vita. A chi lo ha condiviso con generosità, a chi mi ha dato consigli linguistici o stilistici, a chi mi dice di non smettere mai, a chi è stato occasione e spunto per raccontare storie. A chi mi ha ospitato con il blog nel suo giornale on line e in radio, a chi grazie al blog mi ha dato la gioia di scrivere su un altro giornale on line con il mio nome “vero”, e questa è un’altra storia sorprendente. E io continuo in questo gioco serissimo e trasparente, grazie a voi, che ci siete e che vi sento, come un’emozione forte che non sai bene.
E poi grazie a quei tre, che vagolano nei 90 mq e nei miei pensieri. Chè senza di loro il blog non ci sarebbe.

Un’ultima cosa. Non sono grassoccia come ha scritto l’ottenne nel suo componimento. Ho la taglia 42. Solo che il mio fisico è fermo agli anni ’50.

Un grazie allegro a tutti voi. E auguri a tutte le donne e gli uomini che amano come una mamma.

Tizianeda

Tuia

Ora vi racconto una storia. La storia di Iaia e Turi. La storia di una donna, di un uomo e della terra.
Iaia, che ha la pella scura, le linee del viso impastate di roccia corteccia lupa fuoco, che ha i capelli impervi chiusi in una crocchia, gli occhi neri che friniscono, che la guardi e appare improvvisa una donna dei primi del novecento, di quelle nascoste con la loro anima selvaggia tra le sperdute lande del nostro sud suddissimo. Con lei Turi il suo compagno, dagli occhi azzurri, eleganti, che ridono gentili, i tratti delicati come quelli di un antico nobile austro-ungarico, i baffi lunghi e il pizzetto, le mani bianche che si muovono placide, come le parole che escono calme e si armonizzano con il suono passionale della voce di Iaia.
Lei è Milanese, lui è Calabrese.
Due artisti che a Milano usavano l’arte per curare le anime perse. Milano il luogo del lavoro, della quotidianità, delle abitudini, degli amici. Milano che volevano lasciare, senza allontanarsene troppo. Poi è successo l’imprevedibile, perché la vita è così, devia all’improvviso, come fanno gli spiriti originali, poco allineati. E’ successo che il padre di Turi ha sottratto alla morte il potere di distribuire i beni ai figli. Lo ha fatto lui, quando ancora era in tempo per osservarli. A Turi è toccata la terra , un bosco, gli uliveti, un ruscello del sud suddissimo e una baracca lì in quel luogo sperduto. Così il padre facendo un dispetto alla morte, ha ridisegnato due destini.
Iaia e Turi sono approdati in Calabria, per vederla questa terra che, come un bambino abbandonato sull’uscio di una chiesa, non potevano ignorare. E lì, è successo il prodigio di quando arrivi in un luogo mai visto prima e per la prima volta ti riconosci, chè il racconto della tua anima scorre tra quegli alberi, quell’acqua, quel cielo prepotente, il vento, il silenzio, il canto della natura.
Questo ha sentito Iaia, milanese, lombarda del nord nordissimo, incontrando la terra calda e selvaggia e indomita della Calabria. L’isola nella quale approdare. Così iaia ha ripercorso con Turi – trascinato dalla ostinazione di lei e da quell’amore fulminante con la terra che, no, lui non poteva contrastare – una migrazione al contrario. Hanno costruito una casa in mezzo alla terra, un po’ alla volta e poi la Calabria è diventata il luogo della quotidianità. Da quattordici anni ormai.
Iaia e Turi che oggi vivono della loro arte, creando con la pazienza che solo l’amore sa, oggetti bellissimi con elementi naturali, a cui hanno dato il nome “Tuia”, dall’unione dei loro nomi ma che è anche una pianta rigogliosa. E poi sono i cantastorie di quelle lande per trasmettere agli altri, con il loro fiato e la loro musica, la luce che hanno dentro.
E ora che ho conosciuto questa storia straordinaria, presto tornerò da Iaia e Turi che mi aspettano nella casa costruita da loro, con la tavola apparecchiata, un bicchiere di vino, del pane buono, e un piatto caldo e saporito preparato “stranghiando” unendo in una grande padella, per creare tra di loro un tutt’uno armonioso di sapori, gli ingredienti precedentemente cotti con tempi e procedimenti differenti. Come succede negli incontri felici, dove ognuno porta con sé la ricchezza della propria storia aggiungendo bellezza alla storia dell’altro.

