agosto 2016 archive

Ritorni

La famigliola è tornata. E’ tornata dalla casetta montanara dove è stata nel mese di agosto a trascorrere le vacanze, come succede ormai da sei anni. E’ tornata con due automobili piene zeppe di roba. Però, la roba, prima di essere incastrata in ogni spazio libero degli abitacoli, è stata inserita in valige, grandi contenitori, scatole di cartone e in fine, quale segno di resa e di identità meridionale, in buste di plastica gigantesche, ché la busta è l’unità di misura del meridionale che si sposta. Così, quelli della famigliola, sono partiti ripercorrendo al contrario le curve dell’Aspromonte avvicinandosi sempre più al mare. Tizianeda, che guidava una delle due automobili, che non ama la velocità – e si dice ingiustamente guidi come un pazzo a fari spenti nella notte per vedere se poi è tanto difficile morire – ha creato una lunghissima e allegra fila montanara di macchine. Gli automobilisti simpatici della lunga fila montanara, non appena la superavano, salutavano allegramente sbracciandosi e Tizianeda dal par suo, rispondeva a tutti. Quando la famigliola è giunta nei 90 mq, le valige, i grossi contenitori, le buste di plastica sono state distribuite equamente tra le stanze. Tizianeda ha sperato nel soccorso della Fata delle Casalinghe Disperate, di Topolino vestito da mago, di Frodo con la Compagnia dell’Anello, di Indiana Jones nel Tempio Maledetto. Poiché alcun essere magico è arrivato in soccorso e quando il gioco si fa duro i duri sono sempre altrove, lei e lo sposo hanno provveduto al riordino. La lavatrice è diventata la star della casa e la cesta dei panni sporchi sommersa dal delirio, ha sviluppato una grave sindrome di inadeguatezza. Tizianeda, sempre coraggiosa e determinata, ha chiuso la porta della stanza del bucato e ha sperato nella sua auto disintegrazione. Ora molte cose sono ritornate al loro posto, un po’ come la vita quando le vacanze finiscono e si riprendono gli assetti della quotidianità. Il cesto della lavatrice continua a girare. Tizianeda pensa che dovrebbe pensare ai buoni propositi per l’anno che sta per iniziare (perché l’anno vero inizia a settembre), ma per ora non ne ha alcuna voglia.
Un saluto allegro dai 90 mq e che la lavatrice assista sempre tutti voi.

P.s. se volete sapere come è andata la presentazione del libro “La medaglia del rovescio” di mercoledì scorso, QUI un bellissimo video realizzato dai talentuosi giovani di Pensando Meridiano.

bucato

Tizianeda

A heaven in a wild flower

Ieri – nella casetta montanara dove, ancora per poco, abiterà la famigliola – ho visto il mondo nel seme piccino di una pianta e il paradiso in un fiore selvatico, e l’infinito nel palmo della mia mano e l’eternità nel tempo di un abbraccio.
Questo grazie a Nicolò (- Con una sola “c” vedi – Ok Nicolò starò attenta) e Matilde.
Nicolò ama le piante, è un esperto botanico. Di molte di loro conosce il nome in latino. Ne osserva i dettagli, scova la bellezza nascosta, le stacca con cura con le radici, le ripianta in contenitori provvisori per poi portarsele a casa e arricchire il suo giardino distribuito nei vasi. Nicolò ha due occhi grandi e neri che sembrano essergli spuntati sul viso, così all’improvviso, proprio come due fiori bellissimi. E’ gentile, parla senza smettere e cerca pazienti ascoltatori con cui condividere le passioni. Gli occhi diventano più grandi quando racconta, come una fiaba, le sue piante carnivore e il loro meccanismo di adescamento e inclusione degli insetti. Belle e spaventose e inconsapevoli, ma anche, alcune, capaci di affidare alla vita la scelta di digerire la preda o impollinarla per poi lasciarla andare a spargere le sue essenze fertili tra altri fiori. E mentre Nicolò concentrato parla, ti dice di un meccanismo misterioso in cui ogni granello di esistenza è legato all’altro, nel trascorrere della vita e della morte. E guardi ammaliata Nicolò con una sola “c”, nei suoi sei anni immensi, che senza saperlo ti ricorda il prodigio di tutto questo esistere.
Matilde ha un nome morbido proprio come lei, sorride sempre fiduciosa, come se il male del mondo non esistesse e riuscisse a dissolverlo nei suoi momenti di presenza lieve.
Cammina dondolando e oscilla in un eterno presente. Anche i suoi occhi sono neri, come quelli del fratello Nicolò. I suoi sembrano essersi posati un giorno, lì proprio in mezzo al naso di soli due anni. Sembrano venire da lontano i suoi occhi, da civiltà antiche e calde. Matilde ha la bellezza fiduciosa e non corrotta dei suoi pochi anni. Se le dici “andiamo?” lei sorride e infila la sua mano nella tua. E non sai bene se a condurre sei tu oppure è lei a portarti nel suo mondo altro dove tutto è immenso.
Quando le ho chiesto, nel momento dei saluti, “Matilde ci abbracciamo forte forte?”, lei ha detto “sì”, ha sorriso, allargato all’infinito le braccia e poi mi ha attratta a sé senza nulla chiedere in cambio, regalandomi l’eternità nel tempo impreciso di quel gesto morbido e consolatorio.

P.s.. Ringrazio William Blake per avermi prestato i suoi versi, e per avermi dato il consenso (tacito) a una loro leggera alterazione per adattarli al testo. Grazie William!

