A proposito della famigliola ovvero esercizi di ordinaria resistenza

L’ottenne ha voluto testare la maschera da sub e il boccaglio, riemersi da una borsa polverosa nascosta negli anfratti dello sgabuzzino. Li ha infilati in testa e ha riempito di acqua il lavandino del bagno. Fino all’orlo. Poi vi ha immerso la testa respirando dal boccaglio. Ha allagato il pavimento del bagno, ha lavato i capelli, la maglietta e i pantaloni. Ha vagato zuppo e gocciolante per casa, soddisfatto di avere avuto la incredibile intuizione che il lavandino non è un lavandino ma “un simulatore di mare”.

La dodicenne – che quando non è intossicata dai fumi allucinogeni della pre-adolescenza (o già adolescenza?) che la trasforma in Lord Voldemort, è un felice incrocio tra Hermione e Alice nel Paese delle Meraviglie – ha legato una matita bianca a righe nere al filo di lana di una lunga matassa blu e ha attaccato sulla matita un post-it rosa con su scritto “ciao”. Poi ha legato il filo alle inferriate del balcone dei 90 mq e l’ha lasciato penzolare al vento, quasi fino alla strada. Tizianeda si è accorta del pendolo costruito dalla dodicenne, uscendo con la ragazzina dal portone del palazzo. La matita è ancora lì con il suo messaggio amichevole, che oscilla placida. La ragazzina è felice della sua installazione urbana non autorizzata.

Ieri Tizianeda, che ha avuto giornate faticose come una salitona ripidissima percorsa con il vento contrario forza millesettemilioni, ha deciso di uscire nel pomeriggio con l’ottenne e la cugina coetanea che si crede sua sorella gemella. Sono andati in libreria dove Tizianeda aveva ordinato un libro, che appena ha visto le sono venute le lacrime agli occhi e poi ha attaccato bottone con il libraio che forse l’ha presa per matta – “lo sa che di questa artista c’è la mostra a Roma? Io sono andata. Questa è la stampa del suo diario…santo cielo è bellissimo”- ha comprato anche due libri ai due tipi semi-irrazionali che erano con lei, uno per ciascuno. Poi i tre sono andati in piazza, si sono seduti su una panchina e sono entrati ciascuno nel proprio mondo libresco. Poi in piazza li ha raggiunti la dodicenne, e insieme sono tornati a casa, con le loro storie preziose e un bel pomeriggio addosso, di cui Tizianeda aveva bisogno.

Lo Sposo Errante vaga sui treni sbrindellati e le strade malferme per approdare nella città altra dove lavora. Anche lui in questo periodo avrebbe bisogno di pomeriggi fermi nel bel mezzo della settimana. Per ora ci sono le sere, dove nello spazio di 90 mq lo aspettano Tizianeda, due minori e soprattutto lui, il suo grande amore, il fidanzato basso elettrico supersonico.

Tizianeda

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