gennaio 2015 archive

Sui fogli bianchi

Lo Sposo Errante e la quasi tredicenne sono tornati nei 90 mq. Erano andati a Roma a un concerto. Con funzioni, entusiasmo e resistenza diversi. La ragazzina è ritornata felice e baldanzosa. L’uomo adulto di casa, circondato per ore da adolescenti iper-eccitati, vivo. Forse si riprenderà fra un mese. O forse mai del tutto.

La ragazzina non guarda più la serie TV con gli Zombie asociali e asmatici. Almeno per ora. Adesso è appassionata di fumetti Manga. I personaggi sono tutti un po’ incasinati, però questi comunicano tra di loro e godono di ottima salute. Ogni tanto qualcuno muore, ma solo di morte violenta. A Tizianeda i Manga piacciono più degli Zombie.

Tizianeda pensa che l’adolescenza è una terra magica e insondabile. A volte ogni possibilità di comunicazione cessa, un po’ come con gli Zombie. Poi all’improvviso le si apre un mondo colorato, multiforme e affascinante dentro il quale ha il privilegio di entrare, per osservarlo stupita. Un po’ come nei Manga.

Quanto al novenne, allo stato lui sembra essere a una distanza siderale da questo tempo di mezzo, che prima o poi si insinuerà tra le sue cellule sinaptiche. Per ora, lui, preferisce scomparire con i suoi bambini volanti, che sfidano la gravità, le leggi della fisica e il fastidio di un mondo reale, per incanto soppiantato da avventure intergalattiche. Con lui si porta un po’ di compagnia, come la Compagnia dell’Anello. Si porta i suoi amici, i cugini, la sorella e i genitori. A riempire tutti i fogli bianchi, a sconfiggere in mezzo a stelle e pianeti, mostri strambi e bitorzoluti. Sui fogli bianchi ci si salva tutti e si sorride sempre. Anche ai nemici si sorride, prima di annientarli con bacchette magiche. Sui fogli bianchi la paura non esiste.

Tizianeda

Storia di un Super Eroe

“Lo sai che ormai, Sposo Errante, ai miei occhi sei una specie di Super Eroe?”
“Mmm…c’è poco da sfottere, Tizianeda…”
“Ma non ti sto sfottendo…magari giusto un po’, ecco…”
Chè l’Uomo Ragno, Super Man, Thor, Wonder Woman, SuperPippo, PaperiniK e Megalomen, al confronto dell’uomo adulto di casa, sono degli anonimi e inermi cittadini.
Perché quello che lo sposo andrà a fare, richiede cuore ardito e indomito, nervi di acciaio, capacità di estraniarsi, forza interiore ultraterrena.
Lui tra pochissimo si troverà in una specie di summit di super eroi tutti intenti a portare a termine la sua stessa difficilissima missione. I super eroi, una volta varcati enormi cancelli, una volta entrati in un’immensa struttura, una volta che stuoli di ragazzine e ragazzini entreranno in modalità iourlomoltopiùditeperchèèmechedevevedereenonte, loro, i super eroi li dovranno controllare, assecondare, seguire, sopportare, continuare ad amare e riportare a casa salvi.
La Kriptonite al confronto è una tisana rilassante.

Tizianeda

Patologie irreversibili ovvero O.T.V.T.P.D.M.

La ormai quasi tredicenne è appassionata di fumetti Manga, le storie giapponesi che si leggono partendo dall’ultima pagina per risalire alla prima. Ne è talmente affascinata, che vuole imparare a disegnarli. Si è fatta regalare un libro che spiega i primi rudimenti e si esercita. Il Novenne , continua nel suo sogno: un giorno diventerà ideatore di videogiochi della Nintendo, che si trova in Giappone.
Tizianeda, già se li immagina i suoi figli in quell’altro pianeta chiamato Giappone a inseguire le loro aspirazioni. “Non vi preoccupate, la mamma verrà a trovarvi con le cose buone del nostro sud…altrimenti che mamma meridionale sarei…”.
Ché le mamme del sud suddissimo, geneticamente avvezze alla migranza dei figli, soffrono da secoli della sindrome incurabile-irreversibile O.T.V.T.P.D.M. (Ovunque Tu Vada Ti Porterò Da Mangiare) . E se non può essere la madre a recare in dono come i Re Magi prelibatezze assortite, ci penseranno le spedizioni postali. Che i cieli e le strade e i mari sono pieni di pacchi di madri meridionali che viaggiano. Da decenni e decenni, viaggiano le soppressate, viaggiano i formaggi, viaggiano le conserve di ogni tipo e forma, pomodori e melanzane sott’olio, viaggiano peperoni ripieni e parmigiane, viaggiano le olive schiacciate, le annone che solo qui giù ci sono e hanno le vitamine come le arance e i mandarini. Così il cibo del sud suddissimo finisce per colonizzare il mondo, perché una volta giunte le scatole delle meraviglie nei posti lontani, una volta aperte come reliquie sacre, una volta contemplate con gli occhi sbarruati, vengono mangiate dai figli migranti, dagli amici dei figli migranti e dagli amici degli amici dei figli migranti che ormai stanno sviluppando forme gravi e irreversibili di dipendenza da soppressata e simili.
Pare che il fenomeno stia assumendo una tale estensione endemica che in diverse parti del mondo si iniziano a vedere affissi cartelli del tipo: si affitta solo ai figli di madri meridionali.

