Dicembre 2019 archive

I figli prendono

“I figli non danno niente, prendono e basta. I figli non danno niente, prendono e basta. Dico bene?”.
Questo mi ha detto, ripetendolo due volte, per rafforzare la verità del pensiero, una donna, dentro una bottega, mentre aspettavamo di scegliere formaggi e insaccati. L’ho guardata. Sembrava stanca. La mia voce interiore mi diceva: zitta Tiziana, zitta, non fare i tuoi soliti sermoni del cavolo, sulla bellezza della maternità. Perciò ho blaterato qualcosa. Tipo… un sermone del cavolo sulla bellezza della maternità, facendomi mandare affanculo dalla mia voce interiore, mentre la donna stanca mi voltava le spalle e sceglieva il prosciutto. Così sono andata via con il mio sacchetto di spesa, pensando alla stronza moralista del cavolo che sono. Perché la donna stanca ha ragione. I figli prendono. Da subito prendono. Per prima cosa prendono  il sangue, appena sono una promessa di vita dentro il tuo utero. Sono l’eucarestia dei  valori sballati. Prendono lo spazio. Senza chiedere il permesso spingono  cuore, fegato, polmoni ai margini del campo e si piazzano al centro. Prendono le forme del corpo e della pelle che si stira, dilata, resiste, perde. Prendono le ore della notte e del giorno e il tempo che viene dopo e il fiato che usi per correre e una buona parte del conto corrente e il pensiero del futuro, il loro, in questo mondo che francamente, a volte, è una strada  di cocci di vetro e sputi di rabbia. E questo e quello prendono. E la donna stanca ha ragione a essere così stanca con tutti questi pensieri nella testa. Perché i figli ti prendono la ragione, per sempre. Che stai lì a chiederti, come si fa ad innamorarsi così, di questi invasori del cuore e delle viscere. Questi spacciatori di immortalità illusoria, che ti viene da accasciarti, a volte, per il sentire irrazionale, per l’innamoramento che ti rende intollerante a ogni altro amore. I figli prendono. La possibilità di lasciarti andare, prendono. Di impazzire quando la vita è tempesta. Prendono la tentazione della resa, di abbassare lo sguardo, di dimenticare la forza dell’attesa e del nostro stare al mondo. E ti prendono gli occhi tuffandosi dentro, maghi di incantamento, ladri di orizzonte, rammendatori delle nostre fragilità.   Ha ragione la donna stanca dentro la bottega. I figli non danno. I figli ti prendono, così come sei.

Tizianeda

Traslochi

Il trasloco è l’incipit di tutte le buone intenzioni, che
finiscono sempre allo stesso modo. Male. Dopo dieci anni, ho cambiato la sede
del mio studio di avvocata. Ho infilato le tristi carte, insieme a forzuti
uomini, in scatole e scatoloni e le ho portate altrove. Poiché sono la  trainer di me stessa, mi sto persuadendo  che il cambiamento migliorerà le mie
criticità, la mia tendenza al disordine, la mia scarsa attitudine alle azioni
meccaniche, ripetitive, noiose, ma necessarie a produttività ed efficienza.
Olè. Come se poi il trasloco fosse una sorta di reincarnazione, che ogni volta
ti ritrovi una persona migliore dentro un corpo diverso. Invece no. Anche se il
contenitore cambia, sei la persona difettosa di sempre. Però all’inizio lo
sforzo è massimo. Mentre dirigi e operi il traffico degli scatoloni da
sballare, svuotare e ridurre in poltiglia saltandoci sopra come un insegnante
di pilates sudato e lercio, dentro sei già Marie Kondo. Ti convinci così tanto della
trasformazione, che  la penna che ogni
tanto usi per vergare di qua e di là,  la
riposizioni in quell’oggetto che hai sempre ignorato. Il portapenne. Questo
succede, la prima settimana. Poi ti prende un certo malessere e la penna si
sposta sul tavolo. Poi  la porti in giro
per le stanze e la perdi. Poi il portapenne senza penne lo usi per metterci palline
di carta e oggetti non identificati. Poi perdi anche il portapenne e il
problema è risolto.

La verità è che potrò cambiare mille volte luogo in cui diversamente sostare, ma dentro quelle stanze  incontrerò sempre me stessa. Benché gli sforzi e le buone intenzioni raggiungano vertici di quasi commozione e tratti di  ingenua tenerezza. Quindi, non riuscendo a essere il buon esempio di me stessa, per un miglioramento, confido nella reincarnazione. Perché, ne sono certa, nella prossima vita sarò organizzata, efficiente, allineata, consapevole, disciplinata, ordinata, lucida, giapponese e decisamente noiosa.

Tizianeda