marzo 2016 archive

Ad Anna Magnani somiglia il mio amore

Alcune sue amiche le hanno detto che sarebbero passate, di non preoccuparsi, ma intanto di farsi qualche controllo medico.

Altre le hanno suggerito di bere almeno due litri d’acqua al giorno o qualche buon bicchiere di vino.

Il decenne ha profetizzato che dinanzi ai geni bisogna usare la rassegnazione.

Suo fratello di non darsi pena, che tanto era racchia prima e lo era anche adesso.

La mamma vecchiette le ha ricordato che fa troppe cose.

L’erborista le ha suggerito di ingrassare un po’.

Tizianeda dal par suo ha adottato una tecnica di guerriglia per debellare il gonfiore attorno agli occhi.

Ha iniziato a mangiare iper drenanti mirtilli. Li ha comprati essiccati, in sciroppo, contenuti nello yogurt. Il gonfiore non è passato, i denti sono sempre  color mirtillo, deve usare spazzolini con le setole di  carta vetrata  e ha bruciore allo stomaco.

Ha iniziato a bere più di due litri di acqua al giorno come le hanno suggerito le amiche. Il gonfiore non è passato ma ha accertato l’ottima funzionalità dei suoi reni.

Ha indossato una mascherina congelata  nell’azoto liquido. Il gonfiore non è passato e ora ha anche la sinusite.

Ha provato a mangiare senza sale. Il gonfiore non è passato ma in compenso le è scesa a livelli cimiteriali la pressione arteriosa.

Ha fatto impacchi di acqua distillata di fiordaliso. Il gonfiore non le è passato. Sulla scatola del liquido profumato  ha letto tuttavia che il fiordaliso è il fiore della felicità, che è l’erba degli incantesimi e attira l’amore della persona desiderata. E stare immobile e imbalsamata per 15 minuti forse ne è valsa la pena.

Poi una sera è uscita con le amiche, ha riso tanto, ha chiacchierato un bel po’, si sono dette le cose che solo le femmine sanno e ha pensato che certo, il giorno dopo si sarebbe svegliata con le borse sotto gli occhi di Anna Magnani. Ma il giorno dopo, il gonfiore le era passato.

Prologo ottimista

“Guardami Sposo Errante, cosa vedi?” “Tizianeda, non lo so, dove devo guardare … sono stanco a quest’ora…” “Guarda il volto, guarda! Cosa vedi?” “Vedo il mio amore” “Ma come non vedi il gonfiore?” “No, vedo che sei bellissima”.

Tizianeda non sa se lo sposo ha proferito cotante parole per spirito di sopravvivenza, per timore di rappresaglie o di reiterati lamenti da coro greco. Però lei, per non rovinare la bellezza del momento o l’effetto magico dell’acqua distillata di fiordaliso, non ha detto nulla, ha sorriso contenta e lo ha lasciato in pace.

 

