La valigia perduta

In uno scambio distratto di valige quasi identiche, stipate nella pancia di un pullman che le stava portando all’aeroporto di Fiumicino, entrambe le ragazze avevano perduto la propria . Una era diretta al sud suddissimo, l’altra chissà dove. La prima si era accorta dello scambio all’arrivo. Piangendo, certa che la valigia con il suo contenuto non l’avrebbe mai più ritrovata, aveva consegnata l’estranea agli addetti della sicurezza. Quando davanti a lei l’avevano aperta per i dovuti controlli, la certezza, per la donna, si era trasformata in dogma. Poche cose, ai suoi occhi di pessimo gusto e inutili. La sua, invece, per i tre giorni a Roma, era stata riempita del suo colorato mondo di donna giovane. Cinque completi intimi, trucchi, vestiti, scarpe, orecchini e collane, una borsetta che le avevo portato da Parigi. Molto carina in effetti.
“Sì ma cinque completi intimi per tre giorni è proprio esagerato. Che ci devi fare con cinque completi intimi?”. Non è che le fossi stata di grande conforto, partendo con il mio pippone che non si deve piangere per gli oggetti perduti, anche se per la borsetta azzurra di Parigi che le avevo regalato, un po’ mi dispiacesse. Né quando eravamo giunte alla univoca conclusione che l’universo non sempre manda messaggi davanti agli avvenimenti della vita. Anzi a volte sembra proprio fottersene. Né quando, dinanzi alla comparazione tra i contenuti delle valigie, le avevo manifestato la certezza che la sua valigia si trovava comoda e svuotata in chissà quale paese straniero.
Poi però è stata ritrovata. E non come avevamo creduto, in un moto di entusiasmo da ragazze dei fiori , perché restituita onestamente dalla scambista di valige. C’eravamo già immaginate biglietti di ringraziamenti e prodigate in discorsi sulla bellezza dell’onestà e comprensione. La tipa, invece, accortasi dello scambio, in un moto di rabbia, l’aveva abbandonata all’aeroporto. Non si era preoccupata né dell’allarme che avrebbe potuto procurare, né della proprietaria e della sua ricerca disperata, chissà dove. La rabbia è piena di stupidità in fondo e conduce sempre verso strade interrotte. Forse era questo il messaggio cosmico che doveva arrivarci? Boh.
Ora la valigia, svuotata del suo contenuto è tornata. L’amica giovane è felice di avere recuperato ciò che credeva irrimediabilmente perso. Una storia a lieto fine, si può dire.
Vorrei trovare un significato in questo succedere. Credo che non lo cercherò, tuttavia. Le cose spesso accadono, tutto qui. A volte, ritengo, sia più saggio osservare i movimenti della vita, fluttuarci dentro, in silenzio, con leggerezza, in semplicità, in bellezza, assecondandoli. A mani nude.

Tizianeda

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