Finchè la barca va

Il primo giorno lui è entrato con la maschera e il boccaglio, si è avvicinato all’istruttore e gli ha detto: “Io sulla barca a vela non salgo. Sono venuto solo per fare il bagno con la mia amica C. E’ già qui?”.

Il primo giorno lei ha indossato il costume colorato, due pezzi, e ha guardata dentro lo specchio la ragazzina che le rimandava lo stesso sguardo torvo. Poi ha indossato maglietta e pantaloncini e ha iniziato a scherzare con suo fratello.

Il primo giorno lui ha giocato e fatto il bagno con C., la sua amica che sorride sempre, viene da un paese lontano lontanissimo e ha il papà che lavora nella struttura dove insegnano ad andare sulle barche a vela in mezzo al mare. E’ salito su un grande gommone ed è andato lontano lontano spinto dalle onde e dal vento. Si è avvicinato alle montagne bitorzolute che sono poggiate alla fine del mare, e forse ha allungato il braccio e le ha toccate con la mano.

Lei dentro la scuola senza tetto e pareti, si muove con la spavalda disinvoltura di chi già sa, chè ormai la frequenta da tre estati, un mese e mezzo l’anno. Lei con il suo costume colorato e quel corpo che imparerà ad amare e ad accettare prima o poi. Almeno così pensa la sua mamma.

Lui dopo due giorni con la maschera e il boccaglio in mano, sulla barca è salito, vincendo la sua ostile diffidenza, informandosi sul perché il percome il dove il quando e le potenziali pericolosità di quell’insolito mezzo di trasporto. L’istruttore ancora sorride serafico all’ottenne e anche alla genitrice di quel simpatico logorroico bambino .

E Tizianeda, la mamma di quei due – che ha uno sposo Errante, che se la deve cavare da sola, che continua come lui a lavorare e a complicare la sua vita con impegni e passioni – ogni mattina approda in quel posto luminoso con il cielo sopra, il mare tanto, che se vuoi lo tocchi e con le barche bianche, che se le liberi sull’acqua scivolano via lontano lontano.

E forse, Tizianeda un giorno di questi ci salirà anche lei su una di queste piccole barche a farsi portare dal vento, a toccare le montagne bitorzoluta poggiate alla fine del mare, a guardare in silenzio e sola la terra da quello strano punto dondolante tra l’acqua e l’azzurro sulla testa. Forse lo farà, quando sentirà forte il bisogno di allontanarsi per un po’, di raccogliere distanze dalle cose, dai pensieri e a volte dalle persone. E sarà come risistemare una matassa ingarbugliata. E poi, insomma poi, ritornerà alla sua vita bella e complicata.

Tizianeda

2 thoughts on “Finchè la barca va”

  1. Guendalina Strana ha detto:

    Ma certo Tizianeda, sali anche tu su quei gusci bianchi e scivola sulla superficie del mare a sentirne l’odore…c’è forse a questo mondo qualcosa che si avvicini di più al concetto di libertà?

    1. Tizianeda ha detto:

      Eh già bello. E anche un po’ di sana solitudine. Uno sport per mamma praticamente

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