novembre 2015 archive

Ti regalo

Ti regalo un’altalena per quando il mondo oscilla e un lieto fine per le giornate da risolvere.
Ti regalo la solitudine dell’orizzonte, dove ritrovarti nelle ore chiassose e le onde placide del mare quando i pensieri si fanno contorti e confusi.
Ti regalo un passo deciso, per allontanarti da chi rimesta i tuoi pensieri e un passo lento che ti farà soffermare dilatandoti lo sguardo.
Ti regalo la strada da percorrere e il viaggio, da inventare.
Ti regalo una stanza nascosta del mio cuore che non saprai, perché questo amore non diventi catena.
Ti ho regalato il mio sorriso che porti in giro ormai da dieci anni, mio bel ragazzo e l’innocenza dentro gli occhi, che mi appartiene e che ti lascio.
Ti regalo desideri sotto il cuscino e una valigia spaziosa per ripiegarli e così andare.
Ti regalo le lucciole in un barattolo di vetro. Le porterai nel bosco. E ti regalo la gioia di vedere la luce danzare nella notte, quando le libererai.
Ti regalo un qui e un ora e nessuna fretta di sapere come andrà a finire.
Ti regalo la tenerezza delle donne, che tu ami da sempre di un amore grato.
Ti regalo questi piccoli pezzi di parole come un mantello da indossare, cucito con i miei silenzi.
Dieci è un numero speciale. Ha quell’uno da cui ripartire e lo zero che si fa importante, che segna il giro di boa della tua infanzia.

Buon compleanno mio bizzarro e dolce Domenico, da questo cuore di mamma, matto come l’amore.

Tizianeda

La giornatasantocielo, il libro e le chitarre

E insomma la giornata è andata così.
Nel tardo pomeriggio Tizianeda, è stata in un posto accogliente che si chiama “Circolo Culturale Guglielmo Calarco”, per parlare di un libro: “La favola di Syd”. Lo aveva già fatto in un altro posto, un po’ di mesi fa. Un giorno la Donna con i capelli arancioni le ha detto ”presenti “La favola di Syd”?”e lei le aveva risposto ”Sì, mi hai convinto lo presento”.
Poi glielo ha riproposto, perché l’uomo che lo ha scritto voleva ritornare nel sud suddissimo e Tizianeda le ha detto ancora “Sì mi hai convinto lo ripresentiamo”. E così prima di approdare nel circolo dove c’era Angela ad accoglierle, Tizianeda che sarebbe voluta arrivare rilassata e riposata, ha avuto una giornatasantocielo. Perché quando il gioco si fa duro, la giornatasantocielo è lì che ti aspetta. Così ha lavorato, corso, incastrato, accompagnato, riportato a casa, affrontato la mamma vecchietta, le tristi carte, i dubbi esistenziali. Poi è arrivato il momento di prepararsi ché si era fatto tardissimo. Ha indossato un vestito rosso, ha avuto l’approvazione dei suoi severi fashion stylist personali, il novenne e a tredicenne. La tredicenne ha detto “bel vestito, mamma, mi piaci”. Il novenne le ha detto “mamma stai molto bene” e poi le ha detto anche “il rosso è proprio il tuo colore” e ha messo il pollice verso l’alto e le ha sorriso e Tizianeda si è sentita molto bella. Poi, visto che era tardissimo, ha fatto una cosa che i guru della cosmesi considerano abominevole ed eretico, come un vegano la carne, un pesce l’aria, un bambino i broccoli. Si è spalmata la crema idratante in faccia, anche se aveva il fard sulle guance dalla mattina. E poiché era tardissimo, visto che aveva lo smalto bordeaux sulle unghie un tantino smangiucchiato sulle punte, anche se avrebbe dovuto fare un lavoro di acetone e ripasso come le signore dabbene, ha invece tagliato le punte, facendo peraltro un ottimo lavoro.
Poi al circolo è riuscita ad arrivare tutta intera, la stanchezza le è passata ed è stata una serata divertente. Almeno Tizianeda si è divertita a parlare del libro e a tirare fuori tutte quelle cose che sono anche dentro la vita, tipo l’amore per qualcuno o per il mondo fuori. E c’erano Angela, la Donna con i capelli arancioni, Antonello che ha scritto il libro, ragazzi entusiasti, la musica, le immagini, Maria che ha recitato dei brani , tanti signori e signore e due chitarre elettriche messe su due trespoli, che aveva portato un signore, così, per entusiasmo. Perché il Syd del libro è anche Syd Barret dei Pink Floyd. Poi quando si è finito di parlare e commentare e la gente sembrava contenta e Tizianeda ancora più di loro, lei e la Donna con i capelli arancioni, hanno preso le chitarre elettriche e hanno finto di essere due rock star, facendosi fare duemila foto. Anche se forse in un circolo culturale questo non si fa. Poi, Tizianeda ha salutato e ringraziato e baciato un po’ tutti ed è andata via. Perché anche le rock star a un certo punto vogliono tornare a casa, indossare un pigiama poco rock, i calzettoni e sentire che la giornatasantocielo è terminata.

