maggio 2015 archive

Il giorno del Signorhopauradite Dentista

“Santo cielo novenne, ma quelle sono due carie!”. Questo ha detto Tizianeda al più piccolo di casa, che se avesse proferito “scateniamo l’inferno!” sarebbe stato uguale. Perché il novenne, prima di approdare nello studio del Signorhopauradite Dentista, per una settimana a Tizianeda ha parlato soltanto di carie. Ne ha parlato mentre lo accompagnava a scuola e al ritorno da scuola, durante i compiti, mentre camminavano per strada per qualsiasi altro motivo. Ne ha parlato la sera durante la cena e a letto in quei minuti solitamente rilassanti di chiacchiere e coccole prima del sonno. Ne ha parlato appena sveglio, mentre si vestiva, mentre pranzava, faceva la doccia, la cacca e la pipì. Poi il grande giorno è arrivato. Il giorno del Signorhopauradite Dentista.
E’ entrato con Tizianeda in una grande sala luminosa, con tante sedie disposte lungo il perimetro della stanza, con grandi poster pieni di foto agghiaccianti di denti marci che lui ha guardato a uno a uno, imperturbabile. C’erano una pianta e tante riviste di moda su un tavolo basso. C’erano sparsi ovunque e in bella mostra fogli esplicativi per gli appassionati di carie et similia. Il novenne li ha studiati tutti. Anche Tiziana su esortazione del novenne. Spera non la interroghi mai.
Poi è arrivato il loro turno. “Signora Tizianeda, prego!” “Ma devo entrare anche io?” “Sì signora, la prima volta sì”.
Così Tizianeda e il novenne sono entrati nella stanza del Signorhopauradite Dentista. Il ragazzino ha fatto millemila domande alla segretaria, millemila domande all’assistente paziente e millemila domande al dottore. Il Signorhopauradite Dentista, la sua assistente paziente e la segretaria hanno sempre risposto, non hanno mostrato segni di sfinimento e non hanno mai smesso di essere sorridenti. Hanno detto che le carie del novenne non sono due ma quattro e dovrà mettere un simpatico apparecchio. La cura inizierà tra due sedute, per dare il tempo a lui di ambientarsi e forse anche a loro.
Il novenne è uscito dallo studio soddisfatto. “Sai mamma, credo proprio che questo studio dentistico sia adatto a me!” “Anche io novenne lo penso”.
Le madri dopo il secondo incontro, non le fanno più entrare nella stanza del Signorhopauradite Dentista. Tizianeda aspetterà nella sala luminosa, fiduciosa. Magari leggerà qualche rivista patinata piena di signorine perfette e distanti che sembrano disdegnare gli incastri della vita e le complicazioni tenere di una carie.

Tizianeda

Dopo dieci anni

Rimandava di anno in anno, con un prima o poi, con lo farò l’estate prossima, con questa è l’ultima volta che, con un mi sento pronta ma. Poi di anni ne sono passati dieci e lei ogni estate si è ritrovata a indossare i soliti che la rassicuravano, la avvolgevano in quei punti lì, la coprivano da sguardi giudicanti tutti a osservarla (perché è così che si rappresentava il mondo fuori…). Non ascoltava i consigli dello Sposo, delle amiche tutte a dirle sei esagerata, del novenne che quella parte del suo corpo la trova bella e accogliente, della sorella saggia. Perché lei quella parte lì sulla spiaggia assolata e piena non voleva mostrarla, quella parte così cambiata e disegnata. Poi è successo che una mattina si è svegliata, che si è sentita ottimista e con la primavera dentro, che gli occhi giudicanti erano spariti ed era rimasta lei con il suo sguardo e basta, che era sabato, che era una giornata di sole, che probabilmente aveva dormito bene quella notte, che non era affetta da sindromi pre post durante che la trasformano in Maga Magò, nella strega di Biancaneve, nella matrigna di Cenerentola, in Voldemort, Sauron, nella Regina di Cuori che vuole tagliare la testa a tutti.
Così è uscita, ha passeggiato sulla via principale cittadina, senza fretta o ansia, guardandosi attorno. E’ uscita e sorrideva forse, anzi sorrideva sicuro. E’ entrata in tre negozi e poi ne ha scelto uno. Lo ha indossato nel camerino, ha guardato la sua pancia imperfetta con quei segni che oggi trova né belli né brutti, ma suoi, come un racconto intimo, come i disegni preistorici impressi nelle rocce, come la vita che accade e mentre accade lascia tracce, lascia parole scritte sulla pelle. E poi, poi dopo dieci anni ha acquistato il bikini provato davanti a uno specchio in cui si è guardata con attenzione e ha riletto la sua storia di questi ultimi dieci anni.
E basta. Fine della storia. Anzi no. Inizio della storia direi!
Un buon fine settimana a tutti, ma ancor di più a tutte voi!

