aprile 2015 archive

Gesti sconsiderati

“Santo cielo, novenne, dobbiamo andare dal barbiere…”
“No mamma, dal barbiere no. Lo sai che poi me li taglia troppo e non posso fare più swisch con il ciuffo…”
“Certo non poter fare più swisch con il ciuffo non è bello…glielo diciamo tranquillo…”
“No, no ti prego. Tagliameli tu!”
“Vuoi? Ok domani te li taglio io!”
“Grazie mamma!!”

Non lo dovrebbe fare, lo sa, ma la tentazione di tagliare i capelli è troppo forte. La richiesta del novenne è un invito a nozze, una porta spalancata, un passe-partout per uno dei tanti gesti irrazionali che le mamme compiono. Perché? E chi lo sa, forse perché è intimo, forse perché fa infanzia, forse perché l’amore è incosciente, sconsiderato e dagli esiti imprevedibili. Ché poi si sa come va a finire. A furia di aggiustare le simmetrie, di adeguare il troppo rasato da una parte con il troppo lungo dall’altra, il figliolo si ritroverà un quadro cubista in testa, che soltanto un tagliatore di capelli professionista trasformerà in un’immagine coerente e sensata. Con buona pace della madre, che sarà guardata dal barbiere come se fosse Edward Mani di Forbice e il figlio come Hansel sottratto alla strega.
Eppure ci ricaschiamo, come quando sicure di non essere viste da nessuno, in una strada affollata, puliamo ai minori con la saliva, la nostra, la macchia di dentifricio sulla guancia, o in preda al panico da moccio colante, sempre in mezzo a una strada affollata, estraiamo dalla tasca un fazzoletto di carta appallottolato e fossilizzato. E mentre facciamo soffiare dai loro nasi le loro produzioni pediatriche dentro l’oggetto informe, ci ripetiamo come un mantra autoassolvente: “ma sì, sicuramente il fazzoletto si è fatto almeno dieci lavaggi in lavatrice con tutta la giacca e sarà più pulito di prima”.

Un saluto swisch a tutti voi e buon Primo Maggio!

Tizianeda

Pensieri del lunedì

Ha chiacchierato via skype con un’amica, per ora nella città più bella del mondo, l’amica che vede gente e fa cose. Hanno un progetto in comune e in attesa che ritorni nel sud suddissimo, si sono dovute coordinare. E’ stato divertente. E’ stato bello. Tizianeda, ora, inizia a sentire un po’ di ansia da prestazione per questa cosa che insieme dovranno fare, il 9 maggio. E poi si vedrà.

E’ andata a una festa di compleanno di un bambino di cinque anni, con tutta la famigliola. Lì ha pensato che se dio esistesse, sarebbe un bambino così, che sorride, che ti prende per mano, ti tira forzutissimo, si sdraia a terra perché gli piace, che chiede ai grandi di farlo anche loro, perché insieme sdraiati a terra a guardare il mondo, tutto appare più bello. Perché a stare seduti composti e rigidi in quel modo dei grandi, finisci che la felicità non la vedi. Sì dio, se esistesse, sarebbe un bambino di cinque anni con i cromosomi speciali.

Ha visto signore e signori vestiti di bianco, tutti in piedi su una rotonda affacciata sul mare della sua città sbilenca. Tutti ordinati, tutti composti, tutti a muoversi sincronizzati e lievi senza spostarsi, tutti a fare TaiChi, quella disciplina orientale che sembra un inno alla lentezza, tutti ad accarezzare l’aria, ad addensare il tempo. E a guardarli Tizianeda si è sentita come innamorata.

Ha ascoltato la tredicenne ripetere le lezioni di Storia. Così, passando da una stanza e l’altra dei 90 mq e un po’ di nascosto. Ed è stato strano sentirla narrare eventi catastrofici e drammatici con la sua voce da adolescente, come se tutto si riconciliasse finalmente in quel punto lì, su quella sedia, dentro quegli occhi dal colore senza nome.

Ha ricevuto, grazie al magico e gentile mondo di wathsApp, fotografie del novenne con la divisa scout, lontano, ma non troppo, per un pernottamento. E nel guardarlo così sereno e sporco come devono essere i bambini che si divertono e disordinato come è lui, le è venuto da sorridere tanto e poi le è venuta la nostalgia. E ha pensato che uno dei tanti ingarbugliati sentimenti che si innestano in una mamma non appena il bambino esce dalla pancia, è proprio questo sentimento qui. Che per gettare nella mischia del mondo un figlio, te ne devi proprio separare. Di solito non ci pensi e ti senti una mamma in gamba e quando partono sei anche contenta. Poi ti arrivano improvvise le foto, che tu sei qui e lui è lì, e insomma capisci che sei solo una mamma pappamolla. Una tra le tante.

