settembre 2015 archive

La movidagiustoognitanto

Il corpo danza e si innamora. La musica avvolge il corpo, entra nei tessuti, supera le resistenze dell’anima, la consistenza densa dei pensieri. Il corpo danza, abbandona il mondo fuori, si trasforma, scioglie il tempo e lo spazio. Racconta parole senza peso. Vibra con millemila battiti del cuore, con il sangue che diventa torrente. Lascia scivolare le energie represse, disegna attimi di felicità su ogni pezzo di pelle, come un tatuaggio totemico.

Tutto questo per dirvi che sabato sera Tizianeda, insieme ad altri entusiasti della movidagiustoognitanto – che è quella di chi ormai non è proprio giovanissimo, ha figli, si deve organizzare e deve interfacciarsi con un fisico con capacità di ripresa un po’ più lenti rispetto a qualche anno fa – ha ballato fino a tardi. C’era anche lo Sposo Errante. Anche lui ha danzato molto più dei suoi tempi standard, che si aggirano a circa 10 minuti totali.
Si è divertita. Tantissimo. Perché ballare, mangiare, bere in compagnia le fa venire la ridarola, come quando era ragazza.
Oggi, invece si è interfacciata con il suo fisico che le ha chiesto cosa diavolo ha combinato per ridurlo così.
Tizianeda, ha omesso qualche dettaglio e gli ha detto di portarle pazienza, che ha riso tanto dentro e fuori ed è stato bello vedere che non era la sola a farlo.

E quindi un buon inizio settimana a tutti voi e ballate con chi vi va. Anche da soli.

Tizianeda

Ma non posso

Peccato! Avrei voluto raccontarvi cosa è successo a Tizianeda mercoledì pomeriggio, ma non posso.
Non posso raccontarvi perché, mentre si trovava in palestra con il novenne per il suo primo giorno di scuola di scherma, lo ha dovuto lasciare lì per correre a casa, dove c’era una tredicenne spaventata e dei nonni nella casa accanto che non sapevano esattamente cosa fare.
Non potrà raccontarvi del perché ha chiamato i Vigili del Fuoco, mentre correva (vabbè si fa per dire) in macchina verso i 90 mq, di quanto è bello ed enorme il camioncino dei vigili tutto rosso con la scala che si allunga verso il cielo mentre lo guardi dall’alto. Non potrà raccontarvi del fumo che proveniva da una abitazione X, del vicino di casa a torso nudo per le scale, di quanto sia figo un Vigile con il respiratore che se chiudi gli occhi ti sembra di avere accanto il cattivone Dart Fener di Guerre Stellari che ti alita vicino e vorresti tanto avere la spada luminosa di Obi-Wan Kenobi.
E’ che a volte i condomini sono luoghi avventurosi e surreali come nei film di Almodovar e i vicini di casa un mondo da osservare, ma se ti intimano di non raccontare casa loro e quello che è successo nei dettagli, non lo puoi proprio fare.
Peccato!

Tizianeda

Se la tristezza mi vuole abitare

Ieri Tizianeda è andata al cinema con i suoi fratelli e la prole. Proiettavano un film animato che si intitola “Inside out”, che parla delle emozioni che tutti noi proviamo. Tra queste la tristezza, che nel mondo magico dei cartoni ha la forma di una ragazzina dall’aria sfigata, introversa, timida e ovviamente te ne innamori subito. Non vi parlerà del film che rivaluta questa emozione qui, in una società in cui tutti ci sforziamo di apparire sempre felici e gaudenti. Così in onore della nerdissima tristezza vi lancio una filastrocca. E chiedo perdono a chi le filastrocche le scrive veramente. Questa è solo un gioco.

Se la tristezza mi vuole abitare
Io sarò qui a lasciarla fare
Ché la tristezza la voglio abbracciare
Per imparare a consolare
Se la ricopro di delicatezza
Lieve sarà, una carezza
Lenta cammina nel mondo che va
Lo riconosce, lo sente, lo sa
E se per strada la gioia lei incontra
La prende per mano, le apre una porta
Così la gioia si porta nel cuore
Quel po’ di tristezza che cambia l’umore
Perché la gioia senza tristezza
Non può provare la tenerezza.

