luglio 2018 archive

Lo spazio interiore

La vita ha partorito un nuovo padre, ce lo ha consegnato tra le braccia. Lo abbiamo preso, io e i miei fratelli, come fanno le madri a cui le ostetriche consegnano un figlio. E con un figlio con il corpo vecchio e arreso, abbiamo imparato una nuova cura, la stessa da sempre, e come una figlia abbracciamo piano la madre fragile. Il tempo si sta chiudendo su se stesso, si è incurvato, sembra quasi un inchino. Il dolore contiene in sé il suo mistero. Lo attraversiamo, come una strada, come un bosco, come il mare. Si deve calibrare il tempo giusto, guardare a destra, poi a sinistra, essere guardinghi, mantenersi saldi, mantenersi saggi, sapere le gambe, le braccia, gli occhi, sapere annusare, sapere il battito del proprio cuore, stare al centro di se stessi, sapersi donare. Così, come quando sei al centro della traversata, per arrivare ancora interi sull’altro marciapiede, sull’orizzonte finito, sulla strada maestra. Perché la strada è maestra, come il bosco, come il mare, come questo sentire e questo accudire che non ci aspettavamo. Ci siamo ritrovati all’interno, senza bisogno di molte parole. La cura non è l’estetica di una canzone piena di poesia, non è romantica. La cura è corpo dolente che guardiamo con occhi arrossati, per vedere oltre, per stare qui e ora. Passare attraverso, non è altro che fermarsi dentro una stanza. Lo spazio interiore dell’attesa e della cura.

Tizianeda

Filastrocca delle parole che non trovo

Dentro di me ci sono parole
Lettere arrese e lettere al sole
Una carezza, un bacio furtivo
Questi miei occhi che guardo e che scrivo
Dentro di me c’è fegato e cuore
Ci sono polmoni c’è a tratti rumore
C’è un silenzio cercato
Un altro che è andato
Che a volte anche questo bisogna lasciare
Per fare poi spazio
Per potere più dare
Dentro di me c’è un campo minato
In ogni involucro un respiro di fiato
Nessun fragore nessun boato
Che a urlare c’è il fuori, improvviso, infuriato
Dentro di me ricerco parole
Perché c’è un tempo, un posto, un dolore
Ma ora non so dove andare a cercare
E allora sto ferma ed è meglio aspettare
Stringo negli occhi questo tempo affannato
La solitudine è un lavoro di fiato.
Fuori di me c’è un mistero di specchi
E se devo trovare le benedette parole
Per potermi guardare per potermi salvare
Perché la vita è soltanto un pretesto
Cerco nel pozzo la mia parte fragrante
Ché lì trovo amore, e mi faccio guidare.

Tizianeda