P.p.s.:
Mercoledì 24 alle 19,00 un’altra insolita presentazione del mio libro “La medaglia del rovescio”. QUI una bella assai recensione del Direttore di Zoomsud, Aldo Varano. Giù la locandina dell’incontro. Mi farò condurre dalla bravura di gente bella. Se potete siateci! Se non potete pensateci.

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Tizianeda

Come attese lasciate a riposare

Ripongo le attese dentro i cassetti dei mobili tarlati. Cassetti senza sogni. I sogni li libero nelle stanze a prendere le misure della vita. Nei cassetti nascondo le dimenticanze, come attese lasciate a riposare. E non aspetto nulla, in un luogo montanaro, dove sono ora con la famigliola. Con i ragazzi, per esempio che sembrano sereni, ché qui siamo tutti più simpatici. Con lo sposo, per esempio, a ritrovarsi a fumare sigari in veranda che sanno di un sapore antico di anice. E poi scambiarsi fumo e baci, fumo e baci, nascosti nella notte. In un luogo costruito dagli alberi che rimandano il silenzio e fremono nel buio e non lo sai e li senti e non lo sai. In un luogo che sa di fuga e mi ritrovo a non sentire più la mia voce, sapendo che lì non serve. Ed è un ascolto continuo, che non è fuori, che è dentro e a volte sono contenta perché irraggiungibile agli umori lontani e a volte chiudo tutto e mi chiudo e cammino sola in un presente senza attese. E viene da dire lasciatemi qui che sto bene e poi ritorno quando so. Ed è profumo di zenzero e tisana, che mi riporterà ogni volta in questi luoghi consolati. Ed è un odore di spezie e pelle e silenzio che pizzica la lingua, come una polvere magica. E capisco che mi basta almeno per ora e voglio che sia così, anche quando tornerò ai giorni che devo ricordare e forse non vorrei.

Tizianeda

In soccorso

E succede che solo per zelo genitoriale vai al pronto soccorso. Sciocchezze. Questioni di zecche sospette che non le sai riconoscere sulla pelle di tuo figlio. Che cerchi le fotografie su internet e pensi che quei punti incastrati sul suo corpo sono altro, ma in ospedale ci vai uguale, ché i genitori a volte fanno queste cose qui. Cose inutili per paura, perché ci si rimprovera il troppo non fatto nella vita e questa no, non te la vuoi dire.
Succede che entri in questo posto qui, abitato da flebo, barelle, corpi. E lì dentro, in mezzo a tutto c’è un ragazzino di dieci anni che fa domande, con un linguaggio preciso, con il sorriso, con gentilezza. In un luogo brutto e provvisorio, un ragazzino interroga come se davanti avesse esperti di zecche. Lo guardano. Sembra che non ce ne siano. La responsabilità di un no definitivo preferiscono spostarlo al sesto piano, reparto pediatria. Usciamo dalla stanza del medico, provvisorio anche lui. Nel corridoio incrocio lo sguardo di un’altra madre. Due occhi da civetta. Vorrebbero aggrapparsi a un appiglio che non c’è. Per pochi secondi si fermano sui miei che scorrono. Ha il figlio uomo su un lettino con gli occhi chiusi contratti, lamenti, una flebo, dei tatuaggi sulle braccia da esibire alle ragazze. Lì non servono. Lì c’è sua madre che gli tieni la mano con gli occhi da civetta in cerca di un appiglio che non trova.
Il decenne è accanto a me e a suo padre. E’ quasi certo che le zecche non hanno scelto il suo corpo per ingrossarsi. Ce lo confermeranno tra un po’. Sorride, forse pensa alle domande da fare anche al pediatra del sesto piano. Io in quel posto provvisorio senza anima e addolorato mi appiglio a lui. Alla sua bellezza inconsapevole, alla gentilezza in mezzo a un fare sbrigativo che lui non sembra percepire, che non sembra toccarlo. Una mia amica dice che non si può vedere il prodigio ovunque, che non sempre è così, che un po’ di razionalità serve. Forse ha ragione, o invece la razionalità ci sta fottendo da secoli.
Torniamo a casa. Lasciamo quel posto offeso, con le sue storie.
Chissà se il ragazzo con i tatuaggi ha ripreso il suo moto giovane. Se sua madre ha smesso di cercare appigli. Ma sì deve essere così, deve essere così.

Tizianeda

Madre di se stessa

Succede che fra un po’ si va in vacanza, in quel posto montanaro che la famigliola ad agosto sosta ormai da qualche anno. Vanno in quel posto che ci sono una casa, il camino, il giardino, verde, compagnia, cibo, vino, passeggiate, trallallerotrallalà, ma anche silenzio.
Succede che questo silenzio Tizianeda lo cerca come un unguento, come un luogo dove rigenerarsi, ascoltarsi, trovare un punto di incontro, sentirsi solida, madre di se stessa, unitaria e unica. Un luogo dove sorridere placida e dirsi “tranquilla va tutto bene”, come si fa con i bambini quando sono spaventati per qualcosa. Per esempio quando devono disinfettare le ginocchia sbucciate da corse felici, o affrontare il buio di stanze prima di raggiungere l’interruttore della luce. Ecco un silenzio così, cerca, che sappia accoglierla, che sappia insegnarle ad accogliere con ancora più grazia la vita, senza avere la pretesa di comprenderla.

Tiziana madre (alta e soda come sarà nella prossima vita) con Tizianeda figlia è del bravo assai  Domneico Bafometto Loddo

Tiziana madre (alta e soda come sarà nella prossima vita) con Tizianeda figlia è del bravo assai Domneico Bafometto Loddo

Tizianeda