Il tempo concesso

Interno cucina dei 90 mq. Agnese studia l’Iliade. Io impasto. Stasera pizza con sopra i pepperoni arrivati dall’America per Domenico, il dodicenne. Regalo dei parenti made in USA venuti qui nel sud suddissimo per sentire il profumo della provenienza. Affascinati dal ragazzino che conversa in inglese e guarda i video di cucina americana. Ma questa è un’altra storia.
“Quale parte dell’Iliade è?”
“Ettore dice addio ad Andromaca, sua moglie”. Mai una gioia, direbbe Elvira, la mia amica. Parte per la guerra. Non Elvira. Ettore.
“Piango sempre quando leggo questi brani”.
“Poi muore”
“Mamma non spoilerare”
Arriva il dodicenne. Vuole impastare lui.
“Lo so che muore”
“E Andromaca?”
“E che deve fare Andromaca, mamma. Piange”
“Mai un lieto fine”
“Mamma questo piatto è troppo piccolo per l’impasto, devi cambiarlo”
“Giammai, Domenico. E’ il piatto di nonna bianca, la tua bisnonna. Trasuda amore questo piatto”
“E impasti in un piatto più grande e poi lo sposti in quello della bisnonna”
Perché gli uomini sono così pragmatici? Parlo d’amore e lui di comodità. L’amore è scomodo e richiede acrobazie.
“Scherzi! Mentre impasti, il piatto trasuda amore. E impastare è un’alchimia. E poi ci mangiamo tutto questo amore che trasuda… che ridi?”
“Io sto studiando, vi ricordo”
“Sei pazza, mamma”
Sì sono pazza. Di voi due. E di questa cucina che è un rifugio di gesti e memoria. Mia nonna, l’impasto, Ettore, Andromaca, l’America, la Grecia, le alchimie.
La guerra è lontana qui. Il luogo dell’armistizio. Attimi di tempo concesso.

Tizianeda

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