Vabbè ciao. Un saluto allegro a tutti voi.

Tizianeda

Quando le parole vanno via

E insomma è successo. E’ successo che Tizianeda aveva un mucchio di avvenimenti da raccontare, un mucchio di emozioni, incontri, progetti, persone. Poi però, quando è arrivato il momento di dare loro un suono attraverso le parole, queste non si sono fatte trovare. Scomparse, fuggite, volatilizzate, nascoste in qualche angolo silenzioso che Tizianeda non conosce. E così il post del lunedì non è arrivato e Tizianeda dinanzi allo schermo del pc ostinatamente bianco ha fatto spallucce, si è detta vabbè domani mattina cammino davanti al mare e tutto torna come prima. Ma niente, la parole non si sono presentate alla sua tavola apparecchiata e a Tizianeda le si è piazzata dentro un po’ di tristezza. O forse la tristezza c’era già prima, ché non sempre la vita fuori e dentro e intorno e lontana e vicina scorre come dovrebbe e lei che assorbe e contiene a volte rimane ammutolita. Però ha capito che quando gira così, un po’ bisogna portarsi pazienza e aspettare e aspettarsi. E così ha viaggiato in questa attesa dinamica che è la sua quotidianità, in cui ha riflettuto, chiacchierato, ascoltato, consolato, parlato, in cui si è fatta consolare, in cui ha pensato a un mucchio di persone ché quello è il suo modo laico di pregare, in cui ha accarezzato con gli occhi il mare che ha un cuore grande e pulsante, un cuore dolorante e accogliente come il ventre di una madre, di un’accoglienza di cui abbiamo perso la memoria.

Ecco, questo è successo.

E così non vi ha potuto parlare della donna grande dalla voce calma che si chiama Francesca, che le ha prestato un metronomo antico, fidandosi senza averla mai vista prima, ma che conosceva Tizianeda attraverso il suo blog piccino piccino. E oggi Tizianeda le dice grazie, per lo stupore che le ha donato e per quest’oggetto così poetico che le ha prestato.
E non vi ha potuto parlare di Cristina, che le ha regalato il suo tempo e talento luminoso e il suo sguardo di Ameliè un po’ come il suo. E anche a lei dice grazie.
E di Emmegi, la sua amica tutta bella (grazie Emmegi!), che una domenica mattina ha ospitato nella veranda di casa sua, Tizianeda, Cristina, il novenne e il metronomo di Francesca, per realizzare… e no questo non ve lo posso proprio dire. Non adesso.
Ve lo racconterò prestissimo, però!

Intanto vi bacio tutti tutti.

Tizianeda

Finiti da un pezzo

“Tizianeda, la partenza è a mezzanotte”
“A mezzanotte?! Santo cielo! Ma perché … non ho più l’età per uscire a mezzanotte. Gli anni ’90 mi sono finiti da un pezzo”
“Dicono che è un orario strategico, così a Torino arrivano per l’ora di cena”
“Fantastico, che fortuna, viva le strategie!”
E’ tempo di viaggi di istruzione, i ragazzi partono per località Italiane o estere. Salgono su pullman, treni o aerei. Arrivano nelle città di destinazione per assorbirne le bellezze, l’arte, la cultura. Almeno lo crede e spera un certo ottimismo irrazionale.
Quanto ai genitori l’ingrato compito di riempirli di raccomandazioni, mentre ai ragazzini l’ingrato compito di annuire tele trasportando altrove la mente, ché certe strategie di sopravvivenza sono innate negli adolescenti.
Così Tizianeda tutta assonnata è uscita da casa con la tredicenne, perché lo Sposo errante con le sue levatacce ha il privilegio di essere risparmiato da certi deliri e spostamenti dei minori : “no no tu dormi, vado io …” “ok bella, grazie allora vado al letto…” “sì, vai tranquillo, ci tengo, non è un problema in fondo è divertente e vintage uscire a quest’ora (sigh!)”
Poi è arrivata nel luogo designato, per il grande incontro. Con ragazzini di terza media in preda all’iper-eccitazione e al desiderio di partire al più presto, con gli insegnanti coraggiosi e sprezzanti del pericolo e con gli altri genitori, per lo più stanchi, per lo più preoccupati, per lo più perplessi, per lo più nostalgici. Fino alla partenza dei pullman, ai saluti con le mani in aria, ai ragazzini girati verso i finestrini. Sorridenti, distratti e con il desiderio di lontananza.
Quanto al rientro è andata molto ma molto meglio, essendo gli adolescenti riapprodati nella città sbilenca in un orario più vicino all’alba che alla notte fonda. Nello slargo illuminato dai lampioni, c’erano gli stessi volti della partenza, in un clima surreale sempre assonnato e sempre perplesso.
Poi sono arrivati, sono scesi dai pullman, hanno risvegliato le strade vuote, hanno recuperato le rispettive valigie e i genitori i rispettivi figli. Erano le tre e mezzo del mattino.
La mente e il corpo di Tizianeda ancora non si sono ripresi.
Del resto gli anni ’90 le sono finiti da un pezzo.

