Le tre cose che i bambini devono assolutissimamente imparare. E un pensiero

Prima ha imparato a pedalare. Una bicicletta, due ruote e ostinazione. Ora quando è sul sellino, i piedi veloci sui pedali, sorride. E se cade pazienza, uno slancio e ancora, ché alla libertà non rinunci per un inciampo o qualche graffio. Un bambino con le ginocchia sbucciate, è un bambino felice.

Poi ha imparato ad annodare le stringhe delle scarpe, che sembra facile, ma non lo è. Le dita si ingarbugliano e viene fuori un groviglio stronzettino che si scioglie appena inizi a camminare. E allora ricominci. Pieghi giri tiri, finché ci riesci, trovi il movimento giusto, dopo almeno cento tentativi. E poi cammini e corri e salti senza il rischio di inciampare, chè se si sciolgono, ancora pieghi giri tiri. Liberandoti di quel limite che ti fa fermare.

L’ultima cosa che ha imparato a fare, di quelle che tutti i bambini devono assolutissimamente, è stato nuotare. La più difficile. Con l’acqua non è stato amore a prima vista. Paura e diffidenza per quel cambiamento radicale, nei movimenti e nelle sensazioni. Ma quando impari a stare dentro il mondo marino, gambe e braccia in movimento, quando la terra sparisce dai tuoi i piedi, capisci che quella strana aria acquosa che ti costringe al cambiamento è bellissima. E quell’immenso sforzo di comprensione che il suo corpo ha dovuto fare e con lui il suo sentire dentro, è una rivincita sui limiti che ci imponiamo solo per paura o diffidenza.

E ora l’ottenne, nuota e nuota e dall’acqua non vorrebbe uscire mai più, nuota con la maschera e il boccaglio che porta a mare e anche in piscina. Sempre. Lui l’acqua, la maschera e il boccaglio, con cui si è esercitato nel lavandino di casa riempito fino all’orlo. Il suo “simulatore di mare”. Così galleggia tranquillo a guardare giù giù. E quello che vede lo sa solo il suo sguardo visionario da bambino.

P.s.. in questo blog, racconto la vita minuta, la vita nella sua normalità. Come quella dei bambini, attraverso i miei figli. Imparare a pedalare senza le rotelle laterali, imparare ad allacciare le stringhe delle scarpe o andare al mare o in piscina con la maschera e il boccaglio, fa parte della loro normalità. Tutti i bambini ne avrebbero diritto. Eppure ci sono luoghi, in questo nostro mondo così eterogeneo e con dolorose chiazze di orrore, in cui ai bambini la normalità è rubata, l’innocenza è negata. A loro, i miei pensieri e questo post.

Tizianeda

4 thoughts on “Le tre cose che i bambini devono assolutissimamente imparare. E un pensiero”

  1. Camilla ha detto:

    Sorrido.
    E rivedo mio fratello nell’ottenne.
    Ora è più alto di me, ma è stato anche lui un ingarbugliatore di stringhe e tutto il resto…
    Non bisogna mai dimenticarlo! 😉

    Un saluto 🙂

    Camilla

    1. tizianeda ha detto:

      Cara Camilla, a ingarbugliare e “sgarbugliare” occorre imparare sin da piccoli, così si cresce alti alti come tuo fratello… grazie per questa bella immagine che hai condiviso con noi… 🙂

  2. Franesca ha detto:

    Rivedo le tappe del mio ormai 30enne e della mia 25enne e sorrido con nostalgia pensando alla loro normalità, la stessa normalità che li ha portati ora lontano da casa e affetti.
    Condivido con te il pensiero per quei bambini a cui da sempre la normalità è stata negata e ti ringrazio per i momenti di leggerezza che il tuo blog regala. fr

    1. tizianeda ha detto:

      Grazie Francesca, per questa bella incursione…ecco se io penso ai miei due figli trentenni e lontani, un po’ di mal di pancia mi viene , ma giusto un po’…ma anche questo è normale, credo…
      Un saluto allegro!

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