Tizianeda

La musica che gira intorno

Doveva camminare, andare in giro per uffici, salire e scendere scale, entrare in stanze piene zeppe di carte che circondano le persone che lì dentro ci lavorano. Ha indossato le scarpe con il tacco che quasi non si vede, e la trasformano nell’Hobbit più Hobbit del mondo. Non si è truccata, ha indossato una gonna ben sopra le ginocchia, un giubbotto verde e gli orecchini dello stesso colore che si muovono oscillando con lei e che le piacciono tanto. E’ entrata nel primo ufficio, dove c’è un signore sorridente. Prima di lui ce ne era un altro che invece non sorrideva mai ed era sempre torvo. A Tizianeda piaceva, perché borbottava come un vecchio scontroso, ma poi le cose che gli chiedeva le faceva uguale. Tizianeda sorrideva a lui, lui mormorava qualcosa e poi faceva. Tizianeda non si scomponeva, perché pensa che i tizi così hanno un punto tenero da qualche parte sotto strati e strati di murmuriamenti vari. Con il tipo che c’è adesso invece si chiacchiera, è gentile, fa qualche complimento garbato e tutto questo anche piace a Tizianeda. Ognuno è come è, del resto. Poi ha fatto gli auguri di Buona Pasqua a tutti i cancellieri che ha incontrato ed è uscita dalle stanze e dal palazzo, con le sue scarpe con il tacco basso basso, che le fanno sentire la terra sotto i piedi. Doveva arrivare in un altro ufficio e c’era da camminare un po’. Così ha attraversato le strade della sua città, che le sembra così malinconica e vulnerabile come le cose dimenticate. E’ arrivata sulla via che accompagna il mare e c’era il sole e il vento che quando tocca le cose e i corpi diventa qualcos’altro, come una musica che gira intorno. E c’erano qua e là gruppi di persone che guardavano il mare e c’era lei che guardava loro e pensava un po’ a questo e un po’ a quell’altro e a chi vuole bene e agli intrecci della vita e alle complicanze e alla paura di sbagliare, di fare troppo o di fare troppo poco, alle parole esatte da trovare, agli affetti che si fermano, all’abbraccio che le ha chiesto una sua amica nell’ora del primo caffè e a come bisogna sapersi cercare in certi momenti anche solo per guardare vicini e in silenzio questo mare che a volte placa e a volte ci confonde.

piedi sul lastrone

Tizianeda

La contentezza ha migliaia di rughe

“Signorina, mi scusi … una parola … volevo dirle che lei mi fa veramente molta simpatia. E’ da un po’ che volevo fermarla da quando la vedo  la mattina”
“Ma veramente! Grazie anche lei mi fa molta simpatia e mi piace passare e vedere quello che fa”
“Qualsiasi cosa abbia bisogno … conti su di me”
“Certo grazie mille, è stato un piacere parlare con lei. Ora proseguo, tanto ci vediamo presto…”.
Questo diceva un signore a Tizianeda mentre le teneva strette le mani e le poggiava il suo sorriso paziente sugli occhi, regalandole un buon umore che lei si porterà come risorsa per tutta la settimana.
Tizianeda, la mattina quando cammina sulla strada che accompagna il mare (in quei quaranta minuti che si concede prima di farsi inghiottire dalla quotidianità), a un certo punto arriva sulla battigia. Scende attraverso scalini rotti. Sceglie sempre li stessi scalini, perché appena iniziata la spiaggia, alla sua destra vede un vecchio pescatore con la sua barca, le reti colorate che tiene spesso tra le dita, delle sedie bianche e un tavolino su cui appoggia il pesce fresco. E’ lì la mattina, con la sua presenza rassicurante, il suo sorriso, le mani gonfie d’acqua e i movimenti calmi. A Tizianeda piace guardarlo in quegli attimi che gli passa accanto e salutarlo come si fa con le persone che conosci da un po’: “buongiorno!” sorriso “buongiorno!” sorriso ricambiato. Tutto qui. Lei pensa che questi attimi di gentilezza con il vecchio pescatore, siano placidi e riposanti, come ciò che la circonda quando si trova a passeggiare sola. E pensa che ci sono mattini davanti al mare, segnati dalla grazia più degli altri, come questo di oggi. E a Tizianeda le è venuto un sorriso che si sentiva la faccia segnata dalle rughe, ma proprio a migliaia. E di quei segni profondi, non si è preoccupata granché.