Tizianeda

Le chiavi nel cruscotto e il male vero

“Sposo Errante, oggi pomeriggio mentre ero a teatro con il novenne, è successa una cosa bellissima, meravigliosa, incredibile, che ti fa sperare nell’umanità, ecc.ecc. …”
“Cosa Tizianeda?”
“Pensa, ho dimenticato le chiavi della macchina nel cruscotto, cioè proprio lì nella toppa e nessuno l’ha rubata!”
“…”
“Ma che fai non dici niente? Perché scuoti la testa, dove vai? La macchina era anche parcheggiata in una strada illuminata, poteva passare chiunque e prendersela, ma niente, l’hanno lasciata lì!”.
Tizianeda, ha il sospetto che lo sposo non abbia interpretato la situazione proprio come lei e forse si è preoccupato giusto un po’ per questa compagna che istiga al furto della sua autovettura e che dimentica di compiere gesti elementari, come staccare la chiave dal cruscotto della macchina, azionare l’antifurto e infilare l’oggetto nella borsa. Ma ve l’ho detto, ultimamente Tizianeda esercita la dimenticanza un po’ più del solito, che preoccupa il lucido Sposo errante.
La chiave nel cruscotto, Tizianeda, non l’aveva mai lasciata per così tanto tempo. Al massimo qualche minuto per poi tornare subito indietro sui suoi passi e così recuperarla. Saranno stati i discorsi lungo il tragitto con il novenne che l’hanno resa più assorta. Ché si è parlato di Don Chisciotte e del suo modo stralunato di percorrere le strade del mondo. Dei mulini a vento scambiati per mostri e il ragazzino le ha chiesto se contro “il male vero” ogni tanto, Don Chisciotte, combatteva. Tizianeda gli ha risposto che no, il male vero, quello che stravolge la tua vita, non lo incontrava mai, o forse era proprio il suo modo di essere così visionario e innocente che teneva lontano il male vero, spiazzandolo e disorientandolo, o semplicemente sfidandolo.
Perché a volte, quando il male vero arriva da qualche parte – e lui prima o poi arriva sempre da qualche parte – a infettare la bellezza ordinaria della vita e tu sai che c’è, anche se è lontano, l’unico modo per sfidarlo, l’unico modo per non arrenderti alla visione di tenebra che lui vuole iniettarti negli occhi e con cui vuole intossicarti i pensieri, l’unico modo è mantenere uno sguardo lucido e innocente. L’unico modo è quello di continuare ad attraversare la vita vibrando, l’unico modo è conservare quel po’ di grazia che ci salva. Conservare un ti voglio bene, un grazie, un prego, un per favore. Conservare un abbraccio, un sorriso, conservare le mani. Conservare il silenzio, la solitudine, conservare la libertà dei bambini. Conservare lo stupore, conservare uno sguardo che vede nel punto esatto di cosa o di chi. L’unico modo è avere passi, che  salgono sopra al male vero confondendolo, perché lo sentono incomprensibile ed estraneo, pur vedendolo in tutta la sua distanza mostruosa.
Forse è questo l’unico modo, o forse no, in fondo Tizianeda non ha risposte da lanciare in faccia, come la torta di un clown, al male vero.
Però sa che ieri pomeriggio, al teatro ha assistito a due spettacoli. Quello sul palco e quello dei bambini. E lì dentro, il male vero per un po’ è davvero ma davvero rimasto fuori, perché non invitato alla festa, come le streghe cattive delle fiabe. E forse per questo, ieri pomeriggio, nessuno ha osato rubare a Tizianeda l’auto, parcheggiata con le chiavi nel cruscotto, su una strada illuminata.

