luglio 2014 archive

Le tre cose che i bambini devono assolutissimamente imparare. E un pensiero

Prima ha imparato a pedalare. Una bicicletta, due ruote e ostinazione. Ora quando è sul sellino, i piedi veloci sui pedali, sorride. E se cade pazienza, uno slancio e ancora, ché alla libertà non rinunci per un inciampo o qualche graffio. Un bambino con le ginocchia sbucciate, è un bambino felice.

Poi ha imparato ad annodare le stringhe delle scarpe, che sembra facile, ma non lo è. Le dita si ingarbugliano e viene fuori un groviglio stronzettino che si scioglie appena inizi a camminare. E allora ricominci. Pieghi giri tiri, finché ci riesci, trovi il movimento giusto, dopo almeno cento tentativi. E poi cammini e corri e salti senza il rischio di inciampare, chè se si sciolgono, ancora pieghi giri tiri. Liberandoti di quel limite che ti fa fermare.

L’ultima cosa che ha imparato a fare, di quelle che tutti i bambini devono assolutissimamente, è stato nuotare. La più difficile. Con l’acqua non è stato amore a prima vista. Paura e diffidenza per quel cambiamento radicale, nei movimenti e nelle sensazioni. Ma quando impari a stare dentro il mondo marino, gambe e braccia in movimento, quando la terra sparisce dai tuoi i piedi, capisci che quella strana aria acquosa che ti costringe al cambiamento è bellissima. E quell’immenso sforzo di comprensione che il suo corpo ha dovuto fare e con lui il suo sentire dentro, è una rivincita sui limiti che ci imponiamo solo per paura o diffidenza.

E ora l’ottenne, nuota e nuota e dall’acqua non vorrebbe uscire mai più, nuota con la maschera e il boccaglio che porta a mare e anche in piscina. Sempre. Lui l’acqua, la maschera e il boccaglio, con cui si è esercitato nel lavandino di casa riempito fino all’orlo. Il suo “simulatore di mare”. Così galleggia tranquillo a guardare giù giù. E quello che vede lo sa solo il suo sguardo visionario da bambino.

P.s.. in questo blog, racconto la vita minuta, la vita nella sua normalità. Come quella dei bambini, attraverso i miei figli. Imparare a pedalare senza le rotelle laterali, imparare ad allacciare le stringhe delle scarpe o andare al mare o in piscina con la maschera e il boccaglio, fa parte della loro normalità. Tutti i bambini ne avrebbero diritto. Eppure ci sono luoghi, in questo nostro mondo così eterogeneo e con dolorose chiazze di orrore, in cui ai bambini la normalità è rubata, l’innocenza è negata. A loro, i miei pensieri e questo post.

Tizianeda

In attesa delle vacanze, i timori dello Sposo Errante e un post scriptum

Ancora qualche giorno e finalmente Tizianeda chiuderà la porta del suo studio di avvocata pieno di carte indemoniate autoriproducenti, per un oscuro e mai compreso processo di partenogenesi. Come succede per le api, le alghe e anche per i tacchini. E quando riuscirà a liberare la sua povera scrivania dall’ultimo adempimento, andrà in ferie per godere del vuoto, dell’ ozio, dell’ assenza di pensieri, dell’immobilità. Andrà con la famigliola in quel posto montanaro che a loro piace tanto, in quella casa che non è la loro, circondata da alberi ortensie e silenzio.
Certo ha dei progetti in testa. Continuerà a scrivere, continuerà a partecipare al festival itinerante “Cunta e Canta”, quello che racconta attraverso la rete il suo sud suddissimo, quello dentro il quale è stata felicemente risucchiata, come in uno dei buchi spaziali disegnati dall’ottenne che lo trasportano in dimensioni divertenti pieni di avventure. Quello che ogni tanto la fa andare in giro per le lande della sua provincia. Sta anche organizzando insieme a due donne incredibili che conosce da tanto tanto tempo, un evento che la spaventa, ma che lei ha voluto per entusiasmo incoscienza follia e boh, meglio non farsi troppo domande. Ha anche un progetto nella testa che ha intenzione di avviare non appena sarà immersa nella pace della montagna.

