La bambina tartaruga

C’era una volta una bambina che guardava i passaggi del cielo da una finestra piccina, da una stanzetta, da un letto, da una sedia sopra il pavimento freddo, e sul muro c’era un quadro che dentro il mare era arrabbiato e la notte sopra indifferente.
C’era una volta una bambina che era piccola, che gli occhi erano grandi e seguivano l’andare delle cose.
C’era una volta una bambina piccina, che gli occhi erano grandi, che il cielo passava e passava e lei lo guardava e lo interrogava. Chiedeva al sole di non bruciarla e alla luna di chiamarla e alle nuvole di stupirla e alla pioggia di farla sorridere e al vento di portarla via da lì.
C’era una volta una bambina che un giorno cominciò a camminare, che gli occhi erano un universo di pianeti e stelle, che il cielo non passava più dalla finestra, che il sole divenne cattivo, che la luna si fece piccola, che il quadro dalla parete franò, che la pioggia si fermò in nuvole lontane, che chiese al vento di portarla via.
C’era una volta una bambina, che gli occhi divennero fermi, che aprì la porta, che uscì senza scarpe, che il cuore batteva forte, che aveva paura, che era coraggiosa, che la porta si chiuse alle sue spalle, che iniziò a camminare, che i piedi si ferivano, che lei non lo sentiva, che nessuno la vedeva, che respirava senza fare rumore, che non si fermava, che arrivò davanti al mare, che un tronco forte passò, che sopra il tronco si sdraiò e gambe e braccia lo abbracciarono.
C’era una volta una bambina, gambe e braccia e guance sdraiate su un tronco che galleggiava sopra il mare. E la pancia respirava sopra il tronco, che navigava e navigava e lontano la portava.
E la bambina sopra il tronco, divenne tartaruga e sorrideva e galleggiava. E c’era il cielo e c’era il sole che non bruciava e la luna sbiadita e piena e la pioggia lontana e il vento sopra che azionava meccanismi di nuvole e passaggi.
C’era una volta una bambina tartaruga con la casa nel cuore e nel respiro e nella pancia e un tronco che all’improvviso lasciò andare, per altri bambini sulle rive dei mari.
Ora lei sola, nuota tartaruga dentro l’acqua, lei che è acqua, lei che scorre silenziosa, che sorride coraggiosa, che la stanza non c’è più, che la casa è dentro di lei e guarda i passaggi del cielo che la riconoscono, perché è ingranaggio del loro meccanismo misterioso.

Ai bambini di ogni altrove che guardano i passaggi del cielo.

Tizianeda

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