Frozen

“Esci Tizianeda?”
“No, perché?”
“Hai indossato il piumino e il cappello”
“In effetti, forse dovrei indossare anche i guanti…devo andare a casa dei miei”
“Ma vivono sullo stesso pianerottolo”
“Sì, ma è come se stessero ad Arendelle, lo sai”
“Dove?”
“Arendelle, il regno di Frozen, il cartone. Vabbe’ affronto gli eterni ghiacci, ciao sposo”.
Se non hai un’adeguata attrezzatura per le temperature polari, se vivi in paesi nordici e gelidi che il riscaldamento ti segue ovunque, se sei meridionale, ma ormai il tuo corpo si è assuefatto a case con i caloriferi sempre aperti quando il freddo diventa insostenibile (dai 19 gradi in giù), se non hai fatto la guerra, la fame, i sacrifici, non sopravvivi a una casa del sud, in inverno. In una di queste abitano i genitori di Tizianeda, che mai hanno voluto i termosifoni, ché tanto al sud l’inverno è mite e dura poco. Anche questo inverno con la neve e un freddo polare artico, almeno per fisici più avvezzi allo scirocco che alla tramontana. E così proliferano le raccomandazioni ai genitori vecchietti, che forse in quella casa nascondono il segreto della longevità e gli scienziati dovrebbero venire a studiarle le case meridionali senza riscaldamento. Non vi muovete, non vi spostate nelle stanze più fredde, abbracciate la stufa, i plaid, la borsa calda, possibilmente dormite nel soggiorno sul divano, la camera da letto c’ha l’allerta meteo incorporata, mi si è ghiacciato questo pezzo di viso scoperto, vestitevi a strati e uscite dagli strati in primavera. E cose così.
Eppure Tizianeda in quella casa, ha vissuto molti anni, ha passato inverni da era glaciale (secondo gli standard ufficiali del meridionale medio), come questo. Però il freddo se lo ricorda. Così come ricorda gli infissi con gli spifferi in dotazione, che la tenda si muoveva tutta la notte e dormiva con il cappello di lana in testa. E ricorda i risvegli drammatici per andare a scuola, con la stufa più calda contesa tra i fratelli. E ricorda la misteriosa abitudine di sua madre, di accoglierli al risveglio con tutte le finestre della casa spalancate, per arieggiare diceva, che in confronto la tundra Siberiana è una colonia estiva. Ricorda quando studiava con i guanti tagliati ma le mani erano fredde lo stesso e ricorda il letto la sera, che a entrarci si meritava la standing ovation. Chi non è abituato in case così, si influenza, si ammala, si raffredda e diventa di ghiaccio come la principessa di Frozen. Quindi se dovete sostare per un po’ in interni meridionali no-caloriferi, munitevi di abiti pesanti, sciarpe, cappelli, guanti da neve, oppure, per spezzare l’incantesimo del gelo, fatevi scaldare da ripetuti e travolgenti gesti d’amore (anche uno scaldino elettrico da asporto aiuta. La borsa calda è meglio).

Tizianeda

2 comments on Frozen

  1. Giuseppe Demaio
    14 gennaio 2017 alle 08:41

    “… vestitevi a strati e uscite dagli strati a primavera.” Perché, ancora a primavera, rischiare (come si dice nella Piana) di “mprenari du friddu”? Meglio attendere metà/fine luglio, come la buonanima di ‘Ntoni “‘u rripicchjiatu” che toglieva il cappotto il primo agosto e indossava di nuovo il primo settembre. Anche così si affronta il freddo (19°? No, fino a 25° “esti mbernu”). Chi sa se per intiepidire l’anima sono sufficienti tre cappotti indossati l’uno sull’altro? Pino Giaurro Demaio

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    • Tizianeda
      17 gennaio 2017 alle 10:29

      Ma che meravigliosa sorpresa, signor Demaio! Mia nonna diceva: “ad aprile non ti svestire, se sei saggio nemmeno a maggio”. Ma mio nonno ribatteva: “e se sei grugno nemmeno a giugno”. Cosa intendesse per grugno non lo spiegò mai, lasciandoci alla nostra libera interpretazione. Entrambi i nonni, tuttavia, ci scaldavano assai l’anima.

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