dicembre 2018 archive

Ogni mercoledì sera

Ogni mercoledì sera, salgo su una nave, che mi porta a casa. Il tempo si ferma, il mare sparisce, le voci attorno sono un teatro, le montagne si allargano piano. C’è un nero fuori che è quieto e le onde si muovono sotto i piedi.
Sulla nave del mercoledì sera, sto zitta, insieme al mare, che sembra sparire. E spariscono i pensieri dentro il nero mare che contiene la nave, che contiene me.
Ogni mercoledì sera, su quella nave, attraverso lo Stretto, che è un rimestio di voci e le sento mute e il tempo smette ed è ritorno.
E so che questi attimi sono per la grazia che mi regala l’Isola. Di quando condivido insieme ad altri una passione accesa, seduta attorno a un tavolo nel centro del palco di un piccolo teatro a parlare di vita, in un mischiarsi di architettura e poesia. E forse, ogni mercoledì, lo sogno quell’uomo che è di un altro mondo e sa le parole che incantano e ci insegna suoni e costruzioni nuove, come è la costruzione di un amore. Ed è stupore, ed è lividi e fatica, per quel niente che è la preghiera del racconto, fatto di carne e di sputo nel buio di un teatro. Come il mare quando è notte.
E succede ogni mercoledì. Da due mesi. Dentro lezioni di scrittura drammaturgica, che pensavo “non ci riesco” e invece ci riesco. Alla fine ci riesco, ogni mercoledì.
Ed è questo che sento sulla nave che mi riporta a casa. Che va a dritta, e non ho più paura del mare che si nasconde e posso guardare le montagne che si allargano e vibro, con le onde che mi accompagnano. E’ un racconto imprevedibile questa vita, di lividi e stupore.

Tizianeda

A kinde of magic

“Possiamo cenare ascoltando i Queen?”
“Certo Agnese. Allora ti è piaciuto il film”
“Moltissimo. Adoro i Queen. Al cinema cantavamo a squarciagola le canzoni”
“E non disturbavate? Ma quindi le sai a memoria?”
“Sì”
“Ma al cinema eravate tutti ragazzi?”
“Misti. C’eravamo noi e poi gli anziani”
“Anziani? Cosa intendi per anziani”
“Ecco…”
“Stai impiegando troppo tempo a rispondere”
“Che succede?”
“Sposo tua figlia ha appena detto che siamo anziani”
“Chi?”
“Io e te. Più tu, però, che sei più vecchio”
“Ma mamma, non volevo dire anziani… cioè quelli come voi”
“Ti perdono solo perché ti piacciono i Queen. Io ero innamorata di Freddy”
“Non eri innamorata di David Bowie?”
“Sì anche e di Miguel Bosè e di George Michael e… vabbè ceniamo accendi la musica…”
In sintesi. La sedicenne canta i Queen, perlopiù al cinema e a squarciagola. Sono anziana. Da giovane avevo una preoccupante promiscuità mentale per amori impossibili e immaginari. Quando è morto Freddy ho sentito un certo dolore. Ricordo, come fosse qui e ora, chi me lo comunicò, dove, e quando. Persino le luci del corridoio mi ricordo e il colore spento delle pareti. George Michel mi ha rovinato la prima adolescenza con le sue canzoni lente. I coetanei non mi invitavano e io stavo lì seduta a pensare a David Bowie, forse. Freddy era erotico, proprio come David. Mentre scrivo questo post, youtube manda un video con questi due insieme. Sono belli e sembrano per sempre. Cantano Under Pressure. E’ soltanto un rimestio di passato… a kinde of magic.

Tizianeda