novembre 2014 archive

Ogni domenica mattina. E una richiesta a Babbo Natale

Ogni domenica mattina, solitamente di buon’ora, Tizianeda esce sola, per recarsi in un posto che le piace tantissimo. E’ un luogo colorato e arioso, pieno di gente placida e rilassata. Le piace guardarsi intorno, assistere agli incontri che avvengono in quella piattaforma circondata da case basse. E’ una piazza, piccola e raccolta. C’è anche una chiesa dal cui portone di legno alto, la piazza sembra iniziare, come un fiume dalla sorgente. La chiesa ha un bassorilievo sulla facciata, che intuisci cosa raffiguri, ma non lo puoi vedere. E’ impacchettato da tempo immemore come un’opera di Christo, l’artista che avvolge con stoffe bianche o colorate, ponti, palazzi, cattedrali, foreste, isole, confezionandoli alla perfezione.
Tizianeda, quando è lì, coinvolta dalla movida mattutina, ama fermarsi e chiacchierare. Lo fa con i signori dietro i banchetti, ognuno sotto uno stand giallo acceso. Lei, come gli altri è lì per acquistare o anche solo osservare, conserve, arance, mandarini, broccoli, annone, formaggi, salumi, mele, olive, patate, miele, lattughe e ogni prodotto stagionale del suo sud suddissimo. Tutti a emanare colori e profumi, che si mescolano e sovrappongono nell’aria ancora tiepida. Le piace anche chiacchierare con i clienti. Le piace che l’età media è di circa settant’anni, il che rende il tutto molto più lento e placido.
Tizianeda per uniformarsi alla moda del gruppone della piazza, reca sempre con sé l’accessorio più trendy tra gli astanti. Così ogni domenica – quando arriva in quella piazza assolata (quasi sempre. Non si vive al sud suddissimo per caso!) piena di gente e delle loro voci garbate, di colori e aromi, di movimento calmo, di strette di mano, di incontri in cui ci si rivolge dandosi il “voi”, di cappelli sollevati dalla testa in segno di saluto, di chiacchiere e sorrisi – insomma in questo mondo domenicale qui, anche lei può esibire con orgoglio il suo carrello della spesa, quello con le rotelle, quello di stoffa, quello con la fantasia a scacchi, quello che quando lo trascini, nel silenzio del giorno festivo, rumoreggia sull’asfalto. Fino a che Tizianeda non arriva nella piazza, e ogni suono si mescola e confonde allegramente.

P.s.: Caro Babbo Natale, il mio carrello della spesa, usato ormai da tempo immemore, è lacerato e consunto. Ti chiedo quindi un nuovo carrello della spesa, super accessoriato, veloce e silenzioso. Ricordati che la fantasia glamour più richiesta è a scacchi. Meglio se nocciola e marrone.
Con l’affetto di sempre.
T.

Tizianeda

Linguaggi oscuri

“Mamma ti ripeto la geometria…”
“La geometria, novenne!?”
“Tranquilla mamma, ho capito tutto, te la voglio solo ripetere…”
Così il piccolo di casa ha spiegato a Tizianeda alcune regole geometriche con l’attenzione e il garbo rassegnato che si usa con studenti asini e un po’ tonti. Tizianeda nel frattempo ha annuito ripetutamente, fingendo sicumera, come fanno gli studenti asini e un po’ tonti.
Poi, a causa di un’oscura e avversa combinazione degli orari scolastici dei due minori, ha appreso che anche la dodicenne doveva affrontare perigli geometrici, attraverso la risoluzione di due problemi.
“Mamma, mi aiuti?”
“Io, dodicenne?”
Così la mamma, il cui corredo genetico, nel campo scientifico/matematico/algebrico/geometrico, è pressoché pari allo zero, si è seduta accanto alla dodicenne e ha iniziato a leggere i problemi. Ha letto parole oscure come: prisma, trapezio rettangolo, congruente, ciemme con il numero due scritto piccolo piccolo sopra la emme. Ha pensato che avrebbero avuto più facilità di comprensione con una lingua aliena. Almeno avrebbe potuto usare i gesti. Ha guardato la dodicenne e ha pronunciato le uniche parole sensate che le sono venute in mente in quel momento, sentendosi un po’ come Forrest Gump: “non ho capito niente, dodicenne”.