Tizianeda

Dopo giornate così

Oggi Tizianeda dopo giornate iperattive in cui ha visto posti e conosciuto gente, in cui ha lavorato ma anche viaggiato su aerei, in cui è approdata in una città bellissima con i restanti tre quarti della famigliola, in cui ha partecipato senza i restanti tre quarti della famigliola, a un festival itinerante di cui dicono sia la blogger ufficiale. E la parola “blogger” riferito a lei, la fa sorridere di piacere come se mangiasse un dolcetto buonissimo. Giorni in cui ha riflettuto su molte cose, su incontri, avvenimenti, parole, confronti che hanno costellato gli ultimi mesi della sua vita. Giorni in cui ha preso decisioni, si è guardata dentro osservando il mondo fuori che sì le piace ma non sempre le appare chiaro e trasparente. Giorni in cui ha guidato sola con la macchina, ha fotografato il mare e le montagne viola lontane insidiate da nuvole e pioggia, innamorandosene. Dopo giorni in cui ha scritto tanto ma non quanto vorrebbe, giorni in cui ha ricevuto una mail breve e incisiva che l’ha emozionata, giorni in cui le capita spesso di sentirsi più esposta alle emozioni, ma va bene, sì va bene così . Ecco dopo tutti questi giorni, Tizianeda ha passato una domenica dentro i 90 mq, con la famigliola al completo. Ha infilato un paio di calzini spaiati, uno rosa e l’atro a rombi arancioni e rossi, si è vestita comoda sentendosi decisamente poco attraente, ha preparato una crostata, ha vissuto l’incubo dei compiti scolastici domenicali, ha ringraziato la sorte per le innate doti matematiche dell’ottenne, ha minacciato svariate volte i due minori trasformandosi in un’orrida strega, ha convissuto per qualche ora con altri due dodicenni, un maschio e una femmina amici della ragazzina e ha persino cucinato in orari nordici. E ora è decisamente sfinita. Ma per fortuna domani è lunedì.
Un saluto iperattivo a tutti voi.

Tizianeda

Inizia l’avventura

“Allora Tizianeda, ci vediamo alle 4 del pomeriggio a Piazza Castello”
“Ok perfetto, a più tardi”.
La nuova avventura di Tizianeda, è iniziata mercoledì pomeriggio, dentro l’abitacolo della macchina sulla quale è entrata. Ad aspettarla Domenico e Laura. Poi insieme sono andati sotto casa di Josephine perché viaggiasse con loro e poi ancora a raccogliere un’altra entusiasta presenza femminile. E a Tizianeda è sembrato sorprendente trovarsi dentro una macchina così affollata e non per la presenza di bambini, giocattoli, bottiglie d’acqua, zainetti, biscotti sbriciolati, fazzoletti di carta con reperti fossilizzati, e varie amenità pediatriche.
Lei, che è stata coinvolta da Domenico, Josephine e Laura, perché nella sua vita multitasking è anche una blogger. Così sarà la tastiera narrante del festival che si chiama “Cunta e Canta”. Un festival in movimento, per le lande del suo sud suddissimo. E così succederà che ogni tanto, insieme a questi ragazzi (tutti più giovani di lei) – a questi quattro folli visionari, che viaggiano con i pensieri a una velocità sorprendente per le consunte cellule sinaptiche di Tizianeda, che sono una esplosione di idee e progetti e che hanno uno sguardo positivo e propositivo verso la vita – insomma succederà che Tizianeda, insieme a loro che sono gli inventori e organizzatori del festival, andrà per i paeselli dove troverà persone e le loro storie, ma anche le tradizioni la bellezza dei luoghi e dei volti e vedrà e ascolterà e poi scriverà, qui nel suo blog o direttamente sulla pagina facebook che si chiama come il festival, di questo gioco serissimo in movimento.
E con loro pochi giorni fa, è approdata in un paese che si chiama Rosarno, è entrata in una piazza dove c’erano microfoni, altoparlanti, tante sedie bianche, cavi che serpeggiavano tra i piedi, voci, freddo, un cielo prima azzurro e poi blu, sorrisi, musica, danze di paesi lontani, mani da stringere e storie straordinarie.
Perché quella sera a Rosarno, come in molte città d’italia si celebrava “La notte del lavoro narrato”, attraverso i racconti di donne e uomini appassionati.
Lì Tizianeda ha conosciuto Angelo, che è un giornalista e che attraverso il teatro aiuta i ragazzi e le ragazze a ritrovarsi, Letizia che con le prugne fa cosmetici e ha talmente entusiasmo che quando parla sembra che salti e batta le mani dalla felicità, Khadim che viene dal Senegal e a Rosarno raccoglie le arance e gioca in una squadra di calcio fortissima di cui è il capitano e te lo racconta con voce calma e timida. Ha ascoltato Tony, innamorato del polistirolo e delle sue macchine innovative che riuscirebbe a vendere anche nelle Isole Figi o nella Kamchatka, e che bacia prima di impacchettarle e spedirle in posti lontani. Ha sentito Domenico che trasforma i pampers in banchi scolastici. E poi ha ascoltato Iaia e Tury con meraviglia e stupore e sarebbe stata lì con loro fino allo sfinimento (di Iaia e Tury). Ma questa storia, la storia di questa donna e questo uomo che da Milano sono approdati nel sud suddissimo, questa storia d’amore folgorante e insolito degno di una terra capovolta, ve la racconterò, ma non ora. Ora vi chiedo la pazienza di aspettarla.

Tizianeda