Un saluto allegro a tutti voi. E buon inizio settimana!

Tizianeda

Sarà tutta colpa del gender

Una ragazzina di sedici anni, Juno (Giunone), fa l’amore con un coetaneo, una volta sola. Rimane incinta. Da qui parte la storia. “Juno” è un film, di qualche anno fa, visto in televisione in presenza di un novenne totalmente assorto nei suoi pensieri e una tredicenne apparentemente assorta in altro. Il film è intelligente, ironico, cinico, tenero, ribalda stereotipi e ti fa pensare. Specie se hai figli adolescenti o che lo diventeranno a breve. Specie se sai che parlare di sesso e sessualità con dei ragazzini in ricorsa dentro la vita, potrebbe avere lo stesso effetto di una fastidiosa eruzione cutanea. E mi chiedo cosa sappiano del sesso e della sessualità i nostri ragazzini, come vivono i loro corpi in divenire, insieme ai pensieri e allo sguardo sul mondo fuori. Se ne parlano tra di loro oppure no. Con i genitori non lo fanno e spesso ogni tentativo da parte dell’adulto teoricamente esperto, diventa un sforzo goffo che finisce subito con una frase del tipo : “non ne voglio parlare, grazie”. Con sollievo, in fondo, di entrambi.
Perché un genitore è geneticamente incapace a farlo, almeno una buona parte dei genitori. Noi che siamo campioni di cambio canale in televisione, al primo sospetto di strusciamento corporeo. Che deglutiamo in silenzio in preda all’imbarazzo, guardando di sbieco le reazioni dei figli, quando i dialoghi in un film si fanno espliciti. E sarebbe un gran sollievo per tutti se a scuola si introducesse l’educazione sessuale tra le materie da insegnare. Ché il corpo e i suoi meccanismi biologici ed emotivi dovrebbero essere un argomento da trattare non con fatica, ma con gioia e stupore, perché da lì, dalla conoscenza serena, dalla consapevolezza di quello che siamo, di come funzioniamo, impariamo il rispetto, impariamo ad amarci e ad amare. Mi chiedo se mia figlia abbia cognizioni distorte sulla procreazione e annessi e connessi, come l’avevo io alla sua età e anche dopo. Io che pensavo che il preservativo fosse una polverina tipo il cicatrene e che incinta si potesse restare con un bacio, ma proprio un bacetto. Un po’ come credere che un bambino nella pancia arriva con il pensiero o il teletrasporto. Come ho dipanato le mie ignoranze non lo ricordo. Io irrimediabile bacchettona. Forse grazie a qualche compagna più sgamata. Che il cielo benedica le compagne più sgamate. So che molti pregiudizi e stereotipi, che nascono dall’ignoranza e dal silenzio imposto dall’educazione, li ho lasciati andare dopo molto tempo e con fatica.
So che i tentativi criminali, in Italia, di impedire progetti volti a insegnare il rispetto, le regole del corpo, la bellezza della diversità, fanno un gran male ai nostri ragazzi. So che l’istigazione a paure irrazionali, attraverso la menzogna reiterata, attraverso la formulazioni di teorie inesistenti che solcano e corrompono i pensieri degli adulti, affossano le possibilità di volo dei nostri figli. Che imbrigliare il sesso e la sessualità dentro concetti affatto scientifici e dogmi, nega i meccanismi meravigliosi del corpo, nega ai nostri ragazzi la loro stessa identità. L’educazione sessuale non insegna solo la meccanica del sesso, come si vuole far credere attraverso la invenzione di una fantasiosa “teoria del gender”, che profetizza scene apocalittiche (e mi chiedo quale mente deviata possa aver inventato una roba del genere). Chi ha uno sguardo così povero di significati, dovrebbe porsi qualche domanda, interrogarsi, guardarsi dentro. L’educazione sessuale è molto di più. Il corpo è molto di più. Le vite dei nostri ragazzi valgono molto di più.

p.s.: solo per dire, che benché sia una irrimediabile bacchettona, sono riuscita a scrivere la parola “sesso” una quantità innumerevole di volte in questo post. E’ decisamente una rivoluzione. Sarà tutta colpa del gender.

