Lontani dagli occhi

I figli si guardano. Impari da subito, è un inizio di battiti dentro un monitor. Il primo sguardo sui figli è sentirli dentro, nel loro nucleo veloce di presenza pulsante.
I figli si guardano quando il ventre li appoggia tra le braccia. Quando sono esistenza rumorosa di carne. Quando dormono nel loro primitivo respiro fragile.
Dei figli si guardano i primi passi vittoriosi e la paura del loro franare a terra. Dei figli si guardano i cambiamenti e le fotografie di quando erano bambini per lasciare andare un tempo finito. I figli si guardano quando non sanno di essere guardati. E’ uno scrutare di occhi per ritrovare il primo sguardo concesso, per svelare racconti non detti. I figli si guardano quando sono felici e di più, quando scoprono gli inciampi dell’anima. Si guardano dalla distanza di un balcone o di una finestra, nella loro prima solitudine di strada. E ancora nel sonno quando il respiro ha una decisione adulta. Si guardano quando svoltano gli angoli senza paura, perché è così che gli hai insegnato. Si guardano quando sono lontani dagli occhi. C’è una memoria pulsante di cuore nella lontananza, il legame di quella prima volta, della visione del nucleo attorno al quale si è costruita la galassia del corpo. I figli si guardano perché non ci appartengono, per tracciare un senso di parole e di sentire che viene da lontano.

Tizianeda

Leave a reply