P.S.: solo per dirvi che i problemi sono stati risolti, grazie alle spiegazioni telefoniche dello zio di Tizianeda, M., bravissimo e acuto professore di matematica, perché si sa la distribuzione dei talenti familiare, è sempre diseguale.
Tizianeda, per averla sollevata dai sensi di colpa e dal pensiero delle sue inettitudini algebriche, lo ringrazia moltissimo.
La pronipote e il prozio hanno anche conversato di mare e barche a vela, che entrambi sanno condurre.
Ma questa è un’altra storia.

Un saluto allegro a tutti voi!

Tizianeda

Nove anni e nove mesi…tra il battito e il respiro

La pancia di lei era grandissima come una mongolfiera. Tutta bianca e senza ombelico tanto era tirata la pelle. Così, su questo mappamondo senza terre e mare, senza direzioni e punti cardinali, senza tropici e poli, latitudini e longitudini, all’improvviso come una magia dispettosa o un incantesimo di una strega, è apparso un disegno. Una mappa per potersi orientare. Uno, cinque, dieci, millemila raggi ondivaghi che illuminano il buio. Una lettera con parole segretissime da decifrare. Come un terremoto che allarga le maglie della terra. Come una targa che dice: “in questo corpo molto piccolo di donna, nove anni e nove mesi fa ha soggiornato un bambino. A imperitura testimonianza dei suoi momenti felici”. Come un murales sulla parete di un palazzo che rivoluziona gli assetti estetici di un quartiere. Come le scritte nell’alfabeto dei ciechi che ci passi il dito sopra e senti le parole sulla pelle.
Come smagliature indelebili.
La pancia era grandissima come una mongolfiera, mica per caso o per capriccio di chissà chi. La pancia era tonda in quel modo buffo con i segni sopra, perché era abitata. Si era piazzato un bambino, proprio dentro, tra il battito e il respiro di quella donna piccola piccola. Un bambino davvero matto e visionario per credere in quel corpo per nove mesi . Il bambino, però, non ha avuto titubanze su quel mondo pieno di suoni dentro che aveva scelto. Così quando è stato il momento di incontrarsi con la donna piccola piccola, lui le ha regalato il suo sguardo denso e si è affidato alle sue braccia.
E da quel giorno, da quel loro primo incontro, lei, quel bambino – che l’ha scelta tra milioni di mamme, quel bambino che è sorprendente, folle, visionario, dolce, ostinato fino all’ossessione, fantasioso, onesto, sorridente, affettivo, entusiasta, libero e bello – ha continuato a sentirlo muovere tra il battito e il respiro.
Ora, la donna piccola piccola, quando guarda sulla pancia i segni del suo corpo un tempo abitato, evocativi e potenti come una vecchia lettera tra innamorati, sorride quieta. E sa e sente che da quel giorno lì, da quando i loro occhi identici si sono riconosciuti, anche lei ha scelto lui, tra milioni di bambini.
Buon compleanno amore mio, buon compleanno mio colorato e musicale D.

Tizianeda

Che cos’è l’amor

Ieri Tizianeda, ha visto in rete un video, pieno di bambini. Un signore che senti solo la voce, ha chiesto cosa fosse l’amore. I bambini hanno risposto senza inutili pudori e Tizianeda ascoltandoli ha pensato che l’amore non è, almeno non subito. L’amore ancor prima di essere, lo senti. I bambini questo lo sanno.
L’amore lo senti nel cuore, lo senti nello stomaco, nelle gambe emozionate, sulla pelle, sulle spalle, sulle dita, nel mondo fuori che gira come una giostra piena di lucine colorate e pacchiane. E sudi, ti arresti, sorridi, ti viene la pelle d’oca, sei rilassato, confuso, lucidissimo, protetto, sperduto, invincibile, vulnerabile, solido, coerente, contraddittorio, vuoi restare, vuoi andare, sei piccolo, sei immenso, sei adulto, sei un bambino.
E allora Tizianeda ha pensato alle volte in cui sente tutto questo amore qui.

