agosto 2015 archive

La mamma vecchietta e i dolcetti bulgari

“Ciao Tizianeda, finalmente siete venuti a trovarci anche voi qui al mare…”
“Che fai mamma vecchietta, piangi? Piccina vieni qua”
“Sono vecchia, ormai mi commuovo facilmente”
“Ma no che vecchia, sei una bella bambina e poi ti commuovevi sempre anche quando eri giovane. Ti trovo bene, sei abbronzatissima. Tu come mi trovi?”
“Bene, un po’ ingrassata mi sembra, bella florida”
“Mmmmh … tu hai canoni di bellezza particolari mamma vecchietta, tipo Olivia di Braccio di Ferro”
“Dai stai benissimo, vieni che ti faccio mangiare un dolcetto che mi ha portato la mia amica Bulgara”
“Chi? La chirurga plastica che vive a Parigi, che ha quasi settanta anni ma ne dimostra quindici di meno, che ti manda le cartoline a Natale, ti invita sempre ad andare a trovarla, che nuota da dio e ama le coste Calabresi?”
“Sì lei, sono dolcetti particolari…non hai idea di quanto sono buoni”
“Non dovrei dopo quello che mi hai detto, ma lo voglio assaggiare questo dolcetto bulgaro”.
Così la mamma vecchietta prende da una mensola una scatolata esagonale di cartone lucido dai colori caramellosi. Dentro ci sono dei piccoli cubi d’ambra morbidi e trasparenti, alcuni ricoperti di zucchero a velo. Al loro interno, come un reperto archeologico perfettamente conservato, una nocciola croccante.
Tizianeda li guarda e ne sceglie uno tra i tanti, secondo la logica misteriosa dei golosi che pregustano prima ancora di gustare.
Le sensazioni sono molteplici perché all’inizio sente lo zucchero che lento si scioglie e si mischia agli umori della bocca. Poi inizia a masticare la consistenza liscia e appena gommosa del dolce. E mentre mastica e i sapori si mescolano e modificano, mentre affonda i denti e gli elementi differenti di cui è composto il dolce si fondono, mentre arriva a impossessarsi dell’anima croccante, si compie il prodigio dei sapori che creano immagini e sensazioni. Si compie con quella delizia in bocca che viene da lontano e che è figlia di un gesto gentile di una donna verso un’altra donna, di un desiderio di condivisione gioiosa di sapori che appartengono alla memoria antica, un desiderio di raccontare quell’intima fugace felicità che passa attraverso i sensi.
E così mentre succede questa alchimia in bocca che accende le cellule sinaptiche del cervello, Tizianeda vede Narnia, i disegni colorati nell’enciclopedia per ragazzi di sua nonna Bianca, la libreria in cui l’enciclopedia era riposta e la stanza – che è piccola ma nel ricordo dell’infanzia grandissima – in cui la libreria sonnecchiava nei pomeriggi in penombra. Vede la giostra kitsch con le lucine e la musica che gira e gira e con lei i cavalli, le aste, il pavimento tondo e il tetto a punta rosso. Un orologio a pendolo fermo da tempo immemore, le credenze, i bauli, gli interni delle case antiche con i soffitti alti e macchiati di umido, l’odore del tempo, immagini sfocate, lei bambina con i suoi fratelli bambini.
Poi ha ingoiato e l’incanto è svanito. Tizianeda ancora si chiede di quali sostanze allucinogene fosse composto il dolcetto. Spera tanto che nella scatola colorata della mamma vecchietta, ne sia rimasto ancora qualcuno.

dolcetti bulgari

Tizianeda

Ma sei proprio sicuro, sicuro?

– Santo cielo Sposo Errante, perché mi fissi in quel modo strano? Ho capito a cosa stai pensando…che sono ingrassata, ammettilo! Sono ingrassata?
– Sì Tizianeda, in effetti…
– Ma come!? Veramente? È la prima volta che lo confessi…lo sapevo, ho mangiato troppo in queste due settimane montanare… avrò messo almeno tre chili…me li sento tutti, ma perché, perché me lo hai detto?!
– Tizianeda vedi che stavo scherzando…
– Non c’è proprio niente da ridere, santo cielo! Non si scherza con le donne su queste cose. Al massimo si mente spudoratamente …
– Che faccia che hai fatto, mamma mia. Dai vieni qui, stai benissimo.
– Uff…ancora mi devo riprendere, non lo fare mai più. Ma sei proprio sicuro sicuro che non sono ingrassata?

Tizianeda non è proprio sicura sicura di non essere ingrassata in questi giorni estivi anarchico-culinari. E non è proprio sicura sicura che lo Sposo Errante stesse scherzando o ha preferito una salvifica bugia per istinto di sopravvivenza. Ha così deciso di non approfondire, per preservare l’armonia familiare e il suo equilibrio psico-fisico. Comunque, vista la definitiva discesa dai monti della famigliola, da oggi ha ripreso le sue passeggiate a passo svelto e solitarie con il mare accanto.

