La toppa sul cuore

L’ha riportata, esattamente dopo un anno. Mi aveva chiesto di dargliela, per trovare una soluzione al pasticcio che avevo combinato. Che in un attacco di casalinghitudine avevo deciso di stirarla. Mai stirare una camicetta nuova, quando sei stanca e inadeguata in certe pratiche. Ho bruciato il primo pezzo di stoffa su cui si è poggiato il ferro troppo rovente. All’altezza del cuore, la mia camicetta color rubino si è rappresa, sfrigolando come un dolore improvviso. Così gliel’ho consegnata, dimenticandola, rassegnandomi alla perdita, certa che una soluzione a quel guaio non l’avrebbe trovato. E’ passato un anno e invece la camicetta è rispuntata con quel colore che sa di felicità. Era raggomitolata dentro un sacchetto di plastica. L’ho sfilata, infilando la mano nel suo contenitore provvisorio. Sembravo il mago pronto a far stupire. Ma la magia non sono stata io a crearla, sono state le mani di Olivia, che nel tempo delle attese hanno ricoperto la ferita della camicetta. Una ferita che non si poteva guarire, ma in qualche modo si poteva consolare. L’offesa, era stata coperta da un pezzo di stoffa azzurro, ritagliato a forma di cuore. Un lavoro imperfetto, a dire il vero, proprio come l’amore che non è in grado di cancellare quel che è, ma che sa essere forte presenza, consolazione delicata, inaspettato gioco di prestigio, una toppa all’altezza del cuore.
E’ così che speri anche nella vita, a volte. Che succeda un prodigio, un gesto piccolo e imperfetto, una magia che spunta da un sacchetto anonimo, un fare che avevi smesso di aspettare per dimenticanza o per rassegnazione, o altro, chissà. Una toppa imperfetta all’altezza del cuore, un gesto d’amore che non può annullare le ferite, ma che le sa coprire come una consolazione, come una madre che rimbocca le coperte, anche se fa caldo.
Domani la indosso questa camicetta felice e non la stiro più, ché poi a furia di mettere toppe mi diventa una coperta patchwork. La indosso con il suo cuore bizzarro, all’altezza del mio cuore, la indosso a rimboccare le coperte della tristezza di questi ultimi dolorosi giorni, mannaggia a loro.

p.s.: la nonna santa Gina, la nonna delle polpette al sugo patrimonio dell’umanità, la mamma dello sposo ormai presente e un tempo errante, si è dileguata da noi umani. Volevo dirvelo, perché lei è stata pezzo importante di questo blog e della vita mia e di molti suoi protagonisti. Il fatto che non ci sia più, mi infastidisce un bel po’. Questo post è per lei.

Tizianeda

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