– lo sente, per esempio, quando si avvolge con lo scialle di lana scudoprotettivo di sua nonna Bianca. Grigio, con le frange e le maglie larghe. Lo sente sulle spalle calde, sulle braccia e dentro i suoi ricordi. E poco importa se lo scudo protettivo la rende la donna meno attraente dell’universo interplanetario. A lei proprio non interessa, perché con quello addosso è felice.

– lo sente in bocca e ha il sapore del caffè. Ma di più alle sette del mattino quando è sabato, perché non è sola ad assaporarlo, e in quel momento si sente consolata. Lo sente alle nove, nei giorni lavorativi, tranne il lunedì e il venerdì chè non lo beve in compagnia, e alle undici preannunciato da un messaggio a cui segue una risposta a cui segue un’altra risposta e a volte un’altra ancora.

– lo sente sullo stomaco e sulle gambe. Ha il peso di braccia e ginocchia ossute di un bambino di otto anni, nell’ora delle coccole e del sonno.

– lo sente tra la spalla e il collo, su quella curva fatta apposta per accogliere. Ha il peso della testa di una ragazzina di dodici anni che la sta abbracciando.

– lo sente nelle orecchie, ed è un suono che si chiama voce e la voce racconta e confida sapendo di potersi affidare, facendo fluttuare storie che a Tizianeda rimangono incastrate per sempre dentro il cuore che batte forte.

– lo sente nei piedi, quando cammina la mattina davanti al mare, veloce e allegra, ché lì in quel luogo sospeso ci si sorride tutti e c’è chi poggia la mano sul cuore, per salutare. Ed è bellissimo.

– lo sente sui palmi delle mani quando stringe mani altre, per consolare o essere consolata o semplicemente per riposarsi un po’ dal rumore e dal caos.

– lo sente sulla guancia, quando le arriva inaspettato un bacio caldo che sprofonda sulla pelle e le viene da sorridere.

E lo sente in un mucchio di altri posti, come tutti del resto. E certo, lo sente anche nel cuore, nello stomaco e nelle gambe, all’occorrenza.
Lo sente quando è a casa nei suoi 90 mq che l’avvolgono e quando è fuori, esposta e vulnerabile, chè la vita e l’amore per essere accolti ti vogliono così a braccia spalancate. Come i bambini del video che con limpidezza innocente ce lo hanno ricordato, facendoci sentire tutti innamorati.

