Settembre 2019 archive

Una vita di M

La donna nasce, vive, muore, nel triangolo delle Bermuda delle tre M: menarca, mestruazioni, menopausa. Il profondo rosso femminino. Il mangia, prega, impreca delle ovaie. Quando il Menarca, si preannuncia alle porte del tuo utero, come la campane di un monacono Tibetano pellegrino, d’incanto, ti elevi al rango di “signorina”. Tua madre piange, i parenti di sesso femminile si congratulano e tu ti senti l’iniziata di una setta segretissima quando invece sta soltanto iniziando la tua vita di M. Tre in tutto. Negli anni ottanta se avevi le mestruazioni eri “indisposta”. Si cresceva con la malattia del ciclo e non dovevi dirlo, anche se i crampi addominali ti squarciavano i sentimenti. Gli assorbenti si nascondevano sotto la biancheria, tipo i maschi con le riviste con Moana Pozzi in copertina. Poi è arrivata la SPM. L’acronimo del terrore. La sindrome pre mestruale che scatena l’ Armageddon. Il punto M che se lo tocchi muori.  Quando sei giovane e hai un ritardo  potresti essere incinta. Quando non sei più giovane e hai un ritardo le amiche per rincuorarti ti elencano gli effetti devastanti della morte nera: la menopausa.  Così ti viene la menopausa isterica anche se sei incinta e dopo nove mesi di caldane, di pancia gonfia e di consigli inutili, partorisci tre gemelli. Tutti maschi. Per dimostrare quanto ci siamo evoluti,  sui pacchetti monouso degli assorbenti hanno stampato  scritte intelligenti e surreali. Tipo che è una figata piangere in quel periodo lì e che durante l’ovulazione sei bellissima e luminosa. Anche se poi la verità dello specchio ti mostra una donna  color verde vomito che piange vinta dalla saudage ovarica, da demoni ormonali e ti chiedi perché non sei un pubblicitario della Lines, o meglio non ti trovi davanti un pubblicitario della Lines, giusto per dargli una craniata ché c’hai la sindrome e ti devi sfogare.

Questo per dire che vivere una vita di M non è sempre facile. Ma ciò che è naturale spesso è reso complicato da definizioni e giustificazioni e da una invasiva schizzofrenia che ci vuole perfette e performanti. La donna e i cicli sono legati e imprescindibili e la donna è davvero mobile, ma non nel senso di quella canzone stupida. Tutto si muove e accade dentro, come un ingranaggio. Non così dissimile dai tanti ingranaggi dell’universo di cui contempliamo la magnificenza e la grandezza, quando poi dovremmo soffermarci a guardare anche la nostra. E pazienza se il colorito è verde vomito, e a tratti ci trasformiamo in esseri spaventosi e di una fragilità che ci schianta sopra il pavimento. O forse, è proprio per questo, che dovremmo amarci di più. 

Tizianeda

Preghiere

La trovo seduta sul divano, sgrana fagioli, sembra una bambina. E’ brava a sgranare, mia madre, abituata com’è con i rosari. Quando ero piccola, come sembra lei ora, li dicevo anche io i rosari. Da sola tutte le sere, tipo fissata. Ma non sono mai stata disciplinata, men che meno con Dio e così ho smesso. Mi sembrava non finissero mai tutti quei grani e che mi bloccassero dentro un tempo infinito,  da occupare meglio in giochi o sogni. Mia madre no. E’ una vita che dice rosari e sgrana con disinvoltura. Dice che prega pure per me che non lo faccio e che ai dogmi preferisco dubbi e domande, che la parola “peccato” l’ho sostituita con “responsabilità”, anche che se a volte mi sembra di disattendere anche questa. E piuttosto che in un al di là, preferisco credere nell’al di qua, avendo più bisogno della nostra fiducia, messo male com’è. Intanto mia madre sgrana fagioli e più spesso rosari, come un mantra che le restituisce un centro e l’aiuta a vivere meglio e fregarsene della morte, almeno la sua. Che tanto lei il suo funerale se lo è già bello organizzato, con i canti e le parole da  scrivere sul manifesto e ci manca poco che lascia, al prete della parrocchia, la predica da dire. E ci ride sopra, che lei, pure alla morte sa pezzo pezzo, che piccola com’è, magari la scambia per una bambina e se la dimentica.

Intanto mia madre sgrana i fagioli seduta sul divano, mi siedo accanto. Parliamo del giorno che è trascorso e di chi lo ha popolato, delle persone a cui vogliamo bene. Le nominiamo una ad una. Mia madre non lo sa, eppure su questo divano che è qui forse da sempre, io e lei, stiamo pregando insieme.

Tizianeda

Voi due

Ciao voi due, che da un po’ non abito queste stanze che  mi accompagnano e mi riportano a un nucleo
ancora cercato,  da più di sette anni. Ho
lasciato che agosto passasse, ed ora in questo mese transumante,  è iniziato l’anno nuovo. Ciao che settembre è  ricominciare da uno, dopo lo zero che è stata
l’estate, che non sto qui a raccontarvi tutto il sentire e il vedere e il
tacere e il dire di questo carnevale che a volte è la vita. No, che le
complicanze dei grandi e i loro buffi costumi, sono racconti ostili alla
giovinezza. A voi i tratti sereni che mi riprendono per mano, a ogni sguardo,
dentro un quotidiano che è ritorno continuo.

Ciao Agnese con i tuoi agguati di abbracci e quel tuo cuore a
un passo dalla malinconia. Ciao, così confusa in questo tempo di scelte future,
che ancora non sai, che ancora non sappiamo. E tuo padre ed io a farci vigili
anche per te. Ciao che sei un rifugio per i tuoi amici anche se taci anche se
non dici, così essenziale, così discreta. E questo mi innamora. Ciao che ci
sono i tuoi pezzi di mondo che non so, ma che intuisco e mi insegnano al passo
indietro, dentro questo spazio liquido che è il tempo.

Ciao Domenico che a settembre sarà liceo e già, tu, hai
iniziato. Ciao ragazzo gentile, così solido e sereno a dispetto del corpo esile
della fragilità conservata che è la tua forza. Ciao che i tuoi nuovi compagni,
dici, sono simpatici e tua sorella ora è più serena che ha sguinzagliato
guardie del corpo, i suoi amici, per le stanze del liceo. Ma tu, hai un modo
unico di difenderti dalle dissonanze, continuando sulla tua linea retta. Facendoti
amare. Sai mettere a fuoco i desideri senza farti influenzare, un dono raro,
che mi innamora e mi insegna.

Ciao voi due, che a volte vorrei fuggirvi e a volte lo faccio
per questo travolgente sentire, per questa travolgente fatica. Ciao che se non
avesse scelto il mio corpo, senza il privilegio del vostro amore, non ci
sarebbe stato il luogo del ritorno, il punto sulla cartina da segnare, il reale
e solido, dentro un mondo che forse non lo è.

Ciao che settembre è un mese strano di rimestii e di
ripartire e di propositi sempre disattesi e di scelte attese e troppe volte
rinviate.

Ciao voi due che dentro questo carnevale che è la vita,  mi mostrate il vostro volto, che mi innamora.

Tizianeda