La forza della mamma vecchietta

Quando Tizianeda e i suoi fratelli la vedono in giro per le strade cittadine, specie nell’ora del buio e dei malfattori, provano un sottile terrore, una crescente preoccupazione, la quasi certezza che prima o poi arriverà una nefasta notizia. Benché la riempiano di raccomandazioni e ordini di una perentorietà evidentemente inutile, lei continua a disattenderli, non senza sadica soddisfazione e con un ghigno dispettoso. Perché la mamma vecchietta, che non ama essere appellata dalla strampalata figlia blogger, “vecchietta” – “come ti permetti?” “mamma è affettuoso” “sì ma non mi piace” – esce a sbrigare faccende, che vanno dalle frequentazioni parrocchiali ad altre che non è dato sapere. Lo fa sempre appoggiando al braccio piccole e oscillanti borsette, spesso colorate. Un richiamo irresistibile per feroci scippatori e malfattori in generale.
“Mamma vecchietta, per favore, devi per forza uscire con questa penzolante” “Ma non ho niente, solo gli occhiali e il libretto delle preghiere” “Sì mamma, ma gli scippatori non lo sanno che rubandoti la borsa possono al massimo recitarsi un eterno riposo” “Come siete esagerati”. Si arrabbia e manda a quel paese Tizianeda e i suoi fratelli, con la soddisfazione di disattendere agli ordini di tre figli rompiballe e il sadismo nel vederli preoccupati. Poi volta le spalle e continua i suoi percorsi, con il corpo accartocciato, il passo baldanzoso di chi ha fottuto il mondo con la libertà della vecchiaia e la borsetta penzolante, che è un richiamo irresistibile in un paradiso degli orchi.
Però gli scippatori sono anni che le stanno distanti, forse perché la mamma vecchietta ha la forza e le forme del maestro Jedi Yoda. Tizianeda e i suoi fratelli sperano che sia così, e se la immaginano picchiare con la borsetta la forza oscura dello scippatore, con tanto di libretto di preghiere incorporato, avemarie, padrenostro e leternoriposodonaalloscippatoreohsignore.

Tizianeda

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