dicembre 2017 archive

A Natale, ma anche a tutti voi

A Genoveffa e Anastasia perché a quelle due è stato negato un lieto fine.
Al cuore del cervo ucciso dal cacciatore e al cacciatore che pensava di ingannare la regina.
Alla regina di Biancaneve che nessuno ha mai amato, al suo rancore amaro.
Alle matrigne cattive, che non sono cattive, sono infelici.
Alla strega senza nome di Hansel e Gretel, a quando era bambina e si rimpinzava di caramelle, ciambelle, zucchero filato. Al bosco oscuro che le è cresciuto dentro, prima ancora di abitarla fuori.
Al lupo di Cappuccetto Rosso e a tutte le donne che con lui corrono per salvarsi.
Al Brutto Anatroccolo e alla Bestia, all’imbarazzo di stare al mondo, al loro inconsapevole fascino.
A chi non cambia per dover piacere a tutti.
Alla Sirenetta, al delirio della terra, al richiamo dell’acqua.
A chi cerca, a chi non trova, a chi non si ritrova, a chi si perde.
Ai cibi mancanti sulla tavola , alle sedie vuote, ai sapori perduti, alla consistenza labile dei ricordi, alla ricerca ostinata della memoria.
A chi precipita il giorno di Natale. A chi precipita tutto l’anno.
Al silenzioso amore, alle presenze rumorose, alla felicità che spaventa, alla tristezza che si accomoda.
Al cellulare muto all’improvviso, ai messaggi chiusi dentro, agli aggiornamenti mai fatti, all’assenza di suono.
Al riposo delle orecchie, al riposo dalle attese.
A chi si commuove con la matematica e a chi piange per colpa della matematica.
A chi è buono, a chi ha l’attenzione del giusto e la giusta attenzione per l’altro.
Ai bambini, allo stupore di stare, alle loro voci di caramella.
Ai bambini sopravvissuti, agli adulti che sono diventati senza cedere all’amarezza, nonostante.
Al dolore, a quando incattivisce e allontana.
Ai figli e al cuore che espandono nell’attimo di uno sguardo, al loro odore che cambia, a noi che li annusiamo.
Alle dita, agli occhi, ai passi, a chi si svela, a chi sorride, a chi c’è, a chi è andato via, a chi resta, a chi torna, a chi non torna più, alla mancanza, al qui e ora, alle parole, al silenzio, al niente, al tutto, all’attimo che, alle stanze, alle piazze, al mare, alle mattonelle rotte, agli oggetti riparati, alle viti torte, ai buchi nella rete, al pezzo del puzzle in più.
A questo sentire, a questo vedere, a questo mai smettere, all’attesa, al respiro e al battito compagni di avventura, al loro dirsi e tacersi.
A Natale, ma anche a tutti voi.

Tizianeda

Filastrocca di pan d’ora

Un ferro da stiro mi puoi regalare,
mi stiro le lacrime per poi consolare.
Ti abbraccio nel letto con un nuovo pigiama,
mi avvolgo mi scaldo con la sciarpa di lana.
Ti porto con me, così riposiamo
e non ho più paura di dirti ti amo.
Un grembiule fiorito lo lego sui fianchi,
mi asciugo le mani, ti passo davanti.
Così poi balliamo tra letti e divani,
ti rido sul collo, non penso a domani.
E quando la notte si va approssimando
cucino cantando, tu assaggi guardando.
Una donna è di più di una scritta sul muro,
di un regalo non chiesto, di un oggetto dorato,
di un’idea assai irritante di un creativo sbagliato.
Non trattateci sempre come brave bambine,
da tenere ammansite, da vedere asservite.
Siamo pane che cresce sotto teli di lino,
siamo vento e tempesta che si placa al mattino
siamo mosto che bolle nel silenzio di un tino.
Siamo d’ora e di ieri siamo quel che vogliamo
siamo le trasformiste di questo circo assai strano.
Se davvero un regalo ci volete poi fare
cancellate le scritte che ci fanno arrabbiare.
Riscrivete parole che noi porteremo
come acqua da bere nel cammino assolato
come corsa festosa che ti accelera il fiato
come vento che soffia e che ci fa sollevare
come la libertà che conosce il suo andare.
Come un amuleto, come un portafortuna
come un bacio improvviso sotto il vischio o la luna.

Tizianeda