Tizianeda

Cambiamenti

Ieri Tizianeda ha affrontato una di quelle imprese casalinghe che il solo pensiero incute terrore e scoramento, come a un asmatico la scalata dell’Everest, a un idrofobo un pacchetto omaggio di sedute di talassoterapia, a un bambino la parola “lavati”: ilcambiodellarmadio.
Ilcambiodellarmadio è il “metti la cera togli la cera” in versione “togli i vestiti invernali dall’armadio, metti i vestiti estivi nell’armadio” e ti senti Daniel Larusso con quella faccia vorreiesserealtrove. E anche se non hai il maestro Miyagi a farti cazziatoni per tutte le volte che ti distrai, c’è comunque il montarozzo informe da sistemare, di vestiti, gonne, pantaloni, giacche e giacchette sul letto che incute lo stesso timore reverenziale.
Eppure ieri, Tizianeda, mentre modificava gli assetti interni dell’armadio, mentre riponeva i vestiti leggeri tra grucce e cassetti, mentre selezionava gli abiti estivi e invernali che invece non avrebbe messo mai più, chiudendoli in due sacchetti, ha pensato che ilcambiodellarmadio, è qualcosa di più di una tediosa attività casalinga.
Ilcambiodellarmadio è la misura del cambiamento. Il tuo. Mentre selezioni i vestiti, questo sì questo no, mentre scarti la giacchetta bon ton, il pantalone colorato, la maglietta troppo accollata o la gonna di quella forma strana lì, prendi la misura di quello che sei oggi, di quello che non sei più, di quello che sei diventata. Non solo cambiamenti fisici, intendo, ma proprio interiori. Perché i vestiti in fondo un po’ ci rappresentano e quando non li indossiamo più è perché hanno smesso di farlo. Perché siamo cambiati o la percezione di noi stessi è cambiata o semplicemente perché quel capo lì lo abbiamo acquistato in un momento di distrazione cerebrale. E quando riponi nel sacchetto un abito, è il momento in cui ti dici “santo cielo questa Tizianeda qui, non c’è più” e la saluti senza troppi convenevoli. E’ un modo lievi di lasciarsi alle spalle il passato, quello che è andato e che non torna.
Ora ci sono due sacchetti pieni pieni in un angolo dei 90 mq. Lei li guarda sorridendo, li guarda con indulgenza. Sono cambiate tante cose in fondo in questi anni. Ora il sua armadio fluttua più leggero, proprio come si sente lei adesso.

 

Tizianeda

Risvegli creativi e un p.s. per tutti voi

La mattina risvegliare i minori è arduo, specie se i soggetti in questione hanno da sempre l’orologio biologico invertito, ché la sera sono affetti da logorrea compulsiva e la mattina da letargia semi-irreversibile. Così succede nei 90 mq con il novenne. Lo spirito di sopravvivenza ha sviluppato pertanto in Tizianeda metodi di risveglio creativi. Tutti ugualmente inefficaci.
Risveglio poetico:
“Novenne sveglia, su che è tardi … ok se non ti alzi ti declamo le poesie d’amore di Rilke e poi passo a Lorenzo Calogero …ve bene lo hai voluto tu …”
Risveglio del cantautore:
“Novenne sveglia, è tardissimo … ok se non ti alzi ti canto tutto il repertorio delle canzoni d’amore dei cantautori italiani … va bene lo hai voluto tu… inizio con De Andrè e “La canzone dell’amore perduto””
Risveglio ottimista:
“Novenne sveglia è tardissimo … dai fuori il sole splende nel cielo, gli uccellini cinguettano ed è una giornata bellissima, su su ché alla tua età devi essere felice agile e scattante, guarda che bella luce che entra … novenne cosa fai …non coprirti gli occhi con il cuscino …”
Risveglio lumacoso:
“Novenne sveglia è tardissimo … non smetto di sbaciucchiarti finché non mi dai un segno di vita … muovi almeno un piede… bravo ora la mano…”
Risveglio Disperate Housewife:
“Novenne ora basta è la tremilionesima volta che ti chiamo inizio a innervosirmi, è tardissimo …conto fino a tre, se poi non ti alzi ti sequestro tutti i giochi i giocattoli l’orologio i giornalini i libri …1, 2, 2 e ¼, 2 e 2/4 , 2 e ¾ , 2 e ¾ e mezzo …oh bravo ora da seduto devi metterti in piedi ma prima apri gli occhi…”
Risveglio karma contro:
“Novenne cosa fai lì in piedi vicino alla mia faccia…stavo dormendo…”
“Non ho sonno mamma”
“Ma oggi è domenica ed è prestissimo, torna nel tuo letto…”
“Lo sai mamma che la mattina per colpa della scuola ormai mi sveglio a quest’ora…”.