Lo Sposo Errante, che è il primo sostenitore di Tizianeda e delle sue idee, è molto contento anche se ha sviluppato la convinzione che la famigliola, solitamente abituata ai vacanzieri deliri culinari di Tizianeda, questo agosto non mangerà.

P.s.. Solo per dirvi che il Gay Pride, che si è tenuto nella sua città sbilenca giorno 19 luglio, è stato colorato e festoso. Tizianeda si è divertita come se il tempo si fosse fermato. Se vi va di sapere perché lei è andata e i pensieri che le sono emersi dopo, di seguito i due articoli scritti per la rivista in-line con la quale collabora: http://www.zoomsud.it/index.php/cronaca/69920-calabria-io-etero-e-il-gay-pride-del-19-luglio-tiziana-calabro.html http://www.zoomsud.it/index.php/cronaca/71034-l-intervento-1-il-peccato-del-gay-pride-tiziana-calabro.html
Se vi volete fare anche un’idea di “Cunta e Canta”, questo è l’ultimo articolo pubblicato sul sito del festival: http://cuntaecantarc.wordpress.com/2014/07/12/kaulon-il-vento-e-i-sorrisi/
Un saluto allegro a tutti voi!

Tizianeda

Con i fiori tra i capelli

“Ciao mamma vecchietta, lì al mare dove tu e papà siete fuggiti tutto bene?”
“Sì Tizianeda, ma sabato vieni trovarci?”
“No, sabato vado al Gay Pride”
“Dove vai?”
“Al Gay Pride. La manifestazione di rivendicazione dei diritti dei gay e del diritto alla felicità e…”
“Non ho capito Tizianeda, ma non importa…”
“Ok mamma vecchietta un bacio”
“Ciao Tizianeda”.

Tizianeda sabato 19 luglio, parteciperà al Gay Pride, la manifestazione/passeggiata che per la prima volta si terrà nella sua città sbilenca del sud suddissimo. Lo farà con l’allegria che le riempirà il respiro e i battiti, lo farà per sé, per i suoi figli e per tutte le persone che ama. Lo farà perché sente l’urgenza di consegnare a chi verrà dopo di lei, un luogo dove abitare che sia meno ottuso e spaventato. Ma soprattutto lo farà con i fiori tra i capelli.
Poi alla sua mamma vecchietta racconterà tutto.

p.s.: sempre sabato, ma la mattina alle 9.30 circa, Tizianeda torna in radio. Se volete sapere perché, collegatevi sulle frequenze di Radio Antenna Febea (FM 100.3, 100.6 e 107.0).

Un saluto allegro a tutti voi!

Tizianeda

Di baci, di abbracci e di altri piccoli gesti

“… E poi hai aperto gli occhi e mi hai detto: ma stai controllando se respiro?”
“ Veramente Sposo Errante? Non ricordo niente di niente…e stavi davvero controllando se respiravo?”
“Sì Tizianeda, eri immobile da un pezzo e non emettevi nessun suono e ho avvicinato la mano al tuo naso…”
“Oh tenero…lo sai che quando mi addormento entro in uno stato di narcolessia profonda e mi immobilizzo…”.

Tizianeda, dopo questa conversazione in cui lo Sposo Errante le ha rivelato i suoi timori cimiteriali, ha pensato ai gesti minuti, furtivi e amorevoli che si consumano in un attimo spontaneo. Quelli che ti fanno sentire accolto e protetto, come sotto una coperta di lana quando fuori fa freddo.

Sono tanti i gesti ai quali spesso non diamo attenzione e peso e valore. Provo a elencarne qualcuno:

– quando sei in dormiveglia, accasciato in stato semi-comatoso sopra un letto qualsiasi della casa, e stai pensando a quel caldo plaid chiuso nell’armadio, maledicendoti perché non lo hai preso prima. E come d’incanto, arriva chi te lo stende addosso, coprendoti.

– La mano che stringe la fronte mentre dallo stomaco stai mandando l’anima, le budella e tutti gli organi interni. Se questo gesto così pervicacemente utilizzato, serva a qualcosa non è dato saperlo, ma così faceva tua madre e la madre di tua madre, e così diventa un rito dell’accudimento che si tramanda di generazione in generazione. E a pensarci è bellissimo anche se scientificamente inutile.

