febbraio 2018 archive

Se dici

Se dici sedici, dici Agnese. Sedici, che dentro ci sei cascata con un balzo e non so quando e non sai come. Sedici con la possibilità del se e la forza del dire.
La vita ci supera Agnese, tu sei nata per correre con lei. Se ti viene l’affanno, allenati. Rafforza il cuore, rafforza la schiena e i piedi, rafforza gli occhi, rafforza le parole, ridi, salta, cadi, rialzati, ascolta le ore. Non fare per la fretta di qualcun altro. Stai a terra se ti va, toccala la terra, tocca il tuo fondo, resta indietro, osserva, impara. Guarda gli occhi del pozzo, sbaraglia la tristezza, chiedi al tuo io fedele di sostenerti, riconosci gli inganni. Non farti incantare dall’amarezza. Guarda fuori e non ti impantanare nel dentro. Senti la tenerezza, ascolta il respiro del mondo. Trova l’antidoto se i pensieri si avvelenano. Tieni accesa la luce, spegnila se è del buio che hai bisogno. La differenza di toni la crei tu, non un interruttore. Siediti, cammina, apparecchia la tavola a te stessa, mangia, scrivi lettere d’amore, non scappare dalla pioggia, viaggia, sali sui treni, arrabbiati, riempi i fogli dei tuoi pensieri, scatta fotografie, scopri parole nuove, usale per dirti l’indicibile. Porta abbracci, la morbidezza di ogni tempo amante e amato. E’ tutto dentro di te, non renderti estranea, riconosciti davanti allo specchio, balla, non vergognarti, senti il tuo pudore, suda, ascolta il battito di ogni incontro, guardalo dentro gli occhi, innamorati dei tuoi passi. Rivelati al corpo, senza fretta, poco a poco. Bussa alla tua porta, se non ti rispondi insisti, scegli con cura gli amici e gli affetti, non tradirli, non tradirti, ascoltati, sbaraglia i pensieri ottusi, impara a sciogliere i nodi, ma prima ancora a farne di forti, abitati ovunque deciderai di andare. Sei libera, non avere paura, continua ad avere il coraggio di adesso, e l’entusiasmo di questo tempo fresco. Se la paura ti porterà dentro stanze chiuse, graffia i muri se necessario, sfonda le porta a spallate, il tuo corpo è possente. Se dici Agnese, riconosci il tuo nome, solo tu puoi sapere perché ridi e perché piangi, perché stai in silenzio, perché avanzi stando ferma e quando stai ferma perché lo fai. Corri più forte della vita. Se dici Agnese, dici amore.
Auguri spinosa e morbida ragazza, auguri Agnese, donna a me assai bella.

Tizianeda

Filastrocca di San Valentino

Se San Valentino tu vuoi festeggiare
Non farti domande ma lasciati andare
Se un fiore ti arriva, un bacio, o un sorriso
Una torta, un biglietto, un bicchiere di vino
Una telefonata, un messaggio improvviso
Abbandona il cinismo e rallegra il tuo viso
Che poi sull’amore se ti vuoi soffermare
C’è tanto, ma tanto e tanto da dare
Ma anche da dire in questo mondo arrabbiato
Dove l’odio riesce a trovare assai fiato
L’amore non è solo questione di cuori
Di frasi d’effetto, di donne e motori
Di panchine lasciate per innamorati
Abbracciati e dal mondo dimenticati
Che se arriva così, questo amore di fuoco
Siamo molto felici e non è certo poco
Ma c’è ancora altro amore di cui abbiamo bisogno
In un mondo che è piatto e dimentica il tondo
Ci son cuori che sono intossicati
Da paura, ignoranza, desideri frustrati
Che han bisogno di odiare, perché altro non sanno
Che han perduto il linguaggio, han subito un gran danno
Io non so, per esempio, cosa induce a odiare
Un fratello affamato che viene dal mare
A insultare chi ama chi è del proprio sesso
A non capir che l’amore è sempre lo stesso
A disprezzare una donna che non crede agli schemi
Che la vita la vive senza troppi problemi
La paura è nemica dell’amore profondo
L’ignoranza una freccia che scocca l’odio nel mondo
E sapete che penso in questo giorno perfetto
Per voi tutti che odiate e che non sentite
Quanto è bello l’amore che viene dal petto?
Che vi amo lo stesso e lo dico davvero
E pazienza se poi vi arrabbiate sul serio
Ché se infine anche odiate tutto quello che ho detto
Son contenta che almeno, vi faccio un dispetto.