Tizianeda

In questi giorni montanari, la famigliola

La famigliola è approdata da un po’ nella casetta montanare dove gode per qualche settimana di agosto del vuoto estivo. Ecco cosa Tizianeda più o meno fa (e non solo lei):
. dormire
. mangiare e bere
. camminare veloce in compagnia
. camminare veloce da sola, perché se è bello chiacchierare e camminare in compagnia, dietro l’angolo c’è sempre l’urgenza della solitudine
. mangiare e bere
. pensare: appena finisco di mangiare e bere inizio una dieta disintossicante
. continuare a mangiare e bere
. cazzeggiare e ridere con la compagnia montanara con cui mangi e bevi
. arrivare sulla cima della montagna guardare il cielo e ritornare giù
. l’a.m.f.p.
. il novenne con il suo cappello giallo di paglia che lo tele-trasporta nel suo mondo parallelo
. avere più tempo per osservare
. avere più tempo per pensare
. dilatare i sensi
. fare un uso dissennato di WhatsApp
. mangiare Nutella censurando i sensi di colpa
. dimenticarsi un po’ dei figli che scorrazzano in giro
. mangiare e bere
. cercare di non pensare al momento del rientro
. pensare al momento del rientro
. mangiare e bere

Tizianeda

Attraversate ridendo la terra capovolta

Giovedì sera Tizianeda era in un luogo incantato del suo sud suddissimo: Ecolandia. Uno di quei posti sospesi tra nuvole e tetti. Un luogo che da lì vedi l’orizzonte lontano, un luogo che il vento, quando arriva, solleva le gonne e si infila tra i capelli e tra la pelle e le stoffe leggere. Che ci sono mura spesse ma nessuna ti rinchiude. Che ci cammini sopra e pensi: prima o poi arrivo in un punto e inciampo nel cielo. Che ti viene voglia di chiudere gli occhi e stare lì ferma ad ascoltare lo spazio intorno. Un luogo aperto che evoca possibilità e libertà. Ecco un posto così. Un posto da funamboli.
In questo posto qui Tizianeda e la donna con gli occhi da aliena e i capelli color della terra, Eleonora, hanno portato il loro spettacolo costruito attorno alle storie contenute dentro questo blog. Che proprio “spettacolo” a Tizianeda non piace definirlo, ché è più un viaggio lieve dentro la vita minuta e le complicanze del sentire. “Ho attraversato ridendo la terra capovolta”, questo è il suo nome, ché il sorriso è un regale potente per sé e per gli altri, è un amuleto per affrontare il mondo fuori e preservare dalle insidie della vita, la bellezza dei mondi dentro.
E quando Tizianeda pensa a questo approdo magico e creativo che è partito tre anni fa con questo blog, quasi non si capacita dallo stupore. Lei che è passata tra le crepe di un muro, da un bosco buio, da un buco nella rete, da un passaggio segreto, da una porta magica sussurrandosi “abracadabra”. Lei che non si è arresa, che ha ascoltato molti consigli e non ha ascoltato chi la scoraggiava (tiè), che si è fatta trasportare dall’affetto che le ha gonfiato le vele facendola navigare tranquilla, che ha incontrato volti e storie che l’hanno ispirata, arricchita, fatta crescere, amplificato lo sguardo e reso più profondi i pensieri. Lei cha ha la sua famigliola, ché come farebbe altrimenti senza un luogo del ritorno. Lei che ha fatto un salto e non sa se ancora è atterrata. Lei che ha cercato chi potesse ornare questa avventura, rendendola più colorata e ispirata. Lei che non è mai stata sola in questo strambo navigare nella terra capovolta. Lei che ha capito che se il mondo dentro e quello fuori non coincidono, si diventa cupi e tristi.
E ora, mentre faccio un inchino a voi, che date un senso a questo mio viaggiare, vi dico di allinearli i vostri pianeti dentro, di non avere paura, di cercare persone ispirate e propositive, di cercare la bellezza ovunque allontanandovi da schemi imposti e preconfezionati da altri, da pregiudizi e pensieri rancorosi.

Non mi resta, dunque, che mandare il mio saluto allegro a tutti voi. E attraversate ridendo la terra capovolta!

Tizianeda

Ritorni

Ciao, voi due che siete tornati nei 90 mq.
Ciao ragazza, che sei stata per quindici giorni in quel paese altro e il tuo aereo, quando sembravi a un passo da casa, ha ritardato cinque ore e tu insieme agli altri, sulla pista dentro quell’affare volante chiusa e in attesa, nella città più bella e forse incasinata del mondo. E pensavo di vederti scendere sfatta come tutti gli altri passeggeri e invece sei spuntata fiera e baldanzosa come solo la giovinezza sa, muovendoti verso la folla di parenti e amici in attesa come me, dentro il vociare da sud suddissimo. E ti ho guardata ché erano 15 giorni che non lo facevo con il tuo sorriso colorato e ti ho abbracciata e annusata. “Mamma che fai piangi?” “Io? Cosa dici? No assolutamente…”. E’ l’amore, che è salato e scorre liquido e caldo dentro, che va tenuto nascosto, che vuole pudore, lo so, come le cose preziose e solo tue, anche se a volte trabocca e non lo puoi contenere. E poi è stato un tumulto di parole, che solitamente sei così silenziosa. Ed è stato bello sentire il fluire di ricordi fioriti e freschi. Sentire che la lontananza da casa è un saltello lieve per te, che sai che c’è sempre un posto dove tornare, come un pensiero potente, un amuleto segreto della forza. Come Itaca “che ti ha regalato il viaggio”.

E ciao, ragazzino, che sei tornato e non ti sentivo e vedevo da sette giorni, tu che eri tra boschi e riti e regole e giochi e ragazzini come te per la prima volta lontani da casa per tutto questo tempo. E siamo venuti, tutta la famigliola, a raggiungerti e riportarti a casa, ché era l’ultimo giorno del tuo campo scout. E ci sei corso incontro con il tuo sorriso che spiazza e innamora e hai abbracciato tua sorella di quell’abbraccio unico, che tu sai fare, che è un trasporto di corpo e di cuore. E vi siete allontanati a chiacchierare delle vostre cose di fratellanza. Ed è stato bello guardarvi allontanare, sfiorandovi e ondeggiando sotto gli alberi giganti, come un’immagine preziosa da conservare, che rinfresca il respiro e riposa i pensieri.

E poi tutti ancora casa e delirio quotidiano e bucati e attese di racconti che spuntano improvvisi e distratti e allegri.

Tizianeda