Buon fine settimana a tutti voi. E vedete di recuperare ogni tipo di fatica. Io dormo (forse).

Tizianeda

I super poteri del tacco 12

“Cugina Tacco 12 cos’è ‘sta storia che stavi morendo per un fungo? Ché le cugine tacco 12 non le deve ammazzare niente e nessuno neanche un fungo velenoso, lo sai?”
“Sono finita in ospedale, Tizianeda mia bella…ma ora sono fuori pericolo tranquilla…”
“Dai scommetto che gli infermieri e i medici non ti volevano dimettere più…”
“In effetti… lo sai che A. che mi ha preparato la valigia per l’ospedale, aveva messo dentro tutti i completi di intimo di pizzo?! Pensa che figura”
“Eh sì, ché ora mi vuoi fare credere che tu possiedi capi di intimo normali. Verrei volentieri a rovistare nei tuoi cassetti per trovare anche solo un paio di mutande bianche di cotone o a costine colorate o completi spaiati … le cugine tacco 12 sono tacco 12 anche dove non si vede…”

Ride, e me la immagino dall’altro capo del telefono, a chilometri di distanza dalla città sbilenca. Lei, che ha ereditato i geni della figaggine dalla nonna Ines, così come Tizianeda ha ereditato i geni e basta della nonna Bianca.

“In effetti, non mi volevano dimettere …”
“E magari è arrivata tutta l’equipe di medici e infermieri con la scusa di studiare lo strano caso della cugina tacco 12 sopravvissuta al fungo velenoso… ma sono i tacchi 12 che fanno da scudo protettivo”
“Sì in effetti…”

Poi le due cugine così diverse eppure così affini – che si cercano, si raccontano,si accolgono, si comprendono nelle loro essenze femmine, nel loro osservare la vita in quel modo complementare e arricchente per entrambe, che si sono scoperte di più in questi ultimi anni, che si sono consolate, consigliate o semplicemente si sono abbandonate ai più beceri cazzeggi- si salutano. Ridendo come sempre e come sempre, dichiarando reciproca nostalgia, si promettono di incontrarsi al più presto. Tizianeda, la cugina e i suoi tacchi 12 dotati di super poteri antifungomalefico.

Tizianeda

Come un albero di Frassino

“Buongiorno mamma!”
“Buongiorno tredicenne…”
“Volevo dirti che sono innamorata di un personaggio immaginario…”
“Cielo…e chi sarebbe?”
“Un vampiro!”

Santo cielissimo!! Vabbè, sempre meglio del principe azzurro ossessionato dalle ragazze semi-morte. Però un vampiro, uno che succhia il sangue, sul collo poi, tipo succhiotto…santo cielo. Uno che sì è gentile, ma poi quando meno te lo aspetti va giù di brutto, un fighetto malaticcio ed emaciato. Uno stronzo insomma…