Tizianeda

Il comodino c’est moi

Sul comodino, che mi sta vicino, quello che accompagna il respiro del sonno e guarda fermo i sogni della notte, c’è una catasta di libri. Disordinata, senza una logica o una spiegazione. Ci sono fogli sparsi macchiati di parole, da ripescare nel momento del bisogno. Parole appoggiate una sull’altra in frasi brevi e musicali, come organetti antichi, come colonne oscillanti a un attimo dal crollo. Poesie, frasi, versi trovati, stampati, poggiati lì sul comodino, a ispirare il sonno. Ci sono anche disegni di bambini volanti, per arieggiare i sogni e renderli lievi, facilitare il risveglio e il buon umore. Sul comodino c’è il diario della pittrice messicana, pieno di colori e dolori. Se lo apro ti assalgono, ti ricoprono, ti raccontano bisbigliando. Per questo non lo leggo più da un po’. Però è lì che dorme insieme a me, che regalo a Frida i miei sorrisi intimi di donna, a lei che non aspetta baci e principi.
Sul comodino c’è il libro di un sociologo che scompone l’amore, come un medico legale sul letto di un obitorio. I sociologi non dovrebbero parlare d’amore. Meglio i poeti, che non usano bisturi riducendolo a brandelli. Meglio i poeti che sentono, senza toccare e possedere. Sul comodino c’è una matita rosa e una viola. Ogni tanto scompaiono, tra le pagine e le parole. C’è polvere sul comodino, tra gli spazi vuoti. Sul comodino, ci sono i miei collant neri, poggiati a caso. A ricordare una giornata densa, della quali mi sono spogliata, almeno per un po’. C’è il mio cellulare spento, con una custodia fucsia. Riposa anche lui. Lo guardo e penso che me ne dovrei liberare. Ma non lo faccio mai. Sul comodino ci sono i pensieri, da sistemare durante il sonno, da tenere quieti. Sul comodino ci sono io che sono parole, silenzi, polvere, colori, fogli sparsi, storie da dire, un collant nero dismesso, da indossare il giorno dopo. Perché i comodini un po’ ci rappresentano. E io, temo di essere un gran casino. Quando mi sveglio farò ordine, togliendo qualcosa, sistemandone meglio qualche altra.

p.s:no, non è vero, non toglierò un bel niente. Aggiusterò solo le simmetrie, indosserò le calze nere e accenderò il cellulare. Del mio comodino non cambio nulla. Forse aggiungerò qualcosa.

Un saluto allegro a tutti e amate il comodino che è in voi.