Tizianeda

Se una sera tanti uomini in un pub

“Ma cos’è questa confusione?”
“E’ pieno! Sono quasi tutti uomini. Cosa guardano nel maxi schermo? Santo cielo a tutto volume!”
“Ragazze andiamocene da un’altra parte, qui c’è troppo casino”
“Ma no, ci sediamo al bancone e poi dappertutto sarà come qui”
“Sì rimaniamo. E’ divertente. Possiamo fare un interessante studio antropologico”
“Guarda come sono carini, tutti attenti a guardare la partita”
“Anime semplici”
“Vabbè a me scappa la pipì, come faccio a passare in mezzo a tutti”
“Tranquilla vai, non ti noterebbero anche se passassi in mezzo a loro tutta nuda”
“Infatti, non li vedi come sono concentrati, teneri”
“E poi lo sai che sanno fare soltanto una cosa alla volta”
“Senta possiamo ordinare?”
“Magari, visto che tutti guardano la partita può portare prima a noi, tanto non se ne accorgono”
“Senti come gridano! Sono contenti. Guardali ha segnato la loro squadra”
“Gli basta poco, in fondo, per essere contenti”
“Che succede ora! Si stanno disperando … poverini”
“Ha pareggiato l’altra squadra (Sgrunt!)”
“Ah, grazie signor tifoso della squadra di calcio Juventus, mi dispiace”
“Ha detto il signor tifoso della squadra di calcio  Juventus che ha pareggiato l’altra squadra”
“Sì ho sentito”
“Cielo come urlano e gesticolano!”
“Facciamolo anche noi. Vediamo come ci si sente!”
“E ora che succede? Sono ammutoliti tutti”
“Sono tristi”
“Chiediamolo al signor tifoso della squadra di calcio Juventus…”

Tizianeda

La mamma bambina

Ci siamo guardate. Occhi dentro occhi. E’ stato un attimo. Io tornavo dai colloqui scolastici. Mia figlia ha quattordici anni, sai, primo Liceo Classico. Avevo fretta. Lei ha la febbre alta, è nel mio letto tra piumone e cuscini, avvolta come in un ventre materno. E’ così. I figli quando stanno male invocano sempre un luogo sicuro che li sappia confortare, ricercano quella condizione primordiale che li ha preparati dolcemente alla vita. Facciamo un po’ tutti in questo modo, perché siamo tutti figli. Mi dice: mamma stai qui con me e poi mi chiede abbracci. E’ una sensazione strana. Proteggo un corpo caldo che ormai è più grande di me e mi avvolge e io scompaio. Per questo avevo fretta di tornare a casa.
Ieri tra noi, è stato un attimo che ci siamo guardate. Tu eri insieme ad altri ragazzi e ragazze della tua età. Forse neanche maggiorenni. Ma eri diversa da tutti gli altri, avevi una distanza irraggiungibile, tracciata da una bambina dentro un passeggino che trattenevi. Ti diceva “mamma” quella bambina, forse l’unica parola che sapeva pronunciare. Te lo ripeteva con il sadismo inconsapevole e felice dell’innocenza, che ti ricordava cosa eri diventata: una madre bambina. E ho sentito passandoti accanto il tuo sperdimento e la rabbia e la paura. E oscillavi tra il bisogno di mantenere una distanza per proteggerti e di lasciarti andare a quelle strane, contraddittorie, calde sensazioni che noi donne madri sappiamo. Perché è vero, l’amore ti fotte, come è stato scritto da un anonimo pensatore su un muro. Quello per i figli di più. Bisogna avere le spalle larghe per accoglierlo, per non spaventarsi, bisogna avere la leggerezza della maturità, il buon senso di chi ha una certa visione della vita, di chi ha imparato ad accettarsi. O forse niente di tutto questo, chissà, forse formule valide per tutte non ce ne sono. Io, “ti amo” non l’ho mai detto a nessuno. Due parole troppo grandi, impegnative e ho paura che possano imbrigliare specie chi le riceve. Non l’ho mai detto ai miei figli. Credo che non si debba dire. Eppure se penso alla parola “amore” spesso così distorta dalla retorica comune, è ai miei due ragazzi che penso. Io non so cosa succederà tra te e la tua bambina, quale storia si traccerà per voi. Io spero che si tracci dentro di te questa parola qui, questo suono che a tratti il mondo fuori libera dentro di noi. Io te lo auguro mamma bambina, ti auguro di non avere paura delle parole “ti amo”, da pronunciare in silenzio come un rosario, da pronunciarti come un abbraccio. E chissà, forse già sta succedendo e ancora non lo sai.