Tizianeda

Starsky & Hutch

E’ salita su un treno che dovrebbe andare veloce come una freccia, ma non lo fa. Ha pagato una somma spropositata, perché il biglietto ridotto lo avrebbe dovuto acquistare il giorno prima. Ha un po’ imprecato, ma silenziosamente, non potendo prendersela con il signore dei biglietti dietro lo sportello, che la guardava come una sprovveduta senza possibilità di redenzione.
Si è sistemata nel suo posto e ha acceso il pc, con l’intenzione di approfittare di quel tempo di tranquillità e solitudine per scrivere qualcosa. Ha scritto pochissimo perché si è fatta distrarre dal sud suddissimo che scorreva dall’altra parte del finestrino. Ha lasciato che la incantassero il mare, la luce intorno, le rocce, la Sicilia alla fine di tutto, la vegetazione, la lontananza dell’orizzonte e un vagone vuoto. Poi è arrivata dove doveva arrivare, è scesa dal treno e ha aspettato. Dopo venti minuti sono venuti loro, i suoi colleghi, che per rispetto della privacy chiameremo sobriamente Starsky & Hutch. Uno bruno, riccio, scuro di pelle e con un cappello in testa, l’altro biondo, gli occhi chiari e gli occhiali da sole. Fumavano. Sono giunti su una macchina piccola, bassa, capace di andare velocissimo e con una striscia nera che la attraversava tutta. Tizianeda, che è piccola pure lei, si è seduta sul sedile posteriore, stando comodissima. Ma questo Starsky & Hutch, lo avevano previsto. Poi hanno iniziato a chiacchierare. E Tizianeda, abituata ormai da tempo alla complessità ossimora delle conversazioni femmine, ha provato un piacere leggero nell’interagire con maschi adulti e single, che ha osservato come un fenomeno al quale non è più avvezza. Starsky le ha mostrato la fotografia della nuova versione di un automobile che usavano i nostri padri, esaltandone la bellezza estetico-vintage. Tizianeda l’ha guardata rimanendo indifferente. Hanno parlato di donne e di calcio, i cui dettagli vi verranno risparmiati. Tiziana ha raccontato la sua vita di donna multitasking con figli, e non sa se Starsky & Hutch si sposeranno mai più. Si sono lasciati andare a ragionamenti sulle differenze di genere, hanno usato metafore matematiche, sono giunti alle medesime conclusioni. Gli esperti di genere, più avvezzi ad analisi complesse, forse scuoterebbero la testa inorriditi. O forse no e ne trarrebbero, invece, ispirazione. Ma che importa, loro si sono divertiti. Almeno così è stato per Tizianeda. Poi Starsky & Hutch, giunti nella città di destinazione, hanno acceso il navigatore satellitare, e come due rigorosi asceti dediti alla contemplazione, si sono dimenticati della collega seduta sul sedile posteriore. Tizianeda, in barba a tutti gli stereotipi, ha pensato che se al posto di Starsky & Hutch, ci fossero state Telma e Luise, lei avrebbe continuato a chiacchierare con loro, vista l’attitudine naturale delle donne a svolgere più azioni contemporaneamente. Anche se con Telma e Luise il finale sarebbe stato diverso.

Tizianeda

Da qualche parte

“Mamma non lo troviamo da nessuna parte”
“Come non lo trovate, non può essere sparito in 90 mq”
“Mi sto preoccupando, mamma, veramente anche i suoi amici si stanno preoccupando…”

Domenica l’ottenne ha allietato le sue ore pomeridiane, in compagnia di due amici che ama molto: G. suo “opposto e completamento” e D. che ha il suo stesso sguardo visionario e folle.
Poi c’era anche la dodicenne, che guarda come un fenomeno strano e una certa tenerezza, questi maschi che vivono in un mondo così diverso dal suo. Però, domenica pomeriggio, un po’ per rassegnazione, un po’ perché l’entusiasmo di chi ci circonda per quanto incomprensibile, è sempre coinvolgente, anche lei ha giocato con loro, a quel gioco antico come la terra di cui tutti i bambini non possono non sentire la forza attrattiva : nascondino. Che è una sfida che solo menti eccelse, solo fantasie sopraffine e visionarie, solo esseri dotati di fantasia ipertrofica e quindi solo dei bambini, possono affrontare nei 90 mq della famigliola.
Se poi a giocare c’è un ottenne folle, allora è probabile che questo, una volta nascosto, non si riesca più a trovare.
E così – mentre i tre restanti minori lo invocavano per le stanze senza ricevere risposta alcuna, facendo montare l’ansia irrazionale della sorella – Tizianeda, che nel frattempo stava infornando una torta, elaborava ipotesi sulla sua scomparsa: 1. Ha trovato un portale magico nell’armadio, è entrato in uno dei mondi che disegna sui fogli bianchi, ora sta volando tra stelle e pianeti e di tornare non ha intenzione alcuna 2. È stato rapito dagli alieni nascosti dentro l’armadio. Tra non più di cinque minuti ce lo restituiranno, per sfinimento. Degli alieni. 3. È nell’armadio, nella parte ordinatissima dello Sposo Errante, nascosto tra vestiti e maglioni che ha accuratamente sparpagliato per nascondersi creando un caos cosmico. Tra poco lo troveranno. L’armadio resterà nel caos cosmico.

Solo una di queste ipotesi si è rivelata, poi, corretta. Indovinate un po’….