Tizianeda

Un po’ stanchina

Il lavoro di avvocata. Le tristi carte sul tavolo. Le mail e le telefonate. Scrivere, rispondere, organizzare, distrarsi, correre. L’arretrato e il nuovo che si aggiunge. Prendere a scuola. Ascoltare i racconti. Chiedere, parlare, guardare, guardarlo. Come è andata oggi. La tredicenne che torna anche lei. Ritrovarsi noi tre. Mangiare insieme seduti. Chiacchierare, ascoltare. Leggere i messaggi, distrarsi. Tornare in studio, ridiventare avvocata. O. senzaditenonsapreicomefare. Ridere. Guardare il cellulare. Imporsi discipline. Fallire. Riuscire. Lo Sposo lontano. Uscire, accompagnare. Tornare. Lo studio ancora. Chiudere la porta. Accompagnare ancora. Tornare. Riprendere. Nel tragitto chiacchierare. Ritornare. Sdraiarsi un po’. Non c’è tempo. Santo cielo, la tredicenne. Salire in macchina e guidare. Prendere, ritornare. Tutto ok? Il novenne e la scherma. Corri è tardi. Accompagnare. Macchina musica chiacchiere silenzio. Aspettare in macchina con il pc. Scrivere e approfittare del tempo fermo. Il post, l’articolo, i progetti. Il cuore batte, perde un colpo. E’ la stanchezza o forse no o forse boh. Ritornare. Aspettare, preparare. E in mezzo a questo, progettare, scrivere ancora, rubare il tempo, telefonare, sentirsi, raccomandarsi. Vieni con me? Sì che vengo. Chiacchierare, guardare il mondo e stupirsi ancora. Vedere il mare. E le stagioni moltiplicate. Una foglia che muore senza fretta, gli stormi a vivere il cielo. Guardarli e sentire, da qualche parte sentire e non capire. Proseguire. Comporre e ricomporre e proseguire.
E dopo quindici ore, ventisette minuti, trentasette secondi, sentirsi un po’ stanchina.

Tizianeda

Respirare orizzonti

A proposito della famigliola e altre amenità:

I tre quarti più seri della famigliola, hanno intrapreso attorno alla tavola serale una conversazione sui massimi sistemi dell’universo. Il più serio di tutti ha impartito una lezione di astrofisica, spiegando che probabilmente al centro della nostra galassia – proprio quella dove c’è la terra e quindi l’umanità intera e quindi i 90 mq con dentro la famigliola – un enorme, silenzioso, imperscrutabile e asociale buco nero. Di quelli che se ci infili per esempio un piatto, un tavolo, una lampada, un libro, un albero, una casa, un letto, un grattacielo, una mano, si risucchia tutto, come un’aspirapolvere. La tredicenne è giunta alla conclusione che i buchi neri sono molto fighi.
Sempre i tre quarti seri, hanno parlato di Galileo Galilei e di come fu costretto a rinnegare, per sciocche superstizioni o paure, la sua teoria che la terra gira intorno al sole e non viceversa. Il settenne ne ha tratto una conclusione filosofica. Ha spiegato che noi umani pensiamo ancora che sia il sole a girare intorno alla terra, ma in senso metaforico. Vi risparmio i dettagli.
Si è parlato anche di Dio, dell’ora di religione, degli alieni, sulla possibilità che ci annientino nel giro di un nano secondo o che scappino da noi terrestri con uguale velocità. Questo sempre i tre quarti seri della famigliola.
Il quarto poco serio della famigliola, ha poi abbassato il livello della conversazione, improvvisandosi alieno. Ma anche qui vi risparmio i dettagli.
L’effetto è stato quello di produrre la diaspora dei minori e la disapprovazione dell’elemento più serio. L’alieno ha sorriso al più serio della terra dei 90 mq, manifestando le sue intenzioni pacifiche e cialtrone e proponendo un gemellaggio tra mondi lontani.

Oggi pomeriggio, con la luce intorno ancora felice, Tizianeda è stata con una persona speciale in un luogo incantato del sud suddissimo. Di quelli così belli ma così belli, che il respiro si trasforma in acqua e sale. Di quelli che guardi l’orizzonte e ti sembra che profumi di fresco e anche tu ti senti profumata di orizzonte. Per arrivarci hanno attraversato strade tortuose che il paesaggio ti ammazza di bellezza. Hanno chiacchierato tantissimo, la persona speciale ha sbrigato le incombenze che doveva sbrigare e poi sono ritornate e hanno continuato a chiacchierato di cose loro. E insomma ve lo volevo dire, perché mi piace depositare qui i momenti di felicità perfetta e così regalarveli.

E ora non mi resta che finire con un saluto allegro a tutti voi e non fatevi risucchiare dai buchi neri asociali. Respirate orizzonti che è meglio!

 

Tizianeda