Foto presa dal web

Tizianeda

La forza della mamma vecchietta

Quando Tizianeda e i suoi fratelli la vedono in giro per le strade cittadine, specie nell’ora del buio e dei malfattori, provano un sottile terrore, una crescente preoccupazione, la quasi certezza che prima o poi arriverà una nefasta notizia. Benché la riempiano di raccomandazioni e ordini di una perentorietà evidentemente inutile, lei continua a disattenderli, non senza sadica soddisfazione e con un ghigno dispettoso. Perché la mamma vecchietta, che non ama essere appellata dalla strampalata figlia blogger, “vecchietta” – “come ti permetti?” “mamma è affettuoso” “sì ma non mi piace” – esce a sbrigare faccende, che vanno dalle frequentazioni parrocchiali ad altre che non è dato sapere. Lo fa sempre appoggiando al braccio piccole e oscillanti borsette, spesso colorate. Un richiamo irresistibile per feroci scippatori e malfattori in generale.
“Mamma vecchietta, per favore, devi per forza uscire con questa penzolante” “Ma non ho niente, solo gli occhiali e il libretto delle preghiere” “Sì mamma, ma gli scippatori non lo sanno che rubandoti la borsa possono al massimo recitarsi un eterno riposo” “Come siete esagerati”. Si arrabbia e manda a quel paese Tizianeda e i suoi fratelli, con la soddisfazione di disattendere agli ordini di tre figli rompiballe e il sadismo nel vederli preoccupati. Poi volta le spalle e continua i suoi percorsi, con il corpo accartocciato, il passo baldanzoso di chi ha fottuto il mondo con la libertà della vecchiaia e la borsetta penzolante, che è un richiamo irresistibile in un paradiso degli orchi.
Però gli scippatori sono anni che le stanno distanti, forse perché la mamma vecchietta ha la forza e le forme del maestro Jedi Yoda. Tizianeda e i suoi fratelli sperano che sia così, e se la immaginano picchiare con la borsetta la forza oscura dello scippatore, con tanto di libretto di preghiere incorporato, avemarie, padrenostro e leternoriposodonaalloscippatoreohsignore.

Tizianeda

Dal passato

La nonna Ines acquistava riviste di ricette, specie di dolci. La immagino lei diabetica, guardare fotografie di torte e biscotti, sfogliare le pagine, desiderare di maneggiare ingredienti. Era bella la nonna Ines e amava i dolci e la vita. Oggi l’ho vista la sua cucina e le riviste con le immagini. E’ stata una piccola busta di aromi per il pollo, a distorcere fino alla sparizione, i quasi quarant’anni che mi separano da lei. Un regalo del macellaio. I macellai sono persone gentili e stanche. I miei lo sono. Quando l’ho aperta, si è allargato intorno un profumo anni ’70. L’odore anni ’70, come un fungo allucinogeno, ha lasciato che apparissero le riviste con le fotografie dai colori incerti di torte e biscotti, la nonna Ines, la sua cucina che sapeva di verde, la finestra grande, che entrava tanta luce. Mentre preparavo il pollo fritto promesso alla quindicenne, all’improvviso il tavolo, le sedie, il lavandino, i fornelli, il pavimento, i colori di oggi sono spariti, ed è apparsa la cucina della nonna e gli anni ’70 che mi sapevano bambina. Chissà se anche la nonna, dal suo passato ha mai annusato un odore di futuro. Se ha visto la mia cucina, il pollo fritto, sua nipote e la figlia di sua nipote, a cui è stato donato il suo stesso nome. Se è arrivata non vista a darci la sua benedizione da quel tempo finito. Chissà. I morti dal passato tornano sempre, o siamo noi a evocarli, perché benedicano le nostre ore ferme, le nostre cucine odorose, l’urgenza di sentirci parte di qualcosa di grande che ci sovrasta e, in qualche modo misterioso, continua ad amarci.

Tizianeda