Tizianeda

Chissàboh

Aggiornamenti.

– Lo Sposo Errante in questo fine settimana si è dedicato ad attività manuali-elettriche. Ha smontato prese, sistemato cavi e cavetti, cambiato interruttori in uno stato di trans e silenzio. Poi ha osservato il suo lavoro, ha pensato che era cosa buona e giusta e ha riposto gli attrezzi di Manny tutto fare nella cassetta. Le prese hanno ricominciato a funzionare e con una sincronia perfetta il campanello di casa ha smesso di suonare. Lui, lo sposo ha sostenuto fosse un’ incredibile coincidenza. L’elettricista convocato sui luoghi, ha sostenuto che qualcuno avesse manomesso e sabotato l’impianto.
– Gli esperti hanno sentenziato che il 19 gennaio è il “Blue Monday”, il giorno più triste dell’anno. Tizianeda non sa cosa abbia indotto gli esperti, porelli, a condurre uno studio così uggioso. Tizianeda pensa che la tristezza quando arriva arriva e buonanotte. E ci può essere un cielo fuori bellissimo e azzurro e profumato e tu non lo vedi mica se sei triste. La bellezza non la vedi se sei triste. O invece ci può essere un tempo cupo e giallo e grigio, ma se ti si pianta in mezzo un’allegrezza improvvisa per chissàboh, anche questo tempo qui, non si infila tra te e il buon’umore. Se sei in quello stato di grazia stupita, la bellezza la vedi anche sotto le suole delle scarpe. La puoi persino sentire nel il campanello di casa che riprende a funzionare nonostante le manomissioni di oscuri sabotatori.

Tizianeda

Secondo me la donna

“Figlia mia, guardati come sei sciupata, fai troppe cose, finisce che ti esaurisci…”
“Mamma vecchietta, a me piace fare le cose che faccio, per me sono irrinunciabili, mi fanno stare bene, mi fanno sorridere …”
“Ma la famiglia e il lavoro…”
“Oh mamma vecchietta, lo sai quanto amo la mia famigliola, ma … non mi basta”
“Io ho rinunciato a tante cose per la famiglia”
“E con quanto dolore ogni volta lo dici, mamma vecchietta…”
Mi hai chiesto un bacio poi, ché non te ne do quasi mai di baci e abbracci, e sono sempre di fretta. Hai ragione. Lascio che le distanze prevalgano su tutto il resto. Quelle che ho iniziato a delineare dall’adolescenza, nel tempo in cui il bisogno di libertà e identità è diventato urgenza e così lontananza.
Sei tornata a casa tua, attraversando il pianerottolo, lasciandomi con la giornata da sferruzzare tra le mani, pazientemente, come un gomitolo di lana. E’ vero sono stanca, e con la paura dell’inadeguatezza in agguato. Con il pensiero di fare davvero troppe cose e quindi nessuna veramente buona. Di non essere costante presenza per le persone che amo. E’ un attimo, è quell’attimo donna. Poi passa. Sai cosa dice Gaber in un monologo? Che la donna qualsiasi cosa scelga di fare sbaglia. E’ sempre stato complicato essere noi. Ai tuoi tempi, forse di più. Vi insegnavano come un dogma che la donna dovesse rinunciare e rinunciare e rinunciare. Io non lo faccio, mamma vecchietta. Mi tengo stretta al cuore la mia famigliola e libero le mie passioni, anche se devo rubare il tempo al sonno, anche se a volte ho paura, anche se a volte penso di non riuscire a tenere compatte le vite che mi girano intorno.
Saresti stata un’apprezzata insegnante di lettere classiche al liceo, avresti insegnato il greco che amavi tanto e la mitologia che ti fa ancora illuminare. Hai scelto poi la scuola media a pochi metri da casa. Eri brava. E’ andata così.
Io non rinuncio mamma vecchietta, la vita ha fin troppe insidie dolorose. Sono salita sul filo del funambolo e non scendo più. Da lì guardo l’orizzonte lontano che mi fa respirare, allargare lo sguardo, mi regala attimi irrinunciabili di bellezza. Da lì sorrido di più. A tutti.
Domani, mamma vecchietta, ti darò tanti baci.