Tizianeda

Afferrare pietre

Ehi ragazzina, mia tutta bella, ehi con quegli occhi lì dal colore che non ha nome. L’altro giorno, all’uscita della scuola così furente, che me ne sono accorta subito che il mondo fuori aveva spostato il tuo assetto, la tua rotazione perfettamente ellittica attorno alla terra, aveva spostato il baricentro e ho visto l’aria attorno che bruciava e fremeva come un’onda d’urto e niente più corrispondeva e il sopra era sotto e il sotto era sopra e non c’era ordine e distanza tra le cose, non c’erano le leggi geometriche del cosmo, ma sola la tua perfetta bolla di furore. Tu che all’uscita della scuola mi hai salutato così: “Oggi non è giornata, mamma”. E poi mi hai raccontato e tuo fratello con me ad ascoltarti.
Che un compagno della tua classe ti ha sparato frasi dissonanti, come un miscuglio di musiche diverse lasciate a disturbare l’aria, che di gentile non c’era nulla. E poi una ragazzina, non una qualsiasi ma, “la più bella della scuola, mamma”, ti ha detto che ti sei un po’ ingrassata. Ché, sai, non tutti sanno fermarsi quell’attimo prima, non tutti hanno il talento di vedere e sentire. Succede anche ai grandi, che le parole sono pietre a volte. Non avercela con loro. Tu impara ad afferrarle le pietre, specie quando sono scagliate a caso, impara a lasciarle inermi su un muretto qualsiasi, impara ad andare oltre, muovendoti al ritmo della musica che hai dentro.
E io, che sono solo tua madre, ti dico che sei bella e lo diventerai sempre di più.
E lo sei, non perché sei perfettamente allineata a quello che il mondo fuori ti chiede di essere, ma proprio perché non lo sei.
Sei bella nelle tue unicità imperfette, quando i tuoi occhi si fermano a guardare quello che non so, sei bella quando scrivi quelle cose lì che rimango io senza parole, quando sei furente e vorrei lanciarti il primo oggetto che mi capita tra le mani, quando tiri giù i bordi del maglione a nascondere centimetri di corpo, il tuo corpo bello dalle morbidezze femmine, sei bella perché sei in bilico, dodicenne, su quel filo che ti trasforma a ogni passo, impercettibilmente. E lo sei per un mucchio di altre cose che nulla hanno a che fare con canoni preconfezionati. E io, che sono qui, a guidarti, ad ascoltarti, a ritrarmi sempre più a poco a poco, che lo spazio tuo attorno si allarga, in questo complicato e affascinante e a volte crudele mondo, ti dico di sentirlo il mondo fuori, di annusarlo, di dare un nome alle cose, di dargli una direzione che parta da te e così di proteggerla la bellezza, quella fuori che osservi e vivi e quella unica e preziosa che ti si muove dentro.

p.s.: quando il gioco si fa duro, le dure vanno dal parrucchiere, che se è anche un po’ guru, è meglio. Cambiare taglio e aggiungere un po’ di colore, mentre il parrucchiere guru dispensa consigli, è più efficace di una seduta psicoanalitica. La dodicenne ha due ciocche rosse sulle punte e Tizianeda qualche riflesso viola. Questi colori furenti se ne andranno tra qualche lavaggio. Ma poco importa. Ora si guardano allo specchio e si sentono due allegre e baldanzose streghe. Siete avvertiti tutti.

Tizianeda

A volte ritornano

Eventi d’autunno:

– muoiono le foglie che come le anatre di Central ParK non sai mai dove vadano a finire;
– vieni risucchiata dai guardaroba casalinghi (tuoi e dei tuoi figli, lo Sposo errante fa da sé), ma invece di finire nel magico mondo di Narnia vieni rapita dal Signore Oscuro Cambiodellarmadio. Arrivi la sera stremata e con la voglia di sparire con le anatre di Central Park.
– sopraggiunge improvvisa come una mail molesta, la gastroenterite (la versione autunno/inverno), introdotta, come tutti gli anni, dall’untore Alfa. Con lei il ritorno della ciotola raccoglivomito in gran spolvero per l’occasione e l’inizio di una costante relazione telefonica con il paziente pediatra zen.

E ora vi lascio e perdonate il post breve, ma nei 90 mq ci sono fronti da tenere, ciotole da trovare e pediatri da perseguitare.
Ciao!

Tizianeda