“Mamma ma tu alla mia età non eri innamorata di un personaggio immaginario?”
“Non credo…non so…fammi pensare … in effetti sì, ero innamorata di David Bowie ”
“Ma David Bowie esisteva”
“No il David Bowie che era nei miei pensieri non esisteva e poi lui era ultraterreno proprio come un vampiro…non poteva esistere”
Così ho cercato di ritornare ai miei tredici anni da ragazzina sempre innamorata. A quell’età l’amore è un grande esperimento, ché non ne sai molto e procedi a tentativi. Lo fai per anni in effetti, sperando di trovare prima o poi la formula giusta, l’equazione perfetta, la soluzione del problema, ma senza operazioni. Ché l’amore non è addizione e neanche sottrazione, non è dividibile e quello che puoi moltiplicare sono le esperienze. E così inizi a farlo, a sperimentare intendo. L’amore è un grande esperimento che inizia da subito, quando è fatto di carezze, corpi in movimento, voci e odori. Quelli dei genitori. Poi ti entra nella testa e te lo immagini, perché la scienza ha bisogno della fantasia, per vedere dove le formule non arrivano con la loro precisione geometrica. E allora se non ha la forma del ragazzino o della ragazzina che ti fanno battere forte il cuore, fluttua e si insedia in un personaggio immaginario come il vampiro della tredicenne, o David Bowie, che non esistono ma sono verissimi perché verissime sono le emozioni che provi. E quelle emozioni sono esperimenti, prove tecniche, la tacca sullo stipite che disegna la crescita, il passo in avanti tra quello che sei e quello che diventerai. E intanto dentro c’è un meccanismo che elabora, seleziona, scansiona, include ed esclude. Tutto questo per trovare quella benedetta formula, l’equazione perfetta. E poi ti innamori, ti disinnamori, pensi di aver trovato quello giusto, capisci che ti sbagliavi perché quell’amore sbagliato lì era una proiezione immaginifica, ché il vampiro e David Bowie a un certo punto hanno fatto a cazzotti con la realtà ed hanno perso.
E insomma, continuo a pensare alla tredicenne e al suo mondo acerbo, oscillando tra la voglia di lasciarla scorrazzare libera e di proteggerla. Ma non le insegnerò nulla sull’amore. L’amore non si insegna con parole racchiuse dentro formule esatte. Perché è quanto di più inesatto e imperfetto ci sia nel suo essere profondamente umano. Le dirò soltanto che l’amore non le deve chiedere di cambiare, di barattare la sua libertà ed essenza. L’amore quando arriva non la dovrà far sentire la metà di nessuno, ché diciamolo, la storia della mela è una scemenza colossale. L’amore, quando arriverà, la farà sentire solo più piena e per questo più leggera. E se il suo cuore le batterà forte e chiaro per un vampiro, le insegnerò a cucinare pietanze a base di aglio e a pronunciare parole da piantare nel cuore, per farle germogliare come un albero di Frassino.

Tizianeda

Di ritorno tra consigli chiacchiere e domande

Sulla macchina con lo Sposo Errante, il novenne, la tredicenne, G. amicodelcuore del novenne e F. sorella di G. e amicadelcuore della tredicenne. Di ritorno da una giornata al mare in compagnia di amiche, amici, bambini, ragazzini, adolescenti e un cane.

“Tizianeda devi scrivere? Perchè hai il computer …”
“G.amicodelcuore del novenne, visto che siamo in macchina e ci vorrà un po’ di tempo prima di arrivare, vorrei scrivere il post per domani …però non so … cosa mi suggerite?”
“Scrivi della giornata di oggi, però dalla mattina da quando ti sei alzata, ti sei lavata, hai fatto colazione, ti sei vestita, siamo arrivati noi e siamo tutti insieme saliti in macchina… cambia però i caratteri metti “Times New Roman” che è quello dei giornalisti …metti grandezza 16…ecco brava così…”
“Grazie G., tu però non sbirciare…allora cosa scrivo?”
“Mamma scrivi quanto è bello E.”
“Tredicenne cosa centra E. con la giornata di oggi?”
“Nulla, però è carino volevo dirtelo”
“ Potrei scrivere che stamattina in macchina mentre andavamo da A, abbiamo disquisito di altopiani, della differenza con le colline, dell’etimologia della parola “fossile”, di prefissi e suffissi, del faro più famoso del mondo…”
“Oppure puoi scrivere: i bambini appena arrivati hanno giocato con il cane…”
“Già povero cane…”
“Puoi dire che abbiamo giocato a biliardino e che io e tuo marito vi abbiamo battuti“
“Di un solo goal però…”
“O che abbiamo giocato a calcio con i grandi e gli adolescenti…”
“E io, mamma, non riuscivo a parare un cavolo…”
“Ma no che per essere un bambino che non ha mai giocato a calcio sei stato bravissimo”
“Io, Tizianeda, ho fatto un goal”
“E voi ragazze tredicenni, che non vi abbiamo visto per niente, cosa ci dite?”
“Abbiamo passeggiato, mangiato, scattato foto, respirato e scherzato…”
“Avete fatto poi arieggiare la stanza in cui vi siete tutti chiusi a chiacchierare? Non si poteva entrare…”
“Sì mamma abbiamo fatto arieggiare tranquilla…”
“Tizianeda, posso venire a cenare da voi appena arriviamo?”
“No G., mi spiace dobbiamo portarvi a casa”
“Ok… ma nemmeno 5 minuti …sai domani dovrò fare tantissimi compiti…”
“Temo proprio di no, tesoro …”
“Tizianeda…”
“Dimmi G”
“Cosa vuol dire “inetto”?”

Poi sono giunti a destinazione, hanno restituito gli amicidelcuore ai genitori e anche la famigliola stanca ma felice è ritornata nei suoi 90 mq. Tizianeda ha prima spiegato a G. cosa vuol dire inetto.

Tizianeda