Tizianeda

Se rinasco

Se rinasco, rinascerò donna.
Se rinasco rivoglio questo corpo, con le morbidezze madri delle donne.
Più alta, se possibile.
Oppure se rinasco con questa altezza qui, mi basterebbe un mondo rinato con le cose messe in basso.
Se rinasco, rivoglio tutto quello che fa una donna.
Ridere, per esempio. In quel modo che il corpo vibra, in quel modo che si spargono segreti che concimano di leggerezza la terra.
Se rinasco, rinascerò con le sindromi pre, durante e post. Quelle che incutono terrore a tutti, ma non alle donne.
Se rinasco mi riprenderò l’emotività oscillante delle donne e il diritto di cambiare idea in pochi secondi. Il diritto di piangere per un motivo, nascondendone mille altri.
Rinascerò donna, perché non mi piace giocare facile.
Se rinasco, rinascerò donna per parlare degli uomini con le altre donne, perlopiù male, perlopiù amandoli di un amore tenero.
Rinascerò per riavere un corpo che sa fare spazio ai corpi in divenire, per condividere parti vive di me, essere pane che si spezza con le mani.
Se rinasco farò gli stessi sbagli forse, ma sarò più clemente e mi saprò perdonare.
Se rinasco mi amerò da subito, senza perdere tempo, senza dover aspettare.
Se rinasco mi osserverò allo specchio per trovare la saggezza di una vita già vissuta, diventandomi figlia.
Se rinasco cercherò chi ho amato quando ero un’altra me. Li troverà la nostalgia. O mi riconosceranno loro, in qualche modo.
Cercherò i miei figli e li osserverò da lontano, se rinasco, per non spaventarli.
Se rinasco mi porterò gli incontri femmina, i riti, i linguaggi, i lanci e gli slanci, gli inni di libertà e le liberazioni, le confidenze, le mani, gli occhi, l’incedere dei passi, la birra, la sfrontatezza sorridente, il ritrovarsi, il capirsi, il non giudicarsi, l’accogliersi, i silenzi e le parole. Li porterò con me, dentro una valigia leggera.
Se poi rinasco uomo, mi toccherà improvvisare.

Tizianeda

Nel punto giusto del buio

“Ciao zia Tizianeda”
“Ciao nipotina”
“Il novenne dov’è?”
“Tuo cugino coetaneo? Sta ancora dormendo. Vai nella sua stanza, sono le otto e trenta, puoi svegliarlo … fallo con dolcezza mi raccomando”
“Sì zia, non ti preoccupare”
Così è entrata in punta di piedi nella stanza del cugino. E’ entrata con il suo passo lieve e i capelli a molla. E’ entrata concentrata, come sanno essere i bambini quando hanno una missione importantissima da svolgere. Il cugino dal par suo dormiva, come se fosse notte fonda, come se il mondo fuori fosse un’illusione per gente sciocca, come se i sogni lo proteggessero con il loro scudo amorevole.
Tizianeda l’ha seguita, perché ha pensato che ci sono gesti fugaci e teneri, che non assistervi sarebbe un peccato. Come perdersi la visione di una stella cadente, mentre guardi nel punto sbagliato del buio. Una stella cadente di quelle che ti sembra di sentirla sfrigolare e punti il dito per evidenziare quel momento misteriosamente felice.
La cugina lo ha chiamato piano avvicinandosi appena. La sua voce ha avuto il potere di infrangere lo scudo protettivo, di far arrivare il giorno anche per il novenne e ricomporre il mondo fuori. Il cugino ha aperto gli occhi che si sono fermati per un attimo sulla visione della cugina immobile e in attesa. Un attimo, il tempo per lui di capire, di sorridere per la sorpresa, di pronunciare impastato di sonno il nome di lei, di sedersi in silenzio sul letto, di alzarsi, di dire “vieni”, di vedere la cugina seguirlo soddisfatta e vicina.
Tizianeda è stata tutto il tempo lì a guardare la perfezione inconsapevole dei gesti, la loro bellezza innocente, la delicatezza dei vincoli affettuosi.
E non importa se poi la giornata ha iniziato a filare faticosa e nevrotica. Tizianeda si sentiva come se avesse visto millemila scie luminose quella mattina e non ha avuto bisogno di esprimere desideri.

Tizianeda