La stanza delle donne

“Nel tuo libro c’è un capitolo che si intitola “Donne che amano le donne e quindi se stesse”. Scriverai qualcosa sulle donne che odiano le donne?”
“No penso proprio di no. Magari scriverò sugli uomini, se riesco a capirci qualcosa”
Così ho risposto alla domanda fatta durante la presentazione del mio libro.
Poi ho spiegato perché non potrò mai scrivere nulla contro le donne. Non perché noi donne siamo meritevoli di eterna e imperitura beatificazione, di lodi incontenibili alla perfezione e alla bontà, per l’assenza di zone d’ombra dentro cui, al contrario, ci si può perdere come in un bosco maledetto. No. So bene che sappiamo essere spietate e nemiche le une verso le altre. Ma non ne scriverò, perché come ho spiegato all’attento uomo che mi ha formulato questa domanda, io delle donne ho conosciuto l’accoglienza e la consolazione. Dalle loro mani e carezze, dai loro abbracci, dalle loro confidenze e parole, dalla leggerezza che mi ha fatto ridere anche quando avevo voglia di piangere. Perché dalle donne sono stata generata, dal loro amore e dal loro esserci. Mi hanno partorita mia madre, mia figlia, mia sorella, le mie amiche, le mie nonne, le cugine, le donne del passato con il mio stesso sentire, di cui porto i linguaggi antichi e nascosti dentro di me. Non potrei scrivere un libro contro le donne, anche se so che non siamo dolcemente complicate, perché ogni complicanza è fastidiosa e respingente, ma so che in ogni parto addolorato della vita, le donne stanno. Anche gli uomini, per carità. Tanti insegnamenti anche da loro, tanti padri. Li osservo per il molto che c’è da imparare in questo essere così abili con le operazioni spicciole della vita, mentre noi ci perdiamo dentro labirinti di specchi. Ma le mani conosciute che hanno saputo reggere il peso delle assenze sono femmine. Le donne sanno tracciare attorno, quando arriva il momento, cerchi di protezione. E se so quanto spietate sappiamo essere, ché nella distruzione usiamo la stessa furia con cui generiamo, se riconosco che il cuore è il nostro ventre dentro il quale si nascondono universi e abissi, anche se so bene tutto questo, delle donne non posso che dirne la forza che si rinnova a ogni inciampo e l’amore che chiede parole esatte che non confondono e la tenerezza dei demoni, innocenti nel loro desiderio di essere riconosciuti e la bellezza prepotente degli strappi di silenzio e dimenticanza.
Non scriverò mai delle donne che odiano le donne.
Sarà meglio allora parlare degli uomini, quando mi arrenderò del tutto alla loro semplicità indispensabile.
Intanto osservo il primo uomo generato, i suoi passi, il suo modificarsi, la sua ricerca di tenerezza e abbracci. Il primo uomo di soli undici anni al quale insegnare ad amare le donne, per quella parte di sé femminile che anche lui si porta dentro, da riconoscere e rispettare.
Io intanto lascio che le donne mi prendano per mano e sarò anche io a farlo, per non dimenticare il nostro linguaggio segreto, di sguardi, di parole, risate, silenzi, accorrere, rimproverare, aspettare. Un linguaggio che riveliamo quando sappiamo di non essere ascoltate, dentro stanze tutte per noi.

Tizianeda

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