La mamma vecchietta e i dolcetti bulgari

“Ciao Tizianeda, finalmente siete venuti a trovarci anche voi qui al mare…”
“Che fai mamma vecchietta, piangi? Piccina vieni qua”
“Sono vecchia, ormai mi commuovo facilmente”
“Ma no che vecchia, sei una bella bambina e poi ti commuovevi sempre anche quando eri giovane. Ti trovo bene, sei abbronzatissima. Tu come mi trovi?”
“Bene, un po’ ingrassata mi sembra, bella florida”
“Mmmmh … tu hai canoni di bellezza particolari mamma vecchietta, tipo Olivia di Braccio di Ferro”
“Dai stai benissimo, vieni che ti faccio mangiare un dolcetto che mi ha portato la mia amica Bulgara”
“Chi? La chirurga plastica che vive a Parigi, che ha quasi settanta anni ma ne dimostra quindici di meno, che ti manda le cartoline a Natale, ti invita sempre ad andare a trovarla, che nuota da dio e ama le coste Calabresi?”
“Sì lei, sono dolcetti particolari…non hai idea di quanto sono buoni”
“Non dovrei dopo quello che mi hai detto, ma lo voglio assaggiare questo dolcetto bulgaro”.
Così la mamma vecchietta prende da una mensola una scatolata esagonale di cartone lucido dai colori caramellosi. Dentro ci sono dei piccoli cubi d’ambra morbidi e trasparenti, alcuni ricoperti di zucchero a velo. Al loro interno, come un reperto archeologico perfettamente conservato, una nocciola croccante.
Tizianeda li guarda e ne sceglie uno tra i tanti, secondo la logica misteriosa dei golosi che pregustano prima ancora di gustare.
Le sensazioni sono molteplici perché all’inizio sente lo zucchero che lento si scioglie e si mischia agli umori della bocca. Poi inizia a masticare la consistenza liscia e appena gommosa del dolce. E mentre mastica e i sapori si mescolano e modificano, mentre affonda i denti e gli elementi differenti di cui è composto il dolce si fondono, mentre arriva a impossessarsi dell’anima croccante, si compie il prodigio dei sapori che creano immagini e sensazioni. Si compie con quella delizia in bocca che viene da lontano e che è figlia di un gesto gentile di una donna verso un’altra donna, di un desiderio di condivisione gioiosa di sapori che appartengono alla memoria antica, un desiderio di raccontare quell’intima fugace felicità che passa attraverso i sensi.
E così mentre succede questa alchimia in bocca che accende le cellule sinaptiche del cervello, Tizianeda vede Narnia, i disegni colorati nell’enciclopedia per ragazzi di sua nonna Bianca, la libreria in cui l’enciclopedia era riposta e la stanza – che è piccola ma nel ricordo dell’infanzia grandissima – in cui la libreria sonnecchiava nei pomeriggi in penombra. Vede la giostra kitsch con le lucine e la musica che gira e gira e con lei i cavalli, le aste, il pavimento tondo e il tetto a punta rosso. Un orologio a pendolo fermo da tempo immemore, le credenze, i bauli, gli interni delle case antiche con i soffitti alti e macchiati di umido, l’odore del tempo, immagini sfocate, lei bambina con i suoi fratelli bambini.
Poi ha ingoiato e l’incanto è svanito. Tizianeda ancora si chiede di quali sostanze allucinogene fosse composto il dolcetto. Spera tanto che nella scatola colorata della mamma vecchietta, ne sia rimasto ancora qualcuno.

dolcetti bulgari

Tizianeda

2 thoughts on “La mamma vecchietta e i dolcetti bulgari”

  1. Aruta ha detto:

    Turkish delights … li portava sempre mia sorella ai miei … ora capisco perché gli piacevano tanto … !!!
    Baci Tizianeda

  2. tizianeda ha detto:

    Ciao Aruta!! Ne è rimasto qualcuno…se passi te li offro … non ho responsabilità sugli effetti peró 😉. Tanti baci a te

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