P.S.: Oggi il blog compie tre anni. Un bloghettino come dice qualcuno con affetto nei miei confronti e credo anche nei confronti del blog. Quando ho cliccato per la prima volta per postare, non sapevo se stavo facendo la cosa giusta e se questo gesto piccino piccino, mi avrebbe portato da qualche parte. Oggi posso dire che quel piccolo clic mandato in rete insieme al mio sostenitore nr. 1, ha messo i miei passi su una strada che mi piace ogni giorno di più. Fino alla realizzazione di uno spettacolo tratto dalle parole che galleggiano qui dal 12 maggio di tre anni fa.
Ma il blog è molto di più. E’ un’esperienza umana di sensazioni e sentimenti. Ho conosciuto molti di voi grazie ai racconti intimi di vita minuta. Mi avete tutti arricchita con il vostro affetto. A voi rimando il mio di affetto. E lo mando ai lettori sconosciuti e a chi passando lieve con fugaci messaggi mi regala pezzi della sua vita, superando pudori e barriere.
Un saluto allegrissimo a tutti!
P.p.s.: Se volete sapere di più dello spettacolo che si è tenuto per la prima volta sabato 9 maggio,qua il bellissimo articolo di Antonio, il ferroviere fuggito da Macondo.

Tizianeda

Un fine settimana di bellezza e una certa agitazione (ma da oggi)

E ne avevano proprio bisogno, i quattro della famigliola, di aria, spazi larghi e profumati, orizzonti da scrutare in profondità, sole e colori. Così in questo fine settimana un po’ più lungo degli altri sono stati un giorno in una località marina, una delle tante del loro sud suddissimo dalla bellezza irreale, come i luoghi che non esistono. Sono stati a casa di amici che da lì scendi su una spiaggia che il mare ha smangiucchiato paziente e irremovibile e ci sono rocce piatte inzuppate di alghe e sale che ci cammini sopra e ti bagni i piedi, che il cielo ti cade addosso, il sole fa sbrilluccicare le onde e si ritorna tutti un po’ bambini, forse per la salsedine che ti entra nei polmoni e nei pensieri. E i bambini, quelli veri, Tizianeda li ha visti scorrazzare liberi e felici, compreso il novenne che anarchico e indifferente allo stile come è, è rimasto in maglietta e mutande che tanto al mare di come è vestito non importa nulla.
Poi, visto che il sud suddissimo è multiforme, e oltre al mare tiene dentro il suo cuore montagne dalla bellezza polposa, domenica tutta la famigliola al completo, ha percorso strade tortuose per salire su su, più vicini a quel cielo dall’azzurro invadente, ospite ancora di amici. E percorrere quelle strade circondate di verde e colori, non è un semplice spostarsi per raggiungere una meta, è di più, è un’esperienza gioiosa dei sensi. Perché mentre sali ed entri nel fitto dell’Aspromonte, da un lato vedi il mare che da lì sembra una salitona blu e vedi il Vulcano poggiato sopra, che è gigantesco e bonario. Poi un po’ più in là, se il cielo e l’aria intorno vogliono, vedi le sagome silenziose di tante isole ed è un continuo dire: ooh, aah, che meraviglia, guardate. E poi ora che è primavera, a circondare la strada ondivaga che sale verso il cielo, a puntellare gli alberi e il verde, ci sono fiori di cui non sai il nome, almeno non di tutti, ma che ti assalgono di profumo e colori e giallo e viola e lilla e fucsia e spuntano dalle rocce, dall’erba alta della primavera, dal ciglio della strada, pendono dai rami e pensi davvero che la felicità è tutta lì, è in quegli attimi di bellezza che vorresti fermare.

Oggi invece si ricomincia, ognuno ai propri posti di combattimento. La settimana sarà piena di vite da incastrare, di pezzi da far combaciare e poi Tizianeda dovrà anche concentrarsi su una cosa tutta nuova che ha deciso di fare da un po’. Non da sola che le cose importanti è bello farle coinvolgendo chi ti piace. E’ un progetto intimamente legato a questo blog, alle parole che ci sono dentro e ai sentimenti e alle emozioni. E’ uno spettacolo, una perfomance, un reading, boh, Tizianeda non lo sa definire e un titolo vero, ora che ci pensa, non gliel’ha ancora dato. Sa che sarà sabato e sarà una prova, una specie di puntata zero. Sa che inizia a sentire una certa agitazione.

Buon inizio settimana e riempitevi i polmoni di bellezza ché poi gli incastri riescono meglio.

Tizianeda