Dicembre 2018 archive

Ancora

“Mi sento come se non avessi più le braccia”, dice mia madre.
Deve essere così che accade, quando la vita partorisce al contrario presenze consolidate nelle ore e nei gesti. Non si spezza il cuore. Quello è ostinato, continua, con il silenzio e il battito, rumoroso quando tace. Come rumorosa è l’assenza, che si è presa in pegno le braccia di mia madre, diventata figlia a noi figli.
Arriva il momento del rimestio dei ruoli. Un ribaltamento. L’immagine allo specchio esce fuori.
La prendiamo per mano quando usciamo, io e i miei fratelli. Sgraniamo le raccomandazioni delle madri. Trattenendo l’ansia, come si fa con i figli. Non aprire la porta, non uscire con la borsa, stai attenta, copriti, non affacciarti sul balcone a salutare i nipoti per strada quando fuori è freddo, mangia. Lei sorride di queste attenzioni e puntualmente, le disattende. Senza braccia, esce, prende il vento, brucia le pietanze sul fuoco acceso, ci manda a quel paese, parla, parla tanto. I vecchi hanno un bisogno affannato di parole e della nostra pazienza, per ripagare le attese. Per quella tenerezza che ancora una volta ci salva, da questo urlare che è la vita, che ci tiene stretti a un àncora, o a un ancora, come ancora è Natale, come ancora è qui e ora.

Tizianeda

Ogni mercoledì sera

Ogni mercoledì sera, salgo su una nave, che mi porta a casa. Il tempo si ferma, il mare sparisce, le voci attorno sono un teatro, le montagne si allargano piano. C’è un nero fuori che è quieto e le onde si muovono sotto i piedi.
Sulla nave del mercoledì sera, sto zitta, insieme al mare, che sembra sparire. E spariscono i pensieri dentro il nero mare che contiene la nave, che contiene me.
Ogni mercoledì sera, su quella nave, attraverso lo Stretto, che è un rimestio di voci e le sento mute e il tempo smette ed è ritorno.
E so che questi attimi sono per la grazia che mi regala l’Isola. Di quando condivido insieme ad altri una passione accesa, seduta attorno a un tavolo nel centro del palco di un piccolo teatro a parlare di vita, in un mischiarsi di architettura e poesia. E forse, ogni mercoledì, lo sogno quell’uomo che è di un altro mondo e sa le parole che incantano e ci insegna suoni e costruzioni nuove, come è la costruzione di un amore. Ed è stupore, ed è lividi e fatica, per quel niente che è la preghiera del racconto, fatto di carne e di sputo nel buio di un teatro. Come il mare quando è notte.
E succede ogni mercoledì. Da due mesi. Dentro lezioni di scrittura drammaturgica, che pensavo “non ci riesco” e invece ci riesco. Alla fine ci riesco, ogni mercoledì.
Ed è questo che sento sulla nave che mi riporta a casa. Che va a dritta, e non ho più paura del mare che si nasconde e posso guardare le montagne che si allargano e vibro, con le onde che mi accompagnano. E’ un racconto imprevedibile questa vita, di lividi e stupore.

Tizianeda

A kinde of magic

“Possiamo cenare ascoltando i Queen?”
“Certo Agnese. Allora ti è piaciuto il film”
“Moltissimo. Adoro i Queen. Al cinema cantavamo a squarciagola le canzoni”
“E non disturbavate? Ma quindi le sai a memoria?”
“Sì”
“Ma al cinema eravate tutti ragazzi?”
“Misti. C’eravamo noi e poi gli anziani”
“Anziani? Cosa intendi per anziani”
“Ecco…”
“Stai impiegando troppo tempo a rispondere”
“Che succede?”
“Sposo tua figlia ha appena detto che siamo anziani”
“Chi?”
“Io e te. Più tu, però, che sei più vecchio”
“Ma mamma, non volevo dire anziani… cioè quelli come voi”
“Ti perdono solo perché ti piacciono i Queen. Io ero innamorata di Freddy”
“Non eri innamorata di David Bowie?”
“Sì anche e di Miguel Bosè e di George Michael e… vabbè ceniamo accendi la musica…”
In sintesi. La sedicenne canta i Queen, perlopiù al cinema e a squarciagola. Sono anziana. Da giovane avevo una preoccupante promiscuità mentale per amori impossibili e immaginari. Quando è morto Freddy ho sentito un certo dolore. Ricordo, come fosse qui e ora, chi me lo comunicò, dove, e quando. Persino le luci del corridoio mi ricordo e il colore spento delle pareti. George Michel mi ha rovinato la prima adolescenza con le sue canzoni lente. I coetanei non mi invitavano e io stavo lì seduta a pensare a David Bowie, forse. Freddy era erotico, proprio come David. Mentre scrivo questo post, youtube manda un video con questi due insieme. Sono belli e sembrano per sempre. Cantano Under Pressure. E’ soltanto un rimestio di passato… a kinde of magic.

Tizianeda