Tizianeda

A proposito della famigliola

A proposito della famigliola:

– E’ arrivata in tutto il suo mutante splendore, in tutta la sua forza destabilizzante. Si è piazzata tra le stanze dei 90 mq, vaga incerta tra cambi umorali repentini, tra “vi amo famiglia mia bellissima” e “tele trasportatemi lontana da questi due adulti che non mi capiscono”. Ha le forme graziose di una ragazzina quasi tredicenne e si chiama adolescenza. Ai due adulti di casa non resta che osservare questo siderale mondo in bilico e ripetersi incessantemente i mantra “celapossofare”, “primaopoifinisce”, “cisonopassatitutti”, “ancheiosonostatoadolescente”, “devosoloresistere”,“infondoladolescenzaèunperiodoesaltanteestimolanteanchepernoigenitori”. Poi nella pratica loro, i genitori, si sentono spesso in bilico tra il dialogo, l’accoglienza e il lancio della “tappina”*.

– Tizianeda, ha capito di avere Mister Universo in casa. Perché lo Sposo Errante, ha compiuto una di quelle gesta che rendono il proprio compagno attraente, affascinante, bellissimo, figo: ha smontato da solo l’Albero di Natale, lo ha riallocato dentro lo scatolone, ha posato addobbi vari e ha fatto sparire ogni traccia del Natale dalle stanze della famigliola. Per acquisire il titolo anche negli altri giorni dell’anno, basta passare l’aspirapolvere, provvedere al proprio cambio dell’armadio e svuotare e riempire la lavastoviglie. Sarete incoronati con il bacio della Miss.

– il novenne disegna fumetti e scompare nel suo mondo parallelo. Se gli chiedono di raccontarlo, cambia discorso, dice che è un segreto o semplicemente non risponde. Intanto disegna storie surreali dove i bambini camminano fluttuando in aria e si può parlare con la propria immagine riflessa allo specchio, senza dovere necessariamente spiegare il perché, ché nei mondi magici dentro cui rifugiarsi, l’impensabile può accadere e non ci si perde in inutili esegesi.

E questo è tutto. Buon inizio settimana e un saluto allegro!

*dicesi tappina, il calzare utilizzato dalle madri per muoversi comodamente in casa. Usato, nel passato, anche come arma dissuasiva verso figli riottosi. Il lancio della tappina richiedeva specializzazioni degne di una disciplina olimpionica. Oggi verrebbe considerato quale abuso dei mezzi di correzione. Al lancio si preferisce il dialogo, l’accoglienza, l’ascolto. Si urla ogni tanto, giusto per liberare la Crudelia Demon che è in noi.

Tizianeda

Scarpe rotte, gonne strappate, scope e carbone

Ne ha incontrate tante, tantissime in questo anno scivolato nell’altro.

Avevano le scarpe consumate di chi viene da lontano, camminando e camminando con passo deciso e fiero. Questa sulle scarpe non è polvere, le hanno detto. Questa è la vita che si è posata qui. Ogni granello è il racconto della nostra storia, le hanno detto.

Avevano i bordi delle gonne ampie e tonde, strappati e sfilacciati. E’ la nostra bandiera di libertà, le hanno detto. Vedi, vedi, hanno provato a fermarci trattenendoci dalle vesti, ma non ci sono riusciti. Ogni strappo è una vittoria. Dai buchi guardiamo la vita che scorre e il cielo che passa, mettiamo a fuoco dai buchi il tempo che va. Lasciamo che il vento e l’aria riempiano le parti vuote, le hanno detto. Li nutriamo di leggerezza questi buchi e di nuvole e sorrisi, ancora le hanno detto.