Tizianeda

Sonno

Tizianeda ha sonno. Un sonno che il letto e il cuscino le sembrano i suoi più intimi amici del cuore. Un sonno che vorrebbe dormire per ore e ore come quella gran fortunata nullafacente della Bella Addormentata. Un sonno che la mattina si sveglia che ha sonno e la sera dice : “scusate ho tanto sonno vado”.
La mamma vecchietta le ricorda che fa troppe cose, lo sposo le suggerisce di assecondare le richieste del suo corpo e di dormire, ignorando le conseguenze devastanti e l’effetto caos di una scelta del genere sulla famigliola. Lei è certa che se si dovesse assecondare si sveglierebbe nel 3014 e poi per lo shock si riaddormenterebbe. I minori le rispondono che anche loro hanno sonno e che non si sentono di fare niente, neanche di andare a scuola. Le amiche di farsi ogni controllo clinico, nel frattempo diagnosticandole possibili morbi. Tutti, per fortuna, risolvibili. In alternativa la esortano a rinchiudersi per un tempo indeterminato in un centro benessere con loro.
Tizianeda pensa che in questi mesi le è sembrato di aver vissuto anni e che non si è mai riposata e che hanno ragione un po’ tutti (tranne i due minori). Ma per ora non può fermarsi, anche perché un’altra avventura sorprendente sta per iniziare. Nel frattempo cerca di andare presto a letto la sera, bere acqua e limone la mattina, mangiare frutta e le bacche di goji che non hanno alcun sapore e si attaccano ai denti, ma pare facciano bene all’esistenza e la mattina, per 40 minuti, passeggia davanti al mare che le pacifica i pensieri. Si dedica anche a ludiche attività anti stress, ogni volta che le condizioni spazio temporali dei 90 mq lo consentono. Quindi ora, non le resta che aspettare che questo stato di letargia passi e magari, nel frattempo, dormirci sopra.

Un saluto allegro a voi belli. E dedicatevi ad attività anti-stress molto ludiche per tutta la settimana.

Tizianeda

La ricerca della felicità e i jeans ritrovati

“Quattordicenne cosa stai cercando?”
“Sto cercando la felicità. Mamma … scherzo! Cerco i miei jeans”
Mi ha fatto ridere la ragazza, regalandomi un incipit di giornata allegro. Non ho pensato al disordine dei 90 mq e che ogni benedetta mattina iniziamo la caccia di pantaloni, maglioni, camicette, spazzola, dentifricio, deodorante che misteriosamente scompaiono e si materializzano dove non dovrebbero stare. No, ho sorriso per la bellezza di quella battuta arrivata all’improvviso, proprio come la felicità. E penso da due giorni a questa frase. Penso alla felicità che cerchiamo, spinti anche dalle nostre inquietudini. Penso ai jeans nascosti negli anfratti della casa, indispensabili nella loro spiazzante materialità, per uscire dalle stanze familiari e iniziare le cose della vita. E penso a questa condizione che sembra così astratta e sfuggente e sempre un passo davanti a noi e che invece è fatta anche di materia, è fatta di qui e ora e va indossata come i jeans della ragazzina. Bisogna pensarla, la felicità, per riconoscerla mentre abita le nostre stanze interiori stimolate, come il meccanismo complesso di un orologio, dai moti della vita.
Bisogna riconoscerla, la felicità, quando ci cammina accanto, rivolgerle lo sguardo, vederne la bellezza sorridente, chiederle di fermare il tempo almeno per un po’, di fermare la corsa, farci riprendere fiato, respirare. Ed è come indossare i jeans ritrovati sotto una montagna informe di vestiti. Così uscire dalle stanze per respirare gli odori del mondo fuori e sentire e credere che in fondo, questi attimi clementi ce li siamo meritati, anche per averli saputi riconoscere.

Tizianeda