– i baci nel sonno dati ai figli. Chi viene baciato non lo saprà mai, ma da qualche parte dentro di lui, resta una traccia di questo gesto segreto. E quando quei bambini tanto baciati nel sonno saranno genitori, lo faranno anche loro con i loro figli. E nel farlo, amando così tanto, si sentiranno amati e non capiranno perché.

– allungare il braccio verso chi ti è seduto accanto, mentre guidi e freni all’improvviso. Anche se il passeggero è protetto da cinture affidabilissime. E’ il gesto automatico di chi è posseduto dall’istinto della chioccia iper-attenta. Freni/allunghi il braccio, come quando pigi un bottone e si aziona un meccanismo, come quando nell’orologio a cucù sbuca l’uccellino ogni ora, come quando ti fanno il solletico e ridi. Succede perché per qualcuno funziona così.

– soffiare sulla ferita di un bambino, mentre la stai disinfettando. E soffiare soffiare soffiare -perché il bambino in preda al panico ti dice che quello è il disinfettante più brucente dell’universo – per poi andare in iperventilazione e avere tu bisogno di soccorso.

– impastare farina acqua e lievito. E’ un gesto femmina questo. Ché crei unendo e mescolando, ché dai vita a qualcosa di nuovo che nasce da elementi con storie e tracce diverse. E mentre le dita danzano, la materia si trasforma diventando soffice e compatta. E impastare è una dichiarazioni d’amore, è un pensiero è un prendersi cura. Ché non si impasta mai solo per se stessi.

– abbracciare. Per farlo occorrono due gesti. Con il primo ti sveli tutto così come sei: allarghi le braccia e mostri il tuo corpo, il tuo regalo. Con il secondo gesto diventi casa: avvolgi il corpo dell’altro con il bene più prezioso e intimo che possiedi. E il due diventa uno e senza saperlo anche l’abbracciato abbraccia. E in quel preciso istante, nell’attimo preciso in cui senti che tutti i pezzi si incastrano, anche il mondo fuori sembra ricomporsi.

Tizianeda

E pazienza se ci si emoziona troppo…

Succede che non sempre le parole arrivano, forse perché luglio, forse perché è caldo o forse perché non c’è un perché. Però succede, e questo a Tizianeda non piace perché lei delle parole ha bisogno. E allora aspetta, perché sa che comunque loro, prima o poi vengono a cercarla.
Succede che è un periodo che si emoziona, ma proprio tanto accidenti, per le piccole cose della vita. A volte è un film, a volte è un ricordo, a volte una frase, a volte le persone, e a volte non lo sa. E forse ancora, la colpa è di luglio che è ufficialmente il mese del lavoratore stanco, che aspetta la fuga verso il vuoto vacanziero.
Succede che giorni fa ha compiuto 44 anni, come i gatti in fila per tre col resto di uno. E l’incredibile è che sente come mai prima che il suo mondo dentro è allineato con il suo mondo fuori. Non perfettamente, ma lei sa che questo è impossibile. E va bene così, chè vuole tenersi quel tanto di inquietudine, quel tanto di incompletezza, quel tanto di desiderio.
Succede che ha ascoltato un monologo di un maestro elementare sardo, dentro un cortile che molti anni fa lei ha percorso e ripercorso con i suoi passi. Poi, loro, i passi, hanno preso strade diverse. Ma a quel cortile vuole sempre bene. Ed è successo che il maestro elementare sardo, ha raccontato a sguardi stupiti e silenziosi, storie delicate e lievi, storie di minuta resistenza, di nostalgia, di incanto e disincanto, di affetto innocente. Ci ha restituito attraverso le sue storie la nostra umanità. Le storie hanno questo potere magico. Il potere di ricordarci che tutti siamo una storia che vale la pena ascoltare. E ascoltando le vite di chi non conosciamo, le lontananze si riducono, la paura e il pregiudizio che ci confondono ci appaiono vuoti esercizi di stupideria e iniziamo a vedere e a sentire, ma sentire proprio dentro l’altro, che così diventa un po’ meno altro. Perchè le storie ci ricordano di rimanere umani. E pazienza se alla fine ci si emoziona troppo.

Tizianeda