Avevano una scopa in mano. Ce l’hanno consegnata, per incatenarci a terra. Ci hanno assegnato un ruolo, le hanno detto. Scopa in mano, sguardo sul pavimento, concentrazione, contrizione, attenzione. Una mano sotto e una sopra chiuse a pugno sul manico, scopa in verticale sul pavimento e orsù spazzare. Non lo hanno fatto, le hanno detto. Hanno visto la scopa come si guarda l’orizzonte lontano, un libro appena iniziato, un luogo da esplorare, una strada solitaria da percorrere, il palmo della mano con le sue linee misteriose, come si guarda un sorriso, come si guarda un bambino che ti osserva senza distogliere gli occhi. E le hanno detto, che quando il tuo sguardo cambia sulle cose, anche le cose cambiano. E la scopa, si è staccata da terra, si è sdraiata in aria, fluttuando silenziosa e complice. E così loro hanno capito, che qualcosa di grande si stava manifestando. Sulla scopa si sono accomodate, le hanno detto. E la scopa, le ha innalzate sempre più dal pavimento. Sempre più su. E loro lì in alto con le loro scarpe tutte rotte e impolverate, la veste strappata svolazzante e vittoriosa, guardando giù, hanno visto come mai prima.

Hanno preso del carbone, lo hanno posato nelle tasche. Ma non per portarlo ai bambini cattivi, perché i bambini cattivi non esistono. Esistono i grandi, che hanno dimenticato, costruito muri, abbassato lo sguardo, steso ombre. A loro portano i pezzi di carbone, le hanno detto, per fare vedere, come a volte il cuore può diventare.

Questo le hanno raccontato in questo anno scivolato via, le donne che Tizianeda ha incontrato, diventando la sua epifania. A loro è grata per quello che le hanno regalato e insegnato, per la vicinanza, per averla fatta sentire riposata anche quando le raccontavano le loro verità e le mettevano sulle scarpe un po’ dei loro granelli di polvere. E per tutte le volte che anche lei ha poggiato i suoi sulle loro scarpe consunte.

Tizianeda

Un grande appetito. E un invito

“Mamma non ci crederai ma ho un grande appetito…”
“Veramente novenne hai fame…allora il virus sta andando via”
“Mamma non ho detto che ho fame ma che ho un grande appetito”
“E’ la stessa cosa…”
“No mamma avere appetito vuol dire che ho voglia di cose buone…tipo la pasta con il sugo di nonna Gina”
“Novenne lo sai che oggi non posso darti la pasta con il sugo di nonna santa Gina…al massimo pasta con un po’ di olio…”
“Non è la stessa cosa mamma…”

Lo spirito maligno Virus Intestinale ha infestato le stanze dei 90 mq, possedendo i corpi dei suoi abitanti. L’ultimo è stato il novenne, non appena entrato nel 2015. Tizianeda come un santone sgamato, ha rispolverato la ciotolaraccoglivomito e si è rassegnata all’idea di affrontare una notte insonne. La nonna santa Gina, ha inviato, il giorno dopo nella casa infestata, il sugo al pomodoro, sigillato come una reliquia sacra in una ciotola di vetro. La reliquia sacra è stata riposta dentro il frigorifero.

“Mamma non ho più mal di pancia”
“Sì ma fino a cinque minuti fa stavi malissimo…dai il sugo di nonna santa Gina, lo mangi domani…”
“Uffa…”
Tizianeda non sa se il sugo con la pasta sarà mangiato domani dal novenne o verrà riposto nel congelatore. Intanto la reliquia sacra giace nella teca di vetro, a contrastare con la sua femmina energia benevola, gli influssi cattivi dello spirito maligno Virus intestinale.
Nell’attesa che si sciolga l’arcano, vi mando il mio buon 2015, che sia pieno di cose buone come il sugo al pomodoro di nonna santa Gina!

P.S:
Sabato 3 gennaio, alle ore 20,30, presso il Teatro Siracusa della mia città sbilenca Reggio Calabria, si terrà il concerto “Le donne cantate da De Andrè”, promosso dall’associazione Agape per le donne della cooperativa Soleinsieme e inserito nell’ambito del progetto “ReActioncity woman”. Verranno anche recitati dei testi tratti da autori italiani e non. Tra questi testi ce ne sarà uno scritto da me qualche mese fa per la rivista on-line Zoomsud, che chiuderà lo spettacolo. A recitarlo, verrà la donna con la quale ormai faccio coppia fissa quando c’è da tenere un microfono in mano e perché lei è una garanzia. La donna con gli occhi da aliena e i capelli color della terra, la brava, bella e buona Eleonora Uccellini. Se potete venite, è per una giusta causa. E’ per le donne. E poi ho assistito alle prove…venite.

Tizianeda