Pensieri spettinati

Ti muovi ossuto per la casa, i capelli spettinati proprio come i miei. L’anarchia è concentrata in miriade di ciuffi castani. La tua voce sta sprofondando, a ricordarmi che la vita è un continuo mutare di ere. Il tuo sguardo è altrove, concentrato in pensieri che a volte dici all’improvviso, a rivelarmi storie di pianeti e universi. Non le lasci più sui fogli bianchi, come quando eri bambino e ti disegnavi volante in mezzo a stelle lune e lontananze siderali. Fai ricerche solitarie, senza dire. Vorrei abbracciarti più spesso, per la mia attitudine al tocco dei corpi amati e per il trasporto che sento. Non lo faccio per non invadere spazi di pudore. Ieri tu lo hai fatto, all’improvviso, senza dire. Mi hai abbracciata sostando, sostandomi, sostenendomi. Ti ho lasciato fare senza dire, ricambiandoti. L’abbraccio non è un fare solitario. Poi sei andato via, come se nulla fosse successo, senza dare importanza alla potenza del gesto. Sei un ragazzo gentile. Le professoresse si beano dei tuoi vorrei, potrei, gentilmente, per favore, del tuo linguaggio da vecchio Lord inglese, abituato a caminetti e pipe e costruito chissà in quale tempo. Le ragazzine ti sorridono, per la tua assenza di aggressività e sbruffonaggine. A me questo piace. Voglio pensare e credere che sarai sempre così, un uomo gentile che ama e rispetta e rifiuta ogni stereotipo ottuso sui ruoli. Voglio pensare e credere che non ti farai contaminare da pensieri distorti e che la tua solidità delicata di adesso, ti farà schierare dentro ogni battaglia di libertà e amore, accanto ad altri uomini, accanto alle donne, di cui saprai percepire e rispettare il complesso sentire.

Tizianeda

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